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Da che parte stiamo?

marzo 24th, 2015

Domenica delle palme 29 marzo 2015

In questa domenica, detta anche di passione, l’evangelista Marco ci racconta l’amore di un Padre che nel Figlio suo prediletto si manifesta in maniera sconvolgente, davvero infinito.
Quanto amore, quanto sangue versato per noi!
Davanti a tanto amore non ci sono parole, non ci sono commenti, ma solo silenzio, ascolto, contemplazione, adorazione, preghiera.
Santa Caterina da Siena, donna appassionata per Dio e per l’uomo, ci può aiutare.

O glorioso e prezioso sangue: tu sei per noi bagno e unguento posto sopra le nostre ferite. Sì, è veramente un bagno, perché nel bagno tu trovi il caldo e l’acqua e il luogo dove esso sta. Così ti dico che in questo glorioso bagno tu ci trovi il caldo della divina carità, cioè Dio eterno, dove il Verbo è ed era nel principio. Trovi l’acqua nel sangue, perché dal sangue esce l’acqua della grazia. E c’è il muro che sottrae agli sguardi.

O inestimabile e dolcissima carità, tu hai preso il muro della nostra umanità, la quale ha ricoperto la somma ed eterna ed alta deità, Dio-e-Uomo! Ed è tanto perfetta questa unione che né per la morte né per altra cosa si può sciogliere. Perciò si trova tanto diletto e refrigerio e consolazione nel sangue. Perché nel sangue si trova il fuoco della divina carità e la virtù della somma alta ed eterna deità. Infatti tu sai che per virtù della divina essenza vale il sangue dell’Agnello…

O sangue: tu dissolvi le tenebre e dai all’uomo la luce perché conosca la verità e la santa volontà del Padre eterno. Tu riempi l’anima di grazia da cui trae la vita liberandosi dalla morte eterna.

O dolce sangue: tu spogli l’anima dell’amor proprio che l’indebolisce e la vesti del fuoco della divina carità, e non puoi non vestirla di fuoco accostandoti a lei, perché per fuoco d’amore fosti sparso.

O sangue pietoso: per te ed in te si distillò la pietosa misericordia di Dio. Tu sei quel glorioso sangue dove lo stolto uomo può conoscere e vedere la verità del Padre eterno cioè la verità dell’amore ineffabile col quale fummo creati ad immagine e somiglianza di Dio.

O eterno sangue! Eterno, dico, perché sei unito con l’eterna natura divina. O dolce sangue che risuscitavi i morti! Sangue: tu davi la vita, dissolvevi le tenebre delle menti accecate e davi luce! Dolce sangue: tu univi i discordi, vestivi di sangue gli ignudi, pascevi gli affamati e ti davi in bevanda a quelli che avevano e hanno sete di sangue.

Col latte della tua dolcezza nutrivi i fanciulli, cioè quelli che si sono fatti piccoli per vera umiltà e innocenti per vera purità.

O sangue: chi mai non si inebrierà di te? Solo gli amatori di sé, perché non sentono il tuo profumo.

Sangue e fuoco, inestimabile amore!”

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Permettici, Maria madre di Gesù e madre nostra…

aprile 10th, 2014

Domenica delle Palme           13 aprile 2014

… di  vivere con te questa giornata delle palme e la settimana del dolore.

Siamo le religiose di oggi. Come te, Maria, donne e madri con vocazione a essere donne e madri dell’umanità.

Madre, permettici di imparare da te in questa settimana santa, il modo di camminare sulla via del dolore, tu che ha sofferto tutta la vita. Sappiamo che nella nostra chiamata è compreso il compito di generare, nutrire, presentare l’umanità al tempio. Tu hai accettato di essere madre giovanissima, non conoscevi il futuro e la tua unica luce era la fiducia nella promessa di Dio. Sei andata da tua cugina ad AinKarem, tornata a Nazareth hai portato il dolore di Giuseppe, poi a Betlemme è nato il Bimbo in povertà, poi siete fuggiti l’Egitto: fiduciosa hai atteso  conferme. Madre, cosa hai vissuto dentro di te? Oggi tante sono le madri dolorose nei immensi campi di rifugiati dell’Africa, di Sabra e Chatila, della Siria:  quali “conferme” potremmo attendere per noi e per loro?

