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I piccoli che Dio ama

giugno 30th, 2011

14° T.O. Anno A       3 luglio 2011

“Signore che io conosca te, che io conosca me”

Zc 9,9-10;    Rm 8,9.11-13, Mt 11,25-30

Le tre pericopi di questa domenica sono estremamente sintetiche, ma altrettanto gustose e cariche di sapienza. Sembra quasi di veder aleggiare lo Spirito che accompagna, illumina, guida, sostiene i tre scrittori sacri: Zaccaria, Paolo, Matteo. Tre scrittori di Dio – Primo e Secondo Testamento in simbiosi –  annunciano con parole diverse che la vera ‘vita’ dell’umanità, la vita definitiva non è legata al tempo che corre, alle cose che si vedono, che si palpano, alle glorie e ai trionfi soltanto umani, che infine dovranno scomparire.

La prima è opera del cosiddetto Secondo Zaccaria, profeta anonimo del IV-III secolo a.C. il cui scritto è stato poi inserito nel primo libro di Zaccaria redatto verso la fine del VI secolo, quindi due secoli prima. Appartiene alla seconda parte dove sono riportati gli oracoli messianici. E’ un invito all’esultanza, al giubilo per la venuta del re messianico a Gerusalemme come re giusto, vittorioso e umile, forte e pacifico. Perché costruttore di pace, perché umile, è anche autenticamente forte. Umiltà e fortezza vera sono sempre in sintonia. Abbandonato ogni strumento di guerra, ogni speranza di messianismo politico e trionfalistico, quindi errato, il profeta vede in colui che viene cavalcando un’asina un sempre ben amato e vivamente atteso costruttore di pace. Chi viene da Dio e in nome di Dio è – e deve essere – sempre un messaggero di pace. Anche Gesù, il salvatore vero e definitivo, entrerà in Gerusalemme cavalcando un asina… Neppure Lui, per il suo Regno, avrà esigenze trionfalistiche; anch’egli verrà vendicatore di giustizia – dirà infatti beati gli operatori di pace, i poveri, i miti, quelli che sono nel pianto, i misericordiosi – e sarà annunciatore, portatore di pace. “Vi lascio la pace. Vi do la mia pace” (Gv 14,27).

Nella pericope di Paolo la ripetizione del vocabolo Spirito la dice tutta sul brano che siamo invitati a meditare. Il cristiano, trasformato dallo Spirito, vive nelle altezze e nella intimità di Dio, vive della stessa vita di Dio, aspira alle cose di lassù; non è più carnale; il tempo, per lui, è la traiettoria che, ben vissuta e seguita, lo immette nella vita vera: “Se vivete con l’aiuto dello Spirito, vivrete”; la morte non avrà più vittorie su di voi; sarà semplicemente la ‘porta’ che vi immetterà nell’eterna pace, nell’eterna vita. Sarà il momento più bello e più vero del dono di sé, della consegna di sé al Padre. Perché in voi, ora, in forza del Battesimo, esiste un principio divino che contrasta la forza antisalvezza del peccato, della ‘carne’.

Il Vangelo – di stile sapienziale che richiama alcuni passi del Vangelo di Giovanni – inizia con una stupenda preghiera-benedizione che Gesù rivolge al Padre; è la celebrazione dell’accoglienza del Vangelo da parte dei piccoli, dei semplici, dei poveri, di coloro che sanno fidarsi pienamente di Dio e pertanto si affidano a Lui, su di Lui contano. Liberi da ogni forma di legalismo, sempre alienante e perverso, essi accolgono la Parola, la assumono, la traducono in opere di vita. Conoscono quell’altra sentenza evangelica: “non chi mi dice: Signore, Signore…”. La conoscenza di Dio è frutto di rivelazione divina, non parte dall’uomo; non combacia affatto con nessun altro sapere umano. Questo è frutto della lettura, della ricerca, dello studio personale. Quella è dono, da invocarsi supplichevolmente e senza mai desistere. “Signore che io conosca te, che io conosca me” pregava sant’Agostino.

