dicembre 2012Monthly Archives

La luce della fragilità, la forza della speranza

Testimonianza di sr Alma, suora minima di Nostra Signora del Suffragio, operante nella parrocchia S. Agostino di Canterbury e Nostra Signora del Suffragio a Roma.

Lode a Te Signore per il nostro amatissimo Papa Benedetto XVI, che, docile allo Spirito Santo, ha indetto l’Anno della Fede a 50 anni dal Concilio Vaticano II.
E’ una grande grazia per me, sperimentare ogni giorno il dono totalmente gratuito della fede, mettermi alla prova, superare i dubbi e le difficoltà e riscoprire sempre con maggior vigore, a ormai 51 anni dalla mia consacrazione, la forza meravigliosa della speranza.

Mi chiamo suor Alma e appartengo alla congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, svolgo presso la mia parrocchia l’impegno settimanale di portare l’Eucaristia agli anziani e ai malati. Loro sono oramai la mia famiglia e insieme siamo diventati una grande famiglia allargata che si aiuta e che vuole guardare con un sorriso di gioia al cammino versola PatriaCeleste.Ci sentiamo parte di una missione che ci appartiene, con la preghiera ci diamo una grande carica e ogni giorno che ci viene regalato è una grande possibilità per comprendere e per dare nella reciprocità. La cosa più bella di cui mi sento parte è il profondo senso di pace e serenità che mi viene trasmesso da tutti coloro che si affidano alle mani del Signore, che conservano la forza immensa della consapevolezza.

Creature deboli nel corpo, fragili nel dover convivere con sofferenza e malattia ma forti e determinati nel saper guardare oltre e nel confidare nella misericordia del Signore. Il mistero del Signore passa attraverso il prodigio della grande fede delle persone malate e fisicamente provate. Dalla luce dei loro occhi, dai sorrisi che sanno sempre prodigare, dal loro affidamento alla Parola, al SS. Rosario e alla preghiera, dall’avere sempre un pensiero per gli altri nonostante il peso della propria croce, da tutto ciò si saggia la presenza divina, la mano compassionevole e carezzevole di Colui che è vita eterna.

La mia famiglia sono le mie consorelle e la mia parrocchia.

E’ Mariapia, che si abbandona al Signore e che ricorda sempre che nel dare amore non ci si deve mai aspettare qualcosa in cambio. L’amore si arricchisce e si nutre della propria gratuità, della spontaneità e della grandezza del proprio cuore e la felicità arriva unicamente dal sapere di amare tutti.

E’ Anna che prega e che ascolta. Che nella propria solitudine trova il tempo per la meditazione e, attraverso il telefono, la voglia di parlare con parenti e amici per dare consigli, per scambiare pareri e portare coraggio cercando in ogni cosa di cogliere un lato positivo e una lezione di pazienza e fortificazione interiore. E’ Emilia che rivolge sempre un pensiero a tutti i bambini del mondo, che affida alla Vergine Maria le anime peccatrici di una società sempre più votata al materialismo e alla superficialità, che si ricorda di tutti e ogni mattina si rimbocca le maniche per accudire il marito infermo, nonostante la sua anzianità. “Voglio dare serenità ai miei figli” dice sempre, “voglio essere un punto di riferimento nell’instabilità che ci pervade”, “con la buona volontà e con la fede si può superare ogni crisi e regalarci un’esistenza più ricca e soddisfacente”.

Pierina dice: “La più bella cosa è stare vicino al Signore e andare avanti nella consapevolezza che Dio ci ama e che vuole solo il nostro bene”.

Quante volte riusciamo a farci una domanda simile con tanta lucidità e consapevolezza.? Quante volte me lo ricorderei io, nel mio cammino e nel mio apostolato, se non ci fossero gli sguardi determinati e le parole ferme di persone come Mariapia, Anna, Emilia o Pierina?

