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Dalla fiducia alla preghiera

luglio 25th, 2010

 La prima Lettura (Gen 18,20-32) della liturgia di questa Domenica estiva, propone il brano che  parla dello spirito ospitale di Abramo, il quale, nei Tre viandanti, ha accolto il Signore. Egli come dono della sua visita, rassicura Abramo che stanno per compiersi le promesse nel figlio tanto desiderato e atteso. Poi, Dio non nasconde ad Abramo “amico di Dio”, come anche oggi viene chiamato nell’islam, quello che sta per fare. E’ giunto sino a Dio il fetore del male, il peccato delle città della valle del Giordano, grida fino a lui, egli le vuole distruggere. In realtà Dio deve sopprimere il male, egli che è Santo; ma va cercando qualcuno che si ponga sulla breccia e stia tra lui e coloro che debbono essere distrutti e con la forza della sua santità e intercessione renda giusti tutti. Nonostante le reiterate suppliche di Abramo, non si trovano neppure dieci giusti che possano salvare le città. Del resto chi potrebbe accollarsi i peccati di tutti e annientarli?

Ecco, cosa farà Dio: egli stesso manderà il Figlio suo, l’unico giusto, che prenderà su di sé il peccato di tutti e inchioderà alla sua croce il documento scritto della nostra condanna (cf seconda Lettura Col 1, 12-14). Ne basterà uno solo! Gesù! Egli non solo ha preso su di sé il nostro debito, ma si è fatto talmente solidale con l’umanità che le ha strappato il peccato immergendolo nel lavacro della sua morte e ridonandole la vita con il dono dello Spirito Santo nella risurrezione.

Gesù ci ha accettati tutti come fratelli, è il nostro Giuseppe mandato dinanzi a noi per salvare un popolo, tutti i figli di Dio. Con la sua vita ci ha donato il Padre e ci ha consegnato la sua preghiera (cf Vangelo Lc 11,1-13), quella che chiede la santificazione del Nome di Dio, cioè che siano riconosciuti e proclamati la sua santità, il suo amore, la sua unicità, il suo esserci; e ciò è salvezza per noi; ci fa chiedere che venga il Regno e noi sappiamo che il Regno è Gesù Signore con il dono dello Spirito Santo effuso su ogni carne. Chiediamo che si compia la volontà di bene e di salvezza per tutti e per tutto, anche per la creazione; chiediamo il perdono perché anche noi, perdonati, possiamo perdonare; chiediamo il pane di ogni giorno, cioè ogni bene necessario alla vita ma in particolare il pane “sovrasostanziale”, che è Egli stesso, per vivere in eterno. Chiediamo di essere liberati dal male, quello eterno, dalla morte seconda, dalla grande tentazione che ci induce a dire nella prova: Dio non c’è o se c’è non si occupa di me! In una parola chiediamo di essere liberati dalla disperazione. Da quando è venuto il Giusto Servo del Signore, c’è speranza perché il nostro debito è stato annientato e non ci può più far male.

 Cristina Cruciani pddm

La “cosa migliore”

luglio 18th, 2010

L’evangelista Luca ci racconta di donne che seguono Gesù e lo servono con dedizione ed amore. Egli sta arrivando a Gerusalemme; da altri testi evangelici conosciamo che la donna di nome Marta che l’accoglie in casa sua e che ha una sorella di nome Maria, abita nel villaggio di Betania, poco distante da Gerusalemme, sul versante del Monte degli ulivi che dà verso Oriente.

L’evangelo (Lc 10,38-42) ha come profezia anticotestamentaria l’ospitalità di Abramo in Genesi 18,1-10. L’accostamento è vertiginoso, è una rivelazione. Abramo accoglie il Signore nei Tre che gli fanno visita; la sua ospitalità è sollecita e premurosa e termina con una promessa: il figlio, tanto desiderato. poi è la preghiera di intercessione per le città della valle del Giordano, da parte di lui, Abramo, l’Amico di Dio.

Marta accoglie Gesù, ma per lei Egli non è ancora così assoluto ed unico: per lei, in quel giorno, accogliere Gesù è una incombenza che si aggiunge alle altre; Marta mette Gesù a livello di tutte le altre cose che riempiono la sua giornata. Gesù la richiama, la vuole aiutare, la corregge con amore, la invita a fare un salto di qualità: adesso che c’è lui, bisogna occuparsi di lui, essere tutte prese da lui, come ha capito Maria; bisogna entrare nel Nuovo Testamento, nell’ultima Alleanza, fare il passaggio dai tanti precetti ad uno solo: seguire Gesù come Egli segue il Padre; questa è la verità.

Nel brano non c’è opposizione tra Marta e Maria, c’è che una ha capito chi è Gesù e una no, deve ancora convertirsi a lui o meglio continuare e passare da Mosè a Gesù.

Nella seconda Lettura (Col 1,24-28), Paolo ci svela che cosa egli ormai ha compreso: egli gioisce delle sofferenze a causa di Cristo e sa che così prende parte alla salvezza del mondo per quel poco che ci è dato di collaborare. Egli è “servo” della Chiesa per missione ricevuta da Dio e va annunciando Cristo, ammonendo ogni uomo e istruendo con ogni sapienza. Tutto questo perché ogni uomo possa, secondo la sua vocazione, divenire perfetto in Cristo, cioè essergli simile, farsi discepolo, essere la sua trasparenza nel mondo.

