Curare il terreno della fede

Oggi le nostre città sono piene di persone smarrite, angosciate e spesso disperate, uomini e donne che hanno perduto ogni punto di riferimento, e vagano disperse in cerca di un qualche sollievo.
Non potremo mai parlare in modo convincente di una Nuova Evangelizzazione se non sapremo offrire a queste persone luoghi di reale accoglienza, pronti soccorsi dello Spirito, e cioè alla fine persone e gruppi esperti che abbiano la capacità di aiutare gli affaticati e gli oppressi del nostro tempo a riprendere fiato, a scoprire gli spazi interiori del riposo, della quiete, e dell’ascolto.

Spesso la Chiesa si è ridotta ad un’agenzia che dispensa i sacramenti, ma questa strategia troppo meccanica ha finito per disamorare, per allontanare tanti credenti che non capiscono più a che cosa vengono invitati, quale sia cioè il senso di questi gesti e di queste parole che ripetiamo da secoli.

Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi scriveva: “Un certo modo di conferire i sacramenti senza un solido sostegno della catechesi circa questi medesimi sacramenti e di una catechesi globale, finirebbe per privarli in gran parte della loro efficacia. Il compito dell’evangelizzazione è precisamente quello di educare alla fede in modo tale che essa conduca ciascun cristiano a vivere i sacramenti e non a riceverli passivamente o a subirli”.

Ma questa formazione all’esperienza personale della fede e dei sacramenti avviene ordinariamente nelle nostre parrocchie? Oppure la crisi che stiamo attraversando è proprio un segno di una crescente e drammatica povertà spirituale della pastorale? Di una preponderanza del gesto sacramentale sulla cura del terreno su cui questo seme va poi a cadere?

Allora forse il vero problema della Nuova Evangelizzazione consiste nella rielaborazione di tutti gli itinerari iniziatici e di formazione permanente, e d’altronde proprio per collaborare a questa grande impresa ecclesiale abbiamo avviato nel 1999 l’esperienza dei Gruppi Darsi pace (www.darsipace.it ).

Oggi ogni uomo o donna che incontriamo, a partire da noi stessi, ha bisogno di molte cose per ritrovare un orientamento spirituale e cristiano.
Abbiamo bisogno innanzitutto di chiavi interpretative forti e nuove per affrontare il tempo travolgente in cui siamo immersi, e cioè di una nuova cultura della trasformazione antropologica in atto, capace di leggerla in chiave messianica ed evolutiva.

Abbiamo poi bisogno di un accompagnamento esistenziale molto concreto e di lunga durata, per capire meglio le nostre paure, i nostri blocchi, le nostre strategie difensive, tutti cioè quegli impedimenti che ostruiscono la nostra liberazione interiore.
E abbiamo anche bisogno di pratiche spirituali efficaci e regolari, di riscoprire la potenza della meditazione e della contemplazione, del silenzio profondo, e dell’ascolto della Parola di Dio.

L’integrazione nuova di questi tre elementi formativi, culturale, psicologico-esistenziale, e spirituale, mi pare il cuore di una Nuova Evangelizzazione davvero operativa e capace di accogliere e di aiutare le masse crescenti di uomini e di donne in ricerca.
                                                                                                                                                                                       Marco Guzzi

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