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Diventare amore per non perire

marzo 4th, 2010

I brani biblici, che la liturgia di questa terza domenica ci propone, sembrano suggerirci due messaggi, contradditori: da una parte un Dio che si china e si prende a cuore le sofferenze del suo popolo (Es 3,7s) e il vignaiolo che intercede presso il padrone perché non venga tagliato l’albero di fichi; dall’altra l’affermazione di Paolo (“ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto”) e di Gesù (“se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”).

Da una parte un Dio che si coinvolge amorevolmente nella storia dell’uomo per salvarlo; dall’altra un Dio che castiga e minaccia.

Il punto non è chiederci quale Dio, ma piuttosto quale uomo. Dio si muove sempre e comunque dentro un contesto d’amore e si muove dentro un contesto d’amore attraverso l’amore degli uomini. Non è Dio che fa perire, ma la “non conversione” all’amore. E’ il “non  amore” che conduce l’umanità alla rovina: se non diventiamo “amore”, periremo, perché è la mancanza di amore che conduce l’umanità alla rovina. Quando la relazione tra persone non è fondata sull’amore, subentrano altri criteri a guidarci e allora…

Essere amore, segno dell’amore divino, ci fa essere come Mosè, chiamati a riprendere il cammino della storia, perché sia sempre storia di salvezza; ci fa essere vignaioli impegnati a zappare e concimare l’albero dei fichi incapace di produrre frutti d’amore.

Fuori metafora significa spendere la propria vita amando. Ed allora proviamo a coniugarlo sempre e solo all’indicativo presente questo verbo e a dargli la concretezza della quotidianità, dentro e fuori le mura reali e figurate dei nostri istituti.

E’ questo ciò a cui siamo chiamati!

Non a chiederci chi sono i buoni e chi i cattivi, chi i colpevoli e chi i giusti; non a ritirarci dentro i nostri gusci, ma a convertirci all’amore, trascinando tutti in questo gorgo che salva, perché di tutti dobbiamo farci prossimi.

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com

 

La domenica dell’estasi gioiosa (Lc 9,28b-36)

febbraio 25th, 2010

Domenica della “Trasfigurazione”. Non occorrerebbero tante parole! L’esortazione apostolica Vita consecrata fa della Trasfigurazione l’icona della Vita Consacrata. Ma forse quella esortazione postsinodale giace, un po’ dimenticata, sul fondo di qualche nostro cassetto. Varrebbe la pena riprenderla, non semplicemente per rileggerla come una buona lettura spirituale, ma per “sciogliere gli ormeggi” e attuarla, cercando di viverla veramente, con fiducia.

C’è qualcosa nella nostra vita, che ci tiene incollati alla ripetitività, alle sicurezze che ci derivano dalla ripetitività, da un glorioso passato. Siamo un po’ come Abramo che sta aspettando, con lo sguardo rivolto al cielo, la realizzazione della promessa, la innumerevole discendenza, che farà, miracolisticamente, rifiorire la fede nel deserto di questa disorientata umanità che cerca affannosamente corpi, anziché anime, trasfigurati artificialmente dentro i laboratori di chirurgia plastica o nei saloni di bellezza.

S. Paolo ci ricorda che è solo il Signore Gesù che trasfigurerà il nostro misero corpo mortale per conformarlo al suo corpo glorioso. Questo indicativo futuro non sta ad indicare un miracolo che si compirà “nonostante noi”. Il miracolo consiste nella capacità, nella forza, nella potenzialità, che il Signore ha immesso in noi, di cui “ci ha resi capaci”; dopo di che il cammino verso il nostro Tabor, dove avverrà la nostra trasfigurazione, è affidato a noi. «Esci dalla tua terra…», è l’invito di Dio ad Abramo; «sacrifica tuo figlio, il tuo unico figlio» … va’ oltre, cerca sempre di essere “segno”; sii sempre innamorato di Cristo e di coloro con i quali il Cristo si è identificato: «avevo fame,… avevo sete…»

Non dire che sei stanco di salire, verso il monte della tua trasfigurazione, della tua configurazione a Cristo! «La professione dei consigli evangelici (ti) pone quale segno e profezia per la comunità di fratelli e per il mondo. Non possono perciò non trovare in (te) particolare risonanza le parole estatiche di Pietro: Signore, è bello per noi stare qui» (VC 15).