Sr Biancarosa Magliano, fsp

biblioteca@usminazionale.it

L’Eucaristia, il pane dei pellegrini

giugno 22nd, 2011

Corpus Domini Anno A   26 giugno 2011

Io sono il pane vivo disceso dal cielo

Dt 8,2-3.14b-16°; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Pane per la vita del mondo ; “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui ; colui che mangia me vivrà per me”. Ci sono due parole, che costituiscono il nucleo essenziale del vangelo di oggi: pane e vita – mangiare e vivere. Dio ci parla sempre attraverso fatti concreti, attraverso azioni palpabili e visibili, che diventano segni, che fermano tutta la nostra attenzione, che prendono tutto il nostro essere per coinvolgerlo nella pienezza di vita e di rivelazione che essi contengono. Pane e vino, elementi semplici alla base della vita. Sempre presenti, in abbondanza e senza fatiche  sulla tavola dei ricchi, conquistato con sforzo e lavoro dai poveri, bramato avidamente dai miseri affamati.

Volendoci dare una rivelazione comprensibile, universale, al di là di tutti i linguaggi, ha preso il pane, lo ha spezzato e ha detto:“Prendete e mangiate questo è il mio corpo”. Nel pane consegna a noi se stesso.

Dio avrebbe potuto lasciare il segno della sua presenza in altre maniere, ma è la pedagogia di Dio che sceglie di manifestarsi  sempre in modo aderente alle realtà della terra, non allontanarsi dalle nostre espressioni di vita. Con la luce della ragione, non capiremo mai come avviene il cambio di sostanza: da pane a corpo di Gesù. Con gli occhi della fede, una fede semplice e sconfinata, accogliamo le parole che Gesù ha detto. Sarà l’esperienza che ne facciamo a farci sentire la presenza reale di Gesù, a farci sperimentare una forza nuova ogni volta che ci nutriamo del pane fatto Corpo di Gesù.

Dio è il pane che si frange per nutrire tutte le fami che le creature possono avere: abbiamo fame di pane materiale, abbiamo fame di gioia di pace, di vita più piena, di giustizia,  di libertà, di amare a di essere amati, fame di generosità. Ed ecco che Dio si rivela attraverso il suo Cristo mediante un gesto comprensibile da tutti: la frazione del pane invitandoci a mangiare di quel pane e fare esperienza di  sazietà di ogni fame .

Signore Gesù , siamo tutti nomadi e viandanti,

con la nostra fame sempre inappagata,

con la nostra realtà di pellegrini.

Tu sai che le parole come pane e cammino

trovano in noi risonanza profonda,

per questo ci vieni incontro

con una parola meravigliosa:

“ Io sono il pane che cercate, prendete e mangiatene tutti”.

Signore, attraverso questo gesto, la nostra vita si fa piena,

la tua stessa vita  circola dentro la nostra vita

e noi,  comunichiamo con il tuo amore,

e noi, come Te  e da Te, comunichiamo il tuo amore .

Signore, tu che sei l’amore di Dio fatto pane,

che sei amicizia per le nostre solitudini,

che sei il pane per la vita del mondo,

fa’ che diventiamo anche noi pane per tanti fratelli nostri. Amen.

(Adattata da: L.Pozzuoli)

Fa’ che camminiamo verso di Te,

fa’ che troviamo la nostra dimora in Te

fa’ che venga il tuo Regno e il mondo si trasformi

in una Eucarestia vivente

Sr Teresita Conti, fsp

Vita senza frontiere

giugno 16th, 2011

Santissima Trinità Anno A             19 giugno 2011

“ Dio ha tanto amato gli uomini”

Es 34,4b-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv3,16-18

Lo afferma Giovanni nel breve Vangelo che la liturgia ci propone oggi, facendo  emergere questa affermazione dal dialogo notturno, quasi segreto tra Gesù e  Nicodemo. Di notte, nel buio, Nicodemo va in cerca di Gesù e gli domanda: ma tu chi sei? Nicodemo rappresenta e raffigura tutti quegli uomini che cercano Dio, tutti coloro  che sono cercatori del volto del Dio vivente.

Sono cercatori di Dio i credenti, i fedeli, che si pongono domande sempre nuove; sono  cercatori di Dio quanti pur non credendo avvertono la presenza di un essere superiore e sentono la necessità di porsi degli interrogativi su Dio e sulle cose ultime; e sono cercatori di Dio anche coloro che, pur negandone l’esistenza,  inavvertitamente lo cercano.

