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Decidere di amare (Is 50,4-9) – Mercoledì santo

marzo 31st, 2010

Oggi, mercoledì santo, la Chiesa sottopone alla nostra riflessione e preghiera un brano di Isaia tratto dal cosiddetto terzo canto del Servo del Signore:

“Non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il dorso ai flagellatori,

la guancia a coloro che mi strappavano la barba;

non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” Is 50,5-6)

Essere in balìa dell’amore significa anche questo: subire l’ingratitudine, soffrire la violenza di chi ha paura dell’amore.

Quante passioni ognuno di noi conosce (e forse vive) vissute nell’amore e per amore.

Diceva madre Teresa: l’amore è fatica, l’amore fa male.

Quanti cristi patiscono accanto a noi senza che forse ce ne accorgiamo, senza che nessuno renda loro il dovuto riconoscimento, anzi talvolta nel disinteresse, se non addirittura nel disprezzo: “si arrangi”.

Questo “si arrangi” quanto assomiglia all’ironia dei capi del popolo sotto la croce: ha salvato gli altri, salvi se stesso…

La scelta: decidere di amare, accettare che l’amore ci faccia male, consumi il nostro tempo, la nostra vita, le nostre forze, la nostra pace.

Accettare di essere tribolati per amore, dall’amore.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

Svelare i tradimenti (Gv 13, 21-33.36-38) – Martedì Santo

marzo 30th, 2010

Il brano del Vangelo di Gv che la chiesa ci propone per accompagnarci in questa giornata del martedì santo, ci mette a tavola con Gesù e i suoi discepoli. C’è un clima strano, non proprio gioioso come esigerebbe una cena tra amici, e una cena pasquale poi! Aleggia una strana sensazione. Bisogna che qualcuno rompa il ghiaccio. E lo fa Gesù, andando dritto al centro della causa di questa imbarazzata atmosfera. Senza giri di parole scoperchia i segreti nascosti nei più reconditi recessi del cuore: “uno di voi mi tradirà”.
Non è un atto di accusa, è un ulteriore tentativo di incontrare il cuore di Giuda: stai rimuginando una decisione che non ti fa onore! Stai per tradire chi si è messo nelle tue mani con la fiducia di chi crede veramente nell’amicizia.
Anche a Pietro Gesù rivela la sua pusillanimità nascosta dietro un atteggiamento di emotiva ma superficiale generosità: mi rinnegherai tre volte!
La Parola del Signore non è usa a circonlocuzioni! Ascoltata con esigente amore, mette a nudo, fa emergere, svela le nostre superficialità, i nostri maldestri tentativi di trovare scappatoie, i nostri alibi e vigliaccherie. Siamo dei veri esperti nel camuffare i nostri rifiuti di amare, la “necessità”, tra virgolette, dei nostri giudizi inappellabili, la apoditticità della nostra volontà e dei nostri progetti che non lascia spazio per repliche di nessun genere, neppure a Dio!
Sono i nostri tradimenti dell’Amore, con A maiuscola.
La Parola di Gesù colpisce nel segno e ci costringe ad uscire allo scoperto, ci impegna in decisioni che non ammettono né “se”, né “ma”, né “però”.
Talvolta, come per Giuda, ci riesce più facile abbandonare il campo, uscire nella notte, piuttosto che lasciarci scandagliare troppo dalla Parola… perché ci potrebbe succedere di sentire il richiamo severo di Gesù e allora… le cose sì che cambiano, veramente allora la nostra vita rischia di non appartenerci più e di essere in balìa, generosa balìa, delle urgenze, delle necessità degli altri… a loro totalizzante servizio.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

Amore eccessivo (Gv 12,1-11) – Lunedì Santo

marzo 29th, 2010
Oggi il nostro cuore riposa con Gesù nella quiete domestica della casa di Betania, avvolti dalla serenità che sa infondere l’amicizia.
 
