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FESTA DELLA SS. TRINITA’

maggio 31st, 2012

3 giugno 2012
A conclusione delle tappe, in cui abbiamo vissuto la vicinanza con Dio attraverso Gesù Cristo, celebriamo il Mistero della Trinità di Dio.
Di fronte a questa icona, siamo invitati a metterci in contemplazione e attingere alla stupenda preghiera di Elisabetta della Trinità, la carmelitana innamorata delle Tre Persone: “O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità. Che nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo Mistero. Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che non ti ci lasci mai solo, ma che sia là tutta intera, tutta desta nella mia fede, tutta adorante, tutta abbandonata alla tua Azione creatrice (Beata Elisabetta della Trinità).
Il mistero trinitario non passa nell’intuizione sapiente di chi cerca ragioni nell’universo misterioso. Il nostro Dio si rivela nei fatti della storia, nei cuori semplici e appassionati come quello di Elisabetta della Trinità, nei segni prodigiosi che non sono mai mancati nel mondo abitato dagli uomini. Quando assume il volto policromo del Padre, del Figlio e dello Spirito, il nostro Dio sembra irraggiungibile, ma poi lo troviamo accanto ad ogni creatura attraverso Gesù di Nazaret. È Gesù che ci rivela il volto misericordioso di un Padre che si prende cura dei suoi figli, li chiama, li accoglie, li perdona e li guarisce. Come dice l’evangelista S. Giovanni “Dio nessuno l’ha mai visto”, eppure si è rivelato infinite volte. Nella sua bontà si è fatto presente ad Abramo, a Mosè, ai profeti fino a prendere dimora tra noi in Gesù, Suo Figlio. Ci ha rivolto la Sua Parola come comunicazione di amicizia, si è fatto prossimo di ogni creatura.
Nella prima lettura di questa domenica, risalta lo stupore di Mosè che proclama la presenza paterna di Dio nella scelta di un popolo e la premura affettuosa e decisa che accompagna i suoi figli lungo tutto il percorso della storia. Nella seconda lettura, S. Paolo puntualizza la forza dello Spirito che prende dimora in ogni uomo, lo divinizza, ne sospinge il cuore verso Dio e gli permette di invocarlo con il nome di Abbà, Padre e Gesù nel vangelo invia i discepoli nel mondo perché battezzino tutte le genti con il sigillo del Dio Trinità.
Questo Dio misterioso, con il segno del battesimo, prende dimora nel cuore delle sue creature le quali, per entrare in rapporto con la Comunità del Padre, del Figlio e dello Spirito, non hanno bisogno di uscire fuori di sé, ma possono contemplarlo in silenzio scendendo nello spazio interiore dove la Grazia ha depositato questo mistero:

Dio altissimo che nelle acque del battesimo
ci hai fatti tutti figli del tuo unico Figlio.
Ascolta il grido del tuo Spirito che in noi ti chiama Padre
e fa’ che obbedendo al comando del Salvatore,
diventiamo annunciatori della salvezza promessa a tutti i popoli. Amen

Sr. Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

LO SPIRITO SANTO VI RICORDERA’ TUTTO

maggio 24th, 2012

Domenica di Pentecoste 27 maggio 2012

“ Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Gv. 14,26

Gesù aveva fatto esperienza diretta della memoria corta degli Apostoli, sulla strada di Emmaus. I due erano fermi alla croce e al sepolcro: i fatti, le parole, le promesse del Maestro erano lontane e confuse.
La lunga azione dello Spirito era completamente assente dalla loro mente. Gesù sapeva che solo la luce dello Spirito Santo avrebbe potuto resuscitare la memoria nel cuore dei suoi amici.

Raccolti nel cenacolo, pieni di paure e sconfitti nella loro ambizione di continuatori del Regno, all’improvviso si sentirono invasi da una forza che risvegliò una Presenza vitale, conosciuta e dimenticata nella storia dei singoli e del popolo di Dio.

