Se un libro ‘entra’ nella vita…

Nell’era dei social network    
I messaggi, oggi, volano sintetici e velocissimi, come mai è accaduto nella vicenda umana. 1354199981722cuffie-e-libro-4Per definizione, la società dell’iper-connessione dilata senza confini apparenti le facoltà dell’uomo con un accesso a nuovi contenuti. Sembra così dischiudere una libertà quasi infinita… E’ come se un mondo divenuto più piccolo dicesse, soprattutto ai più giovani: la libertà è qui, basta coglierla, non c’è bisogno di alcuno sforzo, il mercato sovrabbonda di merce. Basta un clic. I ragazzi preferiscono stare davanti al computer, giocare ai videogame, messaggiare; tutt’al più cercano qualche notizia o ebook su pc, ipad o smartphone … Non amano leggere davvero. Piuttosto, quando possono, si chiudono in una stanza con i loro ‘strumenti’ e decidono di…non uscirne più! È questa la patologia più insidiosa della multimedialità. Per essi – nuovi ‘reclusi’ sociali la cui esistenza a volte si annulla fino ad ammalarsi in uno scorrere insistente di immagini e mozziconi di parole – il resto sembra non esistere.
In tale situazione, dove finisce l’esortazione di Gustave Flaubert: “Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere”…  E l’esperienza di d’Alembert, per il quale le idee che si acquistano con la lettura  sono come “aria viva che si respira senza accorgersene e che è necessaria per la vita”?
Nella fatica di crescere e di vivere da adulti, le cose non vanno propriamente meglio. Leggere è prima di tutto un nobile modo di perdere tempo, ma chi si trova oggi ad affrontare da adulto un insieme di ‘fatiche’ esistenziali ripete all’infinito: mi piacerebbe … ma non ho tempo! Ne deriva l’abitudine (e la presunzione!), per esempio, di voler cogliere una notizia o capire un testo con uno sguardo ai titoli, o con un veloce scorrere della pagina elettronica e il ricorso affannoso a riassunti modesti e incompleti, proposti da un browser in pochi secondi, in base a una selezione opinabile e dai criteri sconosciuti.

Ai libri ci si educa e si educa
Cambiano le tecnologie, le piattaforme, i contenuti, ma ciò a cui non si può rinunciare – ha sottolineato il Presidente Mattarella parlando ai giovani – è la ricchezza dei testi e della lettura: leggere non è solo una ricchezza privata, ma un bene comune, ossigeno per le coscienze. Certo non è la stessa cosa sfogliare le pagine di un libro o sfogliare quelle di uno schermo. Qualcuno sperimenta quanto sia bello leggere annusando la carta, sottolineare passaggi… bello persino spiegazzare qualche pagina! La lettura è vita, ma se la si vive come un compito a casa o un dovere e non come un piacere, allora purtroppo piacere e volere sfumano e si perdono. Leggere protegge dalle sordità contemporanee e incoraggia la virtù dell’ascolto. Assolve alla tutela di un tesoro nazionale del quale forse non abbiamo vera consapevolezza. Certo non si dà educazione di persona in crescita senza l’apporto di adulti capaci di trasmettere conoscenze, esperienze, valori, ideali… È una specie di legge di natura, perché due sono le letterature: quella dei libri e quella in carne ed ossa. La causa del pessimo rapporto dei giovani con i libri non deriverà allora proprio dal rapporto che gli insegnanti hanno con la lettura?
Nell’era della multimedialità e del facile accesso a testi di consultazione aperta, tutto circola, in un modo o nell’altro. E non è davvero tutta merce di qualità. Il rischio di una facile e acritica indigestione di testi intrisi di odio e verità manipolate tesi a rendere prigionieri, oggi non solo esiste, è addirittura ingigantito. La lettura dunque può far bene. Giusto. E anche molto male. Una medicina sbagliata o in dosi errate uccide il paziente. La lettura senza selezione e prudenza, tipica dello sfoglio disordinato e bulimico della Rete, può generare false credenze, alimentare miti pericolosi, cementare gli odi peggiori. Borges sosteneva che noi siamo ciò che leggiamo. Resta il tema della libertà consapevole del lettore, che, senza perdere il senso della realtà con spirito critico sempre resta intimamente se stesso… Meglio il sapore anche amaro della realtà che il dolciastro zucchero filato di una vita artefatta.

Nella brezza di parole vere
Il tempo che si dedica alla lettura, nello spazio di una giornata, è un po’ lo squarcio di libertà di cui si è gli unici titolari. Leggere concentrati e distratti assecondando i ritmi alterni della mente, amando gli indugi e tornando su di sé, senza cercare scorciatoie… è forse l’attività umana più inebriante. Dà l’emozione di viaggiare nel tempo e nel mistero dell’uomo. Riposa, ritempra, diverte. Fa uscire dall’anonimato e anche dai recinti dei nuovi ‘reclusi’, dalle solitudini di un mondo interconnesso, quando è composto da molecole che non comunicano tra loro. Non importa il mezzo, il libro o il giornale di carta, il web o l’e-reader. Conta lo spirito. Contano le persone come individui e le collettività che rappresentano.
I libri in realtà permettono di riflettere su cosa nella vita sia falso e cosa sia vero; aiutano a cercare la verità – che è sempre una relazione tra persone – e a nutrirla perché non si esaurisca in una vita breve quanto un battito d’ali. Non si impara dai libri un susseguirsi di date, titoli e nomi. Questo passa, e spesso non lascia traccia. Esperienza inebriante invece è  riconoscere nelle pagine lasciate da qualcuno il suo grido umano, o il tentativo di protestare contro la comune natura umana, o forse un tenero balbettare… Riconoscervi un braccio teso e una mano aperta perché il coraggio venga ancora e sempre testimoniato… e non si sente più di essere estranei agli altri uomini. E quando l’adulto più che sapere questo lo sente, allora lo lascia in eredità anche a chi gli vive accanto. Poi, il seme potrà germogliare come morire. Ma questo dipenderà dalla libertà dell’altro.
Luciagnese Cedrone
usmionline@usminazionale.it

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