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La vostra liberazione è vicina

dicembre 2nd, 2015

I Domenica di Avvento – Anno C                                          29 novembre 2015

Lc 21, 25-38.34-36
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Ci sono crisi così radicali che mostrano come tutto quello che si pensava eterno, immutabile, vero, sacro si rivela fragile e perituro: nemmeno sulla solidità delle pietre si può fare affidamento (cfr. Lc 21,5-6). Quando anche il sole, la luna, le stelle – fissate al firmamento per illuminare, separare, distinguere e regolare con la loro costanza la vita della terra (cfr. Gen 1,14-18) – sono sconvolte, non restano che angoscia e ansia e paura per l’attesa di ciò che dovrà accadere. L’Avvento comincia così, perché il tempo dell’attesa, quando non si sa che cosa ci si debba aspettare, può anche essere questo: una preoccupazione opprimente che toglie il respiro e non fa vivere. Ma così comincia l’Avvento, perché proprio in quelle stesse ore di disperazione è possibile scrollarsi di dosso il peso schiacciante della paura e rialzare la testa. Il discepolo di Gesù sa che cosa aspettare. Non ha senso agitarsi e preoccuparsi: quando accadrà? Quale sarà il segno? (cfr. Lc 20,7). Ora accade e il segno è Gesù che nel paradosso della sua debolezza distrugge la radice di ogni oppressione. L’orizzonte del tempo cristiano è un «oggi» di salvezza. E salvezza è sapere che non si è soli, che il Signore della storia è all’opera. Tutto può anche essere nella confusione e nell’incertezza, ma chi vede e vive la venuta potente di quel regno piccolo come un seme ma la cui efficacia è inarrestabile, è stabile alla presenza di Gesù, ogni giorno. E per questo, anche nel tempo dell’inquietudine e dell’angoscia, è possibile vedere «vicini» i segni della liberazione e perciò vivere e aiutare a vivere senza perdere la fiducia. Ma questo vedere nella nube il Figlio dell’uomo è sottoposto a un duro lavoro e impegno. Il monito è fermo e deciso: vigilanza e preghiera, stile di vita sobrio, orientato all’essenziale e soprattutto alla manutenzione di un cuore sensibile. Perché la speranza trova posto nel cuore di chi ama. La speranza cresce nel cuore di chi si sente amato. L’annuncio cristiano è sempre annuncio di salvezza, e soprattutto in tempi oscuri e paurosi, il Signore invita a essere, come lui nella nube, operatori di quella liberazione che restituisce dignità e vita agli uomini e ai popoli sconvolti.

Silvia Zanconato
silvizanco@gmail.com

Nel deserto

dicembre 2nd, 2014

II  DOMENICA DI AVVENTO    anno B                           7 dicembre 2014

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». (Mc 1, 1-8)

L’inizio dell’Evangelo, della bella/buona Notizia, è una parola del Padre che manifesta la sua volontà di aprire una strada nel deserto. Una volontà d’amore già dichiarata nell’Antico Testamento.

L’inizio dell’Evangelo è l’annuncio che l’attesa di tutto il popolo sta per compiersi. E’ una strada già tracciata dal Signore, dal suo Angelo, ma una strada da preparare.

Domenica scorsa ci era richiesta la veglia nella notte, questa domenica una strada da scorgere nel deserto. Nella sabbia del deserto bisogna trovare l’inizio, il Fondamento su cui poggiarsi e camminare.

La preparazione di questa strada consiste nella conversione per il perdono dei peccati. L’ascolto di quella voce porta al riconoscimento, alla confessione del  proprio essere peccatori. Ciò che tante volte rifiutiamo, in nome di una emancipazione dal senso di colpa, tanto da non riconoscere più di essere peccatori, bisognosi di perdono, proprio questo prepara all’incontro con Colui che viene e che libera.

Giovanni già contempla la venuta del “Più forte” e fa spazio al più forte di lui che però viene dietro di lui, si fa precedere, rende partecipi i suoi della storia di salvezza e poi si porrà in fila con i peccatori e si immergerà nell’acqua del Giordano che raccoglie i peccati del mondo. Giovanni, per questa sua attesa certa, che racchiude in sé l’attesa di tutto il popolo d’Israele, riconosce Colui che il suo cuore attende, perché si è decentrato, ha posto al centro della sua attesa Colui a cui sente di non poter sciogliere i legacci dei sandali.

