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Benedite

dicembre 31st, 2011

II settimana dopo Natale               1-8 gennaio 2012 

 Il nuovo anno si apre con la Benedizione che Mosè pronunziò su tutto il popolo:

 “ Ti benedica il Signore e ti custodisca. Faccia risplendere su te il suo volto e ti faccia grazia.

Il Signore  volga su di te il suo Volto e ti dia la pace” (Num 22-27)

Le poche righe, cariche di significati religiosi, accompagnano l’uomo nella quotidianità, lo proteggono con una presenza quasi materna di Dio che  riserva  gratuitamente alle sue creature il dono della benevolenza e della  pace.

La nostra cultura sta perdendo  la memoria della Benedizione. Sono fortunati quelli di noi che      ricordano ancora il momento magico della sera, quando i bambini si accostavano ai nonni, ai genitori, agli adulti per chiedere la Benedizione. I grandi sospendevano le discussioni, si sforzavano di cercare una buona parola  dentro la stanchezza della giornata e i piccoli si sentivano protetti da quel bacio santo  che ricomponeva, in qualche modo, tutte le screziature della giornata. Era come collocare sotto la luce del Volto di Dio le nuove generazioni.

Proprio in questo spazio di luce si snoda il racconto del Vangelo: i pastori seguono le indicazioni degli angeli e vanno  a rendere omaggio al Bambino. Maria, Sua Madre, li accoglie,  non dà spiegazioni teologiche. La semplicità e l’umiltà dei pastori non le richiede. Eppure la loro fede esce da quell’incontro carica di sapienza:“Dopo averlo visto, riferirono del bambino ciò che era stato detto loro e quelli che li udivano si stupivano delle cose dette dai pastori”.

E’ la prima epifania del Bambino, quella che prepara l’incontro con i Re sapienti venuti misteriosamente da lontano. Per ora Dio si rivela soltanto alla fascia più umile del suo Popolo, non ai potenti e ai grandi che avevano calcolato i tempi, ma non avevano preparato i cuori. 

L’incontro con Gesù fa crescere la fede dei pastori e quegli umili custodi del gregge diventano i primi missionari del Dio fatto Bambino.

In tutta  questa prima settimana la liturgia ci parla spesso dell’incontro: Gesù incrocia  finalmente lo sguardo di Giovanni Battista che lo indica ai suoi discepoli come l’Agnello di Dio, atteso dalle genti e lascia che i suoi discepoli seguano il Maestro. Giovanni li ha portati fino al varco della Verità, ora li consegna a Colui che doveva venire. Uno dei due discepoli è Andrea che si premura di cercare  suo fratello Simone e con gioia gli annuncia l’incontro con  il Messia.  Il  passa-parola continua con  Filippo, con Natanaele e i primi passi del discepolato sono già compiuti. Lungo lo spazio della vita pubblica, Gesù si preoccuperà di rivelare ai suoi amici i segreti del Regno perché dopo di Lui la Chiesa possa continuare l’Opera di Salvezza iniziata con l’Incarnazione.

Questa prima settimana del 2012 è segnata dalla preoccupazione educativa della Chiesa.

Il Santo Padre, con il tema della giornata della pace, ha messo i  nostri giovani sotto  il punto Luce che è Cristo. Benedetto XVI ha proclamato un messaggio affettuoso e costruttivo, quasi una Benedizione paterna che vuole abbracciare le nuove generazioni: “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”.

Ha invitato i giovani a “guardare il nuovo anno con atteggiamento fiducioso. È vero che nell’anno che termina è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia; una crisi le cui radici sono anzitutto culturali e antropologiche. Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno. Tuttavia, in questa oscurità, il cuore dell’uomo non cessa di attendere l’aurora”.

Noi ci impegniamo a sostanziare di fiducia questa attesa  e ripetiamo alle nuove generazioni:

   “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Faccia risplendere su te il suo volto e ti faccia grazia.

Il Signore  volga su di te il suo Volto e ti dia la pace” .

                                                                           Sr. Mariateresa Crescini 

Sup. Gen. M.P.V.

La testimonianza nello Spirito

dicembre 27th, 2011

I settimana di Natale                                      26 – 31 dicembre 2011

Abbiamo appena gustato la tenerezza del Bambino nella mangiatoia e la Liturgia sembra interrompere il racconto con il martirio di Stefano  e  la festa di S. Giovanni Evangelista. Ma questi due giganti della fede allargano lo spazio al mistero dell’Incarnazione che riprende subito dopo con il racconto della strage degli innocenti.