Lo Spirito che Gesù aveva loro promesso li trasformò in uomini nuovi. Allora compresero la lunga esperienza dello Spirito che aleggiava sulle acque all’inizio del mondo, che si era fatto presente come soffio vitale nella creazione di Adamo, aveva richiamato l’attenzione di Mosè nel roveto, era diventato fiamma e aveva invaso il Sinai, era entrato nelle distesa di ossa aride come forza rigeneratrice…..

Solo dopo il soffio gagliardo dello Spirito, gli Apostoli entrarono nel mistero della salvezza, compresero le parole e si accorsero di essere depositari dei Carismi che Gesù aveva loro annunciato. Quel giorno stesso divennero protagonisti di una nuova creazione. Come lo spirito che alitava sulle acque diede armonia e vita alla materia, così il vento che soffiò nel cenacolo entrò nel cuore degli Apostoli e di quelli che erano con loro e iniziò il miracolo della ricomposizione dei cuori. La babele che aveva diviso l’umanità fu ricomposta. La moltitudine di coloro che ascoltavano la Parola degli Apostoli divenne una comunità orante, chiese il battesimo dell’acqua e dello Spirito e formò la Chiesa.

Anche a noi, come agli Apostoli, Gesù chiede di fare memoria.

La Festa di Pentecoste ci riguarda come persone e come Congregazioni Religiose, scaturite dalla forza di un carisma che ha le sue radici nello Spirito. La Pentecoste deve aprire i nostri carismi all’attenzione dello Spirito perché li rigeneri, li arricchisca di nuovi significati, li conformi ai
tempi e alle culture. La Pentecoste deve riportarci con passione e con gioia alla memoria di quando lo Spirito ha illuminato il cuore e la mente delle nostre Fondatrici, dei nostri Fondatori e ha operato in loro una novità di cui ciascuna è depositaria. Nella Chiesa, nata dall’acqua e dallo Spirito, sono sbocciati i nostri carismi, con una forza dirompente che ha lasciato un segno nella storia, ma se vogliamo che il solco tracciato sia fecondo di salvezza, dobbiamo pregare:

Perché le nostre Famiglie, nate dallo Spirito,
possano tirare nel presente del mondo
l’avvenire della promessa di Dio. Ascoltaci, Signore.

sr. Mariateresa Crescini
Sup. Gen. M.P.V.

ANDATE IN TUTTO IL MONDO

maggio 16th, 2012

 ASCENSIONE DEL SIGNORE                  20 maggio 2012        

Dopo la  resurrezione, Gesù aveva  ripetuto più volte agli Apostoli che se ne sarebbe andato, ma, nella  mente di tutti,  l’assenza di Gesù prendeva i contorni di una partenza  temporanea, come era successo nei giorni successivi alla Pasqua.  Ne avevano fatto esperienza  i due discepoli  di Emmaus che se lo trovarono accanto quando decisero di ritornare al loro villaggio,   pieni di paure e delusi dall’esperienza assurda di un Maestro morto  sulla croce. Anche Pietro, insieme a Tommaso, Natanaele e i figli di Zebedeo, lo incontrarono  sul lago di Tiberiade  dopo essere tornati all’antico mestiere  di pescatori. Gesù era entrato nel cenacolo più volte a porte chiuse,  ma dopo un messaggio di pace e un breve discorso suo Regno, era scomparso.

 In uno di questi incontri, mentre erano a tavola, Gesù apparve e   fece un discorso impegnativo.   L’evangelista Marco ci racconta che dapprima rivolse loro parole di rimprovero a causa della loro incredulità, poi diede un ordine perentorio: ”Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo”. (Mc 16,15)

Forse i discepoli non si resero pienamente conto dell’impegno che Gesù lasciava loro. Quando però lo videro scomparire tra le nubi, sentirono il peso di  queste parole. Provarono un senso di disorientamento    e si aggrapparono alle parole di Gesù per non  cedere alla  paura : “Non vi lascerò orfani. Manderò a voi lo Spirito e vi insegnerà tante cose. Non abbiate paura, io sarò con voi fino alla fine dei secoli. Chi crederà e sarà battezzato  sarà salvo. La fede sarà accompagnata da segni: chi crederà, parlerà lingue nuove, imporrà le mani e guarirà i malati, prenderà in mano i serpenti e non gli faranno alcun  male, berrà il veleno e non morirà….”