Sono tante le persone che appartengono alla mia famiglia. Ci sono i coniugi Teresa e Donato, c’è Adriana e c’è Marianna. Persone che sanno arricchirmi e sanno insegnarmi la fede di ogni giorno. Anche nell’apprendere lo sforzo a volte sofferto che fanno nel riuscire a compiere quella che è la volontà del Signore, il disegno che è stato loro riservato. Anche nella lotta e spesso nella ribellione che poi viene trasformata in opportunità di guardarsi dentro, nella maturazione che porta ad una sana convivenza con i propri limiti e che da questi riesce a trarre risorse per migliorare, per cambiare le proprie priorità, si intuisce la grande bellezza del nostro percorso di fede. La fede è una prova continua, la sua linfa vitale viene tratta dall’essere spremuta e interrogata. In ogni attimo della nostra vita si può intravedere la grandezza del Signore e la bellezza della fede. Tutti siamo chiamati a testimoniarla e trasmetterla ai nostri fratelli attraverso il linguaggio dell’amore e della comprensione. In tale modo si diventa lievito prolifico che accresce la pasta, vero pane di vita che sazia di tutto.

Sr Alma

Curare il terreno della fede

Oggi le nostre città sono piene di persone smarrite, angosciate e spesso disperate, uomini e donne che hanno perduto ogni punto di riferimento, e vagano disperse in cerca di un qualche sollievo.
Non potremo mai parlare in modo convincente di una Nuova Evangelizzazione se non sapremo offrire a queste persone luoghi di reale accoglienza, pronti soccorsi dello Spirito, e cioè alla fine persone e gruppi esperti che abbiano la capacità di aiutare gli affaticati e gli oppressi del nostro tempo a riprendere fiato, a scoprire gli spazi interiori del riposo, della quiete, e dell’ascolto.

Spesso la Chiesa si è ridotta ad un’agenzia che dispensa i sacramenti, ma questa strategia troppo meccanica ha finito per disamorare, per allontanare tanti credenti che non capiscono più a che cosa vengono invitati, quale sia cioè il senso di questi gesti e di queste parole che ripetiamo da secoli.

Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi scriveva: “Un certo modo di conferire i sacramenti senza un solido sostegno della catechesi circa questi medesimi sacramenti e di una catechesi globale, finirebbe per privarli in gran parte della loro efficacia. Il compito dell’evangelizzazione è precisamente quello di educare alla fede in modo tale che essa conduca ciascun cristiano a vivere i sacramenti e non a riceverli passivamente o a subirli”.

Ma questa formazione all’esperienza personale della fede e dei sacramenti avviene ordinariamente nelle nostre parrocchie? Oppure la crisi che stiamo attraversando è proprio un segno di una crescente e drammatica povertà spirituale della pastorale? Di una preponderanza del gesto sacramentale sulla cura del terreno su cui questo seme va poi a cadere?

Allora forse il vero problema della Nuova Evangelizzazione consiste nella rielaborazione di tutti gli itinerari iniziatici e di formazione permanente, e d’altronde proprio per collaborare a questa grande impresa ecclesiale abbiamo avviato nel 1999 l’esperienza dei Gruppi Darsi pace (www.darsipace.it ).

Oggi ogni uomo o donna che incontriamo, a partire da noi stessi, ha bisogno di molte cose per ritrovare un orientamento spirituale e cristiano.
Abbiamo bisogno innanzitutto di chiavi interpretative forti e nuove per affrontare il tempo travolgente in cui siamo immersi, e cioè di una nuova cultura della trasformazione antropologica in atto, capace di leggerla in chiave messianica ed evolutiva.

Abbiamo poi bisogno di un accompagnamento esistenziale molto concreto e di lunga durata, per capire meglio le nostre paure, i nostri blocchi, le nostre strategie difensive, tutti cioè quegli impedimenti che ostruiscono la nostra liberazione interiore.
E abbiamo anche bisogno di pratiche spirituali efficaci e regolari, di riscoprire la potenza della meditazione e della contemplazione, del silenzio profondo, e dell’ascolto della Parola di Dio.

L’integrazione nuova di questi tre elementi formativi, culturale, psicologico-esistenziale, e spirituale, mi pare il cuore di una Nuova Evangelizzazione davvero operativa e capace di accogliere e di aiutare le masse crescenti di uomini e di donne in ricerca.
                                                                                                                                                                                       Marco Guzzi