Don Zefirino Agostini, uomo di fede

“Ogni vita umana e le sue sorti stanno nelle mani di Dio”[1]

La vita e l’opera di Don Zefirino Agostini, dà compimento a queste sue stesse parole: “Dio può tutto. Preghiera, preghiera”[2]: un continuo e fiducioso abbandono nelle mani del Signore, che lo ha guidato, misteriosamente ad essere sacerdote, parroco e fondatore, facendogli intuire, nella preghiera, la trama sottile della Provvidenza.

I primi anni della sua vita sono segnati dall’esperienza della prova. Nasce a Verona il 24 settembre 1813, secondogenito, da Angela e Antonio, stimato medico, in un periodo segnato dalle gravi conseguenze delle battaglie tra francesi e austriaci sul suolo italiano e l’anno successivo perde il padre, morto assistendo i feriti. La cura paterna di Dio si rivela a lui nell’amorosa sollecitudine della madre, che trovandosi sola, si stringe sempre più fortemente a Cristo per trasmettere il suo amore ai figli e generarli alla fede. Li avvia ai Sacramenti e si fa aiutare dai nonni paterni a Terrosa, dove don Zefirino apprende i primi rudimenti scolastici.

Dalla madre Zefirino impara silenziosamente il mistero dell’unione unione intima con Dio, come tralcio alla vite e gradualmente riconosce nella cura ricevuta, l’amore Provvidente del Padre.

Spinto a rispondere a questo amore, entra in seminario, dedicandosi allo studio con impegno sincero e  intenso, continuando a vivere con la madre, rimasta sola. La sua fede matura così integrando studio, servizio in casa e vita apostolica in parrocchia a San Nazaro, dove cura la DottrinaCristianae l’Oratorio. Vive lo studio in modo orante, lasciandosi guidare da insegnanti sapienti; si nutre della Parola di Dio, degli scritti dei Padri, dei Sacramenti, in particolare dall’Eucarestia, che considera sorgente di ogni dono. Prega molto per discernere il progetto di Dio, e lasciarsi trasformare dalla sua grazia, crescendo di giorno in giorno nell’amore per la vocazione a cui Dio lo chiama, finché l’11 marzo 1937 è ordinato sacerdote. La parrocchia che gli è affidata è San Nazaro, dove don Zefirino si affida definitivamente a Cristo e ai fratelli, consumandosi totalmente nell’amore, come scriverà lui stesso: “l’anima, totalmente dimentica di se stessa e spogliata di ogni amor proprio, ama il suo Dio con tutte le forze, con un amore purissimo e, felicemente, perde se stessa in Dio”[3].

Egli si rivela uomo di fede, sacerdote zelante, instancabile, ed i parrocchiani intuiscono che il segreto di una tale vitalità è l’unione intima con Dio che per lui è preghiera incessante, anche mentre cammina, per mantenersi attento e docile alla voce di Dio e all’azione del suo Spirito, che dispone sapientemente incontri ed eventi. Proprio nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio e delle persone che incontra, don Zefirino vive il suo ministero sacerdotale, lasciandosi condurre dal “filo della Provvidenza”, che lo chiama ad un nuovo decisivo passo.

Nella sua intensa vita spirituale e pastorale, fatta di predicazione intensa e sollecita, assidue confessioni, impegno in Curia, nella catechesi e nell’oratorio giovanile, prende coscienza delle povertà e desideri della vasta e popolosa parrocchia di san Nazaro, che chiedono una risposta urgente, tanto da impostare il suo primo apostolato sull’azione formativa.

Dall’ascolto della realtà, dopo la preghiera intensa e il consiglio di persone prudenti, presenta la sua domanda al concorso di parroco, riconoscendovi una chiamata di Dio. Da ora, per più di 50 anni, fino al 1896, anno della sua morte, mai lascerà i suoi parrocchiani.

Si accorge in particolare dello stato di povertà morale, culturale e materiale in cui versano le bambine e le fanciulle del popolo e si mette all’opera, e pur nel fallimento dei primi tentativi si consegna: “il Signore non vorrà permettere che siano inutili le molte faticose preoccupazioni sostenute fino ad ora. Quando Egli vorrà, mi metterà in mano un filo”[4].

Mentre attende e prega, nel desiderio di far rifiorire l’Oratorio Parrocchiale delle Giovani, riporta alla memoria un incontro avuto molti anni prima a Salò con  gruppo di Orsoline, fondate da Angela Merici, santa bresciana vissuta nel XVI secolo, verso la quale si sente attratto, per stima, venerazione e affetto. Un incontro che ha custodito nel cuore, come un piccolo seme, affidandolo alla benevolenza di Dio e che ora rivela un disegno sapiente.

Si presentano infatti tre giovani dell’Oratorio, disponibili a fare qualcosa per le bambine povere della parrocchia, sull’esempio di S. Angela Merici nella cura delle fanciulle, aprendo per loro una scuola di carità. Egli indica loro l’ascolto della voce di Dio, la sola che può infondere sicurezza in ogni scelta di vita e invita alla preghiera come chiave dell’attesa e della paziente prudenza come sottile ma robusta trama su cui ricamala Provvidenza.

