La fede “pratica” di Sant’Agostino Roscelli

Lasciare per fede, a diciassette anni, il proprio paese, Bargone, per incamminarsi verso Genova e prepararsi all’ordinazione sacerdotale è stata la diretta conseguenza di quella fede che ha visto sua madre, Maria Gianelli, chiedere ed ottenere per lui, Agostino Roscelli, il battesimo il giorno stesso della sua nascita 27.07.1818 “perché temeva della sua vita”.
Non dimenticherà facilmente quel gesto don Agostino Roscelli ma lo ripeterà migliaia di volte, con infinito amore, su creaturine rifiutate, a cui ha donato, per amore, la dignità cristiana.
Sacerdote, attratto dalla luce eucaristica e dal Crocifisso, è vissuto nascosto all’ombra della fede. Una fede “pratica” che si è trasformata in impegno al Confessionale, tra i carcerati, tra i ragazzi abbandonati, tra le giovani, nel brefotrofio, nei Monasteri, nelle Associazioni Sacerdotali e Missionarie ma soprattutto in valori evangelici nella continua lotta contro il peccato, il male e contro le situazioni che ne costituivano l’humus.

Non è fede ma pia illusione quella che non si confronta con le vicissitudini della vita e non spinge all’azione possibile ed opportuna.

Prete senza ambizioni, è stato “spinto” dalla fede a fondare, il 15.10.1876, l’Istituto delle Suore dell’Immacolata affinché proseguisse in questo suo impegno/carisma ispirandosi a Maria, la tutta pura.
Dopo aver condiviso col Crocifisso difficoltà di ogni sorta, reso cieco dalla malattia, semplicemente, come aveva vissuto, raccomandando alle sue Suore l’osservanza scrupolosa della Regola ed un umilissima sepoltura, il 7.05.1902, è andato incontro al Signore che aveva servito ed amato in modo eroico.

Giovanni Paolo II, dopo il “miracolo dello spillo” radiograficamente documentato, e quello di un medico immediatamente ripresosi da un coma irreversibile, ha proclamato il 7.05.1995 beato ed l’11.06.2001 santo AGOSTINO ROSCELLI. La festa liturgica cade il 7 maggio.

A proposito di fede “pratica” … ecco alcuni suoi consigli
“Amate Dio? Allora amate anche il prossimo! Non amate il prossimo? Allora non è vero che amate Dio!”.
“Un cuore, che ama, ha sempre presente al pensiero l’oggetto amato; chi ama Dio, zela con ogni impegno il suo onore e la sua gloria, e volentieri soffre e patisce per Lui contrarietà e travagli, come fece Maria che viveva di continuo assorta nella dolce contemplazione dell’amato suo Bene e ardeva d’immenso desiderio per la gloria divina, soffrendo molto volentieri per Dio fatiche ed incomodi”.
“La conoscenza che deve avere di Gesù Cristo chiunque desidera salvarsi deve essere di due specie: speculativa e pratica.

SPECULATIVA, in quanto ogni cristiano deve vedere e tenere per fermo, quanto ci insegna la fede su Gesù Cristo.
PRATICA. La cognizione speculativa che tutti dobbiamo avere del nostro Divin Salvatore, non basta da sola a farci conseguire la vita eterna.

Chi vuol salvarsi, oltre a credere fermissimamente quanto la fede insegna riguardo a Gesù Cristo, deve avere di Lui anche una cognizione pratica, che diriga la sua vita.
Per divenire imitatori di Gesù Cristo dobbiamo spogliarci dell’uomo vecchio e terreno, per rivestirci dell’uomo nuovo tutto celeste; deporre cioè gli abiti viziosi: l’ira, lo sdegno, la simulazione, l’impazienza, ed indossare invece gli abiti virtuosi: la misericordia, la benignità, la modestia, l’umiltà, la pazienza e soprattutto la carità, che è il vincolo di ogni perfezione.
Senza saper bene ciò che Egli ha fatto, senza aver sempre dinanzi agli occhi questo divino Esemplare, come potremmo ricopiare in noi stessi la sua immagine e divenire suoi veri discepoli in questa vita, per poi partecipare alla sua gloria nell’altra? Ecco, dunque, l’importanza e la necessità che tutti abbiamo di conoscere praticamente Gesù Cristo, nostro amorosissimo Salvatore.

Dobbiamo studiare attentamente la Sua santissima vita e meditare a lungo le grandi virtù che in tutte le occasioni e in tutte le azioni esercitò, per poter regolare la nostra condotta sull’esempio che Egli ci diede.
Con questo studio impareremo ad essere umili, perché Gesù fu umile; impareremo ad essere mansueti, perché Egli fu mansueto.
Se noi attendessimo con sollecitudine a questo studio e procurassimo davvero di imprimerci bene in mente la vita e le azioni di Colui che è nostro capo e nostro esemplare, quanto sarebbe più conforme a quella di Gesù Cristo la nostra condotta!
L’amore di Gesù Cristo ci insegnerebbe ad amarci scambievolmente; a soffrire con rassegnazione le avversità; ad abbracciare volentieri la penitenza.
Questo era il grande libro che i Santi studiavano assiduamente: la vita di Gesù Cristo.
Da questo libro appresero l’obbedienza e, sull’esempio di Gesù Cristo che fu obbediente fino alla morte, con quanta sottomissione e prontezza accoglievano tutte le disposizioni divine!

Da questo libro appresero la mansuetudine e, ad esempio di Gesù Cristo che, sebbene coperto di obbrobri dai suoi persecutori non apriva bocca, soffrivano anch’essi con pace qualunque oltraggio, e mai pensavano a vendicarsene.
Da questo libro appresero ad amare la povertà e, sull’esempio di Gesù, che, sebbene padrone di ogni cosa si fece povero per noi, con eroica generosità disprezzavano ricchezze e comodità.
Se i Santi intrapresero grandi fatiche per promuovere la salute delle anime e dilatare la gloria del nome santo di Dio, l’esempio di Gesù rendeva instancabile il loro zelo. Se intrepidi andavano incontro alla morte e soffrivano sereni i più crudeli martiri, l’esempio di Gesù e la considerazione delle sue pene, li rendeva così pazienti e così coraggiosi.
Insomma, come non perdevano mai di vista questo divino Esemplare, così, divenuti simili a Lui, vivevano dello spirito di Lui e con lo spirito di Lui operavano.

Ricordiamo che per ottenere la vita eterna che Gesù Cristo ci ha meritato con la sua passione e morte, non basta credere e confidare in Lui, bisogna anche seguire i Suoi esempi e praticare le sue virtù. Senza quest’imitazione, la speranza degenera in presunzione e la fede, anziché salvare, rende più colpevoli.
Dunque non perdiamo mai di vista questo divin Esemplare e teniamo a Lui rivolti gli occhi e gli affetti.
Noi felici, se impareremo da questo Divino Maestro tali lezioni e le metteremo in pratica; potremo sperare che, avendolo seguito in questa vita, lo andremo a godere un giorno in Cielo e saremo con Lui beati in eterno. Amen

Madre  Rosangela Sala
Superiora Generale Istituto delle Suore dell’Immacolata di Genova
Presidente USMI Regionale Liguria

 

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