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La verità dell’uomo è nel suo cuore

agosto 29th, 2012

XXII Settimana del T.O. B      2 settembre 2012

Signore, chi abiterà nella tua tenda?
Chi dimorerà sulla tua santa montagna? (Salmo 15)

A partire dal Salmo Responsoriale, ci introduciamo nella riflessione della Parola di Dio, che questa 22a domenica del Tempo Ordinario ci viene proposta dalla Liturgia della Parola.

Il Salmo invita ad una valutazione sincera della propria condotta di vita e propone un cammino interiore attraverso il quale l’uomo retto e fedele, che ha la verità nel cuore, è fedele ai comandamenti del Signore e vive della Sua Parola.

Nel salmo risuona il forte richiamo alla religiosità del cuore e così, anche, nella prima lettura viene posto l’accento sull’osservanza dei comandamenti, da parte di Israele, come conseguenza di un cuore saggio e intelligente che vive in un rapporto di intima e stretta vicinanza con il suo Dio (cfr. Dt 4, 6-7).

San Giacomo, nella seconda lettura (Gc 1,17‑18.21‑22.27) ci esorta all’ascolto docile della Parola e all’applicazione della stessa nella nostra vita, perché è Parola di verità e dono perfetto che discende dal Padre, una Parola che libera il cuore e lo purifica dalle passioni e da ogni eccesso di malizia, segno di disordine interiore che allontana l’uomo da scelte giuste davanti a Dio.

L’Apostolo indica, quindi, nella Carità e nella Virtù la strada da percorrere per realizzare una vita felice nella fedeltà a Dio.

Nel Vangelo di Marco (Mc 7,1‑8.14‑15.21‑23) Gesù ancora una volta si trova a confronto con i rappresentanti del culto di Gerusalemme, e come sempre Egli si pone davanti a loro come Parola di Verità, smascherandoli nella loro grettezza cultuale.

Gesù ribadisce con forza la parola dei profeti e rimprovera la condotta di scribi e farisei, perché non rendono culto a Dio con il cuore ma con una “nevrotica” osservanza di tradizioni che niente hanno a che fare con la carità e, inoltre, allontanano dalla conoscenza di Dio e della sua Parola.

“Dal cuore degli uomini, escono i propositi di male”: è il richiamo ad interiorizzare la Parola che ci libera dal disordine del peccato con tutte le sue conseguenze e le sue espressioni comportamentali.

Concentratevi sul cuore – ci dice Gesù – per purificarlo da ogni genere di “malizia”, accogliete la Parola che  trasforma interiormente e illumina la coscienza, cercate ciò che è giusto davanti a Dio e non davanti agli uomini, diventate puri, cioè santi.

Per questo, siamo invitati anche noi quest’oggi dalla Parola a sfoltire una religiosità stratificata e molte volte solo di “apparenza”.

In un mondo sempre più epidermico e appariscente ci sentiamo esortate, come religiose in modo particolare, ad essere segno visibile di una fede maturata e radicata nella Parola, per essere luce, non abbagliante, ma irradiante, gioiosa, umile; segno visibile di una vita essenzialmente evangelica, testimonianza di fedeltà e di santità.

Un anziano domandò: “Che cos’è la vita del monaco?”

Gli fu risposto: “Una bocca sincera, un corpo santo, un cuore puro”.

(Detti dei Padri del Deserto)

Sr. M. Carmela Tornatore
Suora del Getsemani

Il discepolo non se ne va…

agosto 25th, 2012

XXI T.O.B                         26 agosto 2012

Gs 24,1-2a.15-17.18b                  Ef 5,21-32              Gv 6,60-69

O Dio, nostra difesa, contempla il volto del tuo Cristo.

Per me un giorno nel tuo tempio

è più di mille altrove.

