Search:

Molte cattedre, un solo Maestro

ottobre 27th, 2011

XXXI   T.O.A           30 Ottobre 2011

Mal 1,14b – 2/2b.8-10        Tes 2,7b.9-13          Mt 23,1-12

Nelle parole del profeta Malachia, sul cui nome si è perfino incerti, Dio con la forza di una affermazione solenne si presenta con particolari toni forti; non ha “incrinature di cautela diplomatica”; dichiara se stesso in ripetizione, quindi in momenti diversi, come “il Signore degli eserciti”. I richiami di questa breve pericope sono decisamente graffianti. Innanzitutto urge  l’ascolto di Dio e la ricerca della sua gloria; altrimenti la minaccia è altrettanto forte. Ci sarà la maledizione! Mandata da lui! L’essere di inciampo, la parzialità nell’insegnamento, l’agire con perfidia l’uno contro l’altro sono tutti gesti, atteggiamenti, posizioni personali, che costituiscono una profanazione dell’alleanza con il Dio della vita, con Dio che è comunione in se stesso. Chi ha posti di responsabilità forse può trovare qui parte di una “regola di vita”.

Il brano di Paolo è una autentica, anche se breve, autobiografia, intrisa di certezze e di coraggio, di tenerezza e di libertà personale, di distacco da sé e di dedizione esistenziale. Una libertà e un distacco che lo portano ad essere estremamente chiaro: lì aveva compiuto con coraggio la sua opera missionaria. Le accuse di cupidigia e adulazione, spesso rivolte ai filosofi o predicatori del tempo, non lo interessano, non lo scompongono più di tanto. Sa, e lo dice senza restrizioni mentali, di aver lavorato manualmente – come un semplice artigiano – giorno e notte per non essere di peso a nessuno, neppure a loro. La dignità umana, la sicurezza di sé e del proprio dovere – tra cui il primo per lui era l’annuncio di Cristo, compiuto per amore.

Il brano evangelico inizialmente è “una durissima pagina polemica contro una religiosità giudaica formalista”. Verso la fine è tracciata la via per chi vuol seguire il Maestro che sta loro parlando e offrendo spunti specialissimi di vita: non è lecito contrapporsi all’unico Maestro inviato dal Padre per opera dello Spirito; non è lecito avere ambizioni di grandeur, anzi: “chi si umilia sarà esaltato”. Chi cerca, sinceramente, con cuore di bambino, l’ultimo posto sarà invitato ad avanzare sino al riconoscimento ufficiale dei propri meriti.

E’ la logica del Vangelo. Quella che durerà sino alla fine dei tempi.

Sr Biancarosa Magliano fsp

biblioteca@usminazionale.it

2 Comandamenti, non 613

ottobre 20th, 2011

domenica XXX T.O. A                       23 ottobre 2011 

Es 22,20-25            1Tes 1,5c-10           Mt 22,34-40

La prima pericope – presa dal Codice dell’Alleanza – è tutta una sequenza di ammonimenti etico-sociali, concreti, che rendono ragione della situazione sociale del tempo. Il primo è un ‘pro memoria’ di Dio che ricorda agli ebrei il loro esilio in terra egiziana. Il facile nomadismo di allora facilitava l’estraneità di un popolo con l’altro. Forestieri per il popolo ebreo erano, infatti,  gli appartenenti ai popoli stranieri e ad altre religioni e questi popoli ‘altri’ erano davvero tanti. Come tante erano le espressioni della religiosità. Ma la diversità, la fragilità, la vedovanza, il non possesso di ricchezze, l’indigenza, la stessa ignoranza, l’essere orfani, quindi pienamente indifesi, non giustificano e non giustificheranno mai un atteggiamento ostile, provocatorio, denigratore. Il Signore si rende vindice di tutte le fragilità umane. Egli assume sotto la propria tutela chi è o sarà sottoposto ad oppressione, al maltrattamento, all’usura, alla pignorazione. La dignità umana è sempre e comunque insopprimibile. E Dio la protegge, la tutela, la difende. Lo stesso mantello ricevuto in prestito deve essere restituito in giornata. Le ‘piccole’ ma stupende osservazioni di Dio.

