Search:

IO SONO IL PASTORE BUONO

aprile 26th, 2012

IV domenica di Pasqua         29 aprile 2012

A Gesù piace molto presentarsi con il volto del Pastore Buono perché questa immagine è   sinonimo di uno speciale stile educativo che sa armonizzare l’autorità con il servizio, la fedeltà con l’amore, la giustizia sociale con la dedizione, l’austerità di vita con la rettitudine morale , tutte virtù che il popolo eletto, come popolo appartenente a Dio, avrebbe dovuto possedere.
Gesù si esprime con l’immagine del pastore perché uno degli elementi fondamentali della tradizione del popolo eletto era stata l’esperienza pastorale, attività che non era soltanto una professione, ma una civiltà della quale troviamo tracce indelebili nella tradizione ebraica.
Nella lunga storia di questo popolo c’erano state figure eccellenti di pastori che avevano interpretato il comando con amorevole sapienza e avevano condotto il popolo verso la strada della salvezza.

Lo stesso Abramo era stato pastore di numerosi greggi,  come Isacco, come  Giacobbe. Anche Mosè, dopo l’esperienza dell’Egitto, divenne pastore del gregge di Jetro e prese in moglie Sippora, una pastora.

Molti testi della Scrittura fanno uso del linguaggio pastorale e pongono il rapporto pastore-gregge per esprimere l’attività di Javhé nei riguardi del suo popolo.

E’ chiaro che quando Gesù presenta se stesso come il Pastore Buono attinge alla storia della sua gente e ne trae connotazioni efficaci. L’immagine più tenera richiama il testo del profeta Isaia: “Come un pastore egli fa pascolare il suo gregge, lo raduna con il suo braccio, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le madri che allattano” (Is 40). La più coraggiosa la desume dal primo libro di Samuele: “Davide disse a Saul: Il tuo servo custodiva il gregge di suo padre e veniva talvolta il leone e l’orso a portar via una pecora del gregge, allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la preda dalla bocca” (1Sam 3). La più generosa è espressa nel Salmo 2:Javhé è il mio pastore, non mi manca nulla. Mi conduce in pascoli verdeggianti e mi fa riposare presso acque tranquille”. La più rassicurante è un’eco del profeta Ezechiele: “Come un pastore, quando il gregge è disperso, radunerò le mie pecore. Le trarrò in salvo da tutti i luoghi dove si erano disperse nei giorni di caligine e di tenebre, andrò in cerca della pecora sperduta e ricondurrò quella smarrita, fascerò quella ferita, curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte, le pascerò con giustizia: Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”(Ez  34 , 11-15).

Gesù è il Pastore generoso, materno, solidale e coraggioso che si prende cura di coloro che gli sono affidati, anzi, si preoccupa anche di quelli che sono lontani dalla sua responsabilità e li cerca per accoglierli tutti dentro un unico ovile.

La pastoralità è lo stile di servizio che Gesù indica a ciascuna di noi per accompagnare coloro che ci sono affidati sulla via buona del Vangelo.

Signore, donaci uno stile pastorale
che sappia accogliere, proteggere, curare,
rendici attenti verso i piccoli, i senza dignità.
Insegnaci ad amare i vicini e cercare i lontani.
Fa’ che viviamo la nostra fedeltà come dedizione.
la nostra autorità come servizio,
la disponibilità come coraggio.


Sr Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

DI QUESTO VOI SIETE TESTIMONI

aprile 19th, 2012

Terza domenica di Pasqua                      22 aprile 2012 

Nei vangeli di queste settimane c’è un susseguirsi di avvistamenti. Gesù stesso va incontro alle donne che tornano dal sepolcro vuoto, le saluta e raccomanda loro:“Andate e dite  ai fratelli di attendermi in  Galilea”. Maria cerca il Maestro da sola, si aggira intorno al sepolcro con la segreta speranza di vederlo, vuole un incontro esclusivo. E’ talmente ansiosa che non lo riconosce fino a quando non ne sente la voce. Nel cenacolo Gesù entra a porte chiuse, trova i suoi amici sbigottiti e increduli, pronuncia il saluto di pace per dare una prova concreta della sua presenza:”Toccate le mie mani e miei piedi“, ma deve ripetere più volte questa apparizione.