E che questa nostra estasi gioiosa traspaia nella nostra vita!

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com

La domenica del momento favorevole (Lc 4,1-13)

febbraio 18th, 2010

«Ecco ora il momento favorevole, ecco il giorno della salvezza» (2Cor 6,2)

«Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15).

La salvezza che arriva attraverso la conversione!

Convertirsi a che cosa e da che cosa? E’ la domanda che spesso resta senza risposta e impedisce ai “buoni” di convertirsi: non ne hanno bisogno.

La pagina di vangelo viene invece a proporci la conversione da quelle tentazioni da cui Gesù è uscito vincitore, mentre noi…

Ed eccole le tentazioni: la tentazione del benessere, star bene, stare comodi, a scapito di…

La tentazione dell’avere: non pretendiamo di possedere “tutti i regni della terra”, ma tutto quello di cui abbiamo bisogno, sì! e chi determina il bisogno? Ad ognuno la sua “povertà”?

La tentazione dell’esibizione, dell’applauso, la claque: quanto bravo sei!

Il pericoloso rischio è che siamo “prostrati” davanti a questi idoli, anziché, come ci ammonisce il Deuteronomio (Deut 26,10): essere prostrati davanti al Signore tuo Dio.

«Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore» (Rm 10,8). E’ una parola che ci interroga, che ci inquieta, o che ci assopisce?

Di quale radicalismo evangelico siamo portatori, finché ce ne stiamo raggomitolati dentro le nostre ovattate stanze delle nostre tranquille osservanze? dentro i nostri indecifrabili istituti, ospitali solo per chi è dei nostri?

Tornare alla “carità” per cui siamo nati, lasciarci guidare, pungolare dalla Parola, dare a Dio il primato nella nostra vita e nelle nostre scelte, ecco la conversione che ci attende! Allora forse il deserto della fede, in cui vive questo nostro povero mondo, forse rifiorirà.

Se non siamo segni gioiosi di Vangelo, che senso ha la nostra vita? per noi e per gli altri.

«Ecco ora il momento favorevole»

d. Ferruccio Cavaggioni

 giuseppino del Murialdo

fcavaggioni@gmail.com

Gesù annuncia la beatitudine del Regno

febbraio 12th, 2010

Nella pianura attorno al lago, Gesù è attorniato dalla folle venute anche di lontano. Alzando gli occhi su di esse, il Maestro si sente preso da compassione e allora parla le parole di luce e di speranza: Beati voi, poveri… Beati voi che piangete… Beati voi perseguitati per me… Rallegratevi ed esultate.

Mai nessuno ha parlato come lui, diranno alcuni!

I poveri lo sanno e perciò gli vanno dietro.

Ci sono anche coloro che lo ascoltano ma non l’accolgono, anzi, a loro basta la sazietà di questo mondo, non sanno farsi poveri come lui è povero e cercano il successo agli occhi degli uomini.

La Beatitudine e la benedizione è per l’uomo che teme il Signore, dice il profeta (Ger 17,5-8); egli è paragonabile ad un albero che affonda le sue radici lungo un corso d’acqua così che le sue foglie non cadono mai e porta frutto. Chi, al contrario, confida nell’uomo è come un tamerisco nella steppa arida, anzi in terra di salsedine dove nessuno può vivere.

L’uomo che non confida nel Signore non vive e non da vita.

Il Figlio del Padre, Gesù che ha confidato in Dio, ha donato se stesso, è risorto e anche noi che vogliamo seguirlo risorgeremo (cf 1 Cor 15,12.16-20).