In questa espressione si può leggere l’azione del servo di casa che toglie i sandali dai piedi al padrone quando torna; con questo gesto Giovanni si metterebbe, quindi, al di sotto di un servo, ma la Bibbia stessa ci illumina su un altro senso. Nel libro di Rut leggiamo:  “Anticamente in Israele vigeva quest’usanza in relazione al diritto di riscatto o alla permuta: per convalidare un atto, uno si toglieva il sandalo e lo dava all’altro” (Rt 4,7). Così, una donna rimasta vedova sarebbe andata in moglie al parente più stretto del marito. Nel caso in cui questi non volesse riscattarla, col gesto del sandalo, lasciava il diritto di riscatto ad un altro. Giovanni, dunque, forse qui sta dicendo: Nessuno può togliere il sandalo a Colui che viene dietro a me: Egli è l’unico Sposo che ci viene incontro, è l’unico Go’el, il Riscattatore, che libera dalla schiavitù e dalla morte… Inizio dell’Evangelo che è Gesù Cristo, Figlio di Dio!

Sr Monica Reda
Suora Pastorella missionaria in Uruguay

Vegliate Vegliate Vegliate!

novembre 25th, 2014

I  DOMENICA DI AVVENTO    anno B                   30 novembre 2014

33Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!” (Mc 13, 33-37)

E’ questo il richiamo all’inizio, al centro e alla fine del brano di Vangelo di questa domenica; è questo il richiamo continuo del Tempo di Avvento che inizia. L’anno della Chiesa inizia con una veglia nella notte. C’è un tempo che scorre …sera, mezzanotte, al canto del gallo, all’aurora… In questo nostro tempo irrompe il Tempo di Dio, ma noi non sappiamo quando avviene il kairòs, il tempo dell’iniziativa gratuita di Dio che ci viene incontro. Ci viene chiesto, allora di vegliare nella notte, una veglia generata non dalla paura di catastrofi, non dal voler vivere nel buio, ma dall’attesa del Signore della casa, il Kyrios, colui di cui è detto nella prima lettura di questa prima domenica: “Tu, Signore, sei nostro Padre, da sempre ti chiami nostro Redentore […]Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti” (Is 63, 16ss). Di Lui noi siamo servi, gente che gli appartiene. Ma il Vangelo ci presenta un Padrone che condivide con i suoi servi il suo stesso potere, la sua exousìa, la sua autorità. Affida loro la sua stessa Opera, perché ognuno dia il proprio contributo  perché essa si compia.

Stare svegli di notte comporta fatica. È la fatica della condizione umana il luogo, il tempo che il Signore visita, ed è questa fatica che Egli vuole che apriamo a Lui. Il vegliare è saper riconoscere la visita di Dio nella nostra storia e nel tempo che scorre ogni giorno. Nella certezza che Egli viene come l’aurora. Noi, infatti, pur camminando nella notte, siamo “figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre” (1Ts 5,5). Questo testimoniamo al mondo con la nostra veglia! Al mondo che spesso vive nelle tenebre senza più l’attesa di un’aurora, che si è abituato all’oscurità e la sfrutta per non venire allo scoperto, che vive nella paura di essere aggredito, derubato -e noi stessi viviamo in questo mondo ed esso è in ognuno di noi- con la nostra veglia facciamo risuonare l’Evangelo: Egli che è il Padrone ci lascia la casa, ce l’affida, e ci invita a vegliare nel desiderio operoso di chi non vede l’ora di incontrare Colui che viene come l’aurora!

Sr Monica Reda
Suora Pastorella missionaria in Uruguay

Viene il mattino …

novembre 29th, 2013

Domenica I di Avvento/A     1 dicembre 2013

Potremmo sintetizzare così il tempo dell’Avvento che ci avviamo a percorrere, un mattino nuovo, pieno di luce e di speranza! È un tempo segnato dalla Parola di Vita che ci raggiunge nella nostra quotidianità per aprirci alla possibilità di intraprendere un cammino: preparare il cuore per accogliere e riconoscere il Signore che continuamente e progressivamente viene. La nostra vita è nel segno dell’Avvento, nel segno di ciò che deve venire; l’attesa che celebriamo è l’incontro con il Veniente che dà senso e significato profondo alla nostra vita.

