“Tiremm innanz”

tumblr_mag1duxUR81r71b95o1_500La gente di scuola è abituata agli imprevisti: l’assenza improvvisa di un docente (si spera sempre giustificata), il ragazzino agitato che cade a ricreazione (rottura di un dente definitivo: parte l’assicurazione), la mamma-erinni che urla alla mancata promozione del proprio “cocco” sfaticato (benché avvisata sia per iscritto che verbalmente da mesi), il Consiglio di Istituto che rema contro…  Chi è dirigente scolastico non fa una piega; di se stesso, potrebbe solo dire “Sono pagato per stare calmo”. Dunque nessuno stupore, da parte della gente di scuola, di fronte ad un saggio posticipo delle linee guida scuola previste per il CdM 29.08, che è del tutto condivisibile da chi ragiona, e che lo sarebbe stato anche dal “popolo” se quest’ultimo non fosse stato eccessivamente solleticato nell’aspettativa e nell’istinto miracolistico. Poco male. Qualcuno si sfogherà twittando. Poi passa. La gente di scuola, invece, sa aspettare. Lungo questi mesi non ha mai giudicato la realtà e non lo farà neanche adesso, tanto più che ha detto e fatto ciò che si doveva: è stata compiuta un’azione culturale degna di tutto rispetto che ha saputo riportare la questione nella sua giusta collocazione e cioè il diritto. Vietato cedere allo scoraggiamento poiché sono sul tappeto troppi diritti, molto concreti:

-      Il diritto alla libertà di scelta educativa di milioni di genitori

-      Il diritto allo studio di milioni di studenti

-      Il diritto alla libertà di insegnamento di milioni di docenti

-      Il diritto del Sistema Nazionale di Istruzione ad essere “europeo”

-      Il diritto delle Scuole ad esercitare la legittima autonomia

-      Il diritto dell’Italia ad avere un futuro.

In questa estate bizzarra si raccoglie simbolicamente l’angoscia di un legale rappresentante, gestore di buone Scuole pubbliche paritarie (piene di figli di portinai e di badanti, di cui molti, di certo, diventeranno futuri dirigenti e professionisti) di non sapere come pagare gli stipendi ai suoi collaboratori, poiché le famiglie degli alunni faticano a pagare la retta (che non dovrebbero pagare, perché già pagano le tasse per il servizio statale di cui non usufruiscono) e i miseri contributi sono sequestrati negli uffici scolastici regionali per le meritate ferie dei funzionari (si stanno ancora aspettando i pochi spiccioli del 2013/14). Pochi spiccioli come quelli che i cittadini comuni si fanno bastare, mentre si accollano gli stipendi milionari della macchina inefficiente della politica italiana, mai toccata seriamente dai tagli. Si sa, quella sì che si rivolterebbe. Il legale rappresentante in questione – dopo parecchie notti insonni passate sui bilanci – ha assicurato ai settecento collaboratori che il loro misero stipendio sarebbe arrivato comunque per intero, perché le famiglie non avrebbero saputo come comprare il pane, non certo il giornaletto gossipparo. Si sono fidati: quel datore di lavoro, infatti, è abituato non a stupire, ma a rispettare.

Tra i contributi di fine agosto, si registra, a proposito di diritti, la replica, ripresa da vari quotidiani tranne che dal destinatario, il Corriere – nessuno stupore – di una mamma, Maria Chiara Parola[1] che scrive: «Leggo sul Corriere di oggi 23.08 la replica del sig. Tullio Gregory all’articolo di Dario Antiseri “La libertà di insegnamento passa dalle scuole paritarie” del 21/8. Mi viene irresistibile una replica; spero che il Corriere abbia il coraggio di pubblicarla. In che mondo vive il sig. Tullio Gregory? In quello di oggi, del 2014? oppure in quello ideologicamente costruito in una bolla d’aria, dove la parola statale deve essere sinonimo di pubblico, dove tutto ciò che è cattolico deve essere bandito e sminuito in quanto siamo in un paese anticlericale? Dove tutte le scuole paritarie devono essere per forza cattoliche? Ma via, ma crede davvero che le scuole paritarie adottino testi scolastici ad hoc quasi fossero paladine di un regime totalitario? Le scuole paritarie fanno parte del sistema scolastico di istruzione nazionale e sono scuole pubbliche. I loro docenti hanno un certificato di abilitazione firmato dallo Stato. Il riferimento generalizzato, poi, al livello culturale delle scuole paritarie come scuole che fanno la carità (agli asini) è assolutamente offensivo, a meno che non sia un riferimento ai diplomifici, (lo 0,2% del totale delle paritarie; ma anche uno solo sarebbe troppo), su cui condivido perfettamente il pensiero; ma allora lo espliciti e non faccia di tutte le erbe un fascio, perché a) ci fa brutta figura lei, e mi dispiace, b) così non fa altro che trattare in modo ideologico l’argomento della scuola paritaria e della libertà di scelta educativa. Argomenti che le assicuro dovrebbero essere trattati con molta serietà e a ragion veduta, perché sulla libertà dei genitori non si scherza, ed è riduttivo, poco costruttivo, del tutto fuorviante continuare a contrapporre la scuola statale a quella paritaria. Sono entrambe scuole pubbliche, per la legge 62/2000. Firmata da Berlinguer. Non è pubblico solo ciò che è statale. Sono una mamma, che ha scelto una scuola paritaria per le proprie figlie e ho pagato anche le tasse per quella statale. Le mie figlie costano allo Stato 400 euro all’anno; se fossero nella scuola statale costerebbero 7.000 euro all’anno. Le garantisco che l’anno scolastico non è una passeggiata: le ragazze studiano durante la settimana e nel w-e, per non parlare dei compiti delle vacanze. Sono percorsi impegnativi, eccome se lo sono … E’ giusto che lo siano: i ragazzi devono studiare, crescere, faticare anche un po’, formarsi per diventare giovani uomini e donne di valore anche umano, tessuto della nostra società futura. Mi piacerebbe sapere poi se chi scrive di scuola in generale, paritaria o statale, è un genitore di oggi oppure no. Lei è un genitore di oggi sig. Tullio Gregory? Lo sa cosa pensiamo davvero noi genitori, tutti i genitori (allo stesso modo sia che siano genitori di scuola paritaria o di scuola statale)? Sa quali sono le nostre preoccupazioni per i nostri figli? Cosa ogni giorno ripetiamo loro? Che questo Paese è finito, che non c’è un futuro per loro, che se ne devono andare all’estero, che devono avere il coraggio un giorno di lasciarci ed andarsene … Ed allora, caro Gregory, non ci saranno più spending review, riforme strutturali, sistemi pensionistici che tengano… L’Italia è destinata ad essere un Paese di vecchi (noi giovani genitori di ‘oggi’ destinati a rimanere qui) e di tutti i disperati emigrati che vengono nel nostro Paese pensando di avere una vita migliore. E sarà emergenza sociale, questa è l’emergenza sociale di questo tempo. Possibile che nessuno ci pensi, che non se ne sia ancora accorto nessuno? E’ questo il Paese che diventeremo? E’ quello che vogliamo? Oppure iniziamo a dare una svolta, pensiamo seriamente alla scuola come trampolino di lancio, pensiamo a rilanciarla, diamo un futuro ai nostri figli, non contrapponiamo la scuola paritaria e quella statale, facciamo invece in modo che nasca una sana competizione che migliori il livello qualitativo e culturale, facciamo scegliere davvero ai genitori la scuola pubblica che desiderano per i loro figli, statale o paritaria, come è loro diritto primario, senza fare pagare ideologicamente questa libertà due volte (con le rette e con le tasse), studiamo il costo standard per alunno, liberiamo risorse ed eliminiamo lo spreco, diamo spazio alla sacrosanta libertà di scelta educativa dei genitori, diamo loro coraggio: il futuro siamo noi, per i nostri figli!».