Madre, permettici di imparare da te nel tempio, quando Simeone ti ha parlato di quella spada che ti ha ferita nel profondo. Hai saputo che il tuo Bambino sarebbe stato di salvezza e di rovina. Il tuo cuore sensibilissimo e compassionevole deve aver molto sofferto. Tu soffri anche oggi per le persone escluse, per le masse  senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita in questa cultura dello scarto, valutate come rifiuti (cf EG 54). Insegna  a noi, alle nostre comunità il modo per crescere nella compassione, per condividere il grido di dolore degli altri e non “passare accanto” come il sacerdote o il levita della parabola.

Madre, dicci  come hai vissuto i tre giorni in cui cercavi quel Figlio che era tuo (ma non tutto tuo). Aiutaci a vivere come religiose in questa cultura nella quale spesso anche noi vogliamo tutto e subito, incapaci di fermarci a pensare, vivendo spesso nell’angoscia perché abbagliate dall’immediato, dal superficiale, dalla voglia di successo nelle nostre opere. Come possiamo valorizzare il progresso del presente senza perdere le radici, la capacità di meditare, di contemplare, di attendere, di discernere la via di Dio nell’oggi?

Madre, Gesù è vissuto con te a Nazareth, ma poi è venuto il momento del distacco e la sfida della sua vita pubblica. Oggi nuove sfide si presentano alla nostra vita consacrata. Molti noviziati sono quasi vuoti, le nostre forme apostoliche sono in difficoltà: vivendo senza una vera mistica apostolica ci proponiamo di arrivare a risultati; a volte siamo pessimiste, con una psicologia quasi “della tomba” (cf EG 84). Madre, come vivere di fede e di speranza in questo tempo di crisi?

Maria, donna dei dolori, hai cooperato con Gesù Salvatore. Hai obbedito, creduto, sperato, come donna forte e madre amabile. Accanto alla croce ci hai abbracciati, ma quando “nella pienezza del tempo Dio mandò il Figlio nato da una donna” (Gal 4,4) eravamo già tuoi figli nel Figlio tuo e di Dio. Grazie, o Madre! Ottienici di vivere la vocazione missionaria e accogliere, almeno nella preghiera, i deboli, i peccatori, i disperati di tutta la terra con un cuore come il tuo!

Madre, eri nel cenacolo incoraggiando quei figli spauriti. Attendevi lo Spirito, sbocciava la Chiesa. Aiutaci a essere chiesa dalle porte aperte, a leggere i segni dei tempi, a discernere la “qualità” nel nostro essere donne, madri, religiose  per i nostri contemporanei!

“Stella della nuova evangelizzazione, aiutaci a risplendere nella testimonianza

della comunione e del servizio, della fede ardente e generosa,

della giustizia e dell’amore ai poveri,

perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra” (EG 288).

Sr Rosaria Aimo, fsp

Storia di salvezza, storia d’amore – Venerdì Santo

aprile 2nd, 2010

C’è un grido nel racconto della passione, che echeggia ancor oggi: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”

E’ partito da una croce in cui il sofferente subisce talmente che si sente abbandonato dall’amore di Dio, e sente quindi l’ingiustizia di questa sofferenza.

Tutta la storia dell’umanità è attraversata da questo grido, perché tutta la storia dell’uomo è attraversata, è intrisa di sofferenza inspiegabile; ed echeggia ancor oggi perché ancor oggi c’è dolore, sofferenza ingiusta, inspiegabile. Quante crocifissioni ancor oggi! Lì dove un uomo soffre a causa della cattiveria, della violenza, odio, mancanza di rispetto da parte di un altro uomo, lì sta avvenendo una crocifissione: dai bambini orrendamente mutilati da guerre insulse e fratricide, dalle donne stuprate in tante pulizie etniche, dalle macerie sanguinanti dell’Iraq martoriato, dal rifiuto umiliante del vicino di casa, dallo squallore di chi vende il proprio corpo per sopravvivere, dalla disperazione in cui vivono tanti profughi e clandestini, il grido “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato!”

Dov’è questo Dio che lascia morire così suo figlio? Dov’è il suo amore? Perché questo silenzio angosciante?

