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…Verso Gerusalemme

giugno 27th, 2010

Gesù fortemente consolato dal Padre nella Trasfigurazione, annuncia la sua passione e si dirige con risolutezza verso Gerusalemme.

Lungo la via, a chi manifesta il desiderio di seguirlo, rivela che in realtà egli non ha un luogo dove posare il capo. Gesù infatti ha solo il Padre dove poter riposare. Seguire lui poi vuol dire prendere una decisione libera, immediata, lasciando ogni cosa per un amore più grande e disporsi al servizio.

Scegliere Gesù, è scegliere il Regno; è urgente andare non c’è tempo per attardarsi in altre, siano pure nobili azioni, persino raccomandate dalla Torah.

Cristo Gesù ci ha liberati, dice San Paolo nella II Lettura, per la libertà. Si tratta della libertà dell’amore per cui possiamo decidere di lasciare tutto e seguire lui.

La persona di Gesù è il valore supremo e ultimo, seguirlo è la più totale e definitiva liberazione dell’uomo. Lo aveva compreso Sant’Ignazio di Antiochia che scriveva ai Romani: “Lasciate che io sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio… Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo; là giugno, sarò uomo (Lettera ai Romani IV, 1-2; VI,2).

La vera libertà dell’uomo non è una conquista e una rivendicazione, è in realtà un dono gratuito e una vocazione di Dio, carica di dolcissima responsabilità. Solo con la forza e la dolcezza dell’amore divino essa può essere sostenuta da noi, perché non venga meno la nostra sequela di Gesù nel generoso servizio dei fratelli.

Possiamo cantare la liberazione operata da Dio in noi con il Salmo responsoriale che è il Salmo 15: Proteggimi o Dio….il Signore è mia parte di eredità… mi indicherai il sentiero della vita …

                                                                                              Cristina Cruciani pddm

Perché avete paura?

giugno 20th, 2010

Evento centrale della Liturgia della Parola di questa Domenica, è il brano evangelico (Lc 9,18-24) che mostra Gesù in preghiera, innanzitutto. Egli scruta la volontà del Padre per accogliere la sua missione fino alla fine, con tutto quello che essa porta con sé. Intanto Gesù interroga i discepoli su quanto essi e la gente hanno compreso di lui. Dopo l’entusiasta professione di fede di Pietro, Gesù si rivela come il Messia sofferente, non come lo attendono o l’immaginano i discepoli e lo stesso Pietro. Egli è il Messia trafitto già preannunciato dalla trafittura del pio re Giosia nella pianura di Meghiddo (cf I Lettura Zc 12,10-11; 13,1).

Tutti coloro che intendono seguire Gesù, sono anch’essi chiamati al suo destino di croce. Tutti siamo stati rivestiti di lui nel battesimo; in qualche modo abbiamo accettato dunque che si compia in noi il suo stesso destino. Chi vuole salva la propria vita la dona. 

Oggi contempliamo la cattedra più alta da cui viene per noi l’educare di Gesù. Il Messia Crocifisso e trafitto mostra l’apice della sapienza cui tutti siamo chiamati con lui e come lui.

Siamo battezzati e quindi immersi nella sua morte; tutti dobbiamo passare per il Calvario con lui e come lui (cf II Lettura Gal 3,26-29).

Tutti costatiamo che non si può rimuovere il dolore dalla vita di ciascuna persona, né in noi né in coloro che amiamo. L’unica cosa che possiamo imparare a fare è svuotare il dolore e la morte del loro pungiglione velenoso e mortifero, strappare loro la presunta forza e cambiarli di segno per farne un dono, nella libertà e nell’amore filiale, così che da dove veniva la morte, di là possa venire la vita!

Nulla nella vita è senza senso e senza impegno. Ogni cosa è un poco di pane o di pesce che mettiamo anche noi per il banchetto della gioia e della vittoria del Messia.

Il nostro dolore, ogni stilla e ogni lacrima, non è più perduta perché assurge a contributo di salvezza, una sorta di condivisione, come un nostro piccolo e povero modo di aiutare il Messia crocifisso e trafitto a portare il peso del mondo.

E’ lui stesso infatti che continua in questo mio corpo a soffrire ed offrire, così come in ciascun uomo, donna, bambino, povero, ricco, disgraziato della terra, sino alla fine del mondo quando si manifesterà la vittoria dell’amore.

Partecipare oggi all’Eucaristia è crescere, essere educati in tutto ciò, senza mezzi termini, senza emozioni epidermiche ma nella verità e nella speranza.

 Siamo attorno ai nostri altari, gloriosi e santi perché segno di Cristo Gesù, nostro altare, per offrire noi stessi e il dolore del mondo. E’ la Pasqua! Di qui scaturisce il fiume che dà vita ovunque arriva (cf Ez 47, ) e reca la gioia che non ha fine.

