Abita la terra e vivi con fede (Sal 37,3)

L’autentica vita di fede procede dalla profondità interiore di chi si cimenta nella fatica esistenziale del vivere la Parola. Pertanto la Parola, in quanto criterio della fede, esige la conoscenza di Dio e la diffusione di questa conoscenza. Non ci è chiesto di sacrificare animali, ma di offrire la Parola che viene sempre nuova dal cielo e annunciarla con le parole veraci di Dio, finché tutta la terra sia piena della sua conoscenza. Abbiamo il Libro, ma anche la parola vivente. Anche il testimone fedele è una parola di Dio. Infatti, solo colui che ha fede è ambasciatore del Regno di Dio.

Si tratta di consegnarsi alla Parola e viverla ancora e sempre fedelmente oltre gli entusiasmi iniziali. Questo il compito del seguace di Cristo: leggere la parola di Dio tutta, leggere il mondo con il linguaggio dell’essere non quello dell’avere.

La fede è il luogo del nascondimento di Dio e la scomodità che ne consegue è un’attesa  paziente del Dio fedele, perché “i mulini di Dio macinano lentamente”. Non sempre le cose sono come appaiono a prima vista, bisogna guardarle con gli occhi della fede per scoprire ciò che in esse è stato nascosto con cura. “Quanto più sarei vicino a Dio se la mia fede non fosse semplice apparenza, ma irremovibile come l’Himalaya”  Gandhi 

Dio solo può darci la fede, a noi testimoniarla.  Non è così semplice. Impone scelte radicali. Esige di scegliere tra la verità difficile e la facile menzogna. Esige coraggio e integrità. Se temi non stai in piedi, affondi. “Soccombe chi non ha l’animo retto” ma se credi “ti sarà fatto secondo la tua fede”. Se sai attendere e non ti affidi a sostegni umani non devi temere, ma se non avrai fede non trasporterai neanche un fuscello.

Chi si appoggia ai potenti e alle loro facili lusinghe si allontana dall’amore infinito di Dio. Certo, la fede non è un virtù tutta sorrisi. E’ la fatica del vivere da figli di Dio. Non si tratta di formule vuote, ma di un pieno di giustizia e amore, realtà  che misurano la distanza tra vero e falso servizio di Dio.

Dio esige chiarezza nella fede, testimonianza autentica. Esige rispetto per la vita e la libertà altrui e non gradisce un culto ben curato se non si soccorre il fratello nel bisogno. Ci chiede di ricordarci del prossimo non solo quando ci reca disturbo perché “la giustizia scrosci come l’acqua  e la veracità sia un ruscello perenne”.

Ma come credere “se prendete gloria gli uni dagli altri”. La fede è un di più. Mai tolleranze compiacenti per renderla facile. “Di questi tempi non basta essere brave persone, di buoni c’è inflazione, ne compri due con un penny. Questi tempi richiedono eroismo” J. M. Coetzee  L’eroismo della fede. Vivere di fede spesso significa morire da martiri: Luther King, Gandhi, Bonhoeffer, O. Romero, M. Kolbe… questo mondo ha bisogno di lottatori, di gente che non si piega e non retrocede.

Facilmente la fede viene meno e muore in coloro che stanno in silenzio di fronte alla tirannia e all’ingiustizia, in coloro che si assoggettano all’umiliazione della paura.

Si dovrebbe agire, ma si preferisce l’atteggiamento delle coscienze pavide: aspettare…  Invece credere richiede di andare avanti anche quando ti trovi davanti dei cartelli con su scritto: Indietro! 

 “Il mondo oggi ha bisogno di uomini che non possono essere comprati, che mantengono la

parola, che stimano il carattere più del denaro, onesti nelle grandi come nelle piccole cose, capaci di correre rischi e di andare contro corrente per la verità,  che non scendono a compromessi e non ritengono virtù la furbizia e la mancanza di scrupoli”  J. Allen Peterson.

La fede esige di restare al proprio posto, anche nelle difficoltà partecipando ai problemi di questo mondo. Dobbiamo camminare qui e ora perché “il terreno del domani è troppo insicuro e i futuri si spezzano facilmente a metà…” J. Luis Borges  che ci suggerisce poi di coltivare il nostro giardino e non attendere che qualcuno ci porti dei fiori.

Ogni giorno è giorno della fede, dell’obbedienza alla fede. Il giusto, l’umile vive per la fede,  perché fonda tutto sul Risorto. Non signoreggia né con Dio né con i fratelli.

Si deve rimanere piccoli, ridiventare piccoli per avere il pass per il Regno. In tal senso, la fede è quasi un cammino a ritroso. Dice Bernanos: “Una volta usciti dall’infanzia bisogna soffrire a lungo per rientrarci”.

Perdersi in Dio fino all’annullamento in Lui, senza pretese di ricompense quaggiù, come pregava E. Stein: “Fa’, Signore che percorra pienamente le tue vie. Non voglio comprendere la tua guida, sono tua figlia. Sia fatta la tua volontà anche se non appagherai mai il mio desiderio, in questo tempo”. Oggetto della fede è l’eternità di Dio, l’eterno è la parte di eredità di chi crede.

Intanto, ci si allontana da Dio, si riduce acqua e terra al proprio servizio, si deturpa la natura e offende il creato, ci si divide tra ricchi e poveri, bianchi e neri. Ma, in tutto ciò dove è la fede? E ne troverà ancora il Signore al suo ritorno?

La fede non è per chi dice Signore, Signore, non è per gli entusiasti di professione, solo con le opere mostreremo la nostra fede che elimina ogni intercapedine tra Parola e vita.

Bisogna abitare la terra  nel pieno rispetto dei fratelli e del creato.

E quando scarseggia la Parola, là dove non è pronunciata bisogna annunciarla con nuovi linguaggi per dire a tutti: Dio è il Dio della terra. Qui serve la fede, una “fede che ama la terra”.  

Sì, si ferma quaggiù la fede, l’amore prosegue. Si può dire che la fede non è fine a se stessa, è in funzione della carità. Vi è una grande reciprocità tra fede e amore. La fede ci porta a vivere la carità, i gesti d’amore inducono alla fede.

Lo scrittore A. Cohen di sua madre e delle madri in genere dice:  “Madri che ci trovate incomparabili e unici, che non vi stancate di servirci anche se abbiamo 40 anni, che non ci volete meno bene se siamo brutti, falliti, deboli… madri che certe volte mi costringete a credere”.

Oggi, ogni giorno, da semplici “operai” della fede, “lo sguardo fisso su Gesù che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Ebr. 12,2) senza pensare al raccolto, dediti solamente alla semina vogliamo procedere verso il Regno dei beati, desiderosi di incontrare Colei alla quale rivolgere il più grato e gioioso saluto: “Beata te che hai creduto”…  anche per tutti noi.

                                                                           Lucia Gallus fsp

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