Search:

L’Umanità: sogno di Dio

maggio 20th, 2015

Domenica di Pentecoste                                                   24 maggio 2015

Vangelo di Giovanni  15,26-27; 16,12-15

Il Vangelo di Giovanni che la liturgia ci regala in questa solennità di Pentecoste, ci parla dello Spirito Consolatore  (Paraclito)  che è lo Spirito  della verità.

E’ la promessa che Gesù fa ai suoi discepoli prima di lasciarli per  tornare al Padre.

Gesù dunque continuerà ad essere in mezzo a suoi  inviando a loro, perché stia sempre con loro, lo Spirito che consola, lo Spirito della verità. E lo ribadisce due volte aggiungendo che la missione dello Spirito sarà quella di guidare i suoi discepoli a conoscere tutta la verità.

Viene spontaneo domandarci,  come forse, i discepoli stessi  che lo ascoltavano avranno chiesto: che cos’è la verità?

E’ la stessa domanda che un giorno Pilato fece, in modo superficiale, a Gesù senza poi aspettarne la risposta , perdendo così un’opportunità, e senza rendersi  conto  che invece stava ponendo  una questione molto seria  nella quale si metteva  in gioco il destino  dell’umanità.

Che cosa è, dunque, la verità?
S. Tommaso d’Aquino afferma che:  Dio è «ipsa summa et prima veritas – la stessa somma e prima verità» (S. theol. I q 16 a 5 c).
E’ questo che  Gesù intende dire quando parla dello Spirito della verità. E’ la vita che

procede dal Padre  e che darà testimonianza dell’operato del Figlio. Gesù stesso è

venuto nel mondo per rendere testimonianza della Verità.

«Dare testimonianza alla verità»; mettere cioè in risalto Dio e la sua volontà di fronte agli interessi del mondo e alle sue potenze, perché lo Spirito della verità  dona a tutte le cose la loro luce e la loro grandezza.

“Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”; sarà per voi la luce, la forza, l’intelligenza  che vi renderà capaci di conoscere Dio, di essere introdotti nell’intimità della vita trinitaria sperimentandone  la  inimmaginabile pienezza d’amore.

L’Amore è la verità di Dio.

Che cos’è la verità?

Non soltanto Pilato ha accantonato questa domanda come irrisolvibile e, per il suo compito, impraticabile. Anche oggi purtroppo, grande parte della nostra umanità  prova fastidio per essa. Noi sappiamo invece che senza la Verità l’uomo non coglie e non vive il senso della sua vita.

Spirito della verità,
Donaci l’amore alla verità,
Rendici appassionati della verità,
Abbatti in noi tutte le muraglie di difesa che ci costruiamo,
Fa’ che abbiamo sempre il coraggio di preferire la verità ai nostri gusti personali,
Donaci una intelligenza disposta ad aprirsi largamente, ad accogliere la verità e farla nostra con gioia.
Aumenta il nostro zelo per rendere testimonianza alla verità,
Fa’ che scopriamo l’assoluto della verità nella persona di Cristo.
Attirandoci alla verità, stringici più intimamente a Colui che ha detto: “Io sono la verità, la via, la vita”. Amen.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Pace a voi!… Ricevete lo Spirito Santo

giugno 4th, 2014

PENTECOSTE                  8 giugno 2014

At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-23

Dopo l’Ascensione celebriamo la Pentecoste: cioè la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, come compimento della promessa di Gesù.

Come la Pasqua rappresenta il compimento di un cammino percorso con Gesù, la Pentecoste segna il compimento della promessa fatta nella prima apparizione dopo la risurrezione: “venne Gesù, stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi!… Detto questo soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo…”.

In quella apparizione leggiamo la promessa dello Spirito Santo, che si realizza solo 50 giorni dopo, e non tocca solo gli apostoli, ma anche la folla che attende e ne esperimenta gli effetti: “ognuno li sente parlare nella propria lingua”. Ancora una volta mi sembra di capire  l’importanza del tempo per noi creature. Mentre per Dio il tempo è senza misura, per l’uomo il tempo è composto di istanti, di minuti, di ore…. Anche il pensiero si sviluppa e si compone nel tempo; solo nel tempo l’uomo percepisce lo sviluppo degli eventi e comprende e accoglie.