Il 3 settembre, forse, questo gestore e questa mamma si sentiranno rappresentate e troveranno risposta. Come forse si sentiranno rappresentati gli italiani tutti che certamente, condividono con il presidente Renzi che «la scuola è il punto di partenza. Non uno dei tanti punti bensì il punto»  (discorso programmatico). E prendono atto che «la scuola non la può cambiare il presidente del Consiglio o il ministro, la devono cambiare le famiglie, gli studenti, i professori» (agli Scout). A rigor di logica, se è così, ci si chiede umilmente da chi dipenda allora la crisi attuale della scuola e quali possano essere gli artefici sani del cambiamento. Il ministro Giannini ampliava la prospettiva (alla VII Commissione Cultura e nei diversi interventi di questi mesi): «Questo Governo è il primo, a partire dall’immediato dopoguerra, che mette la scuola e il capitolo dell’istruzione al centro dell’agenda politica. Credo che non si tratti né di una scelta casuale né di un annuncio propagandistico» - ci si chiede perché dovrebbe esserlo… – «ma piuttosto della volontà di essere e mostrarsi coerenti con una visione della società italiana».

Lungo questi mesi abbiamo registrato una convergenza politica che sembra puntare come dichiara in VII commissione il Ministro a: «Un modello di scuola e di istruzione più semplice, programmabile, valutabile e aperta al contesto e al resto del mondo. Ciò può avvenire solo attraverso una pluralità di offerta formativa. La legge n. 62 del 2000 sulla parità, cosiddetta «legge Berlinguer», prevede questo modello integrato, che non significa pubblico versus privato. Il sistema privato in Italia non esiste: esiste la scuola statale e paritaria ed esiste l’università statale e non statale. Credo che l’articolo 2 del protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da cui deriva la piena affermazione della libertà di scelta educativa da parte degli alunni e delle famiglie, nel nostro Paese non sia ancora attuato.» E ancora, in varie occasioni il concetto è chiaro: «E’ sempre più indispensabile compiere un processo culturale che restituisca il corretto significato etimologico alle parole. Pubblico è ciò che è fatto per l’interesse pubblico, quindi non implica necessariamente e solo la gestione statale. O si comprende questo aspetto lessicale o si è come tronchi.

Dunque, cominciare con la scuola tutta, collocandoci in una posizione di diritto, senza inutili e miopi contrapposizioni ideologiche, è vitale e resta l’unico modo per risollevare la società Italiana. Un auspicio è che il 3 settembre Leopardi possa essere smentito per un aspetto, e confermato per l’altro: “è ben certo e da tutti gli stranieri, non meno che da noi, conosciuto e consentito che l’Italia in fatto di scienza filosofica e di cognizione matura e profonda dell’uomo e del mondo è incomparabilmente inferiore alla Francia, all’Inghilterra, alla Germania, considerando queste e quella generalmente. Ma con tutto ciò è anche certissimo, benché parrà un paradosso, che se le dette nazioni son più filosofe degl’italiani nell’intelletto, gl’italiani nella pratica sono mille volte più filosofi del maggior filosofo che si trovi in qualunque delle dette nazioni“. (Saggio sopra lo stato presente dei costumi degli italiani).

                 Anna Monia Alfieri
                Responsabile Ufficio Scuola Usmi Lombardia



[1] Coautrice del Testo, La buona scuola pubblica per tutti, statale e paritaria, Ed. Laterza, Bari 2010

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>