Questa è la domenica in cui la Parola impone a chi la legge e/o ascolta una capacità decisionale vera. E indilazionabile. Si tratta di fare delle scelte: in parole povere: prendere o lasciare…

Realizzatasi la promessa divina del dono della terra, Giosuè mette il popolo di fronte alle proprie responsabilità. Fa loro memoria delle tappe fondamentali della storia della salvezza con uno stile che richiama le professioni di fede; poi invita il popolo ad una scelta: servire il Signore, ossia aderire liberamente e gioiosamente a lui, abbandonando ogni altro ‘servire’ oppure… Devono scegliere: un dio, l’unico Dio, oppure gli dei di altri popoli. Questa scelta diventerebbe un tradimento di Yavhé. La risposta del ‘popolo’ è di una fermezza che non ammette transazioni: non si può passare ad altro. Conferma la decisione di voler temere e amare Dio con tutto l’essere e pertanto di voler attualizzare per sé la storia della salvezza.

Senza intoppi, senza indugi, senza ritardi né esitazioni.

Anche Gesù esige dai suoi una fede che comporta un’unione totale al suo mistero di morte e di vita. Il discepolo – ognuno di noi – deve trarne le conseguenze come ha fatto il popolo ebraico di fronte al dono della terra. E’ la decisione che qualifica il vero discepolo. Molti infatti di fronte al linguaggio verista di Gesù se ne vanno… Il linguaggio di Gesù per loro è troppo duro; è rigoroso. Cambiare l’impostazione della propria vita è arduo, oneroso. Eppure essere discepoli significa accettare ogni giorno il mistero di Cristo. Egli non si impone; si propone. Ognuno è libero di sceglierlo o di rifiutarlo; di credere o di non credere. Non tutti quelli che lo incontrano gli credono. È necessaria la fede ed essa stessa è dono. La partecipazione all’eucaristia senza la fede sarebbe un gesto senza senso…

Il mondo ha bisogno di persone ricche di iniziative, di coraggio; che sappiano camminate sui passi voluti, richiesti da Dio. Il cristiano, l’apostolo, o chi intende esserlo, non se ne va, non fugge. Ha scelto Cristo e lo segue, sempre!

Preghiamo con PAOLO VI:

E’ necessario credere in te, o Cristo,
avere fede in te.

Dobbiamo accettare te
come Signore e Maestro
amabile e adorabile;

introdurti nel giro dei nostri pensieri,
dei nostri affari,
e dei nostri avvenimenti.

Biancarosa Magliano
Biblioteca@usminazionale.it

Molto di più quando…

agosto 16th, 2012

XX T.O. B                19 agosto 2012

Pr 9,1-6        Ef 5,15-20             Gv 6,51-58

Sii fedele, Signore, alla tua alleanza…
Non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri…
Sorgi, Signore, difendi la tua causa.
Non dimenticare le grida dei tuoi nemici…

Abbiamo pregato così con l’antifona d‘ingresso delle ferie della settimana terminata ieri.

Il testo della prima lettura di questa domenica è particolarmente immaginifico, preciso nei dettagli, nell’utilizzo dei verbi e dà prova di come il pasto nelle civiltà tradizionali sia una realtà di significato religioso. La sapienza – personificata, Donna Sapiente – ha costruito il suo palazzo ben fortificato (sono sette, numero perfetto, le colonne che lo reggono) e come ogni re che inaugura il proprio regno o – diremmo oggi – ogni imprenditore che avvia una nuova industria – invita soprattutto i più ‘prossimi’ a partecipare alla festa. Il condividere i pasti – in famiglia e nelle comunità – dà forma alla vita quotidiana; è un ritrovarsi per un ristoro e un gioire comune e, insieme, continuare il cammino.

Nel nostro tempo, quando tutto è diventato fluido, passeggero, quando i sentimenti sono sempre più fragili e brevi, dove si vive da ‘inesperti’, un contesto umano di condivisione può diventare efficace in ordine alla propria crescita umana e cristiana. L’identità umana, e quella cristiana a maggior ragione, infatti, cresce soltanto nella relazione, nella comunione, nella mutua comprensione e nel mutuo sostegno.

Molto di più quando il condividere è all’interno della celebrazione eucaristica e ci si siede alla mensa di quel Maestro e Signore che – prima di trasformare il pane nel proprio corpo e il vino nel proprio sangue – lavò i piedi ai suoi discepoli. Erano ‘gruppo’; Giuda se ne andò… ed essi diventarono comunità. Si ritroveranno più tardi per ‘vedere’ il Maestro risorto e, più tardi ancora, per accogliere insieme a Maria lo Spirito che farà loro capire la verità tutta intera.