Lo Spirito Santo è il dono pasquale del Risorto, che ci rende creature nuove, non uguali. A ognuno di noi si manifesta in modo unico e irrepetibile: “se Cristo ha riunificato l’umanità, lo Spirito ha diversificato le persone… Le fiamme dello Spirito si dividono e ognuna illumina una persona diversa… e genera al mondo uomini liberi, responsabili, e creativi” (E. Ronchi). Il ritrovarci tutte nello stesso cammino non significa che le diversità siano annullate. Le diversità ci sono sempre perché Dio ci ha fatte irrepetibili. Si tratta di cogliere la diversità per farla occasione di crescita. Si tratta di lasciare lavorare lo Spirito in noi. Si tratta di lasciarci fare, secondo il progetto di Dio su ciascuna di noi.

“Poter essere se stessi ed esserne felici è il sogno di Dio per ciascuna di noi” (Emanuelle Marie). Ma quanto è difficile essere se stessi! La famiglia, l’educazione, l’ambiente, il  territorio, gli eventi vissuti, hanno creato in noi sovrastrutture, schemi, che ci fanno diverse l’una dall’altra, anche nella sfera esterna. Nella comunità, l’essere diverse, invece di essere motivo di ricchezza, diventa spesso motivo di conflitto, che rallenta o blocca il cammino. Dovrà essere impegno di tutta la vita liberarci, da ogni falsa immagine di noi stesse, per far emergere il nostro essere come Dio ci ha pensate da tutta l’eternità, per renderci trasparenti e disponibili ad accogliere il dono, la “novità” dello Spirito che opera in noi.

Il dono si accoglie poco per volta, passo passo lungo lo scorrere della vita. Il rinascere come nuove creature nello Spirito si attua nella relazione con Gesù, tra di noi e con tutta la creazione. Con Gesù, perché ci ha dato l’esempio, e ci invita a seguirlo. Tra di noi, perché lo Spirito ci rende creature nuove e ci consente di comprenderci pur parlando lingue diverse. E con tutta la creazione perché siamo parte della creazione, dipendiamo dalla terra e dai suoi frutti; all’uomo è stato affidato tutto il creato.

Lo afferma anche Papa Francesco, il quale fin dalla prima omelia, ha detto: “Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato”.

Vorrei concludere con il ricordo di una cara sorella della mia comunità mancata solo pochi giorni fa. Alla bella età di novant’anni e passa sapeva manifestare freschezza, meraviglia e stupore di fronte alle novità, grandi o piccole, di ogni giorno, esclamando: “ma guarda un po’, ho imparato ancora una cosa nuova. Ho sempre da imparare”. Ecco, l’opera dello Spirito  Santo nel cuore di chi si lascia fare.

Sr Teresita Conti, fsp

LO SPIRITO SANTO VI RICORDERA’ TUTTO

maggio 24th, 2012

Domenica di Pentecoste 27 maggio 2012

“ Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Gv. 14,26

Gesù aveva fatto esperienza diretta della memoria corta degli Apostoli, sulla strada di Emmaus. I due erano fermi alla croce e al sepolcro: i fatti, le parole, le promesse del Maestro erano lontane e confuse.
La lunga azione dello Spirito era completamente assente dalla loro mente. Gesù sapeva che solo la luce dello Spirito Santo avrebbe potuto resuscitare la memoria nel cuore dei suoi amici.

Raccolti nel cenacolo, pieni di paure e sconfitti nella loro ambizione di continuatori del Regno, all’improvviso si sentirono invasi da una forza che risvegliò una Presenza vitale, conosciuta e dimenticata nella storia dei singoli e del popolo di Dio.

