Contributo sul documento “LA BUONA SCUOLA”

bsp-080“Gli errori che rendono triste la situazione presente non sono pochi e si sono accumulati da non breve tempo” (Demostene, IV Fil.). E’ appena il caso di riflettere sulla necessità di desiderare – come cittadini – che la situazione diventi meno triste e che l’intelligenza individui gli errori e ponga rimedio ad essi.

Basta il semplice buon senso per arrivare alla convinzione che per un utilizzo appropriato delle risorse pubbliche, ad esempio per la Scuola, non si deve sprecare quanto accumulato attraverso l’imposizione fiscale riversata sui contribuenti e giustificata solo da un bene superiore che è il bene della Res-Publica. La scuola è una questione trasversale e prioritaria che domanda responsabilità personale e coraggio delle buone idee, della memoria storica, della passione per il sapere che mal si confà a strumentalizzazioni ideologiche e miopi: in caso contrario, lo stallo e l’avvitamento dello Stato saranno inevitabili.

Negli ultimi mesi si è registrata una inattesa convergenza politica sul tema oltre ogni schieramento.

Matteo Renzi nel discorso del suo insediamento: «Di fronte alla crisi economica non si può non partire dalla scuola». Attraverso le pagine di “Tempi” il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini dichiarava: «E’ fondamentale garantire la libertà di scelta educativa». Infatti arrivano le Linee “La Buona Scuola” tout court. C’è una sola e unica scuola, pubblica, cioè per tutti, che deve diventare buona attraverso il patto tra Istituzioni e Famiglia, la quale deve poter scegliere. Al Capitolo 3, pag. 65, sull’Autonomia si legge col gusto di una speranza di giustizia: (si propone) “un modello di valutazione che renda giustizia al percorso che ciascuna scuola intraprende per migliorarsi e allo stesso tempo costituisce un buono strumento di lettura a chi è esterno alla scuola. Il Sistema Nazionale di Valutazione sarà reso operativo dal prossimo anno scolastico per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie”. In una virgola e tre aggettivi stanno le speranze di giustizia per chi sa di dover esercitare un diritto di scelta, consapevole e incontrovertibile.

Ormai il punto è fermo: al di là dell’ideologia, cancro non del tutto estirpato dell’intelligenza, il cittadino deve e può chiedere ad un Governo – che a) ha dichiarato che la scuola è il punto di partenza, b) ha affermato che la scuola pubblica è statale e paritaria con tutto ciò che implica – questo cittadino è obbligato a esigere che l’Italia, in quanto Stato di diritto, recuperi la propria responsabilità di attore capace di “garantire” i diritti che riconosce. Pena la contraddizione, che equivale a dire e disdire, cioè ad essere come un tronco (Aristotele). E’ evidente che si richieda ai cittadini responsabili di non mollare la presa e di domandare in modo chiaro ed inequivocabile la garanzia dell’esercizio del proprio diritto alla libertà di scelta educativa in un pluralismo educativo.

La crisi morde le famiglie che vedono sempre più compromesso l’esercizio del diritto più naturale quale è la libertà di scelta educativa, ma che continuano a lottare per custodire questo diritto e ad esercitarlo anche se debbono pagarlo caro, ben due volte, con le tasse prima e con la retta poi. Inoltre la crisi stessa logora le scuole pubbliche paritarie che con sempre più fatica riescono a garantire quel servizio di civiltà quale è il pluralismo educativo; Talvolta, però, si lasciano scoraggiare, soprattutto quando le risorse irrisorie (rispetto alla voragine statale), attese da mesi, sono bloccate dai burocrati dell’Ufficio scolastico di turno. Quei docenti abilitati, non pagati a fine mese, chi li difende? “Repubblica”? No: troppo l’impegno di far quadrare i conti degli alunni persi dalle paritarie, che in realtà le cifre dicono guadagnati. La matematica è di certo un’opinione: dipende dai punti cardinali. O dalla penna della giornalista, che gufa non riesce ad essere. Infatti gli iscritti al primo anno di scuole paritarie stanno aumentando e in Regione Lombardia si rileva, in contro tendenza nazionale, un aumento alle scuole secondarie di secondo grado. E’ possibile che all’incremento abbia contribuito la dote scuola di cui non si hanno ancora dati ufficiali. Certamente questo strumento migliorabile resta l’unico strumento di civiltà che lancia il segnale: piaccia o no, la famiglia italiana ha il diritto di scegliere.

Ritorna allora la considerazione: qualcuno ha paura che l’individuo scelga. Perché poi, magari, controlla. Ed è suo diritto. Dunque la valutazione serve; le scuole pubbliche, statali e paritarie, che vi si sottraggono, semplicemente finiranno di esistere. Anche l’autonomia serve: se alla fine del percorso il buon dirigente della scuola pubblica statale potrà scegliere i propri docenti; si estinguerà una razza di bradipi (si spera poche decine di esemplari in tutta Italia) che palesemente nulla fanno, “perché tanto chi ci muove di qua?”; o che fanno troppo, cioè assegnano a giugno molti debiti agli alunni (sapientemente tenuti nell’ignoranza in corso d’anno), per fare i relativi PON stanziati dall’Europa… “Cos’e pazz!”, direbbero a Napoli. Ma sono successe e succedono.

Dunque è bene ricordare che “Finché gli italiani non vinceranno la battaglia delle libertà scolastiche in tutti i gradi e in tutte le forme, resteranno sempre servi (…) di tutti perché non avranno respirato la vera libertà che fa padroni di se stessi e rispettosi e tolleranti degli altri, fin dai banchi della scuola, di una scuola veramente libera” (Luigi Sturzo, Politica di questi anni. Consensi e critiche dal settembre 1946 all’aprile 1948).

NUOVE ISCRIZIONI ALLE PRIME CLASSI DELLE SCUOLE PARITARIE  

Corso

a.s. 13/14

a.s. 14/15

Delta

 

Primaria

23.449

23.840

391

Secondaria di 1^

17.486

17.536

50

Secondaria di 2^

11.744

11.507

-237

Totale

52.679

52.883

204

 

Tabella n. 1

 Fonte Miur per a.s. 13/14 e Repubblica del 13.09.2014 per a.s. 14/15

 

Numero Alunni frequentanti le scuole Paritarie in REGIONE LOMBARDIA  

Corso

 

a.s. 13/14*

a.s. 14/15 **

Delta

 

Infanzia

155.946

156.499

553

Primaria

40.558

40.514

-44

Secondaria di 1^

24.699

24.819

120

Secondaria di 2^

30.914

30.826

-88

Totale

 

252.117

252.658

541

 

Tabella n. 3 b)
* Dati tratti dal Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca  
** Dati non ancora pubblici ma che vengono reperiti dall’autorevole quotidiano Repubblica 13-09-2014PAG. 9
La domanda è d’obbligo come mai Repubblica titolava Crollo nelle paritarie?Non conosceva forse i reali dati a.s. 13/14?
Considerato che ha tratto I dati dal “Documento La scuola in Lombardia Conferenzastampa
per l’avvio dell’anno scolastico 2013-2014 Documentazione – 11 settembre 2013″
che a pag. 18/19 segnala con una nota i “dati degli alunni non statale e alunni con cittadinanzanon italiana sono relativiall’a.s. 2012/13″
      Anna Monia Alfieri

Lasciati coinvolgere! Clicca su:      http://labuonascuola.gov.it/       

                                         Anna Monia Alfieri
                                     Responsabile Ufficio Scuola Usmi Lombardia

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