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Domenica della Divina Misericordia

aprile 28th, 2011

Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!”

Atti 2,42-47; 1Pt1,3-9; Gv 20,19-31   II di Pasqua Anno A    1 maggio 2011  

Il saluto forse inusuale distoglie i discepoli dai loro pensieri.  Gli apostoli presi dalla paura e dalla confusione si trovavano a “porte chiuse per timore dei giudei”. La risurrezione non li ha rassicurati, è troppo fuori dalla logica della ragione. Stentano a credere ad un fallimento, ma neppure si sentono capaci di credere alla risurrezione. 

Gesù entra a porte chiuse, sta in mezzo ai discepoli e dice:“Pace a voi!”. Mancava Tommaso, ed ecco che Gesù si presenta di nuovo, ancora a porte chiuse, sta in mezzo a loro, ristabilisce un rapporto, offre la pace. I discepoli sono muti; muti per la paura, muti per la sorpresa. Alla presenza di Gesù in mezzo a loro, all’ascolto di quella voce, di quel saluto, si dirada l’atmosfera pesante, scompare la paura. 

C’è tanta paura. Paura che viene da fuori, paura della follia che uccide, paura della precarietà e del futuro, paura della discriminazione, paura dell’inganno, paura delle catastrofi naturali o meno … E paura che annida nell’uomo ed è più nefasta: paura di cambiare, paura di accogliere, paura di non essere accolti, di non essere considerati …

“Pace a voi!”  dice ancora oggi Gesù: pace a voi che avete tante paure. Uscite dai nascondigli, sentitevi fratelli, coltivate la solidarietà, non rincorrete potere e denaro, aprite il cuore alla speranza: quella speranza che non viene da voi, ma discende dal cielo.”Aprite le porte a Cristo”, ripeteva con insistenza Giovanni Paolo II.

La porta chiusa offre sicurezza, ma la porta chiusa della casa o del cuore non fa vedere il prossimo nel bisogno; la porta chiusa non permette il dialogo; la porta chiusa difende dalle persone scomode;  la porta chiusa permette di coltivare solo il piccolo mondo  personale.

O Signore, in questi giorni in cui si accumulano tragedie e sofferenze, noi siamo qui ad invocare la tua pace. Aiutaci a vincere la paura, entra nelle nostre porte chiuse. Aiutaci ad aprire il nostro cuore a Cristo, al dialogo, alla solidarietà. Siamo qui ad invocare la pace sulle vittime degli attentati, degli incidenti, delle catastrofi naturali, delle operazioni di guerra. Siamo qui a invocare quella pace nuova che non conosciamo e che solo tu puoi donarci. Concedi ai  sopravvissuti  di ogni disastro, che sono vittime come le vittime, un cuore in cui giustizia e pace si abbraccino. 

Tu, che sei il Santo, purifica la nostra preghiera, perché mentre preghiamo per la pace nel fondo del nostro cuore siamo ancora tentati di  parteggiare, di  giudicare, di condannare. Dio fedele e misericordioso donaci la forza di camminare nell’oggi della storia senza perdere la speranza. Concedi pace ad ogni uomo, pace nelle famiglie, pace tra tutti i popoli, dialogo tra chi li governa. Te lo chiediamo per la tua morte e risurrezione. Amen.

 Sr Teresita Conti, fsp

Giovanni “ Vide e credette”

aprile 19th, 2011

Atti, 10,34°.37-43, 1° Cor 5,6-8; Gv 20,1-9   24 aprile 2011

Dice il vangelo:  “Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò di mattino, … e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”:  andava   al sepolcro a prendersi cura del corpo di Gesù. Era consuetudine. Ed ecco la prima sorpresa: la pietra è stata tolta e non c’è più il corpo di Gesù.

Non avverte la pietra tolta dal sepolcro come segno di vita, avverte solo che il corpo di Gesù non c’è più.  Lo sconcerto  e il senso di sconfitta si fa strada nel suo animo. Il vuoto e la  morte sembrano aver posto fine a quella avventura meravigliosa.

Pietro, con il suo andare lento forse perché ha il cuore pesante e sa di aver tradito, quando si trova  davanti  alla tomba vuota, guarda  e non dice nulla  perché la confusione opaca la sua mente e il suo cuore.

Giovanni più giovane, corre svelto e leggero. L’amore che conserva in cuore, é il discepolo che “Gesù più ama”, lo rende agile e pronto ad accogliere. Infatti, dice il vangelo, “vide e credette”

Tre persone, tre atteggiamenti diversi che si spiegano a partire  da ciò che si portano dentro. Lo sconforto si impossessa di Maria di Magdala;  un agire incoerente e un vile tradimento, pesano sul cuore di Pietro. mentre  l’amore apre subito gli occhi di Giovanni e passerà rapidamente dal vedere al credere. Arriveranno poi anche Pietro e Maria a credere. Sono strade diverse, sono storie diverse  importante è arrivare.