Il cuore degli apostoli è chiuso, le loro aspettative sono rimaste ferme a quella sera del venerdì, quando il loro Maestro è spirato sul legno della croce. Eppure Gesù non desiste, sa che la sua resurrezione è un affare di fede e dunque occorre aiutare le menti e il cuore degli amici ad aderire a questo mistero troppo grande per loro. Raggiunge due discepoli sulla strada di Emmaus, si pone accanto ad essi come un pellegrino, fa discorsi suadenti, scalda il loro cuore, li avvicina alla verità, e quando stanno per cogliere il senso vero dell’incontro, sparisce dalla loro vista lasciando nel cuore un segno indelebile di Memoria. I due si stavano allontanando da Gerusalemme, ma dopo questo incontro, fanno un’inversione di marcia e tornavano al cenacolo. Sono portatori di un messaggio definitivo e raccontano con fervore e con convinzione l’incontro appena vissuto. Gli altri ascoltano e, mentre stanno per aggiungere un tassello nuovo ai fatti misteriosi di quelle giornate, quando entra Gesù, li guarda, li conta. Sono tutti: undici apostoli e altri amici. C’è anche Tommaso.

Il Maestro si presenta con lo stesso saluto di pace, spera che i loro occhi si aprano alla gioia e alla meraviglia, invece sui loro volti c’è sempre un velo di paura: pensano che sia un fantasma costruito dalla loro fantasia. Gesù conosce i loro pensieri e va incontro alle loro paure. Li rassicura, li conforta, dà loro un segno di concretezza chiedendo qualcosa da mangiare. Quando li vede un po’ calmi, spiega loro che tutto quello che si sta compiendo è un mistero di fede, predetto dai profeti, scritto nei salmi, nella legge di Mosè, in tutta la Scrittura: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno. Questo è il grande mistero di salvezza  che deve essere annunciato alle Genti perché si compia in ogni popolo la conversione e il perdono dei peccati. “Di questo voi siete testimoni”.

Signore, rafforza nella  nostra Comunità
la fede nel mistero della tua morte e resurrezione.
Ripeti a  tutte noi l’impegno di annunciare
al mondo la conversione e il perdono,
e rafforza per noi i segni della tua venuta
perché le nostre Comunità diventino sempre di più
Memoria della tua Presenza.

Sr Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

PACE A VOI

aprile 10th, 2012

Seconda domenica di Pasqua                15 aprile 2012       

Nelle settimane che seguono la Pasqua, la prima lettura è presa dagli Atti degli Apostoli e diventa la colonna sonora delle celebrazioni eucaristiche.

Un racconto limpido, armonioso i cui  protagonisti trasmettono la forza della fede in Gesù risorto, la gioia dell’appartenenza alla Comunità cristiana e la luce dello Spirito che accompagna i passi dei primi credenti.

E’ passata appena una settimana dagli avvenimenti della Pasqua e la Liturgia presenta il panorama del mondo già trasformato da coloro che hanno aderito alla fede nel Maestro crocifisso e  Risorto.

La  preghiere Colletta di questa domenica ci elenca i motivi portanti di questo grande  cambiamento:  
– il battesimo che ci ha purificati,

– lo Spirito che ci ha rigenerati

– il Sangue che ci ha redenti

Coloro che hanno accolto il messaggio degli apostoli e rinnovato la propria vita nel battesimo  sono diventati “moltitudine”. Quella folla che solo un settimana prima gridava “crucifige” ora  sta  trasformando il mondo. Dallo Spirito è nata una  Comunità che si presenta al mondo come luogo teologico della Memoria di Gesù. Gli Apostoli “con grande forza” danno testimonianza della resurrezione e i fedeli, al loro fianco, coltivano i valori di questa Memoria e la realizzano  in gesti di carità, di perdono, di fraternità di testimonianza.