Le promesse di Gesù si erano sempre avverate, dunque bisognava fissarle alla base  della Comunità  che aveva fatto esperienza diretta di Gesù, pregare insieme,  credere  ai segni promessi e  vivere in paziente attesa.   La Comunità sapeva che qualcosa di grande e di nuovo sarebbe accaduto  e pertanto si strinse attorno a Maria per  attendere  il Ritorno del Signore .
I discepoli, nel cenacolo, sentivano tutta la precarietà della loro situazione di uomini ignoranti e spauriti, ma continuarono a far memoria di Gesù, ad approfondire la Parola, ad interrogarsi sul significato di un comando così impegnativo e  credettero  alla promessa dello Spirito.

Vieni Spirito Santo,
scendi sulle nostre Comunità,
rendici testimoni innamorati e contagiosi dell’amore di Dio.
Sii tu in noi esecutore appassionato del tuo comando,
anticipazione del futuro.
Accompagna con i segni promessi i nostri Carismi
che la tua bontà ha  sparso nel mondo.
Mantieni accesa su ciascuna di noi una di quelle fiamme
di fuoco operativo che scesero sopra gli apostoli. AMEN

                                                                            sr. Mariateresa Crescini
 Sup. Gen. M.P.V.

RIMANETE NEL MIO AMORE

maggio 10th, 2012

Sesta domenica di Pasqua       13 maggio 2012

L’azione missionaria della Chiesa, in queste settimane, si è aperta ad  un crescendo di universalità fino a raggiungere un orizzonte insospettato. La liturgia di questa settimana svela il protagonista del dinamismo missionario: lo Spirito Santo.

Pietro è a colloquio con Cornelio, quando lo Spirito discende su tutti i presenti e sconvolge le aspettative dell’Apostolo e quelle dell’intera Comunità.

E’ la meravigliosa «pentecoste dei pagani». Pietro è finalmente convinto che “Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”. Senza richiedere  speciale preparazione, senza cancellare le usanze  giudaiche, lo Spirito, invade le anime e distribuisce con generosità i suoi Carismi. Non c’è motivo di stupirsi perché l’effetto carismatico è simile a quello ricevuto dagli apostoli nella prima pentecoste: si esprimono in lingue nuove e lodano Dio in modo estatico. Pietro non  esita dunque a dare loro il battesimo senza suscitare turbamento in quelli che erano con lui.

Durante tutta le settimana il cammino missionario degli Apostoli continua spedito e la Chiesa cresce sotto il raggio fecondo dello Spirito e la legge  dell’amore.

Il tema dell’amore è affidato soprattutto all’Apostolo Giovanni, forse perché ha vissuto un’esperienza forte di amore che lo ha contraddistinto. Era l’apostolo che “Gesù amava”, il più giovane, quello che riceveva le confidenze del Maestro, senza suscitare gelosie. Sapeva fino a che punto poteva arrivare l’intensità dell’amore perché aveva visto Gesù sulla croce donare se stesso fino all’ultimo respiro, nella gratuità più assoluta, come vittima di espiazione per i nostri peccati: “Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita”. Il Vangelo di questa domenica inizia dove termina quello della domenica precedente: “Rimanete nel mio amore” . E’ come se Gesù dicesse: – Succhiate da me l’amore, un amore speciale che non potete paragonare a quello delle creature. Non ha la sorgente nei vostri cuori, ma in Dio e vi abbraccia in una circolarità indistruttibile. Non è quel sentimento che dà turbamento fino a quando non trova corrispondenza nel cuore di un’altra persona. Modello e fonte di questo amore è il rapporto esistente tra Me e il  Padre. Se viene accolto, ha una forza dirom­pente, fa crollare i muri dell’egoismo, riempie i vuoti affettivi, conferisce alla persona una vitalità nuova e le mette dentro l’urgenza di aprirsi al mondo intero.