Lo Spirito che Gesù aveva loro promesso li trasformò in uomini nuovi. Allora compresero la lunga esperienza dello Spirito che aleggiava sulle acque all’inizio del mondo, che si era fatto presente come soffio vitale nella creazione di Adamo, aveva richiamato l’attenzione di Mosè nel roveto, era diventato fiamma e aveva invaso il Sinai, era entrato nelle distesa di ossa aride come forza rigeneratrice…..

Solo dopo il soffio gagliardo dello Spirito, gli Apostoli entrarono nel mistero della salvezza, compresero le parole e si accorsero di essere depositari dei Carismi che Gesù aveva loro annunciato. Quel giorno stesso divennero protagonisti di una nuova creazione. Come lo spirito che alitava sulle acque diede armonia e vita alla materia, così il vento che soffiò nel cenacolo entrò nel cuore degli Apostoli e di quelli che erano con loro e iniziò il miracolo della ricomposizione dei cuori. La babele che aveva diviso l’umanità fu ricomposta. La moltitudine di coloro che ascoltavano la Parola degli Apostoli divenne una comunità orante, chiese il battesimo dell’acqua e dello Spirito e formò la Chiesa.

Anche a noi, come agli Apostoli, Gesù chiede di fare memoria.

La Festa di Pentecoste ci riguarda come persone e come Congregazioni Religiose, scaturite dalla forza di un carisma che ha le sue radici nello Spirito. La Pentecoste deve aprire i nostri carismi all’attenzione dello Spirito perché li rigeneri, li arricchisca di nuovi significati, li conformi ai
tempi e alle culture. La Pentecoste deve riportarci con passione e con gioia alla memoria di quando lo Spirito ha illuminato il cuore e la mente delle nostre Fondatrici, dei nostri Fondatori e ha operato in loro una novità di cui ciascuna è depositaria. Nella Chiesa, nata dall’acqua e dallo Spirito, sono sbocciati i nostri carismi, con una forza dirompente che ha lasciato un segno nella storia, ma se vogliamo che il solco tracciato sia fecondo di salvezza, dobbiamo pregare:

Perché le nostre Famiglie, nate dallo Spirito,
possano tirare nel presente del mondo
l’avvenire della promessa di Dio. Ascoltaci, Signore.

sr. Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

Lo Spirito: misterioso cuore del mondo

giugno 9th, 2011

Pentecoste  Anno A  12 giugno 2011

“Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”

At 2,1-11; 1Cor 12,3b-7.12-13, Gv 20,19-23

La Pentecoste segna la conclusione di un cammino iniziato la sera di Pasqua e il compimento di un processo  iniziato già da tempo. Furono necessari cinquanta giorni, dopo la risurrezione  e l’azione dello Spirito Santo perché gli apostoli giungessero ad essere testimoni del Signore risorto.

Lo Spirito Santo si era manifestato in forma non clamorosa a Maria. Quell’annuncio di novità aveva dato  inizio alla storia della salvezza. Ora, nel cenacolo, dove “si trovavano tutti insieme”  lo Spirito fa irruzione “come vento impetuoso” e riempie di sé coloro che sono riuniti. Li rinnova, li ricostruisce dal di dentro, comunica loro una forza nuova e attraverso di loro si manifesta a tutti. Il dono dello Spirito dà, così, inizio alla vita della Chiesa.

“Cominciarono a parlare in altre lingue…Ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua…”. Si dice, prima che “parlavano” lingue diverse, poi che  tutti “sentivano parlare” nella propria lingua. È il miracolo della comunicazione dello Spirito che opera dal di dentro, in modo personale, irripetibile.

È il processo, il metodo dello Spirito che compie  in noi la sua azione. Non aggiunge pensieri divini ai nostri pensieri umani, ma dall’interno qualifica diversamente i nostri sentimenti, le nostre intenzioni, le nostre azioni facendoci crescere nella dimensione umana, secondo quel progetto di umanità che Dio ha formulato  per ciascuno di noi  fin dall’eternità.