Le letture di questa I domenica di Avvento ci esortano a camminare … in modo nuovo!

Isaia riconosce che c’è una risposta all’attesa dell’uomo: il compimento della salvezza; Venite, saliamo al monte del Signore … perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri (Is 2,1-5).Dio non verrà meno alla sua promessa perché lui stesso è la promessa, è Parola che illumina la vita.

San Paolo ci invita a camminare come figli della luce: è il tempo di aprire gli occhi dal torpore del peccato e camminare verso la luce (Rm 13,11-14). Si tratta di una progressiva trasformazione della persona, del suo vissuto, alla luce e al calore di quell’amore con cui è stata creata e redenta. Si tratta dell’amore che si realizza. Ma la gestazione dell’uomo nuovo deve fare i conti con la fragilità della nostra natura, con le ferite che ci procuriamo nel combattimento che la vita cristiana comporta. Si tratta di accettare che questa vita è esposta a forti discontinuità e che, per questo, bisogna troncare con le abitudini del peccato.

Il Vangelo di Matteo ci richiama ad assumere un atteggiamento di discernimento e di vigilanza. È l’occhio luminoso di cui parla Sant’Efrem il Siro, l’occhio di fede capace di riconoscere in tutto quello che vive come Dio si rivela. Cosa permette questa visione luminosa? La purificazione del cuore. Se il cuore è libero, non intaccato dal peccato l’occhio può vedere e riconoscere “le cose nascoste”. Se è vero che la Parola cresce con chi la legge così è per la luce, cresce con il crescere della fede. Il Signore viene, stiamo attenti, educhiamo il cuore per mezzo della vigilanza. Questa attenzione è tuttavia la madre della preghiera: si è attenti a sé stessi per essere attenti a Dio. Nell’uomo che abbandona il peccato e si converte a Dio si sviluppa pian piano una simpatia con il mondo spirituale, una “connaturalità”. Fare attenzione alla voce di questa “connaturalità” è percepire i misteri divini quali essi sono in noi, quali entrano nella nostra vita. Allora il cuore diventa una fonte di rivelazione (Cardinal Tomáš Špidlík).

sr Serenella Contaldo
Suore Orsoline F.M.I.

Alzatevi e levate il capo

novembre 29th, 2012

I Domenica di Avvento T.O.C                                                                2 dicembre 2012

 “Vegliate in ogni momento  pregando” (Lc 21,36)

L’ Avvento è il tempo liturgico che fa memoria della prima venuta del Signore nel mondo e nell’umanità; è anche il tempo celebrativo della seconda venuta nel ritorno glorioso alla fine dei tempi.

Con la prima domenica di avvento inizia il nuovo anno liturgico – l’anno C – che si caratterizza per la lettura del Vangelo di San Luca.
La prima, così come la seconda, mette in evidenza l’aspetto della vigilanza e della preghiera in un clima di speranza e fiducia, atteggiamenti spirituali che richiamano una costante e fedele attesa.

Ed è proprio il profeta Geremia (prima lettura) che annuncia la realizzazione delle promesse di bene di Dio al suo popolo, con la nascita di un nuovo germoglio della stirpe di Davide, il Messia.
In questo contesto vetero-testamentario c’è l’attesa ricca di speranza, di vita nuova, di gioia piena nella giustizia e nella pace: Giuda sarà salvato, Gerusalemme vivrà tranquilla (Ger 33,16).
Ma soprattutto chi potrà godere di questa gioia saranno i poveri, quelli che attendono tutto dal Signore e si fidano di Lui (salmo responsoriale), perché buono e retto è il Signore…insegna ai poveri le sue vie.
I poveri sono predisposti ad accogliere il Signore che viene perché attendono sempre, con animo semplice, la novità portatrice di bene e di salvezza.

La povertà, però, non è l’unica condizione per mettersi in atteggiamento di attesa, lo dice Gesù nel Vangelo di Luca:  Vegliate in ogni momento  pregando (Lc 21,36).

