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La domenica di Gesù Profeta rifiutato (Lc 4,21-30)

gennaio 30th, 2010

L’Orazione del Messale italiano sintetizza il Vangelo di questa domenica: “O Dio, che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria, manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa’ che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio missionario dell’Evangelo”.

Gesù nella sinagoga di Nazaret dove era cresciuto, ha letto il profeta Isaia nell’annunzio di una salvezza universale. Questa lieta notizia (vangelo!) egli la condivide con i suoi e chiede loro di lasciarsi spalancare all’universalità ed accogliere i pagani ai quali pure è destinata la salvezza. I nazaretani, tra cui certamente c’erano anche parenti di Gesù, restano chiusi e neppure sono disposti ad accettare un Gesù diverso da quello che loro avevano conosciuto come figlio di Giuseppe… Allora Gesù è costretto a dire che cosa accadrà: l’eredità sarà data ad altri come Elia fu mandato ad una vedova fenicia ed Eliseo guarì uno straniero dalla lebbra.
Il brano del profeta Geremia (Ger 1,4-5.17-19), figura di Gesù, ci rivela quanto il Maestro si fidasse del Padre e come egli si fosse fatto discepolo del Padre; infatti: va dritto per la sua strada; sicuro che il Padre stesso avrebbe preso le sue difese e che nessuno poteva distoglierlo dalla sua missione.
L’Apostolo Paolo, nel brano famoso dalla prima lettera ai Corinzi (1Cor 12,31-13,13), dopo averci parlato dei carismi, ce ne indica uno più grande: la carità, intesa come l’amore che ama anche chi amabile non è che perciò fa simili a Dio. Questa carità è l’amore che nulla chiede in cambio. E’ l’amore che rimane, perché l’amore non può morire, anzi, ciò che è amore tutto risorge.

La domenica di Gesù a Nazaret! III Dom./C

gennaio 24th, 2010

Dopo essere stato battezzato e tentato, Gesù, in Galilea, da inizio all’annuncio del Regno insegnando.
Recandosi a Nazaret, la sua città, egli annuncia il suo programma come a voler partecipare ai suoi, per primi, la novità e la bellezza di ciò che stava accadendo sotto i loro stessi occhi.
E’ sabato ed egli si reca in sinagoga, come era solito fare, a noi piace pensare che in un luogo a parte con le altre donne, ci fosse proprio lei, la Madre di Gesù.
Non conosciamo se fu il capo della sinagoga ad invitarlo a leggere il brano della Torah assegnato per quel giorno, l’evangelista Luca dice che si alzò, prese l’iniziativa; Gesù è un laico ma nella Sinagoga anche i laici possono, dopo i 12 anni, leggere in pubblico la Torah e commentarla.
Gesù è conosciuto a Nazaret, tutti sanno della sua sapienza e dunque immaginiamo che si facesse un gran silenzio proprio di una grande attesa.
Dopo aver letto, e quelle parole devono essere cadute come macigni o come olio nei cuori e nelle menti o anche come capaci di aprire gli occhi di fede dei più buoni, la “moviola” ci descrive lentamente i gesti di Gesù: arrotolò il volume, lo restituì all’inserviente, si sedette e…. cominciò a parlare: “Oggi si compie sotto i vostri occhi, questa Parola che avete udita”! Sappiamo quale è questa Parola tratta dal rotolo del Profeta Isaia (61, 1-2). Lui, Gesù, figlio creduto di Giuseppe di Nazaret, è proprio colui su cui si è posato lo Spirito per recare ai poveri un lieto messaggio, consolare ecc…

Di quanto poi succede, cioè del rifiuto della proposta di Gesù, diremo domenica prossima, oggi, la I Lettura, tratta da Nehemia 8, 2-10 che è profezia del vangelo, vuole focalizzare la nostra attenzione su cosa succede quando nella liturgia si proclamano le Scritture: esse accadono, diventano un evento sotto i nostri occhi; non solo dicono la Salvezza ma quanto dicono si fa presente.
In qualche modo, ravvisiamo nei passaggi della I Lettura e nei gesti di Gesù nella Sinagoga di Nazaret, anche i quattro momenti della lectio divina ma soprattutto il valore della proclamazione liturgica: vi è reale corrispondenza tra la Scrittura e l’evento salvifico che accade oggi, qui per noi
Quando nell’assemblea si leggono le divine Scritture: “oggi si compie per voi, per noi, per me… questa Scrittura”! ogni volta nella liturgia, quanto Dio dice si compie per coloro che credono!

Sr Cristina Cruciani, pddm

Battesimo del Signore / C

gennaio 10th, 2010

In questo anno in cui, nel Lezionario per il ciclo C, leggiamo l’Evangelista Luca, oggi, nella I Domenica del Tempo lungo l’anno,  ci viene proposto il Mistero del Battesimo di Gesù al Giordano, inserito nella grande attesa che era tra il popolo e che l’evangelista sottolinea. “Tutto il popolo era in attesa… . Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba , e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù, in preghiera e in silenzio, lascia che il Padre parli su di lui dopo averlo colmato di Spirito Santo per la sua missione. Egli è il Servo-Figlio che viene per portare a compimento la salvezza voluta da Dio. In realtà il Battesimo per Gesù è già accettare la croce, in piena libertà, in piena adesione al volere del Padre suo che si compiace su di lui e lo aiuta con la forza dello Spirito santo.

Il Signore si immerge nelle acque del Giordano e così facendo accetta di immergersi nei flutti della morte per ridare la vita a tutti coloro che dalle acque rinasceranno.

Proprio la preghiera aiuta Gesù in tutta la sua missione: entra nel mondo pregando, prega lungo tutta la sua esistenza, muore pregando, prega nella tomba, sta dinanzi a Dio ad intercedere in nostro favore sino alla fine del mondo.

Il Battesimo di Gesù è sostanzialmente differente dal nostro eppure merita a noi la grazia del nostro! Oggi è buona cosa nella liturgia fare memoria del Battesimo dare la nostra adesione, il nostro si, a quel evento che sta all’origine del nostro essere cristiani.

                                                                             Sr Cristina Cruciani, pddm