La risposta di Gesù è la rivelazione di quanto “Dio ha amato gli uomini, fino a dare il suo Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. E’ la rivelazione della Santissima Trinità, del mistero che è troppo grande per noi uomini, e, di fronte al quale, rimaniamo in silenzio e pervase  da grato stupore e gioia adorante.

“Solo chi si lascia coinvolgere nel dinamismo dell’amore che viene da Dio, scopre il volto del Padre. L’amore di Dio, che precede ogni risposta umana, si manifesta nella storia in Gesù Cristo, il Figlio unico inviato dal Padre, colui che affronta la morte come massima espressione del suo amore. Chi fa esperienza di questo amore riconosce che Dio è amore. Il sigillo e la conferma di questa esperienza di amore di Dio Padre, nel Figlio suo Gesù Cristo, è il dono permanente dello Spirito Santo.”  (Lettera ai cercatori di Dio, pag.63)

E’ solo un balbettio, che cerca di dare una spiegazione al mistero della Trinità, ma secondo parametri e  termini umani che traducono la nostra capacità ed esperienza limitata. Una cosa però è certa: Dio ci ama. E di riflesso abbiamo un immenso bisogno di amare e di essere amati. Siamo frutto di un grande amore e siamo fatti per amare.

Si fa esperienza dell’amore del Padre, del Figlio che riceve vita dal Padre, dello Spirito che è l’amore quando in noi c’è accoglienza, quando ‘ci si lascia amare’, quando si lascia entrare Dio nella nostra vita.

Signore, mio Dio, unica mia speranza,

fa’ che stanco non smetta di cercarti,

ma cerchi il tuo volto, sempre con ardore.

Dammi la forza di cercare, Tu che ti sei fatto incontrare,

e mi hai dato la speranza di sempre più incontrarti.

Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza;

conserva quella, guarisci questa.

Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza;

dove mi hai aperto accoglimi al mio entrare;

dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.

Fa’ che mi ricordi di te, che intenda te, che ami te. Amen!  (S. Agostino)

Sr Teresita Conti, fsp

Lo Spirito: misterioso cuore del mondo

giugno 9th, 2011

Pentecoste  Anno A  12 giugno 2011

“Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”

At 2,1-11; 1Cor 12,3b-7.12-13, Gv 20,19-23

La Pentecoste segna la conclusione di un cammino iniziato la sera di Pasqua e il compimento di un processo  iniziato già da tempo. Furono necessari cinquanta giorni, dopo la risurrezione  e l’azione dello Spirito Santo perché gli apostoli giungessero ad essere testimoni del Signore risorto.

Lo Spirito Santo si era manifestato in forma non clamorosa a Maria. Quell’annuncio di novità aveva dato  inizio alla storia della salvezza. Ora, nel cenacolo, dove “si trovavano tutti insieme”  lo Spirito fa irruzione “come vento impetuoso” e riempie di sé coloro che sono riuniti. Li rinnova, li ricostruisce dal di dentro, comunica loro una forza nuova e attraverso di loro si manifesta a tutti. Il dono dello Spirito dà, così, inizio alla vita della Chiesa.

“Cominciarono a parlare in altre lingue…Ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua…”. Si dice, prima che “parlavano” lingue diverse, poi che  tutti “sentivano parlare” nella propria lingua. È il miracolo della comunicazione dello Spirito che opera dal di dentro, in modo personale, irripetibile.

È il processo, il metodo dello Spirito che compie  in noi la sua azione. Non aggiunge pensieri divini ai nostri pensieri umani, ma dall’interno qualifica diversamente i nostri sentimenti, le nostre intenzioni, le nostre azioni facendoci crescere nella dimensione umana, secondo quel progetto di umanità che Dio ha formulato  per ciascuno di noi  fin dall’eternità.

Attorno a noi è diventato normale vedere volti diversi, incontrare gente di culture e credo diversi, sentir parlare lingue diverse.  Assistiamo a un grande movimento di popoli, assetati di dignità, di giustizia e di pace. La Pentecoste è il persistente  richiamo all’accoglienza del diverso, all’apertura all’altro. Solo attraverso l’accoglienza, la solidarietà, l’incontro dei popoli, cui oggi assistiamo non sempre accolto come positività, diventerà  inizio di dialogo e di comunione universale.