Vigilanza per non perdere di vista ciò che è prioritario, la volontà di Dio, e disperdersi in forme idolatriche di stili di vita, insistentemente proposti dalla cultura e dalle mode.
Vigilanza per combattere il male e superare la tentazione di non alzare il capo e guardare in alto; cosa molto più vantaggiosa alzarlo per trovare la vera libertà, puntare lo sguardo verso l’alto per non lasciarsi dissipare.
Vigilanza sull’egoismo che impedisce di amare e paralizza la coscienza nel peccato del quieto vivere.
Vigilanza nella fede per non appesantire il cuore e correre il rischio di una fede scontata, poco credibile, asettica.E poi pregare sempre senza stancarsi mai (cfr. Lc 18, 1-8), per avere la forza, il coraggio di incontrare Gesù giudice giusto, per non morire di paura e vivere con angoscia l’attesa escatologica della venuta gloriosa del Signore.
Pregare per essere attenti e pronti a discernere i segni indicatori di una realtà cosmica verso la sua piena realizzazione; pregare per camminare con fede e una fede sempre più volta all’essenziale.

L’esortazione della lettera ai Tessalonicesi (seconda lettura) indica le condizioni ottimali in cui farsi trovare al momento della venuta del Signore e dell’incontro con Lui (non solo quello definitivo…).
È necessario crescere nella carità operosa e nell’amore fraterno per rendere i cuori saldi e irreprensibili nella santità: qui si gioca la vera attesa del cristiano, progredire nella santità di vita senza perdere tempo e senza perdersi in logiche devianti e mondane.
L’amore reciproco e verso tutti, la comunione fraterna, sono il perno indispensabile per costruire il Regno sempre operante nella storia, ma la cui realizzazione avverrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà con grande potenza e gloria.

  “Niente ti turbi, niente ti spaventi, 
 chi ha Dio nulla gli manca,
 tutto passa, solo Dio resta, solo Dio basta”.
Niente ti turbi, niente ti spaventi.
Tutto passa,
 Dio non cambia.
La pazienza
 ottiene tutto.
Chi ha Dio
 ha tutto.
Dio solo basta.
     (Santa Teresa di Gesù) 

 

Sr. M. Carmela Tornatore
Suora del Getsemani
srcarmela.get@tiscali

Vigilanti

novembre 24th, 2011

 

PRIMA SETTIMANA DI AVVENTO

Quattro verbi spalancano l’itinerario dell’Avvento e ci mettono in cammino nelle quattro settimane  che ci preparano al Natale:

Vigilate  –  Preparate le strade   –  Rallegratevi    –  Accogliete

La prima settimana si apre con l’ottimismo del profeta Isaia che rassicura il popolo:  Dio non ha dimenticato la promessa. I secoli per Lui sono come il giorno di ieri che è passato, come  un turno di veglia  nella notte. (Ps 89 ) La Promessa di Dio si realizza  nelle       potenzialità germinali di bene che sono nel mondo. Occorre saperle vedere, con attenzione, con vigile attesa: alzate il capo e vedete.  Secondo Isaia,  la   Salvezza che si presenta con la fragilità e la freschezza di un germoglio, richiede ancora esercizio di fede e di pazienza, ma  “….. crescerà in onore e gloria e chi avrà perseverato sarà chiamato santo”.

Per tutta la settimana l’attenzione del profeta è focalizzata su questo germoglio che cresce, che imbevuto dello Spirito del Signore è ricco di sapienza, d’intelligenza, di consiglio, di timore del Signore. Da questo germoglio scaturirà il mondo nuovo, fondato sulla giustizia  e realizzato in  quell’armonia di pace  nella quale  le creature  potranno vivere insieme, senza conflitti, senza paure, in un contesto di fraternità universale capace di ricreare i rapporti affettivi del paradiso terrestre.

