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Rinfrancati da “fiumi d’acqua viva”

marzo 24th, 2011

III domenica  di Quaresima Anno A      27 marzo 2011 

Es 17,3-7   Sal 94   Rom 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42 

«Chi berrà di quest’acqua non avrà più sete…»

La prima lettura ci mostra Mosè alle prese con un popolo deluso ed esasperato, che non sa sopportare i rischi e le prove che il raggiungimento della libertà esigono. Ma Dio fa scaturire l’acqua dalla roccia per far comprendere al popolo, e quindi a tutti noi, che è lui che conduce la storia di salvezza e che dobbiamo porre la nostra fiducia in lui che vive in mezzo a noi.

San Paolo ribadisce che l’amore di Dio, nel piano della salvezza, si manifesta in tutta la sua grandezza consegnando il suo Figlio alla morte per il bene di tutti, benché peccatori.

Il dono del Figlio non solo ci riscatta dalla morte e dal peccato ma ci arricchisce nel dono dello Spirito, che crea in noi un autentico atteggiamento di amore e di speranza operosa.

La Samaritana, che esce rinnovata dall’incontro-dialogo con il Signore, al punto che se ne fa annunciatrice ai suoi concittadini è figura di ciascuno di noi, di ogni credente battezzato che ha accolto il «dono di Dio».

Nelle parole di Gesù non si parla di acqua che «lava» ma che «zampilla»: è il segno della vitalità dello Spirito che agisce nella storia, nella nostra comunità, nella nostra persona.

Anche oggi viviamo quanto riportato del popolo che è nel deserto con Mosè e che soffre la fame e la sete, che oggi corrispondono all’insufficienza delle cose, all’insoddisfazione dei bisogni che si fanno sempre più esigenti, all’egoismo che fa centrare su se stessi e non permette di vedere le necessità altrui. Anche la Samaritana non si accorge subito del dono che le è offerto. Il «dono di Dio» è anche per noi, oggi, l’incontro con Gesù, quello che ci sta dinanzi… l’acqua, gli eventi quotidiani, le situazioni che viviamo sono solo «occasioni» per renderci consapevoli che è egli stesso che parla e ci chiede qualcosa.

È lui che viene a noi, in un caldo pomeriggio, mentre noi siamo accalorate, affaccendate o distratte…; ci cerca per ridonarci motivazione, forza, per farci riprendere il cammino rinfrancate da «fiumi d’acqua viva» che estinguono la nostra sete di amore e di pace.

O Dio sorgente della vita,

tu offri all’umanità riarsa dalla sete

l’acqua viva della grazia

che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore;

concedi al tuo popolo il dono dello Spirito,

perché sappia confessare con forza la sua fede,

e annunci con forza le meraviglie del tuo amore.

Rita Graziano  fsp

Chiamati a metterci in marcia

marzo 16th, 2011

II Domenica di Quaresima Anno A

«Questi è il mio Figlio diletto… Ascoltatelo» (Mt 17,5) 

Gen 12,1-4°  Sal 32  2Tim. 1,8b-10

La liturgia ci invita a riflettere come il cristiano sia destinato alla gloria e alla trasfigurazione, ma ci ricorda che ogni persona è artefice di tale destino nella misura in cui si affida a Dio attraverso un impegno e una lotta quotidiana che implicano generosità, sofferenza e capacità di perdono. 

Nella lettura tratta dal libro della Genesi Dio chiede ad Abramo di sradicarsi dal suo popolo e dalla sua terra per trovare solo in Dio “una nuova terra”, “un popolo grande”, “una discendenza”, un futuro. Abramo si getta in questa nuova strada con coraggio, senza sapere come andrà a finire; è l’uomo che si affida a Dio, si dona totalmente per ritrovare così il suo essere autentico di creatura che confida in lui.

E san Paolo ci aiuta a comprendere che non bisogna temere di spenderci e «di soffrire per il Vangelo» perché la forza del Signore che salva e che ci ha chiamati ad essere suoi, non può venir meno. La sua è proprio una chiamata alla vita e alla risurrezione.

Nel Vangelo sono Pietro, Giacomo e Giovanni che, rispondendo all’invito di Gesù, come Abramo, si mettono in cammino e salgono sul monte… È a questo cammino che siamo chiamati… non tanto a fermarci sul monte dove possiamo avere un momento di beatitudine, dove Gesù si trasfigura… Siamo chiamati a metterci in marcia in un dinamismo che implica non di “raggiungere la perfezione”, ma di tendere e cercare costantemente quella maturazione umana e spirituale, quella pienezza di vita che solo in lui troverà compimento.