La ferma risoluzione delle giovani, che ritornano più volte,  fornisce a don Agostini la nota iniziale di un incipit il cui soggetto appare sempre più la Provvidenza: “che sia questo il filo che mi mette in mano il Signore?”[5], si chiede, fino ad abbandonarsi con fiducia a questa ispirazione.

Un umile ambiente, spoglio e pochi locali presi in affitto in via Muro Padri diventano il luogo in cui, come piccolo seme, prende avvio il disegno di Dio; qui il I novembre 1856 le giovani si riuniscono nella “Pia Unione delle Sorelle Devote di S. Angela” e danno inizio alla prima scuola di carità per le bambine povere della parrocchia. Non mancano difficoltà, “tribolazioni e spine”, soprattutto economiche, che don Zefirino, affronta con impegno e fede in Dio, tanto da scrivere che per provvidentissima disposizione di Dio “erano necessarie, a chi scrive, le grandi angustie e tribolazioni sofferte, per arrivare ad ottenere, alla fine, un gran bene che, in modo diverso, non si poteva umanamente sperare”[6].

[i]Quando nel 1860 alcune sorelle esprimono il desiderio di fare vita comune, don Zefirino intuisce che in quell’ispirazione alla quale ha obbedito, si rivela  il filo rosso della volontà del Signore. Scriverà che non per nulla Dio lo ha tratto quasi per forza, con la sola fede nella sua Provvidenza, a dare inizio a quest’opera, aiutandolo a sostenerla, nonostante le più dure prove. Accorgendosi di essere stato un umile strumento nelle mani di Dio, così si rivolge alle giovani orsoline:

“Dopo tutto questo, non cesseranno tutte le Sorelle di pregare fervorosamente ed assiduamente il Signore per mezzo dell’intercessione della Santissima Vergine, di S. Angela Merici e di tuttala Corte Celesteaffinché si degni di benedire e dare incremento al nascente Pio Istituto con i mezzi che l’amabilissima sua Provvidenza sa ottimamente somministrare, tanto nell’ordine spirituale che nel temporale.

Siano esse sempre ripiene di grandissima fiducia negli aiuti di quel Dio che per le sue opere si vale di strumenti deboli e poveri, perché meglio risplenda la gloria della sua potenza.

Cerchino, nella profonda e costante umiltà del loro spirito, unicamente questa gloria di Dio nel fare il bene a cui si consacrano, e non temano affatto che saranno esse, nelle mani dell’Onnipotente e Misericordioso Signore, quel grano di senape il quale, benché molto piccolo e spregevole, fecondato dalle grazie celesti nel campo di Dio, può crescere e moltiplicarsi in grande misura”[7].

Bibliografia di riferimento          

- Don Zefirino Agostini, Gli Scritti alle Orsoline FMI, 2° edizione, Grafical srl, Marano di Valpolicella,  Verona 2013

-    Angelo Orlandi, Don Zefirino Agostini. Nel suo tempo in nome del Vangelo. Profilo storico biografico, 2° edizione, Grafical srl, Marano di Valpolicella, Verona 2013               

Note

[1]  Zefirino Agostini, Miscellanea di prediche, catechesi, omelie rivolte al popolo, a cura di Sr M. Clemente Micheloni.

2 Zefirino Agostini, Gli Scritti alle Orsoline FMI, “La pace sia con voi, arrivederci”, p. 515.

3 Zefirino Agostini, Gli Scritti, Obbligo e mezzi di amar Gesù Cristo, Meditazione V – Scritto 369, p. 271.

4 Zefirino Agostini, Gli Scritti alle Orsoline FMI, Memorie sulla Fondazione dell’Istituto Orsoline, 18 febbraio 1887, Doc. 114, AOV,  p. 424.

5 Ibidem, p. 425.

6 Ibidem, p. 428.

7 Zefirino Agostini, Gli Scritti, Regolamento per la Pia Unione delle Sorelle Devote di S. Angela Merici, pp. 20- 21.

 

Sr M. Paola Angeli, orsolina FMI

 



[1]  Zefirino Agostini, Miscellanea di prediche, catechesi, omelie rivolte al popolo, a cura di Sr M. Clemente Micheloni.

[2] Zefirino Agostini, Gli Scritti alle Orsoline FMI, “La pace sia con voi, arrivederci”, p. 515.

[3] Zefirino Agostini, Gli Scritti, Obbligo e mezzi di amar Gesù Cristo, Meditazione V – Scritto 369, p. 271.

[4] Zefirino Agostini, Gli Scritti alle Orsoline FMI, Memorie sulla Fondazione dell’Istituto Orsoline, 18 febbraio 1887, Doc. 114, AOV,  p. 424.

[5] Ibidem, p. 425.

[6] Ibidem, p. 428.

[7] Zefirino Agostini, Gli Scritti, Regolamento per la Pia Unione delle Sorelle Devote di S. Angela Merici, pp. 20- 21.



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