L’ episodio dei Magi ha svegliato la curiosità di un re  ambizioso e sanguinario e ha  storicizzato  le parole antiche del Profeta:

“In Rama si udì un grido: Rachele piange i suoi figli e non vuole esser consolata perché più non sono”. (Mt.2,13)  La colonna sonora  del Natale si è tramutata in grida di disperazione e di pianto. La paura di perdere il potere ha indotto il re ad ordinare l’eliminazione dei bambini  che potevano avere la stessa età del Messia. Giuseppe, con il Bambino e Sua Madre ha preso la via dell’Egitto, l’antico spazio di salvezza che più volte aveva accolto  i figli di Israele  in situazione di pericolo.

Purtroppo, la strage dei bambini che motiva il pianto di Rachele e di tante madri non è un episodio passeggero, ma una patologia che ha contagiato il mondo perché in ogni epoca Erode ritorna e fa strage degli  innocenti.

Anche ai nostri giorni è tornato Erode e sottomette milioni di bambini a turni massacranti di lavoro, senza salario, senza pietà.

È tornato Erode e sfrutta le bambine nella prostituzione e nel turismo sessuale.

È tornato Erode e uccide i bambini prima ancora che nascano.

È tornato Erode e  fa morire di stenti i bambini nei campi profughi.

È tornato Erode e arruola i bambini nelle guerre fratricide.

È tornato Erode e fa rapire i bambini per venderli come schiavi. 

È tornato Erode e fa sparire i bambini per venderne gli organi.

È tornato erode e lascia morire i bambini di A.I.D.S.  

È tornato Erode e lascia che milioni di bambini non siano nutriti, istruiti, curati.

È tornato Erode e viola l’innocenza dei bambini con la pedofilia.

Il pianto di Rachele continua anche nel terzo millennio e non è circoscritto ad una regione o ad un continente, ma agisce  nell’intero pianeta, anche dove  c’è il benessere.

L’infanzia coccolata e viziata non ha meno traumi dei piccoli cui manca il necessario per sopravvivere. Sono sempre più numerosi i bambini che soffrono la carenza affettiva nelle famiglie frantumate con  genitori distratti, con tempi affettivi sempre più ridotti.

Signore, ferma la mano di Erode,

ascolta il grido delle mamme e il pianto dei piccoli.

Fa’ che la strage degli innocenti

non si ripeta ai nostri giorni,

con metodi nuovi e più crudeli.

Fa’ che le nuove generazioni non conoscano

il pianto di Rachele, ma  l’accoglienza del mondo

nella giustizia e nell’amore di Dio, fatto nostro fratello.

Sr. Mariateresa  Crescini

Sup. Gen.

ACCOGLIETE

dicembre 16th, 2011

IV settimana di Avvento                          18 – 25 dicembre 2011    

 Nella liturgia della IV settimana di Avvento ci è dato contemplare  un caleidoscopio di immagini che si proiettano intorno alla venuta del Messia : il tempio, le madri, i cantici.

Il tempio è un obiettivo concreto che  Davide volle costruire  come segno di riconoscenza per accogliere l’Arca Santa e Dio gradì l’iniziativa del grande re.

L’Evangelista Luca racconta che , nella  pienezza dei tempi, in quel tempio entrò un angelo per annunciare a Zaccaria l’arrivo del Precursore, ma il vecchio sacerdote fu turbato da quella visione e stentò a credere alla Parola. Dio gli tolse la parola fino alla nascita di quella creatura che, insieme ad Elisabetta, aveva atteso tutta una vita.

Sei mesi più tardi, Dio, per farsi presente in mezzo agli uomini, oltrepassò la magnificenza del tempio  e scelse  il grembo di una fanciulla che fece spazio a Dio  e accolse la  Parola, inaugurando il tempio dell’umanità.    

 Le madri sono  le protagoniste  di questa settimana.  Giorno dopo giorno, la Parola è accolta da braccia materne che si allargano a ricevere  il dono di un figlio  e i racconti  delle annunciazioni   assicurano che Dio  è attento alla storia.

Dal libro dei Giudici leggiamo lo stupore e la gioia  della moglie di Manòach, la madre di Sansone, che riceve l’annuncio di un angelo e la  consolazione di un figlio,  benedetto dal Signore.

Dal libro di Samuele leggiamo la storia di Anna, la mamma di quel bambino che viene restituito al Signore.  Qualche tempo prima la donna aveva pianto accoratamente in quel santuario, ora è piena di gioia e  di riconoscenza perché quella creatura è dono di Dio, implorato, desiderato  e finalmente ricevuto.

Elisabetta non assume  il ruolo da protagonista, ma si rende disponibile alla salvezza che  si realizza in quel figlio donato nella sua vecchiaia. Per tre volte il racconto di Giovanni Battista viene  proposto alla nostra attenzione : l’annunciazione, la nascita, il cantico di Zaccaria.  L’evento è la manifestazione della bontà e della misericordia di Dio e soprattutto una gioia collettiva che prelude lo stupore e la gioia universale annunciata dagli angeli a Betlemme.

I cantici  costituiscono la colonna sonora di questa settimana che ci prepara al Natale.