Nel nutrirsi del ‘pane vivo, disceso dal cielo’, si acquisisce e perfeziona quella identità che rende idonei alla condivisione della vita in Dio per l’eternità. Infatti nella ‘santissima Eucaristia è racchiuso tutto quel bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo… che mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini”, la vita vera, intensa e partecipata nella fatica e nella gioia. L’eucaristia diventa sorgente di un modo nuovo di intrecciare le diverse vicende della vita; diventa motivo dell’adesione piena al Vangelo di Cristo; anzi diventa ‘spinta’ per un annuncio efficace dell’Evangelo.

Paolo invita a vivere in continuo atteggiamento di lode e di ringraziamento a Dio. Il vivere in atteggiamento grato porta a valorizzare il tempo presente, che è il tempo di Cristo, in cui si realizza la lotta contro il male. I giorni sono detti cattivi non in se stessi, ma a motivo dell’attività del maligno. La sapienza assicura l’ordine, il rispetto delle individualità. L’alleanza non è vera con o per la sola firma di un trattato; l’alleanza biblica è vivere alla luce di Cristo e, nello stesso tempo, essere luce nel Signore. Ciò suppone un continuo controllo di sé, dove la fedeltà non è incrinata da sospetti, dove la vita è vissuta secondo la logica del dono. Altrimenti sarebbe insipida.

Con ragione per la settimana che inizia con questa domenica possiamo pregare:

O Dio, nostra difesa, contempla il volto del tuo Cristo.
Per me un giorno nel tuo tempio
È più di mille altrove.

Biancarosa Magliano

biblioteca@usminazionale.it

Con la forza di quel cibo…

agosto 9th, 2012

XIX T.O. B                         12.agosto 2012

1Re 19,4.8              Ef 4,30-5,2             Gv 6,41-51

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza:

Signore, non tardare.

Con questa saporosa invocazione abbiamo pregato alcuni giorni di questa settimana prima di iniziare la celebrazione eucaristica….
Ora inizia una settimana nuova.

La prima lettura propone uno spaccato della vita del profeta Elia. Gezabele, l’onnipotente regina fenicia, che domina in Israele, costringe il profeta alla fuga, fuga che si trasformerà in pellegrinaggio. Infatti egli, dopo avere acquisito, su un doppio ordine dell’angelo – “alzati e mangia”, – nuove energie, prosegue il suo camminare attraverso il deserto, sino al monte di Dio, l’Oreb. Inizialmente Elia è un uomo tormentato, stanco, deluso, frustrato, depresso. Superata la prova, attraversa il deserto, residenza spesso degli emarginati e dei perseguitati e, anche, luogo del silenzio, del distacco, dell’isolamento che permette e favorisce un più intenso e più libero, più vero incontro con Dio. Finalmente raggiunge l’Oreb-Sinai, luogo natale del popolo ebraico. Luogo, soprattutto, della presenza e della visibilità di Dio, dell’alleanza; luogo in cui Dio si unisce al suo popolo e sul quale gli israeliti diventano popolo; con una sola legge e con un solo patto, diventano unità.

Il vangelo si rifà ancora al deserto dove gli antichi padri sono stati sfamati direttamente da Dio con la manna. Ora e qui vi è Qualcuno che offre un cibo diverso, anch’esso disceso dal cielo, ‘perché chi ne mangia non muoia’. Ma negli uditori di Gesù c’è un deficit di conoscenza e di fede. Gesù vuole un precedente movimento interiore, esige una capacità di prendere le distanze in modo critico in rapporto a quanto appare nell’immediato: Gesù soltanto come figlio di Giuseppe. Pretende che rispondano all’attrazione del Padre; una fede senza incrinature, libera da ogni sospetto e da ogni dubbio. E’ la fede di oggi che ‘assicura’ il domani: E’ la fede nel tempo che assicura l’eternità. La fede vera, infatti, è impostazione di vita, è il contorno che salva l’essenziale consigliato da Paolo: superare ogni asprezza, sdegno, ira, maldicenza; essere benevoli, misericordiosi, camminare nella carità, nel servizio, perché senza la logica del dono e del servizio, della misericordia e del perdono, la vita diventa insipida. Il mondo ‘oggi’ ha bisogno di persone ricche di fede e di iniziativa, di coraggio, pronte all’avventura della fede che non conosce confini.

