Sinodo della Famiglia: franchezza e ascolto evangelico

9 dicembre 2014 sono stati resi noti i Lineamenta che costituiranno il fondamento da cui vaticano_sinodo_gettypartirà la riflessione  della prossima assemblea sinodale (4 – 25 ottobre 2015) che avrà come titolo  “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.
Essi  sono costituiti dalla Relatio Synodi e da 46 domande sulla ricezione del documento sinodale e sull’approfondimento dei temi in esso contenuti. Le risposte – che dovranno pervenire alla Segreteria generale del Sinodo entro il 15 aprile 2015 – permetteranno la redazione del prossimo Instrumentum Laboris. Il fine di tutto il lavoro è “ripensare con rinnovata freschezza ed entusiasmo quanto la rivelazione trasmessa nella fede della Chiesa ci dice sulla bellezza, sul ruolo e sulla dignità della famiglia» (Relatio Synodi, n. 4).
Il testo integrale della Relatio Synodi è reperibile cliccando
http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/12/09/0935/02013.html)

La rubrica “EDUCARE SI PUO’” si ripropone di ripercorrere e di approfondire alcuni passaggi della Relatio Synodi che significativamente si conclude con queste parole: «Le riflessioni proposte, frutto del lavoro sinodale svoltosi in grande libertà e in uno stile di reciproco ascolto, intendono porre questioni e indicare prospettive che dovranno essere maturate e precisate dalla riflessione delle Chiese locali nell’anno che ci separa dall’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi» (Relatio Synodi n. 62).

Ai Lineamenta viene aggiunta una serie di domande per conoscere la ricezione del documento e per sollecitare l’approfondimento del lavoro iniziato nel corso dell’Assemblea Straordinaria. In questa prospettiva, siamo chiamati a vivere «un anno per maturare con vero discernimento spirituale, le idee proposte e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare» (Papa Francesco, Discorso conclusivo, 18 ottobre 2014).

Alla luce dell’invito di Papa Francesco non può mancare il nostro contributo.

COLLEGIALITA’ e RESPONSABILITA’
Papa Francesco ha parlato più volte della necessità che la Chiesa cammini secondo una prospettiva che sia sempre più collegiale e meno verticistica. In quest’ottica si collocano le 46 domande che sono state predisposte: mons. Bruno Forte, vescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale dell’assise, ha spiegato come tali domande «sono state pensate proprio perché la collegialità sia il più possibile favorita (…). Un altro aspetto della collegialità è di crescere nella comprensione della verità attraverso l’ascolto di tutti» Tale ascolto appare motivato dall’esigenza che la verità rivelata sia colta sempre più in profondità ma esso contemporaneamente richiama ciascuno di noi al proprio ruolo attivo e ad una responsabilità assunta e trasformata in azione. Nessuno di noi può esimersi dal dare il proprio contributo.

FAMIGLIA
La nostra Rubrica ha più volte ribadito in linea con il Magistero che la cellula prima è la persona umana che nasce, cresce e si realizza pienamente all’interno della famiglia, voluta da Dio come collaboratrice della sua opera creatrice. La famiglia possiede una sua specifica e originaria dimensione di soggetto sociale che precede la formazione dello Stato; è la prima cellula di una società e la fondamentale comunità in cui sin dall’infanzia si forma la personalità degli individui. Quindi la Repubblica non “attribuisce” i diritti alla famiglia, ma si limita a “riconoscerli” e ad impegnarsi nel “garantirli”, in quanto preesistenti allo Stato, come avviene per i diritti inviolabili dell’uomo, secondo quanto dispone l’articolo 2 della Costituzione.

La famiglia deve essere posta nelle condizioni per far sì che le nuove generazioni arrivino a questa ricerca e a questa  piena realizzazione della persona. Un obiettivo semplicissimo e fondamentale: consentire alla famiglia la libertà di scelta educativa di una buona scuola pubblica paritaria, anche cattolica, come la L.62/2000 prevede. Il primo passo? La consapevolezza di un diritto riconosciuto ma non attuato.

Da qui possiamo ripartire per trovare le motivazioni giuridiche che ci fanno comprendere come poter sanare il guasto evidente della società contemporanea, dovuto anche alla grave crisi della famiglia. E’ indubbio che la famiglia, per esistere, debba essere al cuore di una rete di rapporti, relazioni, sostegni, che hanno senso in quanto le danno vita e ne sostengono i singoli componenti e le loro scelte.

Le domande pubblicate vogliono essere una riflessione su come «ripartire dalla famiglia» per «annunciare con efficacia il nucleo del Vangelo», come si legge nei Lineamenta, in cui si ricorda che il cammino tracciato dal Sinodo straordinario «è inserito nel più ampio contesto ecclesiale» indicato dall’Evangelii Gaudium, partendo cioè dalle «periferie esistenziali», con una pastorale contraddistinta dalla «cultura dell’incontro», capace di «riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti e di assumere, senza impaccio, quella condizione di ‘ospedale da campo’ che tanto giova all’annuncio della misericordia di Dio».