Sr Cristina Cruciani pddm

La Domenica della chiamata dei discepoli (Lc 5,1-11).

febbraio 4th, 2010

Oggi celebriamo Gesù che, sul lago, parla alle folle da una barca. Non a caso, quella barca era di Simone. Come non vedervi un segno per noi? il Maestro parla ancora oggi dalla barca di Simone detto anche Pietro, nella Chiesa, nel papa e nei pastori!

Dopo averli invitati a prendere il largo, Gesù esorta i pescatori a gettare le reti. In realtà solitamente si pesca di notte, non solo, Simone fa osservare a Gesù che per tutta la notte non avevano preso nulla. Il Maestro indica la parte destra, quella buona, e poi c’è lui  ora e, infatti, gettando le reti nel suo nome, come una obbedienza di fede, le reti si riempiono tanto che occorre chiamare aiuto.

Poco tempo fa il papa Benedetto XVI, diceva alla Chiesa di Roma: è necessario che i laici stiano accanto ai loro pastori, essi non sono soltanto collaboratori ma corresponsabili della missione della Chiesa. In Simone e compagni che dalla loro barca chiedono aiuto agli altri, vi vediamo appunto questa corresponsabilità nell’essere pescatori di uomini.

L’incontro con Gesù sconvolge Simone che, come altri chiamati nella Bibbia, resiste e non si ritiene degno di questa vocazione: Gesù lo rassicura con la tipica espressione con cui Dio ha sempre consolato nelle Scritture: “non temere”! Sarà nel suo nome che Simone, sempre, getterà le reti sino alla fine dei tempi.

La domenica di Gesù Profeta rifiutato (Lc 4,21-30)

gennaio 30th, 2010

L’Orazione del Messale italiano sintetizza il Vangelo di questa domenica: “O Dio, che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria, manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa’ che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio missionario dell’Evangelo”.

Gesù nella sinagoga di Nazaret dove era cresciuto, ha letto il profeta Isaia nell’annunzio di una salvezza universale. Questa lieta notizia (vangelo!) egli la condivide con i suoi e chiede loro di lasciarsi spalancare all’universalità ed accogliere i pagani ai quali pure è destinata la salvezza. I nazaretani, tra cui certamente c’erano anche parenti di Gesù, restano chiusi e neppure sono disposti ad accettare un Gesù diverso da quello che loro avevano conosciuto come figlio di Giuseppe… Allora Gesù è costretto a dire che cosa accadrà: l’eredità sarà data ad altri come Elia fu mandato ad una vedova fenicia ed Eliseo guarì uno straniero dalla lebbra.
Il brano del profeta Geremia (Ger 1,4-5.17-19), figura di Gesù, ci rivela quanto il Maestro si fidasse del Padre e come egli si fosse fatto discepolo del Padre; infatti: va dritto per la sua strada; sicuro che il Padre stesso avrebbe preso le sue difese e che nessuno poteva distoglierlo dalla sua missione.
L’Apostolo Paolo, nel brano famoso dalla prima lettera ai Corinzi (1Cor 12,31-13,13), dopo averci parlato dei carismi, ce ne indica uno più grande: la carità, intesa come l’amore che ama anche chi amabile non è che perciò fa simili a Dio. Questa carità è l’amore che nulla chiede in cambio. E’ l’amore che rimane, perché l’amore non può morire, anzi, ciò che è amore tutto risorge.