Il cantico di Anna è un ringraziamento commovente e anticipazione del Magnificat che Maria canterà  nell’incontro  con Elisabetta:

 ” Il mio cuore esulta nel Signore,  la mia forza s’innalza grazie al mio Dio.

Si apre la mia bocca contro i miei nemici perché io gioisco per la tua salvezza (1Sam:  2,1)

Il cantico di Zaccaria è  una rilettura messianica dell’attesa cristiana che celebra la fedeltà di Dio,   e l’universalità della salvezza: “…..grazie alla tenerezza  e misericordia  del nostro Dio,

dall’alto ci visiterà un sole che sorge per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte”. (Lc.67,78)

Il cantico di Maria   colloca nella giusta prospettiva gli elogi di Elisabetta; ciò che è avvenuto è puro dono della bontà di Dio e lei stessa diventa il segno chiaro dell’amore gratuito:

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono”.(Lc 1 46,49)   

Nel racconto di Luca  la colonna sonora si conclude con il canto  degli angeli.

Dapprima un  solista fa eco agli inni di  misericordia e di fedeltà e intona il cantico di gioia universale : “Vi annuncio una gioia grande,  che sarà di tutto il popolo,

oggi nella città di Davide  è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore……

Subito la moltitudine celeste esplode nel canto di Gloria che invade la valle di Betlemme, si spande  in tutto l’universo e giunge fino a noi senza esaurirsi : “ Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. ( Lc. 2, 9 – 14)

Sr. Mariateresa Crescini

Sup. Gen. M.P.V.

  

 

 

 

RALLEGRATEVI

dicembre 9th, 2011

III settimana di Avvento                          11 – 18 dicembre 2011     

 Lo dice Isaia, lo ripete San Paolo,  lo canta la Liturgia: Rallegratevi!

 Il colore violaceo cede il posto al rosa  tenue che è prescritto solo due volte  all’anno.

L’allegrezza di questa settimana non ha niente a che vedere con il sentimento di gioia che è riflesso di successi materiali, ma è un sussulto di fede che  apre il cuore ad una Presenza .

In questa settimana due personaggi si incontrano senza vedersi, si  parlano a distanza e  ci confermano che la letizia del cuore deriva dalla fede nella  presenza salvifica di Cristo.

Gesù e il Battista si sono già incontrati, senza essersi visti. Dal seno di Sua Madre, Maria,  Gesù aveva fatto sobbalzare Giovanni nel seno di Elisabetta.  L’aveva fatto “danzare” di gioia. Quel primo segno di allegria non  rimase soltanto nella memoria delle due Madri, ma divenne  storia della Salvezza.

Ora, sulle strade della Palestina, Giovanni sente di nuovo una Presenza che lo richiama. Manda i messaggeri a Gesù e affida loro una precisa intervista:

 – Sei tu quello che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?

Gesù, prima ancora di rispondere alla domanda, intesse il panegirico di Giovanni:

– Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?

 No, Giovanni non è un arbusto in balia dei venti, Giovanni è una roccia, un lampo di  luce. Non è un uomo come tutti gli altri, Giovanni è il più grande!

Solo dopo che ha messo Giovanni al di sopra della media umana, Gesù risponde alla domanda: – Dite a Giovanni che il Figlio dell’Uomo è venuto nel mondo per incontrare l’umanità  e perché ogni creatura realizzi questo Incontro, Egli apre gli occhi di chi non può vedere, risana quelli che non camminano spediti, ridona l’udito a coloro che non sono capaci di ascoltare.  

Benedetto XVI nella Lettera Enciclica del 25 dicembre 2005. Deus Caritas est, ha ripetuto al mondo che il cristianesimo non è una ideologia e tanto meno una morale, ma è un Incontro: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva….. Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro” ( Deus….N°1)

Ecco allora il motivo della  gioia che cambia la prospettiva del mondo: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima ha rivestito le vesti di salvezza… come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli “ ( Is. 61,10 )

Non  si tratta di un’allegria qualunque, ma della felicità sponsale.  Nell’aridità della vita, nelle situazioni più pesanti, occorre lasciarsi provocare dall’ Incontro con Cristo.

Senza vederlo e toccarlo sensibilmente, occorre lasciarsi avvolgere dalla forza risanatrice della Sua Parola  che parla  di compagnia, di liberazione,  di compimento delle promesse.

La cronaca del nostro quotidiano sembra smentire la speranza cristiana ma, come Giovanni, dobbiamo interpellare la nostra fede, entrare nella sapienza della storia, credere nella germinazione del bene e saperlo scegliere. Il messaggio del Natale vuole che ognuno di noi diventi protagonista di gioia perché, nel mistero grande della salvezza, ognuno di noi ha un peso incalcolabile, se rinuncia ad essere  una canna sbattuta dal vento.

                                                                                                      Sr. Mariateresa Crescini

                                                                                                                Sup. Gen M.P.V.