Vieni, Santo Spirito, manda un raggio della tua luce e facci attenti e capaci di leggere la storia,

vieni, Padre dei poveri, solleva chi è più debole, facci disponibili all’ascolto, alla solidarietà, all’accoglienza ,

vieni , Dispensatore di grazia, facci dono dei tuoi doni: verità, libertà, gioia, saggezza, amore,

vieni , Luce dei cuori, illumina le pieghe della nostra vita, le ombre del nostro amore, aprici ai fratelli,

vieni, buon Consolatore, calma le nostre angosce, riempi i nostri vuoti, guidaci all’essenziale,

vieni , dolce Ospite, abita i nostri cuori, solleva le nostre stanchezze, irrompi in noi con “vita nuova”,

Vieni, Santo Spirito,  qualifica i nostri pensieri, facci capaci di creare comunione, sostituisci l’ansia di potere con l’impegno per la giustizia e la pace.  Amen.

Teresita Conti, fsp

Ascensione del Signore

giugno 1st, 2011

Anno A 5 giugno 2011

“Io sarò con voi fino alla fineandate e fate discepoli tutti i popoli”

At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

In questa domenica celebriamo la solennità dell’Ascensione. Il Vangelo, ricco di vita e di significato, ci fa leggere  gli ultimi versetti del vangelo di Matteo.  Gli apostoli  si recano, “sul monte che Gesù aveva loro indicato”. Si intuisce che si tratta di un appuntamento fissato precedentemente e che ha creato in loro viva attesa.  Ci sono gli undici: manca Giuda che ha scelto una strada diversa. Si può immaginare, che ognuno sia arrivato all’appuntamento con sentimenti differenti: per alcuni è  la gioia dell’incontro, magari ancora speranzosi di partecipare alla sua vittoria, alla sua beatitudine, per altri è ancora il dubbio: “essi però dubitarono”.

Nonostante il dubbio, Gesù non li rimprovera, non li allontana con l’indifferenza. Continua ad avere fiducia e ad ammaestrarli:  “si avvicinò e disse loro: a me è stato dato ogni potere in cielo e in terra ”. E ancor di più, affida loro una missione, che è la sua stessa missione: “andate e fate discepoli tutti i popoli”, con una promessa: “ Io sono con voi, fino alla fine del mondo”.

L’Emmanuele, “il Dio con noi”, annunciato all’inizio del Vangelo di Matteo è Colui che, a conclusione dello stesso Vangelo, dice: “Io sono con voi”.

Il Cristo fa dono a tutti della sua presenza, offre a tutti l’opportunità di incontrarlo,qualunque sia la disposizione interiore. Crede nell’uomo, crede in noi, confida nella capacità di ognuno di essere lievito; non teme i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre inaffidabilità. Sta a noi renderci sempre più consapevoli della sua presenza e della sua promessa.

Rassicurandoci con la promessa della sua presenza ci dà un mandato: “andate e fate miei discepoli tutti i popoli”. Andate: suppone muoversi, essere disposti a lasciare, ad abbandonare qualcosa, a guardare oltre. Fate miei discepoli: non si tratta di aderire a una dottrina, ma di invitare tutti alla sequela di Gesù, all’adesione a Lui che ci ha fatto conoscere il Padre e lo Spirito Santo. “Tutti i popoli”: non solo i credenti, ma anche, e forse soprattutto, gli emarginati, gli esclusi, i disprezzati, i rifiutati dalla religione… i violenti, gli ingiusti, i terroristi.

Signore, la missione che ci hai affidato è grande, spesso supera i nostri limiti. Concedici di credere alla tua presenza in noi e in mezzo a noi. Facci capaci di guardare oltre i nostri limiti, oltre i nostri pregiudizi. Apri il nostro sguardo  a tutti i popoli. Fa che sappiamo leggere e accogliere i segni di Dio emergenti nella storia. Insegnaci a dialogare con le altre culture, con le altre religioni. Facci riconoscere la verità altrui perché il dialogo sia veramente scambio di beni vitali. Amen.

Teresita Conti, fsp