Suor Tecla Merlo, donna di fede

Non ci stupiremo mai abbastanza di fronte alle meraviglie che Dio compie negli uomini. Come non stupirsi e non ringraziare il buon Dio quando pensiamo alla figura, umile e maestosa, di suor Tecla Merlo? La rivedo, nel suo portamento regale, col suo sguardo profondo e penetrante, con il cuore aperto ai bisogni dell’umanità, pronta ad assecondare i progetti di Dio su di lei.

Suor Tecla apparteneva a una di quelle famiglie che a ragione può dirsi “chiesa domestica”, nella quale si viveva un cristianesimo senza compromessi, in cui si respirava un’atmosfera di pace, di preghiera, di fede, di impegno sociale e religioso. Secondogenita di quattro figli, nacque a Castagnito d’Alba (Cuneo) il 20 febbraio 1894. Al battesimo le venne dato il nome di Teresa. Mostrò presto le sue doti naturali, una acuta intelligenza, un carattere buono e generoso. Don Alberione, volendo fondare una Congregazione femminile con la stessa spiritualità e missione dei Paolini, desiderò incontrarla per proporle di seguirlo in questa avventura. Le parlò del nuovo apostolato per la nascente istituzione, di nuovi pulpiti, di donne associate allo zelo sacerdotale. Era un salto nel buio, ma alla luce della fede ella intravide quello che il Signore stava suscitando nella Chiesa, e vi aderì. Quando le prime Figlie di San Paolo emisero i voti religiosi, Teresa – che prese il nome di Maestra Tecla – venne eletta Superiora generale dell’Istituto. Ella fu non solo la prima Generale, ma anche la prima vera madre della Congregazione che ha guidato con sapienza, accogliendo pienamente il carisma paolino che nel tempo assumeva la sua fisionomia in modo sempre più preciso. Ella accolse e trasmise con fede ed entusiasmo i vari strumenti comunicativi – stampa, cinema, radio,  televisione e il complesso mondo mediale. Fu la vera mediatrice del carisma paolino, e per il Fondatore un aiuto costante per formare le Figlie di San Paolo, per avviarle all’apostolato specifico, per costituire le nuove Congregazioni che avrebbero fatto parte della Famiglia Paolina. (cfr Alberione, Abundantes divitiae, 244).

 

Donna di fede

Maestra Tecla, madre sapiente delle Figlie di San Paolo, può essere annoverata tra le donne forti di cui parlala Scrittura. Nonsempre quanto le veniva chiesto o proposto era chiaro, ma ella sapeva fidarsi del Fondatore, vedendo in lui uno strumento della volontà di Dio, un innovatore dell’opera evangelizzatrice. Sperimentò presto l’avverarsi di quello che poteva sembrare un sogno: a Susa le giovani ci cimentarono nel bollettino diocesano, “il mezzo moderno ed efficace per portare alle famigliela Paroladi Dio, un mezzo potente di evangelizzazione” (Alberione), nella stampa dei primi libretti e opuscoli. Da Susa ad Alba, a Roma, nelle varie città e nazioni, le Figlie di San Paolo hanno accolto i nuovi e più potenti mezzi di comunicazione, guidate dal Fondatore e dalla sapiente guida di Maestra Tecla, donna dalla fede solida, fede alimentata dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia, dalla preghiera e dalla fedeltà alla vocazione. Una fede operosa, che si alimentava della preghiera assidua e si esprimeva in opere concrete. La fede dominava ogni suo pensiero e ogni sua parola, rendeva acuto il suo sentire apostolico. La fede la faceva vibrare per i nuovi orizzonti e la rendeva partecipe della sete di giustizia e di pace di tanti popoli. Dalla fede sgorgava una speranza illimitata nei disegni di Dio che opera attraverso i suoi apostoli, e conseguentemente l’abbandono nelle mani e nei progetti di Dio. Dalla fede scaturiva la sua carità: “Era caritatevole con tutti”: le consorelle, i sacerdoti, le famiglie in difficoltà, le popolazioni che soffrivano per guerre, ingiustizia e povertà. Bisognava farsene carico e annunciare loro il messaggio cristiano, che è un messaggio di liberazione da ogni schiavitù. Suor Ignazia Balla, un’altra colonna della Congregazione, affermò di averla vista “crescere nella fede, anzi in quello spirito di fede del quale la sua vita fu pervasa”.

Come l’adesione alla proposta del Fondatore fu un sì di adesione totale a un progetto che aveva accolto nella fede, così Maestra Tecla trasformò la sua vita in un atto di fede, di amore e di abbandono in Dio. E non si stancò di ripetere la necessità di avere una fede solida, quella fede che sa spostare le montagne: “Prendiamo  tutto dalle mani del Signore e abbiamo fede”; “Bisogna aver fede, una fede viva, quella fede che ci fa confidare nel Signore”; “Abbiamo la promessa che il Signore è con noi: ‘Non temete, io sono con voi’, perciò vivere di fede”; “Se ci mettiamo fede e confidiamo nella grazia di Dio, possiamo tutto”.

sr Anna Pappalardo, fsp

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