Sr Cristina Cruciani pddm

Bisognosi di perdono

giugno 13th, 2010

 

Dopo la Pentecoste, le prime due Domeniche del Tempo ordinario sono state da noi celebrate con le solennità della Trinità Santissima e del Corpo e Sangue del Signore. Ora riprendiamo a seguire  l’andamento delle Domeniche dette appunto del Tempo Ordinario.

L’Evangelista Luca ci conduce al seguito di Gesù. Egli si trova ancora in Galilea e va per le città attorno al lago. Oggi è invitato a casa di un fariseo di nome Simone. I farisei erano gente molto interessata a Gesù e forse quello fu il pranzo di un sabato nel quale spesso veniva invitato un rabbi per udire da lui spiegazioni sulla Torah e fargli domande.

Inoltre il fariseo Simone forse è un lebbroso guarito e deve riconoscenza a Gesù.

Nella sala del banchetto entra una donna, una peccatrice! Qualcuno ha anche azzardato affermare che fosse una di famiglia, visto che conosceva la casa e ne aveva accesso. E qui sta tutto quanto fa la differenza: la donna piange i suoi peccati e riconosce in Gesù la possibilità di essere redenta, perdonata, rimessa in piedi, ricostruita nella sua dignità, al contrario di chi lo scruta solo per curiosità o per tendergli magari dei tranelli verbali e poterlo accusare.

In realtà quando quella donna chiede perdono, Dio, come ha fatto con Davide (cf prima Lettura), l’aveva già perdonata: doveva solo prenderne coscienza lei effondendo il suo amore per il Maestro che non condanna nessuno.

Gesù, dice la finale del brano odierno, aveva rimesso in piedi tante donne; quelle che lo seguivano e servivano erano state tutte da lui guarite, sanate e, con tutto quello che erano e avevano di ricchezza nelle loro persone e nei beni, si pongono a disposizione di Gesù, riconosciuto come Signore e Maestro. La fede le ha salvate, tutte.

Nella seconda lettura, Paolo ribadisce che non sono le opere della Torah che salvano l’uomo ma la fede in Gesù e la certezza del perdono di Dio

Oggi la nostra preghiera più bella è il Salmo responsoriale di questa divina liturgia ma anche la preghiera Colletta: O Dio che non ti stanchi mai di usarci misericordia, donaci un cuore penitente e fedele che sappia corrispondere al tuo amore di Padre, perché diffondiamo lungo le strade del mondo il messaggio evangelico di riconciliazione e di pace. Amen 

Sr Cristina Cruciani pddm

Con -noi- Dio! Solennità del Corpo e Sangue del Signore

giugno 6th, 2010

In questa solenne festa dell’amore di Dio per noi nel Corpo e nel Sangue del Figlio suo, dato e «svenato» (Santa Caterina) per noi, ci domandiamo a che cosa oggi può educare questa santa Eucaristia.

Gesù non ha solo insegnato il senso del suo dono d’amore, ce lo ha testimoniato, reso vivo e possibile anche a noi. Nulla il Signore tenne per sé. La Carità che lo abitava e che è lo Spirito Santo, Fuoco che lo ha bruciato e reso Pane buono sulla brace del legno della croce, egli l’ha riversata anche in noi perché imparassimo a fare dei nostri corpi e della nostra vita quello che egli fece della sua.

L’Eucaristia che Egli fece di sé fu per noi e con noi e diede anche alla nostra libertà di poter entrare nel suo dono per divenire noi pure quello è stato lui, nella maturità dell’obbedienza filiale.

Essere educati e formati alla vita cristiana significa imparare ad essere eucaristia, lode di gloria, rendimento di grazie, con tutto di sé, avendo dinanzi Gesù, l’uomo obbediente e fedele. Come disse Pilato mostrandocelo tutto piagato: Ecco l’uomo! (cf Gv 19,5). L’uomo tutto dato. Il Signore! vittorioso sul male, per l’amore-fuoco che le grandi acque della morte non possono spegnere (cf Ct 8,6-7).

Questa festa, che proviene dalla devozione eucaristica tardomedievale, è sorta per affermare la Presenza reale contro gli errori di Berengario di Tours; fu estesa a tutta la Chiesa da papa Urbano IV nel 1264. Il messale romano ora la propone con una denominazione più vera: solennità del Corpo e del Sangue di Cristo; inoltre abbiamo tre cicli di letture nel Lezionario, ricchezza di Orazioni e di Prefazi. L’accento è sulla celebrazione eucaristica che poi si prolunga nella processione e nell’adorazione dei fedeli.

La processione entrò nell’uso a partire dal secolo XIII; essa esprime solennemente il culto all’Eucaristia oltre e al di fuori della Messa e sottolinea il “Con -noi- Dio!”. Gesù, come aveva promesso, è il Dio con noi, l’Emmanuele che sta con i suoi e cammina con essi sulle strade del mondo, tra le case in paesi e città. Questa processione è come la forma tipo delle processioni del popolo di Dio; esse lo manifestano come popolo in cammino, pellegrino verso la Patria, il Padre; nutrito nel suo Esodo dalla Manna, vero Cibo venuto da cielo.

  Sr Cristina Cruciani pddm