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La domenica dell’estasi gioiosa (Lc 9,28b-36)

febbraio 25th, 2010

Domenica della “Trasfigurazione”. Non occorrerebbero tante parole! L’esortazione apostolica Vita consecrata fa della Trasfigurazione l’icona della Vita Consacrata. Ma forse quella esortazione postsinodale giace, un po’ dimenticata, sul fondo di qualche nostro cassetto. Varrebbe la pena riprenderla, non semplicemente per rileggerla come una buona lettura spirituale, ma per “sciogliere gli ormeggi” e attuarla, cercando di viverla veramente, con fiducia.

C’è qualcosa nella nostra vita, che ci tiene incollati alla ripetitività, alle sicurezze che ci derivano dalla ripetitività, da un glorioso passato. Siamo un po’ come Abramo che sta aspettando, con lo sguardo rivolto al cielo, la realizzazione della promessa, la innumerevole discendenza, che farà, miracolisticamente, rifiorire la fede nel deserto di questa disorientata umanità che cerca affannosamente corpi, anziché anime, trasfigurati artificialmente dentro i laboratori di chirurgia plastica o nei saloni di bellezza.

S. Paolo ci ricorda che è solo il Signore Gesù che trasfigurerà il nostro misero corpo mortale per conformarlo al suo corpo glorioso. Questo indicativo futuro non sta ad indicare un miracolo che si compirà “nonostante noi”. Il miracolo consiste nella capacità, nella forza, nella potenzialità, che il Signore ha immesso in noi, di cui “ci ha resi capaci”; dopo di che il cammino verso il nostro Tabor, dove avverrà la nostra trasfigurazione, è affidato a noi. «Esci dalla tua terra…», è l’invito di Dio ad Abramo; «sacrifica tuo figlio, il tuo unico figlio» … va’ oltre, cerca sempre di essere “segno”; sii sempre innamorato di Cristo e di coloro con i quali il Cristo si è identificato: «avevo fame,… avevo sete…»

Non dire che sei stanco di salire, verso il monte della tua trasfigurazione, della tua configurazione a Cristo! «La professione dei consigli evangelici (ti) pone quale segno e profezia per la comunità di fratelli e per il mondo. Non possono perciò non trovare in (te) particolare risonanza le parole estatiche di Pietro: Signore, è bello per noi stare qui» (VC 15).

E che questa nostra estasi gioiosa traspaia nella nostra vita!

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com

La domenica del momento favorevole (Lc 4,1-13)

febbraio 18th, 2010

«Ecco ora il momento favorevole, ecco il giorno della salvezza» (2Cor 6,2)

«Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15).

La salvezza che arriva attraverso la conversione!

Convertirsi a che cosa e da che cosa? E’ la domanda che spesso resta senza risposta e impedisce ai “buoni” di convertirsi: non ne hanno bisogno.

La pagina di vangelo viene invece a proporci la conversione da quelle tentazioni da cui Gesù è uscito vincitore, mentre noi…

Ed eccole le tentazioni: la tentazione del benessere, star bene, stare comodi, a scapito di…

La tentazione dell’avere: non pretendiamo di possedere “tutti i regni della terra”, ma tutto quello di cui abbiamo bisogno, sì! e chi determina il bisogno? Ad ognuno la sua “povertà”?

La tentazione dell’esibizione, dell’applauso, la claque: quanto bravo sei!

Il pericoloso rischio è che siamo “prostrati” davanti a questi idoli, anziché, come ci ammonisce il Deuteronomio (Deut 26,10): essere prostrati davanti al Signore tuo Dio.

«Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore» (Rm 10,8). E’ una parola che ci interroga, che ci inquieta, o che ci assopisce?

Di quale radicalismo evangelico siamo portatori, finché ce ne stiamo raggomitolati dentro le nostre ovattate stanze delle nostre tranquille osservanze? dentro i nostri indecifrabili istituti, ospitali solo per chi è dei nostri?

Tornare alla “carità” per cui siamo nati, lasciarci guidare, pungolare dalla Parola, dare a Dio il primato nella nostra vita e nelle nostre scelte, ecco la conversione che ci attende! Allora forse il deserto della fede, in cui vive questo nostro povero mondo, forse rifiorirà.

Se non siamo segni gioiosi di Vangelo, che senso ha la nostra vita? per noi e per gli altri.

«Ecco ora il momento favorevole»

d. Ferruccio Cavaggioni

 giuseppino del Murialdo

fcavaggioni@gmail.com

Gesù annuncia la beatitudine del Regno

febbraio 12th, 2010

Nella pianura attorno al lago, Gesù è attorniato dalla folle venute anche di lontano. Alzando gli occhi su di esse, il Maestro si sente preso da compassione e allora parla le parole di luce e di speranza: Beati voi, poveri… Beati voi che piangete… Beati voi perseguitati per me… Rallegratevi ed esultate.

Mai nessuno ha parlato come lui, diranno alcuni!

I poveri lo sanno e perciò gli vanno dietro.

Ci sono anche coloro che lo ascoltano ma non l’accolgono, anzi, a loro basta la sazietà di questo mondo, non sanno farsi poveri come lui è povero e cercano il successo agli occhi degli uomini.

La Beatitudine e la benedizione è per l’uomo che teme il Signore, dice il profeta (Ger 17,5-8); egli è paragonabile ad un albero che affonda le sue radici lungo un corso d’acqua così che le sue foglie non cadono mai e porta frutto. Chi, al contrario, confida nell’uomo è come un tamerisco nella steppa arida, anzi in terra di salsedine dove nessuno può vivere.

L’uomo che non confida nel Signore non vive e non da vita.

Il Figlio del Padre, Gesù che ha confidato in Dio, ha donato se stesso, è risorto e anche noi che vogliamo seguirlo risorgeremo (cf 1 Cor 15,12.16-20).

Sr Cristina Cruciani pddm

La Domenica della chiamata dei discepoli (Lc 5,1-11).

febbraio 4th, 2010

Oggi celebriamo Gesù che, sul lago, parla alle folle da una barca. Non a caso, quella barca era di Simone. Come non vedervi un segno per noi? il Maestro parla ancora oggi dalla barca di Simone detto anche Pietro, nella Chiesa, nel papa e nei pastori!

Dopo averli invitati a prendere il largo, Gesù esorta i pescatori a gettare le reti. In realtà solitamente si pesca di notte, non solo, Simone fa osservare a Gesù che per tutta la notte non avevano preso nulla. Il Maestro indica la parte destra, quella buona, e poi c’è lui  ora e, infatti, gettando le reti nel suo nome, come una obbedienza di fede, le reti si riempiono tanto che occorre chiamare aiuto.

Poco tempo fa il papa Benedetto XVI, diceva alla Chiesa di Roma: è necessario che i laici stiano accanto ai loro pastori, essi non sono soltanto collaboratori ma corresponsabili della missione della Chiesa. In Simone e compagni che dalla loro barca chiedono aiuto agli altri, vi vediamo appunto questa corresponsabilità nell’essere pescatori di uomini.

L’incontro con Gesù sconvolge Simone che, come altri chiamati nella Bibbia, resiste e non si ritiene degno di questa vocazione: Gesù lo rassicura con la tipica espressione con cui Dio ha sempre consolato nelle Scritture: “non temere”! Sarà nel suo nome che Simone, sempre, getterà le reti sino alla fine dei tempi.