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Aprire gli orizzonti

settembre 27th, 2012

XXVI domenica del T.O. / B                   30 settembre 2012

Fossero tutti profeti nel popolo del Signore… (Num 11,29)

Il tema di fondo delle letture di questa domenica si può riassumere con un’espressione che viene dalla Parola stessa e che introduce nella comprensione del suo messaggio: chi non è contro di noi è per noi (Mc 9,40).

Già nel libro dei Numeri (prima lettura) viene anticipato il senso forte delle parole di Gesù ai suoi, nella decisione autorevole di Mosè di non escludere dal ministero della profezia coloro che lo Spirito sceglie arbitrariamente.

Non ci sono criteri e logiche che possano impedire l’azione di Dio, perché lo Spirito non è vincolato alle scelte umane, che seppure buone sono tuttavia limitate.

L’uomo di fede ragionevole segue la legge del Signore, in essa trova sicurezza perché è perfetta e rinfranca l’anima (Salmo responsoriale), mentre l’uomo chiuso nel suo orgoglio e nella compiacenza delle proprie ricchezze non si accorge della povertà di chi gli sta accanto, disprezza Dio e il prossimo (seconda lettura).

Una prima considerazione: l’uomo retto e fedele a Dio vive in modo equilibrato e in armonia con i fratelli, accoglie la novità dello Spirito e gioisce del bene che da esso ne proviene; sa goderne con generosità.

Per questo Gesù rimprovera i suoi discepoli (Vangelo, Mc 9,39) che vorrebbero il monopolio del potere, non sanno condividere il dono dello Spirito e con i loro ragionamenti sono lontani dall’apertura verso i più deboli e più piccoli nella fede.

Essere discepoli di Gesù è, più che un privilegio, un ministero da vivere umilmente come servizio e con benevolenza, soprattutto nei confronti dei lontani e dei non credenti.

La durezza delle parole del Maestro è, dunque, giustificata dal rischio, più che mai presente anche tra i battezzati, di porre un ostacolo (skàndalon) nella fede  in modo grave e dannoso; le conseguenze sono disastrose e possono condurre alla perdita del bene più prezioso: la vita eterna con Dio (essere gettati nella Geènna).

Il monito di Gesù, rivolto a tutti, è quello di salvaguardare il dono della fede nel fratello fragile, che fa fatica a credere, incerto nel suo cammino e di non essere d’inciampo – ostacolo – ma porsi con rispetto e attenzione nei loro riguardi.

Allora la “mano”, il “piede”, l’ “occhio”, possono rivelarsi non più strumenti di evangelizzazione ma forme di comunicazione indebite, perché trasmettono atteggiamenti, sentimenti, parole, stili di vita che non manifestano la bellezza e la verità di Cristo e non portano alla profonda conoscenza della sua Persona.

Una seconda considerazione: l’appartenenza a Cristo sollecita il cuore per un’apertura accogliente e priva di pregiudizi nei confronti del prossimo… è il “bicchiere d’acqua” che non si può mai negare al profeta che vuole, come Gesù, lasciarsi guidare dalla potenza e dalla forza misteriosa, divina, dello Spirito Santo, perché ogni uomo ne sia ricco e a tutti i popoli della terra siano annunziate le meraviglie del Suo amore (dalla Colletta).

Abba Antonio disse:
“Dal prossimo ci vengono la vita e la morte;
se infatti guadagniamo il fratello guadagniamo Dio;
ma se scandalizziamo il fratello, pecchiamo contro Cristo”.
(Dai Detti dei Padri del Deserto)

 Sr. M. Carmela Tornatore
Suora del Getsemani srcarmela.get@tiscali.it

Due sguardi

settembre 20th, 2012

XXV domenica del T.O./B     23 settembre 2012            

Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti
e il servitore di tutti (Mc 9,35). 