Allora durante questa settimana in cui cercheremo di vivere di fede, potremo pregare:

Sii fedele, Signore, alla tua alleanza,

non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.

Sorgi, Signore, difendi la tua causa,

non dimenticare le suppliche di coloro che ti invocano.

Biancarosa Magliano, fsp

biblioteca@usminazionale.it

Solo credendo…

agosto 1st, 2012

XVIII T.O.B             5 agosto 2012

Es 16,2.4.12-15       Ef 4,17.20-24          Gv 6,24-35

“Dio sta nella sua santa dimora;
ai derelitti fa abitare una casa,
e dà forza e vigore al suo popolo” (Sal 67, 6-7.36)

È l’antifona che ha introdotto la celebrazione di alcuni giorni di questa settimana. Parole che, nell’incertezza dell’umano vagare quasi in terra straniera, diventano fonte di sicura speranza. E’ l’atteggiamento opposto a quello degli israeliti vaganti nel deserto, nel loro cammino esodale narrato nella prima lettura di oggi. Frustrati, iniziano un mormorio amaro e deluso; con parole di rimpianto e nostalgia. Eppure sanno che Dio ha compiuto meraviglie, che, a loro favore, ha percosso l’Egitto nei suoi primogeniti… Stanno sfuggendo alla loro condizione di schiavi e, nei loro sogni, aspirano a una nuova patria, la terra davvero ‘promessa’.

Dio dalla sua santa dimora interviene e rimedia: all’affamato e mormorante suo popolo promette: “ecco io sto per far piovere pane dal cielo…”. Parole rassicuranti; promessa concreta, descrizione precisa perché ‘io sono il Signore vostro Dio”. E gli israeliti potranno nutrirsi delle quaglie che la sera saliranno all’accampamento e dello strato di rugiada caduta al mattino dal cielo e che diventa sostanza fine e granulosa. E’ minuta come brina, ma perché scende dal cielo è segno miracoloso dell’amore di Dio. Dio, infatti, è l’opposto della delusione, dell’amarezza, del disincanto. E’ verità infallibile. E’ colui che ‘non può essere ridotto ad astrazioni o a categorie’. E solo credendo davvero in Lui, solo in un’autentica vita di fede vissuta con consapevolezza e maturità, si diventa capaci di profezia, di comunione, di servizio gioioso e di unanimità di sentire.

Le parole di Paolo (seconda Lettura) e la pericope evangelica sono in perfetta sintonia; sono come sincronizzate. Paolo con enfasi ed esplicita volontà di convincimento – vi scongiuro – offre una convalida della divergenza esistente tra la vita nuova in Cristo, assunta in forza dell’ascolto e della conoscenza di Cristo stesso, quindi della fede, e la vita precedente dei pagani. La nuova vita in Cristo, vero Dio e vero uomo, che nello ‘svuotare se stesso’ è diventato nostro fratello, impone scelte altre; esige l’adesione a Lui senza tentennamenti, senza scuse, senza dismissioni. Chi cerca, trova e poi segue Gesù sa di essere esposto alla sua stessa vicenda di passione, morte e risurrezione. “Il mistero e lo scandalo non appartengono soltanto alla via di Gesù, ma anche a quella dei suoi seguaci”. Gli uditori di Gesù, secondo Giovanni, devono andare oltre le apparenze, oltre il semplice miracolo visibile e palpabile; devono essere capaci di vedere nella moltiplicazione dei pani un segno della presenza e dell’amore previdente e provvidente di Dio. Al ‘cibo che non dura’ Gesù contrappone ‘il cibo che rimane per la vita eterna: se stesso. Egli spegne ogni altra fame e ogni altra sete che ognuno può albergare in sé.

Possiamo così pregare con fede certa l’antifona d’ingresso di questa prossima settimana:

O Dio vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza.

Signore, non tardare.

Biancarosa Magliano fsp
biblioteca@usminazionale.it