IL DESIDERIO DI EDUCARE

Nel corso della storia l’uomo adulto, rispetto ai minori, usava contemporaneamente tre verbi:  educare, insegnare, rispettare, senza mai chiedersi se ci fosse una priorità perché per lui erano un tutt’uno. Uno implicava l’altro: come era stato educato educava, ciò che aveva appreso lo trasmetteva, e, se la sua era stata un’esperienza di persona rispettata, rispettava.

Il suo mondo reale aveva confini limitati, i suoi sogni erano determinati dalla precarietà della vita. Solo poche persone sognavano esperienze nuove e gratificanti, mondi nuovi.

Oggi questi tre verbi, per molte persone, sono solo l’espressione di concetti astratti, hanno perso il valore di azioni volte alla realizzazione di sé, della propria personalità, della crescita comune. La sopraffazione sembra essere la meta, il piacere egocentrico lo slogan, la concentrazione su di sé e sui propri interessi  l’unica forma di rispetto.

E il desiderio di educare dove è finito? Nonostante gli sforzi di DIO di educare il suo popolo e l’eccellente modo di educare di GESU’ CRISTO, ciascuno di noi s’è fatto una propria bibbia, un proprio vangelo, un proprio codice civile e religioso.

E’ urgente che fiorisca in noi il desiderio di educare noi stessi, perché rinasca la voglia di educare, d’insegnare, di rispettare. Se manca un desiderio profondo, la volontà vacilla, la prima difficoltà diventa insormontabile. Se manca il SIGNORE, il desiderio si affievolisce e, nel deserto della vita, vediamo solo le dune ed esse ci creano smarrimento. E’ LUI la ROCCIA, il punto di riferimento sicuro. Il desiderio di educare i suoi figli non è mai venuto meno, per questo la certezza della sua presenza tiene alto il livello del nostro desiderio. 

Che ne dite di questo breve racconto?

Come fare bere un asino che non ha sete?

Come parlare di Dio ai nostri ragazzi distratti, ai nostri ragazzi tele asfissiati, computerizzati, ecc…?

Come riportarlo nella nostra società, nelle nostre case?

Troviamo la risposta in questa simpatica riflessione di due scrittori.

“Come fare bere un asino che non ha sete? Con le bastonate? Ma l’asino è più testardo delle bastonate. E questo metodo antico è considerato troppo autoritario dagli educatori di oggi. Fargli mangiare del sale? Peggio ancora. E poi è paragonabile alle torture psichiatriche. Come, dunque, far bere quest’asino rispettando la sua libertà?

C’è una sola risposta: trovare una altro asino che abbia sete e che berrà a lungo e con voluttà, a fianco del suo simile. Questo non per dare buon esempio, ma perché ha profondamente, veramente sete. Un giorno, forse, il suo compagno, tentato, si chiederà se non farebbe bene a tuffare anche lui il muso nel secchio d’acqua fresca.

Uomini assetati di Dio, più efficaci di tante asinate raccontate su di lui”. (J. Loew – J. Faizant)

suor Deanna Guidolin
Sorelle della Misericordia

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