EDUCARE ALLA MISSIONARIETA’

Ogni anno, il mese di ottobre  ci fa memoria di un impegno cristiano di prim’ordine: la Missione.

Naturalmente il mandato di evangelizzare, nella Chiesa, non è una questione di giorni e di mesi, è un valore costante che ci riporta  alla dimensione battesimale. “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. E’ un imperativo che Gesù ha consegnato ai suoi discepoli,  prima  di salire in cielo, è un impegno che la Chiesa consegna ad ogni cristiano nel giorno del battesimo.

Il dono del battesimo appartiene alla persona, ma l’abbondanza della Grazia che ne scaturisce appartiene a tutta l’Umanità che attende l’Annuncio della Salvezza. Se siamo radicati in Cristo, come Lui dobbiamo diventare annunciatori dell’amore del Padre.

Nei primi secoli la Chiesa era molto attenta alla educazione missionaria. Nei cristiani la trasmissione stessa della fede aveva un vero  spessore di missionarietà. Ce lo dicono le testimonianze dei primi martiri e soprattutto ce lo racconta il coraggio cristiano dei bambini che lungo tutto l’arco dei primi tre secoli hanno affrontato il martirio quasi gioiosi di morire per testimoniare la loro fede in Gesù.

Certamente Tarcisio, Agnese, Cecilia, Pancrazio  e molti altri come loro, avevano accolto l’insegnamento e la testimonianza degli adulti ed avevano affrontato il martirio per testimoniare alla Roma pagana il Primato di Gesù nella storia.

Il sangue dei martiri bambini ha segnato il cammino dell’evangelizzazione in ogni parte del mondo ed è su  questo seme di fedeltà a Dio che spesso vediamo crescere la Chiesa in luoghi remoti dove l’annuncio è passato in fretta e ha lasciato il segno dell’amore.

Recentemente  ho visitato la Chiesa di Nagasaki, in Giappone, e mi ha commosso l’immagine dei 27 martiri giapponesi uccisi nel diciassettesimo secolo. Insieme alle grandi croci, puoi vedere tre croci a misura di bambino: Ludovico, Tommaso ed Antonio avevano dai 10 agli 11 anni.

Hanno percorso un lungo cammino insieme a Paolo Miki e ai suoi compagni, hanno affrontato la crocifissione, hanno predicato da quella croce tutta la loro missionarietà. Loro, i piccoli a cui è rivelato il mistero del Regno (cfr Luca 20,11) ci dicono che anche oggi i nostri bambini hanno bisogno di educatori alla fede che siano prima di tutto testimoni.

Ce lo ha ripetuto in  una bellissima lettera enciclica il  Beato Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio :«Ripensiamo cari fratelli e sorelle, allo slancio missionario delle prime Comunità cristiane. Nonostante la scarsezza dei mezzi di comunicazione di allora, l’annuncio evangelico raggiunse in breve tempo i confini del mondo e si trattava della religione del Figlio dell’uomo morto in croce, “scandalo per gli ebrei e stoltezza per i cristiani” (1Cor 1,23) Alla base di un tale dinamismo missionario c’era la santità dei primi cristiani e delle prime Comunità» (RM 91)

L’educazione missionaria non è una disciplina che si apprende, è un cammino di santità che inizia con il Battesimo ed esige coerenza. Comincia nei primi anni della vita, è un’educazione all’ascolto dello Spirito e si sostanzia di testimonianza, in famiglia e nella Comunità ecclesiale.

Ancora Giovanni Paolo II ci dà, nella stessa Enciclica, il criterio educativo alla missione:

«Il missionario deve essere un contemplativo in azione. Egli trova risposta ai problemi nella luce della parola di Dio e nella preghiera personale e comunitaria. Il contatto con  i rappresentanti delle tradizioni spirituali non cristiane, in particolare  di quelle dell’Asia mi ha dato conferma che il futuro della Missione dipende in gran parte dalla contemplazione. Il missionario, se non è un contemplativo non può annunciare il Cristo in modo credibile. Egli è un testimone dell’esperienza di Dio». (RM 91)

Educare alla Missione significa dunque educare al rapporto con Dio, un rapporto che nei piccoli può cominciare con l’educazione a stabilire un legame universale con le cose e le persone rispettando alcuni passaggi, necessari nella crescita della persona e nella interiorizzazione della fede.

Per una educazione sistematica alla missionarietà è possibile seguire un itinerario semplice fatto di precisi passaggi che si identificano nella conoscenza, nella educazione del cuore, nel valore di solidarietà e di universalità, il tutto in un costante atteggiamento di ascolto.

La conoscenza diventa punto di partenza per ogni scelta di vita specie nella missione. Nella educazione missionaria occorre uno sguardo al modo dei Missionari ad Gentes: la vocazione, il coraggio, le fatiche, la passione per l’umanità, la geografia del mondo dove la luce di Dio non è mai arrivata. Dalla dimensione conoscitiva occorre passare a quella affettiva: aiutare i ragazzi ad elaborare le conoscenze con il cuore, a suscitare sentimenti che facciano scavalcare il muro dell’egoismo, dei ripiegamenti, della ricerca di sé e dei propri pseudo bisogni. Occorre  metterli di fronte a piccole-grandi responsabilità nei confronti dei fratelli meno fortunati, renderli protagonisti di gesti di solidarietà che rompano il cerchio dell’egocentrismo infantile e li aprano al dono di sé.

La vocazione missionaria non è una questione di adulti, i migliori missionari sono i ragazzi quando le spinte emotive li portano a sognare l’avventura verso spazi di povertà, d’ignoranza, d’ingiustizia. E’ allora che la Parola di Dio può confermarli nella fraternità universale, può chiedere loro di diventare Apostoli della grazia e predicatori del Vangelo.

Quando Gesù ha detto ai suoi apostoli: «Come il Padre manda me….”,  certamente, di fronte a lui, tra gli apostoli sbigottiti, c’erano dei ragazzi. Tra le folle del Vangelo non mancavano mai, anche loro hanno udito la raccomandazione di Gesù, anche loro sono stati invitati ad andare, ma per loro occorre un tempo di preparazione, un tempo di apprendimento che è affidato  agli adulti.

Nell’epoca che si caratterizza come urgenza educativa occorre prendere coscienza che nell’educazione cristiana la missionarietà non può restare un ornamento  riservato a pochi eletti, ma una chiamata per tutti i cristiani.

M. Maria Teresa Crescini

Superiora generale M.P.V.

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