Relazioni positive

“Stare nella relazione… la volontà è un buon punto di partenza”

A volte si passa dal “tu sei tutta la mia vita” al “non esisti solo tu”. Ma non è che talvolta bisognerebbe tirare il freno?

4-relazioni-significative-positive-L-y8WZ4kLa coppia genitoriale è fondamentale per la normale crescita dei figli e i genitori sono chiamati a un dinamismo in grado non solo di preservarli ma di farli crescere come insieme e come singoli, quindi come persone inserite all’interno di un “Noi” più grande.

Ciò che più distingue l’essere umano e lo rende unico rispetto a tutte le altre specie viventi è la capacità di riflettere sulle proprie azioni e questo gli permette un grado di libertà dall’immediatezza dell’istinto. L’uomo non è “obbligato” a modalità azione-reazione! E’ capace di metacognizione, cioè di riflessione sulle sue azioni e sui suoi contenuti mentali, è capace di ragionamento astratto, e ciò rende possibile per esempio riflettere su idee come libertà e futuro. Questa competenza non funziona da sola ma è influenzata dalle emozioni.

Le emozioni ci aiutano ad entrare in relazione con gli altri, è la condivisione di esse che rende possibile la creazione di relazioni intime e profonde. Esse hanno un’importanza straordinaria nella vita delle persone perché sono il motore e la ragione del nostro comportamento, orientano all’azione e possono rappresentare una bussola, possono essere un termometro non solo di se stessi ma anche di ciò che ci circonda e di come stiamo affrontando l’esistenza, sono un’attività primaria di conoscenza.

Non ci sono emozioni positive o negative perché tutte hanno una loro funzione. Esistono emozioni dette fondamentali riconoscibili transculturalmente e sono percepite direttamente, non si possono scomporre e ciò che cambia è il grado di intensità. Sono determinate indipendentemente da fattori sociali e culturali e probabilmente sono innate: felicità, paura, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa. Altre emozioni come il senso di colpa sono più complesse, generate da una composizione delle fondamentali, da valutazioni cognitive basate per esempio sull’immagine di sé, sulle esperienze, sulla cultura di appartenenza, sulle interazioni sociali.

Le emozioni e con esse gli sguardi, le espressioni del viso, i toni di voce, i gesti, i movimenti, i tempi e l’intensità delle risposte ancor più delle parole, che descrivono idee, pensieri e sentimenti e tutte le entità che possono essere espressione del linguaggio, ci aiutano ad entrare in relazione con gli altri. Quante volte diciamo ad un figlio o al proprio partner: “le parole non bastano”.

La comunicazione si basa sulle modalità con cui entriamo in sintonia con gli altri non solo sulla condivisione di informazioni. Le comunicazioni collaborative generano un senso di intimità e di unione. Quando ciò accade si sperimenta un senso dell’Io che è profondamente influenzato dal sentirsi parte di un Noi, perché si sente inserito all’interno di una storia che si narra, all’interno di una relazione più grande Qui si comprende che le parti separate vengono collegate in un insieme funzionale, appunto in una “famiglia” integrata. E’ come quando si passa dall’innamoramento all’amore, dalla visione all’incarnazione, è quando diciamo “io mi metto nelle tue mani” perché si comprende che “se ci si unisce non si perde”.

x-defaultSolamente comprendendo tutto questo, riusciamo a sentire la sofferenza che deriva dalle “rotture” a seguito delle quali ci si percepisce soli, senza più la certezza della costante presenza, ciò può accadere anche indipendentemente dalla frattura creatasi.

Nessun libro, nessun esperto può offrire risposte giuste per ogni possibile circostanza della vita di tutti i giorni e poiché la realtà può essere osservata da tanti punti di vista, dovremmo scegliere ogni volta gli “occhiali” che meglio ci aiutano a vedere ciò “volevamo vedere”. Gli occhiali che non dovrebbero mai mancare: quelli che permettono di “vedere” e di ascoltare le emozioni senza fuggirle o peggio ancora negarle e quelli che permettono alla nostra mente di vedere nascere il dubbio in quanto le nuove idee crescono soltanto se possiamo dubitare di quelle vecchie.

La volontà è un buon punto di partenza, esiste la possibilità di educare e di costruire un percorso dove genitori e figli possono crescere insieme per comprendersi e comprendere in una dinamica del dono che non si deve fermare alle parole.  Quando i componenti della famiglia si comprendono e si rispettano, è più facile che manifestino comportamenti attenti ed empatici che dovrebbero ottenere grande considerazione al pari di successi scolastici o abilità sportive.

La volontà sta nell’investire in un mandato nuovo, in una forza ancora più grande che supera ogni istinto, ogni pulsione, ogni benessere immediato e ci spinge inesorabilmente alla ricerca di un significato e di un senso, soprattutto nei momenti di crisi. Una realtà tipicamente umana è quella di cercare un significato non “dare” il significato. Non possiamo basarci unicamente su indicazioni tecniche dobbiamo imparare modi di essere con l’altro.

                                                                          dott.ssa Anna Parravicini

 

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