…Perché arrivati in terra ospitale

Dal 2015 la data del 3 ottobre per l’Italia non è più una giornata come la maggior parte dei immigratigiorni dell’anno. E’ ufficialmente la Giornata delle vittime dell’immigrazione.  La scelta della data ha una motivazione inquietante: “il 3 ottobre del 2013 un’imbarcazione carica di migranti è naufragata al largo delle coste di Lampedusa e 168 persone sono morte”. Quindi un atto coraggioso, giustificato, fortemente simbolico dopo la evidente comune presa di coscienza della più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall’inizio del Ventunesimo secolo. Questa ufficializzazione di un evento catastrofico rende testimonianza della maturazione di una mentalità nuova: quanti – costretti da situazioni di povertà, di abbandono, da guerre che a volte finiscono in sterminio – si espongono a viaggi spesso disastrosi, non possono, non devono essere lasciati in balia di se stessi. L’immigrazione è di per sé un fenomeno dalle dimensioni globali, quindi, ed è evidentissimo, di non facile gestione e che interessa e mette in questione la coscienza di tutti. Esattamente perché da tragedia si trasformi in fenomeno gestibile. Già il Levitico riporta: “Se verrà a stabilirsi presso di voi un immigrante non molestatelo. Come uno nato tra di voi sarà colui che viene a stabilirsi presso di voi. Lo amerai come te stesso… perché voi sete stati immigranti nella terra d’Egitto” (cfr Lev 19,33-34). Gesù lo ammette come positività in una delle motivazioni per la ammissione nel suo Regno: “Venite… prendete possesso del mio regno… perché ero pellegrino e mi ospitaste” (Mt 25,35).

Anthony Lake, direttore UNICEF (settembre 2015) presentando cifre inquietanti ha scritto: “Almeno un quarto di coloro che cercano rifugio in Europa sono bambini – nei primi sei mesi di quest’anno, più di 106.000 bambini hanno chiesto asilo in Europa. E non dobbiamo mai dimenticare ciò che sta dietro le tante storie delle famiglie che cercano rifugio in Europa: terribili conflitti come quello in Siria, che già ha costretto circa 2 milioni di bambini a fuggire dal loro paese”.

Molte comunità religiose, diocesi, parrocchie stanno prendendo in seria considerazione l’appello di papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere ‘prossimi’, dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta”. “Nei loro occhi paura e speranza” ha scritto recentemente Anna Pappalardo parlando delle attuali situazioni di emergenza. Insieme vorremmo che negli occhi di tutti i migranti non si vi debba più leggere ‘paura’ ma soltanto ‘speranza’, perché ‘arrivati in una terra ospitale’. (B.M.)

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