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Il discepolo non fa calcoli

luglio 26th, 2012

XVII DOMENICA T.O.     29 LUGLIO 2012

« Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente»  (Sal 144,16)

Qual è il desiderio di ogni vivente secondo il salmista?

La liturgia della Parola di questa domenica indica uno dei grandi bisogni dell’uomo: ”mangiare” e mangiare “pane”. Non si tratta esclusivamente di saziare la fame fisica sebbene sia la prima cosa spontanea che ci viene da fare quando ci troviamo di fronte a certe situazioni di disagio.

Il racconto del 2° libro dei Re, come il vangelo di Giovanni, sottolineano una inadeguatezza di quantità: poco cibo – molta gente (“Re 4,43; Gv 6,7); ma dopo aver saziato tutta la folla ci sono anche gli avanzi (2 Re 4,43; Gv 6,13); qui i calcoli matematici non tornano, Gesù sembra  non usare la logica comune: Lui, invece di dividere, moltiplica! Questa è la logica dell’amore di fronte al bisogno umano, il Signore Iddio moltiplica sempre la sua benevolenza.

“Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente”; il salmista non parla di desideri al plurale. Il Signore non accontenta i nostri capricci piccoli o grandi che siano, non ci tiene buoni accondiscendendo alle nostre ambizioni anche se buone. Lui non è come noi, non ci accontenta con piccole soddisfazioni che fanno sentire felici solo per un attimo e poi lasciano vuoto e senso di scontentezza esistenziale.

Il Signore sazia il “desiderio”, l’unico che l’uomo ha e dal quale non può venir meno perché per lui significherebbe morire. Mangiare, bere, sono i grandi bisogni fondamentali che l’uomo ha per mantenersi in vita. E’ vero che Gesù con la moltiplicazione dei pani non viene a risolvere il problema della fame del mondo, che esisteva prima di Lui (2 Re 4,42-44) ed esiste ancora oggi.

Il problema della fame non è questione teologica, perché Dio quando si dona, dona tutto se stesso e a tutti gli uomini, dà i mezzi e le opportunità di soddisfare questo grande ed esistenziale bisogno. L’uomo con le sue politiche sbagliate e con la sua prepotenza confonde e travisa tutto ciò che il Signore ha dato non ad alcuni, ma a tutti gli uomini. Oggi, assistiamo all’ingiustizia sociale di pochi che si appropriano del “pane” di tutti e ne fanno un vero e proprio commercio.

Gesù mette alla prova Filippo non perché dubitava della sua fede, ma perché umanamente è naturale il suo ragionamento: come sfamare cinquemila persone con cinque pani e due pesci? Non ci saremmo forse, anche noi posti tale domanda?

Quante volte ci fermiamo a dire una buona parola: basta l’intenzione!  e congediamo chi viene a bussare alla nostra porta chiedendoci aiuto? Gesù ci chiama come ha fatto con i suoi discepoli a cooperare alla sua grande missione, quella di “condividere” non solo il pane della grazia offerto da Lui per la salvezza: il “Pane Eucaristico”, ma ci invita a lasciarci coinvolgere dalle diverse realtà in cui i nostri fratelli si vengono a trovare, ci chiama a fare come Lui, ad avere la stessa attenzione, pazienza e disponibilità di farli sedere, farli sentire a loro agio e a offrire la vicinanza di qualcuno disposto veramente e concretamente ad aiutarli.

Gli avanzi sono le soddisfazioni che il Signore ci fa gustare ogni qualvolta ci fidiamo di Lui, sicuri che compie attraverso di noi grandi opere perché Egli è vicino a quanti lo invocano con sincerità (Sal 144,18).

Veronica Olivares

«Ebbe compassione di loro» (Mc 6,34)

luglio 19th, 2012

XVI Domenica del T. O.       22 luglio 2012

Ger 23,1-6; Sal 22; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34

La liturgia di questa Domenica del tempo ordinario ci riporta una grande e bellissima immagine biblica quella del “ Pastore”.

In tutta la liturgia della parola, a cominciare della prima lettura tratta dal Profeta Geremia, vengono delineate le caratteristiche di chi non è un autentico pastore in contrapposizione a chi si presenta non solo come “Il Pastore”, ma come il Vero, Unico Pastore (Mc 6,30-34).