Perché in questo nostro povero mondo c’è sempre meno posto per lui! Perché questo nostro povero cuore, intristito dall’egoismo, non riesce ad aprirsi al suo amore! Perché questa nostra povera vita, immiserita dentro gli angusti orizzonti dei nostri unilaterali interessi, non si propone generosamente come visibilizzazione del Suo amore!

L’amore di Dio è reso invisibile dalla nostra indisponibilità. Siamo tra quei giudei che guardano curiosi questa crocifissione, in attesa che tutto finisca, per vedere come finisce.

Eppure noi possiamo far cessare questo grido, rendendo presente, attraverso il nostro amore, l’amore di Dio. Noi possiamo, noi dobbiamo essere i Giuseppe d’Arimatea che schiodano i poveri cristi dalle loro croci. L’amore di Dio pervade il mondo perché l’amore dei cristiani, il nostro amore, impregna la storia. Non quindi il grido sconsolato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”, ma la preghiera intrisa di coraggiosa speranza:

accanto alla mia sofferenza si chini il tuo amore, o Signore, reso visibile dall’amore di questi miei fratelli nella fede;

accanto alla sofferenza dell’uomo, si chini il tuo amore, o Signore, reso visibile dai miei gesti d’amore.

Allora la storia non sarà più uno scoraggiante elenco di prevaricazioni dell’uomo sull’uomo, ma potrà diventare storia di salvezza, storia d’amore.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
fcavaggioni@gmail.com

L’amore che si dona Gv 13, 1-15 – Giovedì Santo

aprile 1st, 2010

Celebriamo oggi, giovedì santo, la memoria della istituzione dell’eucaristia e del sacerdozio. Grandi temi che hanno mosso la riflessione di secoli di storia della Chiesa, racchiusi in una miriade di volumi e di trattati.

Impossibile una sintesi. Per cui mi sento scusato se la mia sarà una semplice e schematica suggestione per accompagnarci in questo giorno.

“Fate questo in memoria di me”, rischia di essere una facile citazione a conclusione di un gesto tutto sommato reso innocuo dal ritualismo in cui spesso viene confinata l’eucaristia. Le nostre eucaristie peccano spesso proprio di questa mancanza di aderenza alla vita che invece aveva quella prima e unica “eucaristia”: Gesù si fa pane spezzato, dato, condiviso, non solo simbolicamente, ma realmente: il pane spezzato, il vino donato trovano la loro concreta conseguenza sulla croce: gesto sublime e definitivo di salvezza.

Il grembiule di cui si cinge Gesù, il suo chinarsi in ginocchio davanti a ciascun discepolo, il lavare loro i piedi: tutti gesti di amorevole servizio che preludono al grande dono dell’eucaristia e che trovano poi conferma nella passione, nell’offerta totale di se stesso al Padre sulla croce per…me.

Non è quindi possibile vivere veramente l’eucaristia senza il grembiule del servizio umile e forse umiliante, e senza le braccia stese a farsi carico, nella solidarietà, di tutte le sofferenze di una umanità che geme…

L’eucaristia è il fiore che sboccia dall’amore e amare si coniuga con i verbi servire, condividere, donare. La nostra vita mangiata dagli altri! Questo è “fate questo in memoria di me”.

  d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

Decidere di amare (Is 50,4-9) – Mercoledì santo

marzo 31st, 2010

Oggi, mercoledì santo, la Chiesa sottopone alla nostra riflessione e preghiera un brano di Isaia tratto dal cosiddetto terzo canto del Servo del Signore:

“Non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il dorso ai flagellatori,

la guancia a coloro che mi strappavano la barba;

non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” Is 50,5-6)

Essere in balìa dell’amore significa anche questo: subire l’ingratitudine, soffrire la violenza di chi ha paura dell’amore.

Quante passioni ognuno di noi conosce (e forse vive) vissute nell’amore e per amore.

Diceva madre Teresa: l’amore è fatica, l’amore fa male.

Quanti cristi patiscono accanto a noi senza che forse ce ne accorgiamo, senza che nessuno renda loro il dovuto riconoscimento, anzi talvolta nel disinteresse, se non addirittura nel disprezzo: “si arrangi”.

Questo “si arrangi” quanto assomiglia all’ironia dei capi del popolo sotto la croce: ha salvato gli altri, salvi se stesso…

La scelta: decidere di amare, accettare che l’amore ci faccia male, consumi il nostro tempo, la nostra vita, le nostre forze, la nostra pace.

