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La Trinità: un abbraccio eterno

giugno 10th, 2014

SS. Trinità              15 giugno 2014

Es 34,4b6.8-9; Cant. Dn 3,52-56; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18

L’amore di Dio, la grazia di Gesù Cristo e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi

La liturgia ci fa celebrare oggi la festa della Santissima Trinità. Il saluto e augurio di Paolo ai Corinzi, che leggiamo nella seconda lettura, è rivolto anche a noi quando il sacerdote, all’inizio di ogni messa si rivolge all’assemblea con le stesse parole: “la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi”.

Nel battesimo, per la prima volta, sono stata sfiorata dalla Trinità; poi, il segno della croce che mamma faceva su di me, mentre pronunciava le parole, è stato il primo rito, simbolo della Trinità. Mi torna alla memoria un ricordo dell’infanzia. Due momenti erano per me un grande mistero: la consacrazione nella Messa e la benedizione eucaristica. Mamma mi diceva che dovevo abbassare la testa, non guardare. Nella mia mente mi chiedevo: cosa farà il sacerdote che non posso vedere? Quando ho capito che non si abbassava la testa per non vedere, ma per pregare e adorare il mistero che si stava realizzando, nella consacrazione e la presenza reale di Gesù nella benedizione eucaristica, si è affacciata una nuova domanda: cosa pregare in quel momento? Qualcuno mi ha insegnato queste parole da pregare durante la benedizione eucaristica: “mi benedica il Padre che mi ha creato, il Figlio che mi ha redento, lo Spirito Santo che mi ha santificato”. E’ stata una espressione di preghiera alla Trinità, che conservo e prego ancora.

Il nostro Dio, uno e trino, è mistero inafferrabile, ma non per questo non lo devo guardare. La mente umana non riesce a comprenderlo, però può cogliere piccolissime scintille di una  grande realtà. Piccolissime scintille che la Trinità stessa comunica all’uomo e permettono di conoscere qualcosa. Conosco le azioni del Padre che è creatore, del Figlio che è redentore, dello Spirito che è santificatore.

Non so molto di più, ma lo prego con il segno della croce, con il Gloria al Padre; con il sacerdote che spesso, nella celebrazione eucaristica rivolge la preghiera alla Trinità; manifesto la fede nella Trinità con il Credo in un solo Dio, Padre onnipotente … credo in un solo Signore, Gesù Cristo, … credo nello Spirito Santo.

La preghiera non basta a farmi capire l’identità di Dio-Trinità, perché non è un concetto, è una esperienza. Riesco a percepire qualcosa, quando penso a Dio-Padre, Dio-Figlio, Dio-Spirito Santo in relazione di amore reciproco, di dono reciproco, di incontro reciproco; quando Lo penso, non circoscritto in se stesso, ma in cerca dell’uomo per farlo partecipe del suo amore, per farlo entrare nella sua vita.

Cosa significa la Trinità, nella mia vita? Il mistero supera la mia capacità o possibilità di comprendere. Ma questi termini umani: relazione, dono, comunione, amore, me ne danno una immagine e sono indicativi per indurmi a cercare di tradurli nella mia vita, nella mia  comunità.

La comunità trinitaria nel suo essere relazione, dono, amore, comunione, … non è forse esempio e immagine delle nostre comunità di religiose? Le nostre comunità sono distanti anni luce dalla Trinità, sono copie pallide e sbiadite, ma la copia originale è quella.

“Al termine di una giornata puoi anche non aver pensato mai a Dio, mai pronunciato il suo nome. Ma se hai amato, se ti sei lasciato amare, se hai procurato gioia a qualcuno, se hai messo un mattone di comunione, hai fatto la tua più bella professione di fede nella Trinità. Creare legami, comunione, accoglienza … credere. Chi non entra nella danza delle relazioni non è ancora entrato in Dio, il Dio Trinità”.  Non so di chi sia questo brano, ma è importante nella mia vita; infatti lo trovo in alcuni miei appunti. Lamento  il non aver preso nota dell’autore.

In altro modo dice S. Agostino: “se vedi l’amore, vedi la Trinità”.

Concludo questo mio commento con le parole esuberanti di un fratello Cistercense:

“Vorrei dire che Dio-Trinità non è ciò che io dico.
Vorrei dire che non so nulla di Lui, eppure mi fido e lo prego;
e lo cerco nel nome di ogni creatura,
tutte insieme incamminate,
verso un Padre che è fonte gioiosa di vita,
verso un Figlio che mi innamora,
verso uno Spirito che accende di comunione
tutte le mie solitudini.

