Verso un “nuovo umanesimo”

Qualche spunto per l’anno che ci attende
Un 2014 dall’eredità feconda e germinante lascia a tutti noi –  e a questo 2015 agli albori – images (2)tante, autentiche possibilità di rinnovamento e perché no, di “vita nova”. Ma per non lasciar morire queste primizie delicate, faticosamente raccolte, occorre certamente tenere saldo lo sguardo e  proseguire, con sempre maggiore convinzione, sulla strada già intrapresa nell’anno che si è chiuso.

In particolare, penso valga la pena focalizzare l’attenzione su due grandi eventi che ci attendono nel 2015 e che pongono ancora una volta famiglia, educatori ed educazione al centro. Un breve accenno ad essi può aiutarci a rinsaldare lo spirito e rinvigorire  le forze.

Il primo è la  XIV Assemblea Generale Ordinaria dei vescovi ovvero la seconda parte del cammino sinodale iniziato il 5 ottobre 2014 a Roma. Dal Sinodo 2014 sono scaturiti, come è noto, i Lineamenta (approvati dal Santo Padre il 9 dicembre) per il Sinodo ordinario del 2015, insieme  ad un nuovo questionario di 46 domande, rivolto a tutti i cattolici (a cui siamo chiamati a rispondere entro il 15 aprile, permettendo così la redazione del prossimo Instrumentum Laboris). Il titolo  scelto per il Sinodo 2015 è “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” e si svolgerà sempre a Roma dal 4 al 25 ottobre 2015. Vocazione e missione torneranno ad essere parole chiave anche per quest’anno, per una Chiesa ‘in uscita’ come vuole Papa Francesco, in dialettico rapporto con il mondo che la circonda e che chiede prima di tutto impegno e “mani in pasta”.

Il secondo evento da tenere a mente –  ed è su questo che mi pare opportuno soffermarsi brevemente –  è il V Convegno Ecclesiale Nazionale, in programma a Firenze dal 9 al 13 Novembre 2015.

Proprio dalle tracce offerte in vista del Convegno di Firenze vengono importanti indicazioni a proposito dell’educazione. Cominciando dal titolo –  “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” – vibrante e quanto mai denso di possibilità semantiche, che, in relazione al capoluogo toscano (scelto non a caso), auspica un  Umanesimo “nuovo” e rigenerato perché fondato “in Cristo”.

Il documento di preparazione, che è possibile scaricare da fonti internet, fornisce davvero degli ottimi spunti, essendo, peraltro, di piacevolissima lettura.

Sin dall’apertura si dichiara che “il tema del Convegno è stato percepito come cruciale e insieme problematico. […] la raccomandazione condivisa è di partire dall’ascolto del vissuto: una via, questa, capace di riconoscere la bellezza dell’umano “in atto”, pur senza ignorarne i limiti. […] Un umanesimo, perciò, consapevole sia dell’inadeguatezza delle forze («abbiamo solo cinque pani», come si legge nei vangeli) sia del “di più” di umanità che si sprigiona dalla fede e dalla condivisione”. Cinque pani sono cinque pani. Ma cinque pani nutriti di fede e condivisi, sono capacità di moltiplicazione che si apre all’Infinito e all’azione giusta che educa nell’incarnazione, cioè nella testimonianza.

L’umanesimo a cui la Chiesa invita a tendere non è un “modello monolitico” fondato sul singolo o sull’individuo, ma al contrario è termine “al plurale”. L’umanesimo nuovo di cui si auspica l’avvento “è un umanesimo sfaccettato e ricco di sfumature – «prismatico» […] – dove solo dall’insieme dei volti concreti,[…] emerge la bellezza del volto di Gesù. L’accesso all’umano, difatti, si rinviene imparando a inscrivere nel volto di Cristo Gesù tutti i volti”.

A fronte di tutto questo, proprio l’educazione “occupa uno spazio centrale”.

Così, “priorità ineludibili” divengono “il primato della relazione, il recupero del ruolo fondamentale della coscienza e dell’interiorità nella costruzione dell’identità della persona umana, la necessità di ripensare i percorsi pedagogici come pure la formazione degli adulti”. E se è vero che “le tradizionali agenzie educative (famiglia e scuola), si sentono indebolite e in profonda trasformazione”, è vero anche che esse non sono solo un problema “ma una risorsa, e che già si vedono iniziative capaci di realizzare nuove alleanze educative: famiglie che sostengono famiglie più fragili, famiglie che attivamente sostengono la scuola offrendo tempo ed energie a sostegno degli insegnanti per trasformare la scuola in un luogo di incontro”.

Lo scenario entro cui operare, in questo 2015, chiede a gran voce “la ricostruzione delle grammatiche educative”, affiancata necessariamente dalla “capacità di immaginare nuove ‘sintassi’, nuove forme di alleanza che superino una frammentazione ormai insostenibile e consentano di unire le forze, per educare all’unità della persona e della famiglia umana”. Educare, si legge ancora, è un’arte: occorre che ognuno di noi, immerso in questo contesto in trasformazione, l’apprenda nuovamente”, ricercando senza sosta quella sapienza e quella pace “che non è solo assenza di conflitti, ma tessitura di relazioni profonde e libere”.

Esplicita, infine, la continuità con le linee pastorali della Cei per il decennio 2010-2020: “In una società caratterizzata dalla molteplicità di messaggi e dalla grande offerta di beni di consumo, il compito più urgente diventa […] educare a scelte responsabili. Di fronte agli educatori cristiani, come pure a tutti gli uomini di buona volontà, si presenta, pertanto, la sfida di contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione “(da Educare alla vita buona del Vangelo, Editrice Paoline,  p. 10).

Che sia allora un 2015 sereno per tutti, ma –  non smettiamo di ripetercelo –  soprattutto impegnato: nel sociale, nell’umano, per un “nuovo umanesimo”.

Maria Luisa Rinaldi

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