I veri bamboccioni?…

“Expo” non è a misura di giovani? Non vogliamo entrare nella polemica, ma vorremmo il-servizio-civile-anche-allexpobando-per-reclutare-140-giovani_ff63859e-c8fb-11e4-bc47-8e813811be3b_998_397_big_story_detailprovare a fare un qualcosa di difficile: provare a sfatare un luogo comune. E’ ormai lunga la serie di personalità con incarichi anche importanti, caduti in tentazione nell’accostare alla parola “giovani” la parola “bamboccioni”. Bamboccioni sono quelli che chiudono gli occhi davanti alla realtà pensando di vivere su un’isola incontaminata, sono coloro che mettono davanti prima di tutto il loro status quo, un galleggiare immobile nella palude. Prima di definire i giovani bamboccioni proviamo a non dimenticarci di un passato non troppo lontano. Se è vero che i giovani in questione avrebbero rinunciato a un posto di lavoro poco remunerativo, vorremmo ricordare che a Genova, a pulire la città e le sue strade dal fango c’erano proprio quelli definiti
“generazione i-pod”. Erano lì a titolo gratuito, erano lì sporcando i loro jeans e le loro scarpe, erano lì semplicemente perché sentivano loro quella realtà profanata dall’inerzia della politica e della burocrazia.

Forse i veri bamboccioni sono quei burocrati che vogliono che tutto cambi purché non cambi nulla, i veri bamboccioni sono quelli che si chiedono “cosa fare in meno” per poter avere qualcosa in più, e purtroppo la cronaca recente ci consegna una parte importante di classe politica difficilmente difendibile. Quanti studenti per potersi permettere gli studi universitari cercano un lavoretto stagionale? Provate ad andare nelle spiagge italiane in estate, nelle piscine, chi sono i bagnini? non sono forse ragazzi? provate ad andare nelle industrie nel periodo tra la sessione estiva e il nuovo anno accademico: con vostra sorpresa troverete tanti ragazzi uscire da quei cancelli: provare per credere. La stessa università ci consegna esempi negativi, riuscendo a ridurre la valenza di qualcosa che potrebbe rappresentare un’importante tappa nel percorso formativo degli studenti: parliamo dello stage, o del tirocinio. Questa occasione potrebbe rappresentare un primo affaccio dei ragazzi al mondo del lavoro ma la realtà è purtroppo ben lontana dalla teoria.

Spesso i ragazzi si ritrovano a fare delle fotocopie, a rispondere al telefono, a sbrigare piccole incombenze burocratiche. Ovviamente lo fanno a titolo gratuito, senza alcun rimborso o buoni pasto e, purtroppo, non è più uno scandalo sapere che qualche ragazzo ha dovuto fare a meno di qualche suo risparmio per riuscire a svolgere un qualcosa previsto come obbligatorio per il proprio piano di studi. Tutto questo non deve risultare però una celebrazione della gioventù italiana. Tanti sono i problemi che ci riguardano, che riguardano una generazione talvolta vittima di se stessa e talvolta vittima di un sistema educativo che richiede serie riflessioni. I giovani non sono né eroi né bamboccioni, sono cittadini del mondo, e come tali devono essere considerati e si devono considerare essi stessi.

Chi prima di chiedersi “cosa posso fare io” si chiede “cosa possono fare gli altri per me” è un bamboccione, e lo è indipendente dall’età. Pensiamo che peggio di essere bamboccioni sia essere vecchi: non vecchi d’età, ma vecchi di entusiasmo, di voglia di cambiare la realtà e avere nella propria testa degli stereotipi, che anche l’evidenza non riesce a cancellare.
Noi giovani abbiamo ancora tanto bisogno di imparare, ma non possiamo accettare lezioni da chi ci continua a dire “godetevi la vita finché potete”, magari superando anche i limiti che i nostri genitori provano ad insegnarci: per cui “se anche vi fate uno spinello, non è un problema: fatelo oggi che siete giovani e potete farlo” e poi ci dicono che siamo anestetizzati. Noi non abbiamo bisogno di questi educatori, abbiamo bisogno di educatori con cui poterci confrontare, talvolta anche in modo acceso ma positivo ed edificante.

Le immagini che purtroppo hanno macchiato il giorno inaugurale di Expo Milano 2015 non sono figlie di una generazione, quelli con la maschera antigas e bastone non chiamateli studenti: non sono studenti; gli studenti sono tutt’altra cosa. Gli studenti sono i ragazzi che fanno i pendolari su treni regionali inadeguati ad un Paese civile, sono ragazzi che pagano abbonamenti e affitti per residenze universitarie non sempre all’altezza di un vero diritto allo studio. Eroi? assolutamente no, se pensiamo a quei ragazzi che hanno contribuito a costruire questo Paese nel dopoguerra, o ai ragazzi costretti alla leva. Siamo “semplicemente” figli di quest’epoca, e in quest’epoca vogliamo fare la differenza. Proviamo però a invertire una tendenza: se è vero che “fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce”, proviamo a dare maggior rilievo ed attenzione a chi oggi prova a cambiare, con i propri limiti e le proprie possibilità, ciò che ci circonda e proviamo a darci una mano.
Conviene ai giovani, conviene ai meno giovani, conviene al Paese.
Francesca Altimari MSC

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