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Fratelli alla mensa di Gesù

agosto 28th, 2010

Oggi siamo con Gesù a pranzo, a casa di uno dei capi dei farisei.

E’ sabato e i farisei, amanti della Torah, molto interessati al Rabbi Gesù che parla come mai nessun altro, lo invitano a pranzo; lo vogliono interrogare, anzi l’osservano, forse per prenderlo in fallo.

Nulla sfugge a Gesù, egli nota come tutti tentano di accaparrarsi i primi posti e allora ecco un primo insegnamento agli invitati: quando sei invitato non scegliere i primi posti… potrebbe esserci uno che ne ha diritto più di te e tu saresti umiliato dal padrone di casa. Va’ a occupare l’ultimo posto… poiché chi si umilia sarà esaltato. Dopo ciò, Gesù ha un insegnamento anche per il padrone di casa: quando offri un pranzo o una cena, invita chi non ti può ricambiare. Così sarai beato! La ricompensa verrà da un altro. Anche questa volta Gesù ci sta insegnando lo stile di Dio. Proprio in lui, Dio si è messo all’ultimo posto come uno che serve e al grande banchetto della salvezza egli ha invitato i peccatori proprio quelli che non hanno nessuna possibilità di ricambiare. In effetti, Dio dona nel suo amore senza aspettarsi né chiedere alcunché in cambio. L’amore di Dio è fatto così. In Gesù ha proprio incarnato l’esortazione della sapienza (cf prima Lettura): “figlio, compi le tue opere con mitezza, da grande che sei, fatti umile e troverai grazia… ai miti Dio rivela i suoi segreti. Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio!”. Per il povero, nel senso biblico, per colui appunto che assomiglia a Gesù, Dio prepara una casa, dice il Salmo responsoriale.

Non finiamo mai di stupirci per come Dio rivela a noi le vie della vita; egli ci istruisce sulla sapienza vera e ci mostra lo stile suo, anzi, ci rende anche capaci di attuarlo con la forza risanatrice dei sacramenti

Oggi è così che incontriamo la salvezza di Dio. Lasciamo che coinvolga tutto di noi e  guarisca i nostri orgogli. Tutti coloro che prendono su di sé il giogo del Signore e imparano da lui, che è mite ed umile di cuore, diventano come lui.

Dio continua ancora a sorprendere i suoi poveri e rivela loro che sono stati ammessi a contemplare il suo volto; Egli ha di nuovo parlato direttamente al suo popolo, non più tramite il mediatore Mosè ma in Gesù, mediatore dell’alleanza nuova. In lui, noi abbiamo accesso fin da ora alla Gerusalemme celeste, all’assemblea dei santi e possiamo accostarci a Dio ed essere salvi.

“Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi a quelli che ti temono!”, ci fa cantare l’antifona alla comunione.

La preghiera comunitaria che vogliamo ripetere anche nella nostra preghiera personale, attualizza la Parola di vita di questo giorno: “O Dio, che chiami i poveri e i peccatori alla festosa assemblea della nuova alleanza, fa’ che la tua Chiesa onori la presenza del Signore negli umili e nei sofferenti, e tutti ci riconosciamo fratelli intorno alla tua mensa. Amen”.

 Sr Cristina pddm

Farsi piccoli e affidarsi a Lui

agosto 18th, 2010

Gesù è ormai decisamente in cammino verso Gerusalemme e lungo la strada ammaestra quelli che sono con lui, anzi passava per città e villaggi annunciando il vangelo del Regno. Gli viene rivolta una domanda: quanti sono quelli che si salvano? Sono pochi o tanti?.

Gesù non risponde direttamente a quanto gli è chiesto ma dà un insegnamento per tutti: bisogna tener presente che nessuno è al sicuro neppure quelli che si possono vantare di aver mangiato e bevuto con lui.

Entreranno coloro che si sono fatti piccoli come Gesù, che hanno accolto la salvezza come un dono e non si sono vantati di nessun titolo se non d’essere bisognosi. Chi crede di avere diritto ad entrare nel Regno può ricevere la parola tremenda di Gesù: non vi conosco! Perché egli conosce solo quelli che si sono affidati a lui. L’essere suo popolo, essere cristiani e, al limite, partecipare all’eucaristia, non ci mette al sicuro, altri verranno da Oriente e da Occidente ed entreranno. Dio stesso si prende cura di radunare quanti verranno per far di loro un’offerta al Signore. Anche di tra loro Dio sceglie sacerdoti e leviti, anzi tutti saranno un popolo di sacerdoti così come era stato promesso. Tutti andranno al Padre per mezzo di Gesù. Tutte le genti canteranno al Signore perché il suo amore dura sempre, è forte sul peccato di tutti.

Colui che è amato dal Signore è corretto perché il Signore aiuta coloro che egli ama, fa loro attraversare la prova senza soccombere, li affina come l’oro puro. Proprio attraverso la prova si impara a guarire e a procedere spediti nella direzione del Signore.