La fede di Pietro è stata lenta come il suo passo nell’andare al sepolcro, ma ora non può tacere e parla, dalla sua esperienza e pienezza:  “Voi sapete ciò che è accaduto … e noi siamo testimoni “.  Il suo peccato è stato purificato e non sarà ostacolo neppure per la missione che gli era stata annunziata di “pascere le pecorelle”.  

C’è chi vive la fede senza difficoltà, senza dubbi perché  l’ha succhiata con il latte materno; chi l’ha ricevuta e dimenticata; chi l’ha cercata e conquistata, chi ha lottato nel buio del dubbio  prima di accoglierla  e c’è anche chi non la conosce

Signore della vita, aprici alla fede, insegnaci a vedere con gli occhi del tuo amore. Concedi  il dono e la luce della fede a tutti gli uomini. Aiuta coloro che annaspano nel dubbio. Facci capire che anche nei segni di morte c’è un principio di vita. Concedici di riconoscerti risorto e di manifestare  a tutti la tua risurrezione come  pegno della nostra risurrezione .

Concedi   “di apparire con te nella gloria”  anche a tutti coloro, cristiani o no,  che hanno in comune con te la morte. Come te la loro possibile tomba è rimasta vuota  perché hanno inseguito la speranza di  una vita diversa, e sono stati  sepolti nel mare dalla ingordigia degli scafisti o il loro corpo è divenuto cenere nelle camere a gas dei lagher  o sono stati  avvolti dalla terra in fosse comuni aperte dalla crudeltà degli uomini. Glorifica con te le vittime e abbi misericordia degli assassini perché non ti conoscono e non sanno quello che fanno.  Amen.

                                               Teresita Conti fsp

Verso il trionfo della Croce

aprile 14th, 2011

Domenica delle palme e della passione del Signore Anno A – 17 aprile 2011

«Gesù gridò a gran voce ed emise lo spirito» (Mt 27,50)

Is 50,4-7  Sl 21  Fil 2,6-11   Mt 26,14-27,66

Con questa denominazione la sesta domenica di quaresima inizia la settimana santa, una unità liturgica che si pone tra la fine della quaresima e il triduo pasquale. È la conclusione significativa del cammino quaresimale.

Chi ha fatto una quaresima «seria», aprendo orecchi e cuore alla parola di Dio e sperimentando la lotta per la fede e la conversione, può con sincerità portare la «palma» (non è forse il segno della vittoria dato ai martiri?) e gridare l’«osanna» al suo re, accompagnandolo alla sua glorificazione.

Le letture sono molto significative:
–              Le parole del servo di Dio (lettura di Isaia) che tende l’orecchio ogni giorno per ascoltare la volontà di Dio e compierla anche se ciò gli procura insulto e violenza.
–              I lamenti del salmista che Gesù pronuncia sulla croce, e che alla fine diventano inviti a lodare Dio che salva.
–              La professione di fede (seconda lettura) della Chiesa primitiva che contempla il passaggio insperato dalla condizione umiliata alla condizione gloriosa di Gesù Cristo e Signore.
–              Il Vangelo della passione, dall’inizio con la Cena del Signore sino alla sepoltura che lascia in sospeso l’attesa dell’annuncio gioioso della risurrezione.

Il racconto della passione di questo anno A è quella secondo Matteo. Qui la passione di Gesù appare come un compiersi delle profezie messianiche: vengono messe in luce la divinità di Cristo, l’infedeltà del popolo eletto e, di conseguenza, il passaggio del regno di Dio ai pagani. È un racconto redatto da uno che crede e destinato a un’assemblea di credenti.

Sentiamoci impegnate ad accompagnare, assieme a tutto il popolo di Dio, alla Chiesa, il nostro Re verso il trionfo della croce, dove risuona il grido di Gesù in modo che tutti possano udirlo, dove la nostra salvezza diviene reale e concreta. Scopriamo anche noi, nel nostro Redentore crocifisso la misteriosa fecondità del dolore, della morte e dell’amore che dona la vita per gli altri, per tutti.