Riprendiamo ALCUNE DOMANDE
*  Innanzitutto la prima domanda:«La descrizione della realtà della famiglia presente nella Relatio Synodi corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella società di oggi?»

*  «Come l’azione pastorale della Chiesa reagisce alla diffusione del relativismo culturale nella società secolarizzata e al conseguente rigetto da parte di molti del modello di famiglia formato dall’uomo e dalla donna uniti nel vincolo matrimoniale e aperto alla procreazione?»

*   «Che cosa è possibile fare perché nelle varie forme di unione – in cui si possono riscontrare valori umani – l’uomo e la donna avvertano il rispetto, la fiducia e l’incoraggiamento a crescere nel bene da parte della Chiesa e siano aiutate a giungere alla pienezza del matrimonio cristiano?»

*   Molta attenzione viene riservata anche alla questione del «dono dell’indissolubilità» del matrimonio cristiano, dono di cui va mostrata sempre di più ai fedeli «la grandezza e bellezza», testimoniando che «la benedizione di Dio accompagna ogni vero matrimonio» e manifestando che «la grazia del sacramento sostiene gli sposi in tutto il cammino della loro vita».

* «La cura pastorale delle persone con tendenza omosessuale pone oggi nuove sfide, dovute anche alla maniera in cui vengono socialmente proposti i loro diritti». (…) Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale?», è la domanda rivolta a questo ambito. E ancora: «Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione?»

*  Svolgere la loro missione educatrice non è sempre agevole per i genitori: trovano solidarietà e sostegno nella comunità cristiana? Quali percorsi formativi vanno suggeriti? Quali passi compiere perché il compito educativo dei genitori venga riconosciuto anche a livello socio-politico?

Da queste domande si può cogliere l’attenzione che la Chiesa, Madre e Maestra, da sempre rivolge all’uomo in ogni tempo, al fine di trovare vie nuove per raggiungere ogni persona che desidera cercare con desiderio rinnovato e sincerità le dimensioni vere dell’esistenza, quelle che danno ragione al nostro agire quotidiano. A testimonianza di questa passione per l’uomo mi piace concludere, avvicinandoci sempre più al Natale, questa mia breve riflessione, riportando un passo dell’omelia pronunziata dal beato Paolo VI, nella notte di Natale del 1974, in occasione dell’apertura dell’Anno Santo: “E ancora non tace la nostra chiamata. Essa vuole diffondersi verso i lontani, verso gli spiriti vagabondi, solitari, sfiduciati, verso i cuori chiusi, e perfino verso coloro che si sono resi refrattari alla religione e alla fede: venite! Sarà forse la nostra una parola al vento? In ogni caso, non sarà priva d’una sua segreta virtù, che non deriva dalla nostra debole voce, ma dal fatto inconfutabile al quale essa rende testimonianza: Cristo vi attende! Egli aspetta anche voi e voi forse con amorosa impazienza: venite! Voi ci domandate, Fratelli tutti e Uomini ai quali perviene questo nostro invito, tanto incalzante e tanto fiducioso: donde esso deriva? Quali motivi lo mettono sulle nostre labbra?

Non chiedeteci in questo momento un’adeguata risposta: soltanto quella che deriva da voi stessi noi vi daremo; ed è questa: venite, perché questa è già la via dei vostri passi. Venite, perché ne avete inconscio desiderio e assoluto bisogno. Venite, perché il cammino dell’uomo è segnato verso la direzione, alla quale noi vi chiamiamo; diciamo la grande parola: la meta della vita umana è Dio! venite: e noi vi faremo incontrare o riscoprire quel Dio vivente, che non avete mai cessato di cercare (…) Lo andate cercando quando la traccia della vostra vita è semplice e primitiva, perché quasi per attrazione naturale noi siamo tutti orientati verso il polo originario e terminale della nostra esistenza; è la sintesi di Sant’Agostino, che scolpisce nelle note parole questo nostro destino: «Tu, o Dio, ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non avrà pace finché in Te non riposi» (Conf. 1, 1). E anche oggi che la vita nostra non è più semplice, ma complicata nello sviluppo del suo pensiero e del suo progresso, la verità è sempre quella, anzi più quella che mai: perché dove sfocia il pensiero e dove il progresso nelle sue estreme conclusioni, quando non voglia perdersi nella notte del nulla, se non in un supremo anelito, in un inno estatico, verso l’Essere assoluto e necessario, ch’è il Dio della luce e della vita? (…)

Lui è venuto incontro a noi fino a farsi uno di noi, fino a farsi uomo; e così «è comparso sulla terra, e si è messo a conversazione con gli uomini» (Bar. 3, 38). Questo è il Vangelo, questo è il Natale”.

Anna Monia Alfieri
Responsabile Ufficio Scuola Usmi Lombardia

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