Per imparare bene ciò che oggi celebriamo e farlo vita della nostra vita, occorre la preghiera, incessante ed assidua: “tendi l’orecchio, Signore, rispondimi: mio Dio, salva il tuo servo che confida in te: abbi pietà di me, Signore: tutto il giorno a te io levo il mio grido” (cf Antifona di ingresso).

Nella preghiera, oggi chiediamo ancora di amare i comandi del Signore e desiderare ciò che promette perché tra le mutevoli vicende di questo mondo, i nostri cuori restino fissi là dove è la vera gioia.

Noi, Signore, siamo bisognosi della tua salvezza, siamo affamati e assetati di te, accoglici quando ci presenteremo alle tue porte; allora avremo i tratti del tuo volto e il Padre vedrà te e ci riconoscerà come figli. Amen

Sr. Cristina, pddm

Assunzione della Beata Vergine Maria

agosto 15th, 2010

Oggi, la solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, caratterizza questa Domenica. Giustamente questa festa mariana prevale sul Giorno del Signore perché celebrazione del Signore: Maria è fatta partecipe della gloria del Figlio suo risorto, in lei si manifesta in pienezza la vittoria della risurrezione a garanzia e speranza per tutta la Chiesa che vede compiuto, in questa sua primizia, in Maria, quello che lei tutta spera di divenire.

Nella Chiesa latina, questa solennità ha avuto il suo pieno splendore dopo la solenne proclamazione del dogma, il 1 novembre del 1950, con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus, di papa Pio XII. 

In Oriente è molto antica e celebrata come Koimesis, cioè Dormizione o Transito della Beata Vergine Maria. Mirabili canti liturgici esaltano il mistero di Maria assunta in cielo: “Oggi, la Vergine Maria è accolta nei cieli; oggi spunta l’aurora della Chiesa, oggi è ridata la speranza al popolo che camminava incontro al Padre, oggi Cristo riveste di gloria e d’immortalità, il corpo di Colei che gli ha plasmato un corpo”. Sono brani tratti dalla tradizione bizantina, adattati e vestiti di musica da p. André Gouze op, di Sylvanès.

La Liturgia propone due formulari di Messa, uno per la liturgia vigiliare che in alcuni luoghi si compie con solennità, nella notte, spesso con la commemorazione del transito di Maria, e uno per il giorno.

Il brano evangelico del giorno, in questo ciclo C è la narrazione della visita di Maria alla cugina Elisabetta. Maria è presentata dalla liturgia, come compimento dell’immagine profetica dell’arca del Signore; ella infatti, portando la benedizione e la gioia, si reca alla casa di Zaccaria. Dal suo saluto è santificato il Precursore, Elisabetta, piena di Spirito Santo, profetizza e a Zaccaria si scioglie il nodo della lingua. Maria, come l’arca che Davide portò presso Obed-Edom, resta circa tre mesi a casa di Zaccaria e Dio benedisse quella casa (cf 1 Cron 13,14). La prima Lettura della Messa della Vigilia, narra proprio il trasporto dell’arca del Signore, con grande gioia, quando fu trasportata nella tenda che Davide aveva preparato. Il Salmo che segue, rievoca la presenza dell’arca santa nelle battaglie di Israele; nella tenda e nel tempio, Dio ha scelto di stare con il suo popolo. In Maria, tenda e tempio del Verbo incarnato, Dio ha scelto di essere l’Emmanuele, Dio con noi (cf Salmo responsoriale, 131/132). Il breve brano evangelico lucano della Messa vigiliare esalta appunto il grembo che ha portato il Salvatore ma sottolinea anche che Maria è più beata perché si è fatta accoglienza della Parola.

Nella seconda Lettura (1 Cor 15,54-57), san Paolo, richiama la fede nella resurrezione dei nostri corpi, destinati appunto ad essere rivestiti di immortalità, poiché la vittoria di Cristo risorto deve manifestarsi proprio pienamente nella risurrezione di ogni carne; allora potremo cantare il canto: “dov’è, o morte, la tua vittoria, dov’è il tuo pungiglione? Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo di Gesù Signore nostro”.

Le Letture della Messa del giorno, che precedono il Vangelo completano la visione del mirabile mistero che si compie in Maria: ella brilla dinanzi al pellegrinante popolo di Dio come Segno luminoso apparso nel cielo, nella donna vestita di sole con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle che sono gli apostoli (cf Ap 11,19-12,1-6). Maria è immagine e specchio della Chiesa, è la primizia, insieme al Figlio, di coloro che sono morti; in lei l’ultimo nemico è già sconfitto ed è speranza indefettibile per tutti i credenti (cf 1 Cor 15,20-27).