Nelle letture di questa prima settimana troviamo persone e immagini che illuminano in modo particolare il verbo dell’attesa “vigilate”. Nel vangelo di lunedì, spicca la figura generosa del centurione. Un uomo nuovo che, emerso dal limbo dei pagani, accorcia le distanze tra il popolo e Gesù facendo una professione di fede inaspettata. Il popolo che aveva atteso da millenni il Messia aveva tante riserve sulla persona di Gesù e invece un pagano lo interpella con naturalezza, dà per scontato che quest’uomo è figlio di Dio e ha potere in cielo e in terra . E’ attento alla sua parola, lo attende vigilante all’entrata della città di Cafarnao e gli chiede aiuto. E Gesù non può nascondere lo stupore di fronte alla fiducia di uno che non appartiene al popolo eletto, non conosce i profeti, non è informato sulla pienezza dei tempi, eppure lo ha riconosciuto, gli è andato incontro, ha creduto in Lui. Gesù è stupito da tanta fede e  davanti al popolo che lo sta ascoltando fa eco alla visione cara ad Isaia:“Verranno dall’Oriente e dall’Occidente e si sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”. Mt 8,11.)

Nel vangelo del giovedì, dalla tenerezza del germoglio, Gesù ci porta alla resistenza della roccia. L’immagine della casa si staglia netta davanti ai nostri occhi con un gioco di fragilità e di robustezza. Nelle settimane passate abbiamo visto con angoscia le case distrutte dalle intemperie e la perdita di vite umane ci ha insegnato che non si può costruire sulla sabbia. Le fondamenta hanno bisogno di  ancorarsi alla roccia. E’ Lui la nostra roccia, la pietra che non teme le tempeste, che sorregge la nostra fragilità, che sfida i venti, che resiste ai mutamenti climatici e rimane vigilante nell’attesa di una Venuta che è stata, che è e che sarà.

 Sr Mariateresa Crescini

Sup. Gen. M.P.V.

Luce e attesa

novembre 25th, 2010

I Domenica di Avvento anno A

28 novembre 2010

 

Is. 2,1-5  Rom. 13, 11-14   Mt 24,37-44

 

Nel flusso dell’esistere umano e cristiano la liturgia latina scrive con questa domenica 28 novembre 2010 in caratteri visibili la parola Avvento. E perché i nostri giorni non svaniscano nel nulla o scivolino via come barche di papiro (cf Gb 9,26) offre una Parola ben scandita, ricca di immagini, di simboli e decisamente significativa. Dal profeta Isaia il popolo è invitato a compiere un cammino ascendente verso Dio e verso la sua Parola. Lassù, sul monte del Signore, nel tempio del Dio di Giacobbe, chiunque voglia accoglierne e attualizzarne il messaggio compie la sua metanoia: rivestito del Signore Gesù Cristo contribuisce al cambiamento delle spade in aratri, delle lance in falci; contribuisce al germogliare e al crescere di un mondo nuovo dove l’inimicizia diventa fraternità, l’odio diventa amore, la guerra si trasforma in disarmo, giustizia, pace internazionale (cf Is 2,1-5).

In questo nostro tempo, che è già felicemente tempo della salvezza operata con la morte e risurrezione di Gesù, il cristiano è invitato ad essere sveglio, vigile, attento, pronto a testimoniare con le opere la propria fede nel Signore Gesù risorto; non più  il male, la notte – le tenebre – ma il giorno, le opere della luce; le opere scaturite dalla fede che è adesione piena e inconfutabile al Dio della vita, dalla speranza che è certezza perché poggiata sull’Infallibile, dalla carità che copre la moltitudine dei peccati (cf Rm 13,11-14a).

Anche perché, nel groviglio della storia, Dio è presente con la sua misericordia e la sua paternità; segue e accompagna misteriosamente le affannose vicende umane – “un uomo – una donna –  sarà preso/a e l’altro/ lasciato/a”. Chi vive nell’attesa dell’eterno, chi è cosciente che quaggiù non abbiamo dimora permanente, chi è pronto ad accogliere il Figlio dell’uomo, sarà preso e portato nel Regno; chi non è pronto ne sarà escluso, abbandonato a se stesso, in mezzo alla distruzione. Allora, la vigilanza diventa urgenza. L’attesa diventa desiderio senza scadenze, speranza senza illusioni, sicurezza senza titubanze (cf Mt 24,37-44).

                                                                                     Sr Biancarosa Magliano fsp