L’ESPERIENZA EDUCATIVA DI UNA MESSA

Testimoni consapevoli di fede
Credo che un’esperienza -ricevuta da una  professoressa nei giorni scorsi- illustri molto meglio di tante teorie quanto sia indispensabile ripensare le nostre celebrazioni e che una Messa1-628x270_c‘semplice’ esperienza liturgica domenicale possa fare la differenza educativa, configurarsi quale occasione di autentica formazione alla fede personale -anche di un solo giovane alla volta- parlare della comunione e delle relazioni all’interno di gruppi e comunità, manifestare attenzione agli altri, quei comuni prossimi presenti in quel medesimo luogo di preghiera… Osservare un gruppo di giovani durante una celebrazione può comunicare a giovani, adulti ed operatori le coordinate  del  loro cammino cristiano e del loro coinvolgimento…
Capita proprio ad adolescenti, in crisi e sempre più dissipati, ignari d’incontrare –forse quell’unica volta in modo significativo o del tutto straordinario- Cristo o perderlo di vista, rimanere disorientati, non capirci più nulla, delusi da coloro che dovrebbero consegnar loro testimonianza, essere consapevoli testimoni dallo stile inconfondibile e non dichiarati, inconsistenti maestri…

Scrive la prof X : “Di recente, casualmente, mi sono ritrovata a sperimentare il ‘disagio educativo’…le carenze e il vuoto di cui i giovani parlano da anni a scuola, riferendo le loro esperienze ecclesiali, il perché rifiutano di frequentare realtà parrocchiali, catechesi e Messa comprese… Un pomeriggio del mese scorso, per rendere omaggio a Maria, mi trovavo in un luogo mariano…in uno spiazzo era stata allestito il ‘set’  curato di una s. messa all’aperto…e un gruppetto di giovani era seduto ad ascoltare un predicatore molto provocatorio: se volevano fermarsi alla celebrazione, diceva, a lui o a Dio non importava di certo (con altro vocabolo…). M’informano successivamente che stava concludendo una catechesi ad hoc…Dopo aver ascoltato per un certo tempo, quei giovani sotto il sole cominciano già a spostarsi da un angolo all’altro per resistere…Inizia la s. Messa e i due sacerdoti presenti, all’ombra, non si accorgono neppure del continuo movimento dei ‘fedeli’. E’ prevista una introduzione alle letture da parte di un ‘catechista’ che forse ha dimenticato di leggere il testo e, sicuramente, non l’ha concepito o scritto…a cui fanno seguito le letture a mala pena comprensibili…anch’esse lette tanto per impegno preso. Al Vangelo, proclamato con diligenza dal Concelebrante non italiano, segue un’omelia che definirei ‘predica’ d’intrattenimento…in cui un dogma di fede è trattato, frantumato  e spiegato in modo tanto incomprensibile, travisando il Catechismo della Chiesa Cattolica… Assisto  senza poter far nulla ad affermazioni disparate e sperimento un vuoto senza precedenti. Mi vengono in mente le invettive dei miei studenti nei confronti di preti che ricorrono a calcetto e festicciole perché non hanno niente da dire di Cristo … mi pento quasi di tanti discorsi per giustificarli… Sperimento in prima persona quella scarsa consapevolezza d’avere a che fare con le cose di Dio, quella insufficiente responsabilità della propria missione che svaluta il momento dell’incontro comunitario del suo significato, che dimentica Dio da donare attraverso una relazione viva e intessuta di preghiera. Come si può pensare di parlare di Dio senza partire dalla preparazione ‘in preghiera’ della Parola da proclamare e far diventare Pane, dalla seria meditazione intima prima di spiegarla ad altri… Non dovrebbe essere questo  l’habitus di sacerdoti spesso conquistati dal cellulare o dalle apparenze più dei giovani che, con il beneplacito del celebrante, continuavano a scattare foto per documentare d’essere stati insieme… Vi risparmio il prosieguo omiletico e il report sulla partecipazione all’Eucaristia. Il tutto si conclude con uno sfogo conviviale al microfono, una chiassosa merenda a detrimento dei pellegrini presenti in quel luogo,  affermazione del  ‘ci siamo noi, soli  al centro del mondo’.  Mi chiedo, a che serve organizzare incontri in tali luoghi se poi ai passanti arriva il nulla o controtestimonianza… a che serve fare un’omelia dopo una precedente catechesi se si conoscono le regole dell’attenzione e l’inutilità della moltiplicazione delle parole…in che cosa vengono coinvolti i giovani se non sono introdotti alla riflessione personale, alla condivisione di pensieri e vangelo vissuto, a spezzare insieme la parola come lo stesso pane?  Comprendo anche perché a scuola sia sempre più  difficile parlare di cristianesimo… senza Papa Francesco avremmo già chiuso… Che cosa fare per  ‘educare’  gli  educatori?”