Dure sono le parole che il Signore rivolge a Geremia contro coloro che del potere e della fiducia hanno fatto un uso ambizioso e spudorato. Non si tratta della dimenticanza dei doveri che si hanno nei confronti del gregge loro affidato, ma dell’abbandono e dimenticanza della fiducia che il Signore Iddio ha messo nella loro persona e nelle loro capacità.

I doni di Dio non sono mai per chi li riceve. Egli li ha dati a noi  per condividerli con i fratelli, così come ci viene molto bene dimostrato nel Vangelo di Marco (Mc 6,30-34).
Gesù è indaffarato con i suoi apostoli a spandere il Regno e la sua salvezza. Pienamente coinvolti da Lui, essi mettono a disposizione tutto quello che hanno, incluso il loro preziosissimo tempo. Così arrivano a non aver tempo per riposarsi, né per prendere un boccone (Mc 6,31). Dimentichi di sé, i discepoli ci mostrano la priorità della vita e non si tratta esclusivamente di un “fare”; prima di tutto si tratta di un “servizio”, un mettersi a disposizionie dell’altro; è “ESSERE” vicino al fratello, è camminare e commuoversi della sua situazione di smarrimento e confusione (Mc 6,34).

Oggi viviamo in una società nella quale tanti, che si dicono pastori, vengono a bussare alla porta della nostra ‘casa/anima’ e, approfittando della nostra fragilità umana, cercano di sedurci con i loro discorsi facili e astuti proponendo soluzioni che ci portano ad uno smarrimento e a uno stato di confusione peggiore di quello in cui ci trovavamo prima. La nostra condizione di dolore, di delusione o di bisogno spesso ci porta ad andare dietro a voci ingannatrici e perverse.

Così spesso ci manca il coraggio di rivolgerci al vero Pastore, a Colui che ci porta sulle sue spalle e ci conduce a verdi pascoli (Sal 22). Ci chiede solo di avere un atteggiamento di fiducia e umiltà e di chiedere al Signore che ci venga in aiuto. La folla che segue Gesù non sta attenta a cosa penseranno altri? a quello che diranno? Piena di umiltà, semplicemente insegue, cerca e trova Colui che forse non risolverà tutti i suoi problemi, ma allevierà le ferite con il balsamo della sua presenza.

Noi popolo in cammino, chi seguiamo? Inseguiamo il mondo e la sua moda effimera? Oppure cerchiamo ALTRO? Lui il Pastore vero che non offre a noi facile e immediate soluzioni, ma ci dà il coraggio, la forza e soprattutto la sua “GRAZIA” per continuare il nostro cammino verso quel luogo dove Lui, il Signore Gesù, sarà il nostro unico e definitivo riposo.

Veronica Olivares

“Chiamati e mandati”

luglio 12th, 2012

XV Domenica del T. O. 15 luglio 2012
Am 7,12-15; Sal 84; Ef 1, 3-14; Mc 6,7-13

La liturgia di questa domenica, racconta le indicazioni del mandato  missionario da parte da Gesù ai suoi discepoli, racchiude innanzitutto  un’altra realtà: quella della “CHIAMATA”.

Sì, il Signore ci invita ad essere suoi “Apostoli” (inviati) prima di questo però, ci chiama a “stare con Lui” (Am 7,15), ad entrare in una relazione “particolare con Lui”, a creare un legame così forte e così saldo da non poter rifiutare la sua chiamata così affascinante . Egli ci chiama ad “essere” “FIGLI”(Ef 1,5).

Solo nella misura con cui entriamo nella relazione filiale possiamo conoscere e amare “il mistero della sua volontà” e solo nella relazione con Lui in questo intimo rapporto, possiamo accettare anche la seconda chiamata: l’essere “inviati – mandati” ad annunciare . Che cosa dobbiamo annunciare?

Non è solo un messaggio che noi dobbiamo annunciare ai fratelli ma, più che un messaggio è una PERSONA “Cristo Gesù”, Lui è il contenuto del nostro parlare e del nostro operare, non un comandamento, non un ordine ma, uno stile di vita, un modo di “ESSERE” e ciò si acquista solo se si rimane in stretto rapporto con Lui, in intima relazione di fraternità e figliolanza; non da allievi che vanno a scuola per imparare a memoria una lezione da ripetere, è troppo poco dire che andiamo alla scuola di Gesù, noi siamo cristiani anche noi cristi come Cristo grazie a questa figliolanza adottiva della quale S. Paolo ci parla nella seconda lettura di questa domenica.