Paolo sembra quasi peccare di modestia. In primis presenta senza tentennamenti, certo della retta coscienza e del retto operare, la propria testimonianza e valorizza questa situazione per ‘elogiare’ l’operare dei Tessalocinesi, questa amata comunità che lo ha ascoltato, accolto, seguito, e ha ‘fatto diventare vita’ il suo messaggio. Essa ora, come lui, compie con passione la missione della evangelizzazione; come lui vive con entusiasmo la propria fede, attende sicura la venuta di Cristo.

E’ l’atteggiamento, è la passione che brucia o deve bruciare dentro ad ogni cristiano, ad ogni ‘consacrato/ta abilitati all’annuncio da quella speciale vocazione che viene soltanto da Dio.

Il vangelo presenta certe situazioni di gruppi o di comunità: un ‘gruppetto’ complotta contro il Maestro. Vuole metterlo per un ennesima volta in difficoltà, tendergli una sfida, chiuderlo nel laccio di un forte intoppo. Ancora una volta lui non ci casta. Non ci sta e pronuncia la migliore legge che non sia mai stata firmata: la legge dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo accostati in una ‘ardita connessione paritetica’: l’amore di Dio senza l’amore per il prossimo è una forte dissonanza.

L’uomo, la donna non possono arbitrariamente scegliere cosa fare o cosa tralasciare, cosa accogliere o cosa negare. Non vi sono separazioni di facoltà. Tutto l’uomo, tutta la sua esistenza, tutte le sue potenzialità devono essere poste al servizio di Dio e dei fratelli: tutto deve essere centrato su Dio e sul ‘prossimo. Sorpresi, abbracciati nell’amore di Dio, si abbraccia amando contemporaneamente ogni uomo e ogni donna, il vicino e il lontano, l’amico e il nemico. E così – amando con tutto l’essere – si può spargere il seme della pace e del consenso, della sapienza che è frutto di chiara e continuata interiorizzazione-

Sr Biancarosa Magliano, fsp

biblioteca@usminazionale.it

Perché volete mettermi alla prova?

ottobre 12th, 2011

XXIX T.O. Anno A 16.10.2011

Is 45,1.4-6 Tes 1,1-5b Mt 22,15-21

La prima lettura – presa da un autore sconosciuto, il Secondo Isaia – è bella, fresca e armoniosa come rintocchi di campana. Rintocco che va; rintocco che torna. Frasi brevissime che si susseguono e dicono ancora tutto l’interesse, l’amore, la tenerezza di Dio chino sul suo popolo, per offrirgli liberazione e salvezza. Egli non cede a nessuno i propri ‘poteri’; è lui il Signore. «Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: “Io l’ho preso per la destra, per abbattere…, per sciogliere…, per aprire… ”. Ciro, chiamato per nome, diventa così il segno visibile dell’amore di JHWH per l’Israele esiliato, quindi avvilito, umiliato; in lui si esprimono la potenza e la superiorità di Dio. Egli è l’‘unto’, il prescelto. E senza tentennamenti né ombre, la signoria universale di Dio sul mondo e sulla storia è qui ribadita con forza. Veramente un annuncio chiaro, esplicito, inconfondibile come un tocco di campana: all’infuori di Lui non ve ne sono altri. Su questa certezza si appoggia anche la ragione della speranza cristiana. Nelle nostre incertezze, nelle nostre angosce, sui nostri interrogativi brilla una verità: il nostro Signore e Dio è fedele e non permetterà che siamo posti in difficoltà insuperabili (cfr 1Cor 10,13).

Dopo il saluto ‘comunitario’ – Paolo, infatti, scrive anche a nome di Timoteo e di Silvano – leggiamo una “sintetica radiografia della comunità colta sia nella sua dimensione umana sia in quella teologica”.

La dimensione umana è enunciata nelle tre virtù teologali vissute dai tessalonicesi: fede attiva, solerte, speranza coerente e inamovibile, carità assidua, tenace, anche se faticosa e affaticante. La dimensione teologica è testificata dalla ‘potenza dello Spirito Santo’ che ha accompagnato e fortificato la comunità nella accoglienza del vangelo. La creatura con il Creatore, noi con il Signore unico delle nostre esistenze, in simbiosi collaborativa, diventiamo testimonianza e annuncio; trasformiamo la nostra vita in un autentico servizio per il bene, la gioia, la pace di tutti; perché tutti e tutte conoscano l’unico vero Signore, lo accolgano, vivano per Lui e in attesa di Lui. La vita religiosa, la nostra vita di donne consacrate non chiede, non ‘pretende’ altro, se non essere a servizio.