Certo, il momento della trasfigurazione è l’anticipazione del punto di arrivo, di pace e di gioia dopo il cammino doloroso, è il frutto maturato con l’inserirsi sempre più a fondo nel piano salvifico del Padre che si realizza nella risurrezione.

La Parola che Dio ci rivolge è quella affidata ai suoi apostoli: «Ascoltatelo!»… Occorre seguire Gesù nonostante tutto, anche quando ci chiede di «scendere dal monte», di rituffarci nel nostro quotidiano fatto di impegno, di sofferenza, e a volte di incomprensione, di superficialità, di banalità, di peccato…

Mettiamoci sulla strada che Gesù stesso ha percorso senza inutili ripensamenti, ripiegamenti su noi stessi, nella certezza che ogni cristiano, ogni religiosa ha un grande futuro da costruire che passa attraverso la passione e la morte ma per la risurrezione e la trasfigurazione nella gloria.

Preghiamo con la liturgia:

O Padre che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,

nutri la nostra fede con la tua Parola

e purifica gli occhi del nostro spirito,

perché possiamo godere della visione della tua gloria. 

Rita Graziano  fsp

INVENTARE E VIVERE LA QUARESIMA

marzo 8th, 2011

Premessa

Nel Messaggio della Quaresima il Santo Padre Benedetto XVI ci invita, mediante l’ascolto assiduo della Parola di Dio e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, all’incontro personale e comunitario con il nostro Redentore. “Si tratta di compiere il cammino di conversione verso la Pasqua che ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Pertanto occorre rinnovare in questa Quaresima, l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù e avere la vita eterna” (cfr. Messaggio per la Quaresima 2011 di Papa Benedetto XVI). 

Ci accingiamo a compiere il cammino verso la Pasqua, quel cammino che sale a Gerusalemme.

A Pasqua celebreremo la «nostra» alleanza nuova nel Cristo risorto.

Assieme a noi, nella comunità ecclesiale, percorrono questo itinerario molti fratelli e sorelle: per convertici alla parola di Dio in una fede che diventi sempre più cosciente; per cambiare vita: nella sobrietà e, perché no?, nel digiuno, per dilatare la nostra carità verso gli altri… È un cammino lungo per le nostre troppo brevi fedeltà… ma vale la pena inoltrarsi in questo viaggio: con noi, davanti a noi, cammina il Signore…

Il Papa conclude così il suo messaggio: «In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo».

I Domenica di Quaresima Anno A

I deserti di oggi

Gen 2,7-9; 3,1-7   Sal 50   Rom 5,12.17-19   Mt 4, 1-11

La liturgia ci invita a fare una scelta coerente con i doni ricevuti nel Battesimo: dire «no» al peccato, alla tentazione di potere, di possesso, di idolatria e di quella sicurezza che ci fa ergere a giudici degli altri, che ci mette al posto di Dio…

Il termine «tentazione» nella Bibbia non si riferisce mai a un fatto morale, ma ha un significato più esistenziale. La tentazione mette in gioco la nostra libertà di fronte a Dio e al demonio. In tutte le fasi della nostra vita siamo interrogate perché possiamo fare delle scelte consapevoli: come figli e figlie di Dio.

Nella lettura tratta dal Libro della Genesi  ha inizio la storia della nostra salvezza con la creazione dell’uomo e della donna che compiono il primo peccato… Di fronte alla prima scelta che sono chiamati a compiere nella libertà, essi trasgrediscono il volere divino e da allora tutti gli esseri umani sono votati alla corruzione del peccato e della morte. San Paolo però ci ricorda che al peccato si è opposta, anzi ha sovrabbondato la grazia: in Gesù il Padre riconcilia a sé tutto il genere umano e realizza il suo eterno disegna di salvezza per tutti.

Nel Vangelo Gesù ,dopo avere ricevuto il Battesimo, viene condotto dallo Spirito nel deserto per manifestare la sua piena adesione a Dio.

Quali sono oggi i deserti nei quali il soffio dello Spirito ci conduce?

