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La meraviglia non deve finire

giugno 18th, 2014

CORPO E SANGUE DI GESU’ CRISTO         22 giugno 2014

Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Chi mangia questo pane vivrà in eterno
Oggi celebriamo la solennità del Corpus Domini. Nel Vangelo leggiamo una parte del discorso di Gesù nella Sinagoga di Cafarnao: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Parole enigmatiche, discorso incomprensibile e persino scandaloso per i poveri giudei, che colgono soltanto il senso realistico. Discorso sconvolgente per chi coglie il vero senso del dono per la vita del mondo. L’amore grande di Dio per l’uomo non si è limitato a dare la vita in sacrificio per molti; ha voluto restare sotto il segno del pane e del vino consegnato nell’ultima cena. Con la raccomandazione: “fate questo in memoria di me” assicurandoci che sarà con noi lungo il percorso della vita, ci ha affidato una missione e ci ha offerto l’alimento che ci sarà sostegno nel compimento della stessa. Ce lo  confermano le parole di Paolo:“ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11,26).

“Dio è carne che vuol essere mangiata, sangue che vuol essere bevuto. E’ vita che vuole immedesimare, identificare a sé i suoi figli. Questo infinito amore giunge al culmine quando trasforma coloro che partecipano al banchetto eucaristico da creature amate in creature amanti. In pane per gli altri, a loro volta. In disponibilità a spezzarsi, a spendersi; in vita capace di donarsi” (F. Scalia)

Tutte le Congregazioni alimentano e vivono una spiritualità eucaristica, che si esprime nella celebrazione quotidiana, nell’adorazione più o meno prolungata, e nelle veglie di preghiera. Pregare Gesù custodito sotto la specie del pane, in un tabernacolo, o esposto in un ostensorio con fiori e lumi, o portato in processione, non è tutto; sono gesti simbolici che diventano significativi solo quando sono accompagnati da un atteggiamento interiore. Il dono di Dio va molto oltre i simbolismi e il rito o la preghiera per devozione. E’ presenza vera, è esperienza viva di un Dio che si lascia mangiare, che diventa carne in noi, che vive realmente in noi, che ci immedesima a sé, che ci trasforma e trasforma la storia umana con una dinamica di amore e liberazione che si manifesta, attraverso noi, in amore verso gli altri.
Gli altri, che si avvicinano a noi, dovrebbero capire che siamo comunità creata dall’eucarestia prima ancora che comunità che adora l’eucarestia; dovrebbero intuire che la nostra vita, il nostro donarci, il nostro operare si realizza perché un Altro ci riempie il cuore e ci fa felici, un Altro ci alimenta e ci fa forti, un Altro che ci ama e ci fa, come Lui, capaci di amore.

A noi spetta mangiare questo cibo come vero sostegno, a noi spetta credere ed esperimentare la presenza reale, senza spenderci troppo nell’aggiungere fiori e lumi, che a volte nascondono il vero centro; a noi spetta fare in modo che ci sia sempre un dopo, che informa e trasforma la mia vita, e che contagia chi mi avvicina.
E’ carne “per la vita del mondo”; non è per la mia intimità, è per aprirmi e condividere, comunicando e testimoniando questa vita che ricevo a chi mi è accanto, a chi è lontano, a chi è in ricerca, a  chi mi piace e a chi non mi piace.
Nel gesto della cena, in cui Gesù istituisce l’eucarestia, c’è la Passione e morte di Gesù, c’è il suo amore per noi, c’è tutta la sua dedizione per l’uomo, c’è la disponibilità di cuore con cui Gesù riceve la missione da portare avanti, e da trasmettere a noi: “fate questo in memoria di me”.
Eucaristia totalmente e unicamente amore per l’uomo; amore fino alla fine; amore dedicato, donato a ciascuno (Martini). Sarebbe un segno vuoto se in noi non si trasformasse in dinamismo di amore verso gli altri.
Mentre rendo grazie, perché ho il privilegio di sentirlo vicino, di mangiarlo, voglio sentire l’ansia di offrirlo ad altri, e chiedere perdono perché, a volte, forse spesso, pur ricevendolo ogni mattina diventa abitudine e mi lascia  indifferente.

Sr Teresita Conti, fsp

L’Eucaristia, il pane dei pellegrini

giugno 22nd, 2011

Corpus Domini Anno A   26 giugno 2011

Io sono il pane vivo disceso dal cielo

Dt 8,2-3.14b-16°; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Pane per la vita del mondo ; “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui ; colui che mangia me vivrà per me”. Ci sono due parole, che costituiscono il nucleo essenziale del vangelo di oggi: pane e vita – mangiare e vivere. Dio ci parla sempre attraverso fatti concreti, attraverso azioni palpabili e visibili, che diventano segni, che fermano tutta la nostra attenzione, che prendono tutto il nostro essere per coinvolgerlo nella pienezza di vita e di rivelazione che essi contengono. Pane e vino, elementi semplici alla base della vita. Sempre presenti, in abbondanza e senza fatiche  sulla tavola dei ricchi, conquistato con sforzo e lavoro dai poveri, bramato avidamente dai miseri affamati.

Volendoci dare una rivelazione comprensibile, universale, al di là di tutti i linguaggi, ha preso il pane, lo ha spezzato e ha detto:“Prendete e mangiate questo è il mio corpo”. Nel pane consegna a noi se stesso.

Dio avrebbe potuto lasciare il segno della sua presenza in altre maniere, ma è la pedagogia di Dio che sceglie di manifestarsi  sempre in modo aderente alle realtà della terra, non allontanarsi dalle nostre espressioni di vita. Con la luce della ragione, non capiremo mai come avviene il cambio di sostanza: da pane a corpo di Gesù. Con gli occhi della fede, una fede semplice e sconfinata, accogliamo le parole che Gesù ha detto. Sarà l’esperienza che ne facciamo a farci sentire la presenza reale di Gesù, a farci sperimentare una forza nuova ogni volta che ci nutriamo del pane fatto Corpo di Gesù.

Dio è il pane che si frange per nutrire tutte le fami che le creature possono avere: abbiamo fame di pane materiale, abbiamo fame di gioia di pace, di vita più piena, di giustizia,  di libertà, di amare a di essere amati, fame di generosità. Ed ecco che Dio si rivela attraverso il suo Cristo mediante un gesto comprensibile da tutti: la frazione del pane invitandoci a mangiare di quel pane e fare esperienza di  sazietà di ogni fame .

Signore Gesù , siamo tutti nomadi e viandanti,

con la nostra fame sempre inappagata,

con la nostra realtà di pellegrini.

Tu sai che le parole come pane e cammino

trovano in noi risonanza profonda,

per questo ci vieni incontro

con una parola meravigliosa:

“ Io sono il pane che cercate, prendete e mangiatene tutti”.

Signore, attraverso questo gesto, la nostra vita si fa piena,

la tua stessa vita  circola dentro la nostra vita

e noi,  comunichiamo con il tuo amore,

e noi, come Te  e da Te, comunichiamo il tuo amore .

Signore, tu che sei l’amore di Dio fatto pane,

che sei amicizia per le nostre solitudini,

che sei il pane per la vita del mondo,

fa’ che diventiamo anche noi pane per tanti fratelli nostri. Amen.

(Adattata da: L.Pozzuoli)

Fa’ che camminiamo verso di Te,

fa’ che troviamo la nostra dimora in Te

fa’ che venga il tuo Regno e il mondo si trasformi

in una Eucarestia vivente

Sr Teresita Conti, fsp