Con le nostre sofferenze imitiamo la passione di Cristo
Con il nostro sangue onoriamo il sangue di Cristo.
Se sei Simone di Cirene, prendi la croce e segui Cristo.
Se sei Giuseppe di Arimatea, assumi quel corpo
e rendi tua l’espiazione del mondo.
Se sei Nicodemo seppellisci il suo corpo
e ungilo con gli unguenti di rito,
cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
E se sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime
Fa’ di vedere per primo la pietra rovesciata,
vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
                                                             
(San Gregorio Nazianzeno)

Rita Graziano fs

Aiuta, Signore, la nostra debole fede!

aprile 7th, 2011

V Domenica di Quaresima Anno A  10 aprile 2011 

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore, vivrà» (Gv 11, 25)

Ez 37, 12-14  Sal 129  Rm 8,8-11  Gv 11, 1-45 

La lettura dell’Antico Testamento ci fa trovare il popolo in Esilio a Babilonia e ci fa udire la parola del Signore sulla bocca del profeta Ezechiele: «Ecco io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi conduco nella terra di Israele». Dio non si stanca per le infedeltà del suo popolo; è un Dio fedele che riprende l’iniziativa in un modo sempre nuovo. San Paolo, infatti, nella seconda lettura, annuncia: «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi». 

Nel Vangelo, Lazzaro che esce dal sepolcro, richiamato alla vita dalla Parola potente del Signore, è la terza “figura” battesimale (dopo quella della Samaritana e del cieco nato). Non lo è per il fatto che dalla tomba torna alla vita normale, sempre mortale, ma perché con quel gesto Gesù proclama se stesso «risurrezione e vita» per quanti credono in lui. Il Battesimo è partecipazione sacramentale, nel segno dell’acqua, alla morte e risurrezione del Cristo. Il fonte battesimale è allo stesso tempo segno del sepolcro e del seno materno.

 Quante sono oggi le situazioni di morte? Quanti muoiono in guerra, nella ricerca di libertà, di dignità, quante le malattie, le sofferenze, gli odi, le ingiustizie? Forse anche noi siamo tentati di dire (o di pensare)… Signore se tu fossi qui ciò non potrebbe accadere… Ma immediatamente ci sentiamo mormorare: «Signore aiuta la nostra debole fede!… Sciogli le bende della nostra ignoranza e incredulità, fai cadere il velo che ricopre gli occhi e non gli permette di riconoscerti, facci riprendere il cammino che passando per la croce porta alla vita vera!».

Eterno Padre, la tua gloria è l’uomo vivente;

tu che hai manifestato la tua compassione

nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro,

guarda oggi l’afflizione della Chiesa

che piange e prega per i suoi figli

morti a causa del peccato,

e con la forza dello Spirito

richiamali a vita nuova.

Rita Graziano  fs

Vedere giusto o vivere da cieco

aprile 2nd, 2011

IV Domenica di Quaresima Laetare Anno A 3 aprile 2011 

«Lo hai visto: è colui che parla con te» (Gv 17,37)
1 Sam 16,1.4.6-7.10-13   Sal 22   Ef 5,8-14   Gv 9, 1-41

 La prima lettura ci immerge in un’altra tappa della storia della salvezza: è quella della costituzione del Regno con il re Davide. Egli conquisterà Gerusalemme e la farà capitale: la città santa ove Dio porrà la sua dimora nel tempio. La lettura liturgica narra la scelta di Davide da parte di Samuele: il più piccolo dei figli di Iesse. Ma «l’uomo guarda all’apparenza, il Signore guarda il cuore». L’olio versato sul suo capo per consacrarlo, giunge sino al Cristo, il Messia, l’unto e quindi su noi cristiani.

 San Paolo ci richiama a comportarci come figli della luce, a dare sviluppo pieno al dono che ci è stato fatto nel Battesimo e a fare risplendere la nostra condotta come veri figli di Dio.

 Nel Vangelo un «uomo cieco dalla nascita» è il protagonista di questa azione con la quale Gesù proclama concretamente di essere «la luce del mondo». Ai farisei che conducono una minuziosa inchiesta egli ripete: «Mi ha posto del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». E questo «vedere» si fa intimo e profondo perché quando Gesù gli domanda se crede nel Figlio dell’uomo e gli dice: «Tu l’hai visto: è colui che ti parla», quest’uomo si inginocchia ed esclama: «Io credo, Signore!».

 Anche noi oggi, come Samuele, corriamo il rischio di non  «vedere giusto». Ciascuno di noi ha in sé il potere di vivere da cieco, di costruirsi delle buone ragioni per non vedere, di crearsi delle false sicurezze, di rifiutarsi di aprire gli occhi perché pensa di vederci chiaro. Anche a noi, capita, come al cieco del Vangelo, di non accorgerci che Gesù ci passa  accanto e non ne avvertiamo la presenza. Siamo ciechi oggi perché abbagliati  dalla ricerca del benessere, dalla sete di denaro, dalle comodità acquisite, dalle amicizie interessate.

Sia questo tempo forte a «svegliarci dal sonno», a farci scorgere la luce per vedere al di là delle apparenze, dei significati scontati, nella ricerca di quella Verità che è lo scopo essenziale della nostra vita.

O Dio, Padre della luce,
tu vedi le profondità del nostro cuore:
non permettere che ci domini il potere delle tenebre,
ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo,
e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.

Rita Graziano  fsp