Accettare di essere tribolati per amore, dall’amore.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

Svelare i tradimenti (Gv 13, 21-33.36-38) – Martedì Santo

marzo 30th, 2010

Il brano del Vangelo di Gv che la chiesa ci propone per accompagnarci in questa giornata del martedì santo, ci mette a tavola con Gesù e i suoi discepoli. C’è un clima strano, non proprio gioioso come esigerebbe una cena tra amici, e una cena pasquale poi! Aleggia una strana sensazione. Bisogna che qualcuno rompa il ghiaccio. E lo fa Gesù, andando dritto al centro della causa di questa imbarazzata atmosfera. Senza giri di parole scoperchia i segreti nascosti nei più reconditi recessi del cuore: “uno di voi mi tradirà”.
Non è un atto di accusa, è un ulteriore tentativo di incontrare il cuore di Giuda: stai rimuginando una decisione che non ti fa onore! Stai per tradire chi si è messo nelle tue mani con la fiducia di chi crede veramente nell’amicizia.
Anche a Pietro Gesù rivela la sua pusillanimità nascosta dietro un atteggiamento di emotiva ma superficiale generosità: mi rinnegherai tre volte!
La Parola del Signore non è usa a circonlocuzioni! Ascoltata con esigente amore, mette a nudo, fa emergere, svela le nostre superficialità, i nostri maldestri tentativi di trovare scappatoie, i nostri alibi e vigliaccherie. Siamo dei veri esperti nel camuffare i nostri rifiuti di amare, la “necessità”, tra virgolette, dei nostri giudizi inappellabili, la apoditticità della nostra volontà e dei nostri progetti che non lascia spazio per repliche di nessun genere, neppure a Dio!
Sono i nostri tradimenti dell’Amore, con A maiuscola.
La Parola di Gesù colpisce nel segno e ci costringe ad uscire allo scoperto, ci impegna in decisioni che non ammettono né “se”, né “ma”, né “però”.
Talvolta, come per Giuda, ci riesce più facile abbandonare il campo, uscire nella notte, piuttosto che lasciarci scandagliare troppo dalla Parola… perché ci potrebbe succedere di sentire il richiamo severo di Gesù e allora… le cose sì che cambiano, veramente allora la nostra vita rischia di non appartenerci più e di essere in balìa, generosa balìa, delle urgenze, delle necessità degli altri… a loro totalizzante servizio.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

Amore eccessivo (Gv 12,1-11) – Lunedì Santo

marzo 29th, 2010
Oggi il nostro cuore riposa con Gesù nella quiete domestica della casa di Betania, avvolti dalla serenità che sa infondere l’amicizia.
 
 
 

Ma anche in questo caso è solamente un momento, perché irrompe violenta la critica subdolamente interessata di Giuda e la velenosa decisione dei sommi sacerdoti invidiosi che decidono di far morire anche Lazzaro assieme a Gesù.
Perché questa avversione? Perché non hanno capito nulla dell’amore, preoccupati come sono di se stessi e del loro potere e privilegio: non sono, non siamo disposti né disponibili per l’incontro, cercano, cerchiamo lo scontro, l’eliminazione dell’altro. Eppure ci è familiare la voce del profeta: “non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42, 4)
Maria, con il suo gesto di amore totale, che spreca una libbra di olio profumato, di vero nardo, assai prezioso, assurge a simbolo dell’amore tout court, perché la misura dell’amore è amare senza misura.
Gesto sconveniente quello di Maria? E’ questa la terribile domanda che frena ogni nostro incontro vero con l’altro: diamo qualcosa, non “sprechiamo” noi stessi, neppure all’interno della nostra comunità! Giudichiamo tutto eccessivo! Eccessiva la preghiera, eccessivo continuare a riscaldare l’amore in comunità, eccessivo donare un po’ troppo del mio tempo agli altri, eccessivo… l’amore che il vangelo ci propone. E l’eccessivo disturba il quieto ed equilibrato ordine che ho dato alla mia vita.
Signore, mettimi dentro un po’ di inquietudine, fammi essere un po’ eccessivo nel mio amore verso te e verso i figli tuoi, miei fratelli!

 d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com