Chiamati a essere Figli nel Figlio per annunciare proprio il nostro “essere figli di Dio”, in questo consiste la vera e autentica VOCAZIONE.

Solo se entriamo in questa ottica possiamo comprendere le parole che Gesù rivolge ai suoi apostoli  quando li manda ad annunciare il Regno, spogli di ogni cosa superflua ne bisaccia, ne soldi (Mc 6,8) ma solo quello che basta, l’indispensabile: la RELAZIONE. A due a due li manda perché la comunione va vissuta con Dio e con i fratelli per essere autentica, un bastone e i sandali perché lo stare con Dio indica un movimento  un camminare sempre di più verso Lui attraverso i fratelli; un bastone perché solo in Lui abbiamo sicurezza e certezza che i nostri passi non vacilleranno, perché Lui riempie di forza e coraggio le nostre paure e la nostra fragilità.

Non sono le nostre parole  che convertono e convincono i fratelli ma, il nostro “essere” e “vivere” da figli di Dio, la testimonianza vera e trasparente del nostro essere amati e amanti di Dio in Cristo Gesù.

Veronica Olivares

Le difficoltà del credere

luglio 5th, 2012

 

Domenica XIV  del T. O. B                                     8 luglio 2012

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6, 4)

La “patria” è il luogo, lo spazio, la terra dei nostri “padri”, il posto che ci accoglie, il luogo privilegiato dove riceviamo le tradizioni, le usanze e i modi di vivere; la patria è il luogo che ci forma, ci plasma a tal punto da disegnare una determinata identità.
L’uomo di ieri come quello di oggi è attento all’apparire, al fare ”bella figura”, creando attorno a se con le sue sicurezze e convinzioni le mura della propria patria, talmente fermi e rigidi da non accettare un cambiamento o semplicemente il diverso, la novità: “Le vere catene sono quelle mentali” dice un detto.
La liturgia di questa domenica in continuità con quella precedente ha come argomento la fede. Qui però non si parla della fede di un miracolato; qui si evidenzia l’incredulità di coloro che rifiutano e si scandalizzano della verità (Mc 6, 3).
Quale verità? Quella di un Dio-Gesù che non viene ad annunciare il Regno di Dio con grandi eventi e clamorosi movimenti. Egli appare in mezzo a noi nella semplicissima e straordinaria quotidianità: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria…?» (Mc 6, 3).
Un semplice figlio di falegname, uno di loro, un concittadino e non può essere il MESSIA, l’inviato di Dio. L’uomo che ora vediamo, ascoltiamo, è troppo comune per operare miracoli e prodigi.
Il Signore non è come noi o migliore di noi. Egli è Dio e nonostante la nostra “testardaggine” (Ez 2, 4) e il nostro cuore indurito dalle nostre sicurezze e la nostra convinzione di non aver bisogno di Lui, Egli è venuto, viene e continuerà a venire a stupirci con il Suo insegnamento e la Sua Sapienza (Mc 6,2). Egli continua ad irrompere delicatamente nella nostra vita. E’ certamente la nostra incredulità che impedisce a Lui di compiere miracoli in noi e nella nostra vita.
Il Signore non ci chiede di rinunciare o eliminare a tutto ciò che noi pensiamo e in cui crediamo. Vuole semplicemente che non diventino catene che condizionano la nostra vita e le nostre scelte: «Ti basta la mia grazia» (2Cor 12,9) sono le parole che hanno dato forza a san Paolo nella sua cosciente debolezza. Il Signore vuole che la nostra mente e il nostro cuore rimangano aperti alla sua “Grazia”, alla novità con cui Egli entra nella nostra storia. Soltanto nella misura e nella libertà con cui lasciamo che agisca attraverso il dono della grazia, la nostra patria non sarà delimitata dal cumulo di leggi e precetti umani. La nostra patria, la nostra città e la nostra dimora sarà la sua santa VOLONTA’.

Veronica olivares