Ti benedico, Gesù, Ospite della mia casa, concedimi la sapienza che mi conduca ai tuoi piedi per ascoltarti ed amarti, per conoscere attraverso te il Padre che il tuo Spirito fa conoscere al nostro cuore inquieto. Amen

Cristina Cruciani pddm

Fatti tu prossimo

luglio 11th, 2010

 

La domenica XV del Tempo Ordinario del ciclo C del Lezionario può essere detta “del buon samaritano”, viene infatti proclamato il brano lucano tratto dal capitolo 10, versetti 25-37.

La prima lettura è tratta dal Libro del Deuteronomio 30,10-14 un testo, come brevemente vedremo di grande importanza.

La seconda Lettura è tratta dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi che leggeremo sino alla diciottesima domenica.

L’evento salvifico di Gesù che celebriamo oggi è ricco e complesso. Il Maestro ha appena accolto i settantadue tornati dalla missione pieni di gioia, Gesù stesso, dice l’evangelista, esulta nello Spirito ed eleva una benedizione, anzi una eucaristia, al Padre. Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli… così hai deciso nella tua benevolenza! (Lc 10,21). Ora è proprio un dotto che lo interroga e per metterlo alla prova. Gesù pieno di bontà e da buon rabbi, gli gira la domanda facendogli dire da sé la sintesi, anzi, il cuore della Torah: Amare Dio con tutto i cuore… e il prossimo come se stesso. Gesù approva ed aggiunge: Fa’ questo e vivrai. Il sottile interlocutore aggiunge: Chi è il mio prossimo? E qui sta la rivelazione di Gesù; egli capovolge le categorie e propone lo stile stesso di Dio, come dire: fa’ come Dio, fatti tu prossimo di chi è nel bisogno. E’ la sintesi della mirabile parabola dell’uomo che incappa nei ladroni sulla strada che da Gerusalemme scende a Gerico.

Ma chi può obbedire a questo nuovo comando? Nessuno potrebbe senza il dono recato da Gesù: la Torah scritta nel cuore. Lo Spirito Santo ora dona all’uomo lo stesso agire di Dio che comincia per primo ad amare. Questa non è una Parola lontana, un comando impossibile e troppo alto, lontano che uno non lo può andare a prendere (cf prima Lettura), esso è nel cuore.

Nel samaritano straniero che soccorre colui che è stato colpito, si rivela Gesù, il Padre stesso che è venuto per chinarsi sull’uomo ferito e percosso. Chi segue Gesù impara a fare così e lo può per la forza dello Spirito che ci è donato.

Gesù è l’immagine del Dio invisibile, in lui si è fatta pace tra cielo e terra perché il cielo si è chinato sulla terra e la terra può penetrare nei cieli (cf seconda Lettura).

Grazie, Signore, per la rivelazione contenuta nel tuo Vangelo e perché, oggi, in questa Domenica, ti chini su di noi e ci fai il dono di poter amare come ama Dio ed essere trasparenza di lui nel mondo, oggi!

                                                        Cristina Cruciani pddm       

L’invio dei 72

luglio 4th, 2010

Gesù, come abbiamo visto domenica scorsa e secondo il racconto dell’Evangelista Luca che seguiamo in lettura semicontinua, ha lasciato la Galilea. Risoluto Egli ha iniziato il viaggio verso Gerusalemme dove sa che lo attendono la passione e la morte, ma anche il compimento delle promesse del Padre. Lungo la via alcuni vogliono seguirlo, altri vengono chiamati da lui; a tutti propone le severe esigenze della sua sequela.

Dopo ciò, Gesù stabilisce altri settantadue o settanta (numero simbolico delle nazioni pagane), tra i suoi discepoli e comincia ad inviarli a due a due. Perché a due? Perché così sono una comunità! Li manda ad annunciare, liberi e poveri, senza pesi; debbono portare la pace e annunciare il Vangelo, la bella notizia, che il Regno di Dio si è fatto vicino (cf Lc 10,1-12. 17-20).

Dovrebbe essere una notizia da far trasalire gli ascoltatori, perché in realtà compie l’attesa di secoli, è risposta alle tenebre e alla disperazione dell’uomo: finalmente la Salvezza! La Luce, la Pace!

Come segno di tutto ciò i discepoli, oltre l’annuncio, operano anche guarigioni.

Con meraviglia degli stessi discepoli, l’annuncio è accolto, i malati guariscono, satana è precipitato. Gesù conferma tutto questo e ammonisce i discepoli: quello che hanno operato non viene da loro, essi ne sono soltanto gli ambasciatori, gli inviati e i servi; si devono rallegrare di essere stati scelti per servire e soprattutto devono gioire perché i loro nomi sono scritti nel cielo cioè nel Padre.

La prima Lettura (Is 66, 10-14) profetizza la gioia di Gerusalemme per la salvezza dei suoi figli, anzi di tutti, perché gli abitanti della terra sono destinati a questa città; proprio in Gerusalemme saranno tutti consolati; la salvezza viene da questa città destinata a durare oltre il tempo, nella Gerusalemme di lassù, luogo di raduno di tutti i popoli.

Non è infatti l’essere circonciso o no che conta, l’appartenere ad un popolo o ad un altro, ma l’essere in Cristo Gesù e questa è vocazione di tutti. Su tutti pace e misericordia (cf seconda lettura Gal 6,14-18).

                                                                  Cristina Cruciani pddm