L’apparizione di Gesù narrata nel Vangelo è portatrice di un messaggio forte: la Pace; e di una consegna sicura: le Piaghe. Per coloro che sono diventati credenti, la pace offerta da Gesù costituisce la piattaforma sulla quale costruiscono un mondo nuovo in cui i deboli sono sostenuti, gli affamati sono saziati, la povertà è sconfitta e la fraternità è vincente. I nuovi cristiani volgono lo sguardo alle piaghe dell’umanità e le curano con il balsamo della carità. Nessuno considera proprio quello che gli appartiene, ma ogni bene è messo in comune. Il saluto rivolto dal  Maestro  agli apostoli nel cenacolo  è stato tradotto in solidarietà e a poco a poco conquista il mondo.

Signore, abbiamo sempre bisogno della tua Pasqua
per rinnovare le nostre Comunità.

Vieni a visitarci e soffia su di noi
l’ alito vitale che hai donato agli apostoli.

Riempi i nostri cuori di quella Pace
che è  sorgente d’ amore solidale,
principio di una nuova creazione.  

Sr  Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

RIMUOVERE LA PIETRA

aprile 5th, 2012

Domenica di Pasqua 8 aprile 2012

La mattina dopo il sabato, al levare del sole,

le donne andavano alla tomba dicendo tra di loro:

– Chi farà rotolar via la pietra che è davanti al sepolcro? (Mc 16,2)

Dopo il lungo silenzio del sabato, Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo andarono verso il sepolcro con un grande interrogativo nel cuore: come potevano, loro, donne deboli, togliere la pietra che chiudeva il sepolcro?

Tuttavia la speranza di vedere il Maestro e profumare il suo corpo con gli aromi preparati dalle loro mani, le spingeva in avanti.

All’arrivo, trovarono con meraviglia che la pietra era stata rimossa, il  Signore non c’era e, nel chiarore di luce che invadeva il sepolcro, un angelo diede loro una consegna: Andate dai discepoli e dite che il Maestro li aspetta in Galilea.

L’emozione fu grande. Le donne avevano ancora negli occhi l’immagine del macigno che tre giorni prima aveva tolto Gesù dai loro sguardi.

Ora la pietra pesante aveva lasciato il posto ad un richiamo di speranza, ad uno stupore positivo e aveva cambiato l’obiettivo della loro sollecitudine: non ungere il cadavere sacro del Maestro, ma  annunciare agli Apostoli e al mondo la vittoria di Gesù sulla morte.

Le Donne credettero e si sentirono in pace.

Gli avvenimenti di questa giornata ci interpellano con determinazione: prima di tutto dobbiamo cercare Gesù nella nostra Galilea, nel luogo del nostro quotidiano, nella nostra Comunità dove ogni giorno il Maestro è presente e, se vogliamo incontrarlo, dobbiamo dare una spallata alle pietre che chiudono i nostri cuori:

  • la pietra dell’egoismo per dare posto alla solidarietà,
  • la pietra dei risentimenti  per far posto all’amore,
  • la pietra delle durezze per far risorgere la tenerezza del cuore,
  • la pietra dello sconforto per ritrovare la speranza,
  • la pietra della resistenza per ritrovare la docilità,
  • la pietra di un velato ateismo per recuperare la limpidezza della fede,
  • la pietra dell’apatia per recuperare un’equilibrata dinamicità,
  • la pietra della sfiducia per riempire le pieghe del cuore di confidenza fraterna,
  • la pietra dell’aridità per innaffiare il deserto con la preghiera,
  • la pietra della paura per recuperare il coraggio,
  • la pietra della solitudine per dare e accettare la benevolenza fraterna.
  • Le pietre rimosse daranno possibilità alla luce di invadere il cuore, di togliere le paure e, nella luce dello Spirito, ci sentiremo investite di un messaggio di speranza che consola i nostri cuori e consegna agli altri i frutti della resurrezione.

Sr Mariateresa Crescini

Sup. Gen. M.P.V.