Sr Teresita Conti, fsp

FESTA DELLA SS. TRINITA’

maggio 31st, 2012

3 giugno 2012
A conclusione delle tappe, in cui abbiamo vissuto la vicinanza con Dio attraverso Gesù Cristo, celebriamo il Mistero della Trinità di Dio.
Di fronte a questa icona, siamo invitati a metterci in contemplazione e attingere alla stupenda preghiera di Elisabetta della Trinità, la carmelitana innamorata delle Tre Persone: “O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità. Che nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo Mistero. Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che non ti ci lasci mai solo, ma che sia là tutta intera, tutta desta nella mia fede, tutta adorante, tutta abbandonata alla tua Azione creatrice (Beata Elisabetta della Trinità).
Il mistero trinitario non passa nell’intuizione sapiente di chi cerca ragioni nell’universo misterioso. Il nostro Dio si rivela nei fatti della storia, nei cuori semplici e appassionati come quello di Elisabetta della Trinità, nei segni prodigiosi che non sono mai mancati nel mondo abitato dagli uomini. Quando assume il volto policromo del Padre, del Figlio e dello Spirito, il nostro Dio sembra irraggiungibile, ma poi lo troviamo accanto ad ogni creatura attraverso Gesù di Nazaret. È Gesù che ci rivela il volto misericordioso di un Padre che si prende cura dei suoi figli, li chiama, li accoglie, li perdona e li guarisce. Come dice l’evangelista S. Giovanni “Dio nessuno l’ha mai visto”, eppure si è rivelato infinite volte. Nella sua bontà si è fatto presente ad Abramo, a Mosè, ai profeti fino a prendere dimora tra noi in Gesù, Suo Figlio. Ci ha rivolto la Sua Parola come comunicazione di amicizia, si è fatto prossimo di ogni creatura.
Nella prima lettura di questa domenica, risalta lo stupore di Mosè che proclama la presenza paterna di Dio nella scelta di un popolo e la premura affettuosa e decisa che accompagna i suoi figli lungo tutto il percorso della storia. Nella seconda lettura, S. Paolo puntualizza la forza dello Spirito che prende dimora in ogni uomo, lo divinizza, ne sospinge il cuore verso Dio e gli permette di invocarlo con il nome di Abbà, Padre e Gesù nel vangelo invia i discepoli nel mondo perché battezzino tutte le genti con il sigillo del Dio Trinità.
Questo Dio misterioso, con il segno del battesimo, prende dimora nel cuore delle sue creature le quali, per entrare in rapporto con la Comunità del Padre, del Figlio e dello Spirito, non hanno bisogno di uscire fuori di sé, ma possono contemplarlo in silenzio scendendo nello spazio interiore dove la Grazia ha depositato questo mistero:

Dio altissimo che nelle acque del battesimo
ci hai fatti tutti figli del tuo unico Figlio.
Ascolta il grido del tuo Spirito che in noi ti chiama Padre
e fa’ che obbedendo al comando del Salvatore,
diventiamo annunciatori della salvezza promessa a tutti i popoli. Amen

Sr. Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

Vita senza frontiere

giugno 16th, 2011

Santissima Trinità Anno A             19 giugno 2011

“ Dio ha tanto amato gli uomini”

Es 34,4b-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv3,16-18

Lo afferma Giovanni nel breve Vangelo che la liturgia ci propone oggi, facendo  emergere questa affermazione dal dialogo notturno, quasi segreto tra Gesù e  Nicodemo. Di notte, nel buio, Nicodemo va in cerca di Gesù e gli domanda: ma tu chi sei? Nicodemo rappresenta e raffigura tutti quegli uomini che cercano Dio, tutti coloro  che sono cercatori del volto del Dio vivente.

Sono cercatori di Dio i credenti, i fedeli, che si pongono domande sempre nuove; sono  cercatori di Dio quanti pur non credendo avvertono la presenza di un essere superiore e sentono la necessità di porsi degli interrogativi su Dio e sulle cose ultime; e sono cercatori di Dio anche coloro che, pur negandone l’esistenza,  inavvertitamente lo cercano.

La risposta di Gesù è la rivelazione di quanto “Dio ha amato gli uomini, fino a dare il suo Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. E’ la rivelazione della Santissima Trinità, del mistero che è troppo grande per noi uomini, e, di fronte al quale, rimaniamo in silenzio e pervase  da grato stupore e gioia adorante.

“Solo chi si lascia coinvolgere nel dinamismo dell’amore che viene da Dio, scopre il volto del Padre. L’amore di Dio, che precede ogni risposta umana, si manifesta nella storia in Gesù Cristo, il Figlio unico inviato dal Padre, colui che affronta la morte come massima espressione del suo amore. Chi fa esperienza di questo amore riconosce che Dio è amore. Il sigillo e la conferma di questa esperienza di amore di Dio Padre, nel Figlio suo Gesù Cristo, è il dono permanente dello Spirito Santo.”  (Lettera ai cercatori di Dio, pag.63)

E’ solo un balbettio, che cerca di dare una spiegazione al mistero della Trinità, ma secondo parametri e  termini umani che traducono la nostra capacità ed esperienza limitata. Una cosa però è certa: Dio ci ama. E di riflesso abbiamo un immenso bisogno di amare e di essere amati. Siamo frutto di un grande amore e siamo fatti per amare.

Si fa esperienza dell’amore del Padre, del Figlio che riceve vita dal Padre, dello Spirito che è l’amore quando in noi c’è accoglienza, quando ‘ci si lascia amare’, quando si lascia entrare Dio nella nostra vita.

Signore, mio Dio, unica mia speranza,

fa’ che stanco non smetta di cercarti,

ma cerchi il tuo volto, sempre con ardore.

Dammi la forza di cercare, Tu che ti sei fatto incontrare,

e mi hai dato la speranza di sempre più incontrarti.

Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza;

conserva quella, guarisci questa.

Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza;

dove mi hai aperto accoglimi al mio entrare;

dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.

Fa’ che mi ricordi di te, che intenda te, che ami te. Amen!  (S. Agostino)

Sr Teresita Conti, fsp