Sr Cristina pddm

Il cuore nel tesoro del Regno

agosto 8th, 2010

Il Signore si prende cura dei suoi poveri, non dimentica le loro suppliche perché dinanzi a lui sta sempre l’alleanza sua alla quale è indefettibilmente fedele.
Ci pare di poter sintetizzare la liturgia della Parola di questa domenica, nel Salmo responsoriale (Salmo 32/33): “Beata la nazione cha ha Dio come Signore, il popolo che egli ha scelto come sua eredità… il Signore è aiuto e difesa, su di noi sta il suo amore, in lui noi speriamo!”
IL Vangelo, continuando il discorso sul farsi poveri per il Regno, consola il piccolo gregge di Gesù. L’invito a vendere il superfluo e a lasciare tutto ciò che perisce e si consuma, è l’invito a porre il cuore nel vero tesoro che rimane per sempre: il Regno di Dio che verrà. Chi ha saputo alleggerirsi di tutto, è pronto al ritorno del Signore  e può prendere parte al banchetto nuziale. Il padrone farà una grande accoglienza, egli stesso si porrà a servirli dopo avere imbandito la tavola per la festa. Ci incuriosisce sempre il fatto che non viene detto che cosa, il Signore darà a mangiare in questo banchetto. Isaia parlava di grasse vivande, cibi succulenti, vini raffinati (cf Is 25,6-12); l’evangelista Luca dice che, per il figlio che è tornato, il padre uccide il vitello grasso (Lc 15, 11-31); alla luce di ciò possiamo concludere che egli non darà altro che se stesso, nel Figlio suo, infatti nessuno può saziare la fame e il cuore dell’uomo se non Dio solo. Egli è il nostro Cibo, già da questo mondo, nella Parola: “non di solo pane vive l’uomo” (Dt 8,3) e nell’Eucaristia, anticipo e caparra del banchetto del cielo.
La liberazione è già una realtà, e qui sulla terra, i figli santi, già offrono il sacrifico di lode della Pasqua che ormai ha raggiunto e liberato tutto e tutti.
Ecco, noi ci inseriamo nella teoria di coloro che vissero nella fede e salutarono queste realtà di lontano; nella speranza, le videro come già presenti perché la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede (seconda Lettura). Per questa fede noi, come i padri, siamo approvati da Dio, essa ci fa essere attenti e vigili perché conosciamo ciò che ci attende.
Preghiamo dunque: Arda nei nostri cuori, o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino, e non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell’attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna. Amen (Orazione colletta, ciclo C).

Sr Cristina pddm

La vita non dipende dai beni

agosto 1st, 2010

Gesù insegna a stare lontani dalla cupidigia e a non accumulare tesori che periscono. Possiamo anche dire: non solo egli insegna ma mostra in se stesso come la vita dell’uomo non dipende dai beni che ha.

Andando tuttavia con ordine nel succhiare il miele di questa Domenica, vorrei far notare il canto che è proposto, per l’ingresso, nel Messale: “O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza: Signore, non tardare”. Il testo è tratto dal Salmo 69/70, 2-6.

Nei detti dei padri del deserto, si narra di un novizio che andò da un anziano spirituale a chiedere come potesse imparare a pregare; l’anziano gli rispose: “ripeti: O Dio, vieni a salvarmi!”, per tutto il giorno. Quando il giovane tornò dicendo di averlo fatto, l’anziano gli disse: “ora ripeti: Signore, vieni presto in mio aiuto!”.

Questi spirituali insegnavano a ripetere i versetti dei salmi, a lungo, ripetendoli; in particolare quei testi che invitano a chiedere umilmente aiuto e misericordia ma anche a lodare Dio.

Il canto odierno per l’ingresso è una vera e propria epiclesi, cioè invocazione dello Spirito e noi la cantiamo all’inizio di ogni Ora liturgica nella preghiera quotidiana.

Venendo al Vangelo odierno, impariamo che Gesù, avendo chiarissima la sua missione, non si presta a scegliere per un uomo contro il suo fratello, egli non è costituito giudice per la divisione delle ricchezze, è venuto invece per insegnare un’altra sapienza: che, appunto, la vita di una persona non dipenda dai beni che ha. Imparato questo ognuno poi si regolerà, cioè saprà stare lontano dalla vanità e dalla cupidigia che è idolatria. Il Signore insegna a contare i giorni e ad acquistare un cuore saggio (cf Salmo responsoriale).

A questo punto, la seconda mirabile Lettura della liturgia di questa domenica, orienta dove occorre attaccare il cuore e quale sia la sapienza che caratterizza il cristiano sulla terra: “… cercate le cose di lassù,… fate morire ciò che appartiene alla terra… non dite menzogne gli uni agli altri, … vi siete rivestiti dell’uomo nuovo… Cristo è tutto in tutti” (cf Col 3, 1-5.9-11).

Ecco, questo brano può essere la nostra preghiera, oggi, celebrando il Signore che è venuto a liberarci dalla schiavitù delle cose che passano.

Sr Cristina pddm