Aggiungo: da parte mia, invece, ricordo s. Messe d’oratorio, scout o di gruppi diversi, Messe preparate insieme e persino ‘omelie’ studentesche del mercoledì  in un Collegio padovano che educa ancora giovani universitari alla fede e all’impegno, celebrate da sacerdoti ‘santi’, capaci di far posto allo Spirito, di creare condivisione in mezzo ai campi o in altro luogo, che alimentavano la ricerca dell’anima e comunicavano mediante parola e silenzi: c’era Dio intorno e nell’intimo potevamo percepirlo, nella preghiera coglierne il mistero…C’erano poi ritiri con tempi di deserto, proposte di catechesi per crescere, confrontarsi e non solo per completare la lista dei sacramenti da ricevere. Molti di noi, sin da giovanissimi, hanno letto vite dei santi, scoperto ‘l’imitazione di Cristo’ e i Padri del Deserto, la preghiera del cuore, le missioni e poi scelto di arricchirsi attraverso il servizio in diversi contesti e professioni piuttosto che inseguire carriera e denaro… Merito di  quei santi incontrati, quotidiani servitori di Cristo che non è possibile dimenticare, alla stregua di vita ed esempi di genitori, nonni e docenti ‘solidi’ per umanità e cultura.

Papa Francesco  continua ad avvertire l’urgenza d’insegnare non a parole, ma a fatti… le sue Omelie sono un esame di coscienza in primis per sacerdoti e per operatori pastorali specialmente in ambito giovanile: il sensazionale, l’essere qualcuno, il sapersi districare nella rete non interessa a chi vorrebbe specchiarsi, trovare una direzione, fare l’incontro vitale della propria esistenza …I giovani da sempre sono voce critica all’inconsistenza che li circonda, denunciano il malessere degli adulti, vedono con occhi ‘veri’ la mancanza di coerenza di chi annuncia grandi cose, propone progetti ideali dimostrando pochezza, scarsa interiorità, deficit personali, inadeguatezza e problemi irrisolti…

Per annunciare Cristo non basta essere chiamati, occorre riempire il proprio essere di Lui, divenire capiente come una  giara e lasciarsi riempire d’acqua -Nozze di Cana-  e poi attendere che l’unico Maestro e Signore ci trasformi in vino al momento opportuno…Chi crede d’essere il protagonista di turno, profeta, maestro e guida… finisce per rovinare la festa e il lavoro di Dio, d’essere d’inciampo, di trasformare la festa in uno spettacolo di marionette… in molti applaudiranno, forse, ma tornando a casa porteranno con sé foto ricordo da mettere in rete, non certo quell’attimo assoluto e certo che faceva ripetere a Giovanni: ‘erano le quattro del pomeriggio quando lo incontrammo’

Se non si ha la responsabilità di un’omelia, ma quella di formare anche educatori, non si può tacere… oltre a credere e pregare, abbiamo, tutti, comunque, il dovere di correggere errori comuni, sollecitare al miglioramento, al rinnovamento interiore, ad autentica conversione: ritornare al Modello, ad essere discepoli di fatto, metterci alla Scuola dello Spirito… e anche gli studenti, magari solo percependo l’autenticità di un’ insegnante credente e innamorata di Cristo, comprenderanno e s’incammineranno…
Concetta F. Sinopoli
Docente di Bioetica – Scrittrice

 

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