Attorno a noi è diventato normale vedere volti diversi, incontrare gente di culture e credo diversi, sentir parlare lingue diverse.  Assistiamo a un grande movimento di popoli, assetati di dignità, di giustizia e di pace. La Pentecoste è il persistente  richiamo all’accoglienza del diverso, all’apertura all’altro. Solo attraverso l’accoglienza, la solidarietà, l’incontro dei popoli, cui oggi assistiamo non sempre accolto come positività, diventerà  inizio di dialogo e di comunione universale.

Vieni, Santo Spirito, manda un raggio della tua luce e facci attenti e capaci di leggere la storia,

vieni, Padre dei poveri, solleva chi è più debole, facci disponibili all’ascolto, alla solidarietà, all’accoglienza ,

vieni , Dispensatore di grazia, facci dono dei tuoi doni: verità, libertà, gioia, saggezza, amore,

vieni , Luce dei cuori, illumina le pieghe della nostra vita, le ombre del nostro amore, aprici ai fratelli,

vieni, buon Consolatore, calma le nostre angosce, riempi i nostri vuoti, guidaci all’essenziale,

vieni , dolce Ospite, abita i nostri cuori, solleva le nostre stanchezze, irrompi in noi con “vita nuova”,

Vieni, Santo Spirito,  qualifica i nostri pensieri, facci capaci di creare comunione, sostituisci l’ansia di potere con l’impegno per la giustizia e la pace.  Amen.

Teresita Conti, fsp

Nello Spirito di Cristo (Gv 14,15-16.23b-26) Domenica di Pentecoste

maggio 23rd, 2010

Ed ecco la conclusione, il punto di arrivo, di tutti gli eventi che abbiamo celebrato fin dall’inizio, fin dall’Avvento: «Tutti furono colmati di Spirito Santo». Tutti siamo ricolmi dello Spirito Santo! E questo Spirito ci rende figli adottivi, per cui possiamo invocare Dio con il nome di “Abba, Padre”. Ecco ciò cui mira tutta la storia: dare ad ogni persona la consapevolezza di essere figlio-figlia di Dio. Questo è il miracolo che si compie con la venuta dello Spirito Santo nella nostra vita: ci costituisce in una sola famiglia, la Chiesa è la famiglia dei figli di Dio, famiglia di Dio: una famiglia che testimonia al mondo intero, a tutta la famiglia umana, che il tempo dei recinti è finito, che amare senza confini è possibile, che l’amore vince ogni divisione, che l’amore abbatte ogni steccato, supera ogni muro, mette in dialogo ogni diversità. La incomunicabilità che la egoistica superbia aveva provocato a Babele, viene distrutta a Gerusalemme; dal cenacolo l’uomo ritorna a comunicare con i suoi simili, qualunque sia l’origine di ognuno.

Pentecoste è l’irruzione dell’Amore che ci abilita ad amare, e se «uno mi ama ( e qui sta l’inghippo! Lo amiamo veramente?), osserverà la mia parola» (quale parola stiamo veramente osservando?). Ed ecco l’evento rivoluzionario: «Il Padre mio lo amerà!». Siamo amati dal Padre! Ma c’è di più: «Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui», che richiama Ap 3, 20 «Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». La familiarità con Dio! Dia Padre, Dio Figlio, Dio Spirito abitano in noi, in me. Gioia immensa, ma anche impegno costante, senza termine, a essere testimoni gioiosi e impegnati di un Dio Amore, e quindi portatori di amore sempre, ovunque. Vivere da risorti, vivere da amati, vivere da abitati dall’Amore, significa vivere in modo che ogni nostro attimo di vita sia degno dell’eternità, sia cioè vissuto all’insegna dell’amore, perché alla fine ciò che rimane non è l’organizzazione, non sono le nostre opere, ce lo ricorda S. Paolo (1Cor 13,8), ciò che rimane per l’eternità è proprio l’amore («La carità non avrà mai fine»), l’amore che si dona, l’agape.

Usciamo allora dai nostri intimistici cenacoli per parlare il linguaggio universale dell’amore, per essere i profeti dell’unica globalizzazione veramente a favore della persona umana: la globalizzazione dell’amore.

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com