Il vangelo parla di una domanda astiosa dei farisei che per Gesù diventa tentazione. I farisei ‘lo mettono alla prova’ ed Egli non ci sta. Egli interpreta oggettivamente l’intenzione diabolica che pretende di distoglierlo dalla missione affidatagli dal Padre. Gesù li smaschera con astuzia. Non saranno certamente loro a porlo su una strada diversa da quella voluta dal Padre. Per lui non c’è contrapposizione tra la regalità di Dio e quella di Cesare, tra l’autorità divina e quella umana, anche se quella umana è sempre subordinata a quella divina. Se ‘dare a Cesare quel che è di Cesare’ comporta anche la giusta sudditanza all’autorità politica, compresa la giusta e dovuta da tutti e sempre collaborazione fiscale, ‘dare a Dio quello che è di Dio’ è un invito a conformare la propria vita secondo il modello con cui siamo stati creati: a immagine di Dio appunto. Nessuna stortura, nessun graffio, nessuna manipolazione è permessa!

Sr Biancarosa Magliano fsp

biblioteca@usminazionale.it

Entrare vestiti a festa

ottobre 5th, 2011

XXVIII T.O. Anno A   09 10 2011

Is 15,6-10     Fil 4,12-14,19-20      Mt 22,1-14

Verbo, soggetto, destinatari sono i tre elementi che emergono all’inizio del primo brano biblico di questa domenica. Seguono la località e poi finalmente l’oggetto cui corrisponde il verbo iniziale.

L’azione è del Signore degli eserciti, che, chino su tutti i popoli, senza distinzioni, prepara per loro un ‘banchetto di grasse vivande e vini eccellenti’. E’ la concretezza di un Dio che conosce le fragilità, le indigenze, le sventure umane e vi soccorre. Non solo toglie il velo delle lacrime che può appannare momentaneamente la vista. Compie addirittura un gesto che può stupire e liberare l’uomo da una angoscia sempre incombente: il mistero della morte. Essa sarà eliminata ‘per sempre’. L’umanità così liberata dalla tortura dell’incertezza del proprio futuro non solo può rallegrarsi, gioire, ma fare festa, esultare. Siamo tutti sorretti ‘dalla’ mano o ‘sulla’ mano del Signore.

 Il brano di Paolo è altrettanto concreto, quasi spiccio. Non paventa nulla Paolo! Le vicende della vita, varie e antitetiche, gioiose e impegnative, con il loro carico ora di fatica, ora di sollievo e di gratificazione, lo hanno allenato a tutto. E ciò è vero, ma su tutto aleggia un’altra verità. Il suo coraggio non ha radici o motivazioni soltanto umane. Egli può tutto in colui che gli dà forza. E’ la storia dei martiri cristiani di tutti i tempi, di oggi e di ieri, adulti e bambini; giovani e fanciulle di ogni latitudine, da sant’Agnese della prima era cristiana a santa Maria Goretti e alla beata Teresa Bracco del secolo XX.

Paolo poi con un tocco di grata raffinatezza, ringrazia i Filippesi per quanto hanno fatto per lui, certo che il ‘suo’ Dio li colmerà di ogni benedizione e può concludere: “Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli”.

Le parabole evangeliche evidenziano l’universale volontà salvifica di Dio; e l’esigenza di una risposta effettiva, vera. Le ‘scuse’ degli invitati assenteisti rivelano una non comprensione dell’offerta divina. Interessi, tendenze, utilità personali possono offuscare l’invito divino, che, se accolto, deve essere accolto integralmente. L’abito nuziale, di cui parla la seconda parte della pericope, è richiesto e dovuto. Non è sufficiente dire: “Signore, Signore…”. Urge l’adesione autentica e totale di opere, di atteggiamenti, di pensiero, di cuore, di vita.

Sr Biancarosa Magliano fsp

biblioteca@usminazionale.it