Signore,  svuotami dell’amore effimero
che nasce dall’adolescenza del cuore.

Fammi gustare  la freschezza di quell’amore
che attinge alla Tua sorgente.

Un amore che non conosce risentimenti,
non è proprietà acquisita una volta per tutte,

ma è desiderio infinito di Te
e apre ad  una fraternità universale.

sr Mariateresa Crescini

Sup. Gen. M.P.V.

IO SONO LA VERA VITE

maggio 3rd, 2012

QUINTA DOMENICA DI PASQUA      6 maggio 2012

Con l’immagine della vite vera Gesù rivela ai suoi discepoli il segreto perché possano vivere pienamente il rapporto con Lui, cioè il rimanere in Lui, e dentro di Lui, per poter ‘reggere’ nel cammino della vita e poter dare il frutto buono, che è l’amore.

Il tema biblico della vigna del Signore, immagine di Israele piantato e amato da Dio, distrutto e poi restaurato è ripreso di frequente nella predicazione di Gesù nei Sinottici per illustrare il regno di Dio. In questo sfondo vanno situate le parole di Gesù, ricordate da Giovanni, l’apostolo prediletto. Si deve osservare che Gesù nell’invito pressante a rimanere in Lui  per portare il frutto dell’amore, parla non della vigna, ma della vite, immagine che non qualifica il Regno, ma la sua stessa persona. Immagine questa della vite che traduce bene il legame e l’unione che caratterizza Gesù Cristo e il cristiano.

Rimanendo in Lui, ogni credente può imparare la vera preghiera, che chiede il dono dello Spirito Santo con insistenza e sa di essere esaudito. Ma dal rimanere in lui nasce pure la missione, cioè il dono della propria vita per il Padre e per tutti i fratelli e sorelle che incontriamo nel nostro cammino.

Un aspetto da sottolineare è che l’immagine della vite viene ricordata dall’evangelista Giovanni nel contesto della cena, dopo che i discepoli hanno bevuto il vino eucaristico, che compie l’alleanza di Gesù con noi, alleanza nuova ed eterna, alleanza d’amore che nulla e nessuno potrà mai spezzare. Lo stesso Gesù che a Cana (cf. Gv 2.4) si era dimostrato riluttante a compiere il miracolo dell’acqua mutata in vino non essendo giunta ancora la sua «ora», ma adesso nella cena pasquale con i discepoli si proclama la vera vite: e il suo sangue, sotto forma di vino, diviene uno dei canali principali di trasmissione della vita dalla vite ai tralci. La comunione e l’unione con Cristo nella fede e nell’Eucaristia rendono discepolo capace a «portare molto frutto» (Gv 15, 2.5), cioè assicurano una forte fecondità  al servizio del Vangelo, capace di costruire la vera vigna, la Chiesa, il nuovo Israele.

Signore, mia vite e mia linfa,
ti ringrazio perché sei la mia dimora
nella quale posso e desidero rimanere;
ti ringrazio perché sei mia forza nell’agire.

Mi chiami ad essere tralcio fecondo,
ad essere io stessa frutto del tuo amore per gli uomini,
ad essere vino che rallegra il cuore.

Aiutami a rimanere in te come tralcio nella sua vite,
a trasformare la mia vita in grappolo d’uva,
per la fame e la sete di chi viene presso la vite, che sei Tu.
Grazie, perché sei il vino dell’amore!

Sr. Mariateresa Crescini

Sup. Gen. M.P.V.