 
 

Ma anche in questo caso è solamente un momento, perché irrompe violenta la critica subdolamente interessata di Giuda e la velenosa decisione dei sommi sacerdoti invidiosi che decidono di far morire anche Lazzaro assieme a Gesù.
Perché questa avversione? Perché non hanno capito nulla dell’amore, preoccupati come sono di se stessi e del loro potere e privilegio: non sono, non siamo disposti né disponibili per l’incontro, cercano, cerchiamo lo scontro, l’eliminazione dell’altro. Eppure ci è familiare la voce del profeta: “non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42, 4)
Maria, con il suo gesto di amore totale, che spreca una libbra di olio profumato, di vero nardo, assai prezioso, assurge a simbolo dell’amore tout court, perché la misura dell’amore è amare senza misura.
Gesto sconveniente quello di Maria? E’ questa la terribile domanda che frena ogni nostro incontro vero con l’altro: diamo qualcosa, non “sprechiamo” noi stessi, neppure all’interno della nostra comunità! Giudichiamo tutto eccessivo! Eccessiva la preghiera, eccessivo continuare a riscaldare l’amore in comunità, eccessivo donare un po’ troppo del mio tempo agli altri, eccessivo… l’amore che il vangelo ci propone. E l’eccessivo disturba il quieto ed equilibrato ordine che ho dato alla mia vita.
Signore, mettimi dentro un po’ di inquietudine, fammi essere un po’ eccessivo nel mio amore verso te e verso i figli tuoi, miei fratelli!

 d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

Segni di speranza (Lc 22,14-23,56)

marzo 24th, 2010

La giornata di oggi, domenica delle Palme, con quel suo costringerci a vivere nella stessa celebrazione l’esaltazione della trionfale entrata di Gesù in Gerusalemme e la tragicità del racconto della sua passione e morte, ci pone nel cuore la tristezza della stridente e purtroppo tragica conseguenza della incoerenza dell’animo umano.

E’ una esperienza di vita che talvolta purtroppo viviamo. E mette paura e fa che ci tiriamo indietro, ci chiudiamo dentro i nostri ambienti, dentro i “nostri”. Ci fa perdere il coraggio e la forza della profezia.

“Indirizzare una parola allo sfiduciato”, dopo “aver fatto attento il nostro orecchio”, rischia di portare sofferenza, può significare “presentare il dorso ai flagellatori”.

E il dolore, la sofferenza, fanno venire meno la fiducia nel Dio che ci assiste, “per cui restiamo svergognati, confusi”. Eppure da sempre sappiamo che per Dio non esiste abisso irraggiungibile: è dalla morte di croce che Egli trae il Cristo e “lo esalta e gli dona un nome che è al di sopra di ogni nome”.

E’ dalle nostre croci, vissute con amore e per amore, che ci trae a vita nuova e ci fa segno di speranza.

E “sperare, come ci ricordava il card. Suenens, è un dovere, non un lusso. Sperare è destarsi dal sonno, è il mezzo per trasformare il sogno in realtà. Felici coloro che osano sognare e che sono disposti a pagare il prezzo più alto perché il sogno prenda corpo nella vita degli uomini. E’ la profezia cui siamo chiamati”.

Signore, fa’ che non mi tiri indietro, che non mi chiami fuori e soprattutto, nella mia incoerenza, fa’ che non mi scopra dall’altra parte a gridare anch’io “crocifiggilo”.

d. Ferruccio Cavaggioni
giuseppino del Murialdo
 fcavaggioni@gmail.com

L’adultera: un incontro che rimette in cammino (Gv 8,1-11)

marzo 17th, 2010

Mamma mia! Come si fa a ritenere che tutto sia una perdita, considerare tutto spazzatura per guadagnare Cristo?! Bisogna esserne veramente innamorati. E amare è una decisione da prendere ogni giorno. Ogni giorno devo non ricordare più le cose passate, non pensare più alle cose antiche. Ogni giorno riprendere la corsa per raggiungere la meta.

In questa nostra corsa da persone innamorate di Cristo siamo sostenuti da una certezza:la cosa nuova che Dio sta facendo in noi!

Ancora una volta il Signore non tiene conto di chi eravamo e neppure di chi siamo. A Dio non importa il nostro peccato, il nostro adulterio, la nostra infedeltà, la nostra idolatria, e neppure la nostra fragilità.

Giovanni nella sua prima lettera ce lo ricorda con parole chiare: se anche il tuo cuore ti condanna, Dio è più grande del tuo cuore (1Gv 3,20); e ancora: se qualcuno pecca, abbiamo un intercessore presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto (1Gv 2,1).

E’ l’esperienza della donna “sorpresa in flagrante adulterio”.

Talvolta noi abbiamo questa presunzione: che il nostro peccato faccia cambiare idea a Dio, che Dio diventi meno Padre, che abbia meno amore! Ma Dio è Amore! E’ il nostro amore che viene meno, non il suo. La cosa nuova che proprio ora germoglia è questa capacità-possibilità, che ci è data sempre, di riprendere sempre, di far sempre rivivere il nostro amore ferito, reinnestandolo continuamente alla sorgente dell’Amore.

“Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

E il nostro amore sa non condannare? Sa accogliere sempre ogni “amore” anche se ferito?                          

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com

Laetare- Lasciatevi riconciliare con Dio

marzo 11th, 2010

“Lasciatevi riconciliare con Dio”. Sembra una esortazione che Paolo rivolge ad altri, non a noi. Noi siamo riconciliati, anzi noi non abbiamo bisogno di riconciliazione! Noi siamo “una creatura nuova”.

Messa così, ci riesce difficile, forse impossibile, entrare nella terra promessa. Non sentiamo il bisogno dell’esodo, dell’andare “oltre”. Fermi alle cose vecchie, non permettiamo alle nuove di nascere. Non sentiamo neppure il bisogno che ci sia al nostro fianco qualcuno che ci offra almeno le carrube. Soli, nella nostra autoreferenzialità”. Solitudine buia e sconfortata. Viviamo in una staticità da brivido.

Ed è la preghiera che dobbiamo continuamente formulare: renderci conto!

Signore, aprimi gli occhi, fa’ che mi renda conto. Mi renda conto che la mia relazione con te è solo apparente, superficiale, parolaia, fatta solo di adempimenti. Fa’ che mi renda conto che mi devo alzare, figlio minore o maggiore che sia, dalla mia ripetitività, dal mio tran-tran, perché l’amore non è mai stancamente ripetitivo. Aiutami a mettermi in cammino sempre, a continuamente superare la tentazione di trovare una sistemazione adeguata dentro uno schema di vita comodo, dentro una esistenza troppo ordinata, senza provocazioni. Signore, fa’ che non trasformi la mia vita consacrata in un oggetto di uso giornaliero, ma che sia, la mia vita, una entusiasmante avventura spirituale, ricca d’amore verso te e verso l’ “altro”.

E’ il mio faticoso esodo “verso i frutti della terra”, verso l’amore, verso l’abbraccio di un Dio che mi aspetta, Padre amorevole, per far festa con me.

Non importa quanto lontani, dove siamo, se a pascolare i porci dopo avere tutto dilapidato, o nei campi al lavoro, l’esodo è per tutti. L’abbraccio del Padre è la nostra terra promessa. E la festa è per tutti e per ciascuno.

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com

Diventare amore per non perire

marzo 4th, 2010

I brani biblici, che la liturgia di questa terza domenica ci propone, sembrano suggerirci due messaggi, contradditori: da una parte un Dio che si china e si prende a cuore le sofferenze del suo popolo (Es 3,7s) e il vignaiolo che intercede presso il padrone perché non venga tagliato l’albero di fichi; dall’altra l’affermazione di Paolo (“ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto”) e di Gesù (“se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”).

Da una parte un Dio che si coinvolge amorevolmente nella storia dell’uomo per salvarlo; dall’altra un Dio che castiga e minaccia.

Il punto non è chiederci quale Dio, ma piuttosto quale uomo. Dio si muove sempre e comunque dentro un contesto d’amore e si muove dentro un contesto d’amore attraverso l’amore degli uomini. Non è Dio che fa perire, ma la “non conversione” all’amore. E’ il “non  amore” che conduce l’umanità alla rovina: se non diventiamo “amore”, periremo, perché è la mancanza di amore che conduce l’umanità alla rovina. Quando la relazione tra persone non è fondata sull’amore, subentrano altri criteri a guidarci e allora…

Essere amore, segno dell’amore divino, ci fa essere come Mosè, chiamati a riprendere il cammino della storia, perché sia sempre storia di salvezza; ci fa essere vignaioli impegnati a zappare e concimare l’albero dei fichi incapace di produrre frutti d’amore.

Fuori metafora significa spendere la propria vita amando. Ed allora proviamo a coniugarlo sempre e solo all’indicativo presente questo verbo e a dargli la concretezza della quotidianità, dentro e fuori le mura reali e figurate dei nostri istituti.

E’ questo ciò a cui siamo chiamati!

Non a chiederci chi sono i buoni e chi i cattivi, chi i colpevoli e chi i giusti; non a ritirarci dentro i nostri gusci, ma a convertirci all’amore, trascinando tutti in questo gorgo che salva, perché di tutti dobbiamo farci prossimi.

d. Ferruccio Cavaggioni

giuseppino del Murialdo

 fcavaggioni@gmail.com