La domenica di Gesù a Nazaret! III Dom./C

gennaio 24th, 2010

Dopo essere stato battezzato e tentato, Gesù, in Galilea, da inizio all’annuncio del Regno insegnando.
Recandosi a Nazaret, la sua città, egli annuncia il suo programma come a voler partecipare ai suoi, per primi, la novità e la bellezza di ciò che stava accadendo sotto i loro stessi occhi.
E’ sabato ed egli si reca in sinagoga, come era solito fare, a noi piace pensare che in un luogo a parte con le altre donne, ci fosse proprio lei, la Madre di Gesù.
Non conosciamo se fu il capo della sinagoga ad invitarlo a leggere il brano della Torah assegnato per quel giorno, l’evangelista Luca dice che si alzò, prese l’iniziativa; Gesù è un laico ma nella Sinagoga anche i laici possono, dopo i 12 anni, leggere in pubblico la Torah e commentarla.
Gesù è conosciuto a Nazaret, tutti sanno della sua sapienza e dunque immaginiamo che si facesse un gran silenzio proprio di una grande attesa.
Dopo aver letto, e quelle parole devono essere cadute come macigni o come olio nei cuori e nelle menti o anche come capaci di aprire gli occhi di fede dei più buoni, la “moviola” ci descrive lentamente i gesti di Gesù: arrotolò il volume, lo restituì all’inserviente, si sedette e…. cominciò a parlare: “Oggi si compie sotto i vostri occhi, questa Parola che avete udita”! Sappiamo quale è questa Parola tratta dal rotolo del Profeta Isaia (61, 1-2). Lui, Gesù, figlio creduto di Giuseppe di Nazaret, è proprio colui su cui si è posato lo Spirito per recare ai poveri un lieto messaggio, consolare ecc…

Di quanto poi succede, cioè del rifiuto della proposta di Gesù, diremo domenica prossima, oggi, la I Lettura, tratta da Nehemia 8, 2-10 che è profezia del vangelo, vuole focalizzare la nostra attenzione su cosa succede quando nella liturgia si proclamano le Scritture: esse accadono, diventano un evento sotto i nostri occhi; non solo dicono la Salvezza ma quanto dicono si fa presente.
In qualche modo, ravvisiamo nei passaggi della I Lettura e nei gesti di Gesù nella Sinagoga di Nazaret, anche i quattro momenti della lectio divina ma soprattutto il valore della proclamazione liturgica: vi è reale corrispondenza tra la Scrittura e l’evento salvifico che accade oggi, qui per noi
Quando nell’assemblea si leggono le divine Scritture: “oggi si compie per voi, per noi, per me… questa Scrittura”! ogni volta nella liturgia, quanto Dio dice si compie per coloro che credono!

Sr Cristina Cruciani, pddm

Battesimo del Signore / C

gennaio 10th, 2010

In questo anno in cui, nel Lezionario per il ciclo C, leggiamo l’Evangelista Luca, oggi, nella I Domenica del Tempo lungo l’anno,  ci viene proposto il Mistero del Battesimo di Gesù al Giordano, inserito nella grande attesa che era tra il popolo e che l’evangelista sottolinea. “Tutto il popolo era in attesa… . Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba , e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù, in preghiera e in silenzio, lascia che il Padre parli su di lui dopo averlo colmato di Spirito Santo per la sua missione. Egli è il Servo-Figlio che viene per portare a compimento la salvezza voluta da Dio. In realtà il Battesimo per Gesù è già accettare la croce, in piena libertà, in piena adesione al volere del Padre suo che si compiace su di lui e lo aiuta con la forza dello Spirito santo.

Il Signore si immerge nelle acque del Giordano e così facendo accetta di immergersi nei flutti della morte per ridare la vita a tutti coloro che dalle acque rinasceranno.

Proprio la preghiera aiuta Gesù in tutta la sua missione: entra nel mondo pregando, prega lungo tutta la sua esistenza, muore pregando, prega nella tomba, sta dinanzi a Dio ad intercedere in nostro favore sino alla fine del mondo.

Il Battesimo di Gesù è sostanzialmente differente dal nostro eppure merita a noi la grazia del nostro! Oggi è buona cosa nella liturgia fare memoria del Battesimo dare la nostra adesione, il nostro si, a quel evento che sta all’origine del nostro essere cristiani.

                                                                             Sr Cristina Cruciani, pddm