Secondo l’analisi che compie il Documento Rapido Sviluppo si possono così sintetizzare:

–          povertà, fame e sete;

–          abbandono, solitudine e amore distrutto;

–          incomunicabilità, difficoltà di relazione con l’altro, nell’era della comunicazione;

–          oscurità di Dio, svuotamento delle anime;

–          mancanza di coscienza della dignità dell’uomo;

–          i beni della terra non a servizio dell’edificazione del creato, nel quale tutti possono vivere, ma asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione.

Tutti questi “deserti” oggi si moltiplicano nel mondo perché i deserti “interiori” sono diventati molto ampi…

Anche noi oggi siamo immerse in questi deserti e nella tentazione di aggrapparci alle “antiche sicurezze”, di non saperci aprire all’azione dello Spirito e alla costante della storia della salvezza che passa attraverso l’obbedienza al Padre.

Essere figli di Dio è un impegno, cui si può essere fedeli solo vincendo le tentazioni dell’indipendenza, dell’autosufficienza, della potenza e della paura.

Ciò che Gesù ha provato nel deserto tocca a ciascuno di noi per convertirci alla Parola  in una fede sorretta dalla speranza operosa. Per cambiar vita: per impegnarci nella nostra semplice e a volte monotona vita quotidiana ad aprirci alla dimensione della speranza e dell’amore che si dona. Per costruire un’interiorità più profonda che si lascia condurre dall’azione dello Spirito perché il Signore possa agire attraverso di noi.

Facciamo nostra la preghiera che la liturgia suggerisce:

O Dio, che conosci la fragilità della natura umana

ferita dal peccato, concedi al tuo popolo

di intraprendere con la forza della tua Parola

il cammino quaresimale,

per vincere le seduzioni del maligno

e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito.

 Rita Graziano  fsp

Ancora antitesi

marzo 3rd, 2011

9a Domenica T.O.A       6 marzo 2011

Deut 11,18.26-28     Rom 3,21-25a-28     Mt 7,21-27

I pochi versetti della prima lettura fanno parte della grande introduzione al codice deuteronomistico composto da leggi civili e religiose. Nel suo contenuto legislativo che è sommamente concreto, quasi dettagliato – questo libro – sotto la guida di Mosè –  accompagna il popolo verso la terra promessa; esso deve capire e credere che il suo futuro è legato all’obbedienza alla legge del Signore: “Porrete nel cuore e nell’anima queste mie parole… ve le legherete alla mano”. Tant’è vero che il suo futuro è vincolato tra due alternative: “Io pongo oggi davanti a voi benedizione e maledizione…”.  Sono le antitesi bibliche, così opposte e – quasi –  così complementari nel senso che non si possono conoscere, capire e credere se non insieme. È l’aut l’aut ripetuto quasi a scadenze nel testo biblico. O Dio o mammona; o Dio o ricchezze, leggevamo pochi giorni fa. Fiducia serena nella provvidenza o preoccupazione-accumulo…. Vita e/o morte… “Signore, tu benedici il giusto” prega il salmista (Sal 5,13).

Il vangelo potrebbe essere suddiviso in tre parti.

La prima (v. 21) è un ammonimento; Cristo propone l’autenticità della fede, che non si accontenta di parole. La fede, direbbe san Giacomo, senza le opere è morta; la fede non è un atteggiamento mentale; non si esaurisce in un insieme di belle cerimonie. Gesù è catgorico: “Entrerà nel regno dei cieli colui che fa la volontà del Padre mio”. 

La seconda (vv. 22-23) è un vaticinio: “in quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato…  ma allora io dichiarerò loro: Non vi ho conosciuti”. Una soluzione drastica, fulminea, definitiva. I verbi non danno spazio ad altre soluzioni, ad interpellanze, a scorciatoie, ad evasioni.

La terza – ancora con due figure antitetiche – racchiude una parabola: l’uomo saggio costruisce la casa sulla roccia, sulla consistenza, sulle certezze; l’uomo stolto costruisce sulla sabbia, sulla fragilità, sulla precarietà, sulla finitudine. La conclusione per l’una o per l’altra entra nella logica delle due diverse situazioni: o salvezza o rovina. Questa pericope, che chiude il discorso della montagna, lascia un suo messaggio forte: impone una scelta, una risposta di vita.

Tra queste due letture il brano di Paolo effonde una bellissima luce su ambedue: è la gratuita giustificazione di Dio in forza della grazia meritataci da Cristo Signore e Redentore. In tutto il travaglio umano solo Gesù è Lui la salvezza.

Sr Biancarosa Magliano, fsp

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