L’odierna liturgia della Parola propone, in continuità con le precedenti domeniche, un itinerario di conversione ancora più profondo e più impegnativo, che ha come principio la piccolezza e la fedeltà a Dio.

Il giusto – prima lettura (Sap 2,12.17-20) – è perseguitato a causa proprio di questo, è un richiamo insopportabile per chi agisce in modo contrario alla volontà del Signore: ci rimprovera le colpe … ci rinfaccia le trasgressioni …

Si può riflettere sull’attualità di tale messaggio. Chi non corrisponde alle leggi e alle “mode” della cultura anticristiana, diviene a sua volta un giusto, figlio di Dio e non del mondo, condannato all’isolamento sociale.

Ma la Parola di Dio conforta e sostiene coloro che a Lui si rivolgono e si affidano, nella certezza di non rimanere delusi (Salmo responsoriale): Dio è il mio aiuto, il Signore sostiene la mia vita.
La Sapienza, dono “che viene dall’alto”, che anima e ispira ogni azione e decisione, non può che essere portatrice di pace per l’uomo unificato, equilibrato, dal cuore indiviso e unito a Dio (seconda lettura Gc 3,16-4,3).

Al contrario, per chi vive da invidioso e cerca nella soddisfazione delle passioni umane una “pace” egoistica, causa di continue liti e divisioni.
L’insegnamento di Gesù, nel Vangelo di Marco (9,30-37), dissipa ogni dubbio e ridimensiona le logiche di “accaparramento” dei ruoli di potere, che generano confusione, incomprensione, divisione e allontanamento dalla giusta sequela.

Il primo posto appartiene a chi vive da ultimo servendo i fratelli nella carità.
Gesù, dunque, non esclude le differenze e nemmeno un primo responsabile nella comunità cristiana: dichiara, però, che il primo posto è quello del servizio e dell’umiltà.
La lezione è abbastanza chiara ed immediata: lo conferma nell’accogliere il bambino che diviene simbolo di un’autorità più grande, quella stessa del Padre che dona il Figlio nella kenosi del servo obbediente sino alla morte di croce (cfr. Fil 2,6-11).

Ma la croce è un discorso lontano dalla logica dei discepoli che preferiscono non affrontare per la paura di capire troppo …
Accogliamo la Parola e contempliamo l’umiltà del Maestro che, da servo e da ultimo, dona la vita per darci la vita.

 Un fratello disse: ”Guarda il frutto dei campi:
sempre, prima che spunti la spiga, la pianta sta eretta,
ma quando spunta la spiga, il suo frutto la piega verso il basso.
Così avviene anche nell’uomo: quando non ha frutto per il Signore,
non si può trovare in lui umiltà di spirito;
ma quando nell’uomo c’è il frutto,
egli si sottomette in ogni cosa a motivo del Signore”. (Dai Detti dei Padri del Deserto)

Sr M. Carmela Tornatore
Suora del Getsemani
srcarmela.get@tiscali.it

Osare una fede incarnata

settembre 13th, 2012

XXIV settimana del T.O. B            16 settembre 2012

Chi vuole salvare la propria vita la perderà…(Mc 8,35)

La Parola di Dio, anche questa domenica, continua a provocarci e ci chiede di percorrere un cammino di faticosa conversione ma pur sempre necessaria per la nostra vita di fede.

A partire dalla prima lettura (Is 50,5-9), in cui il profeta ci presenta la figura del Servo sofferente che ci fa contemplare il Messia Crocifisso, il suo completo e totale abbandono all’opera di salvezza che Dio vuole compiere attraverso di lui.

E, così pure, la risposta del salmo a questa Parola dilata l’orizzonte ristretto del nostro sguardo di fede, poiché con il salmista possiamo affidarci con sicurezza al Dio misericordioso che “libera la vita dalla morte, gli occhi dalle lacrime, i piedi dalla caduta”.

Una fede che va sempre ri-motivata e accompagnata dalle opere, così ci dice San Giacomo nella seconda lettura (Gc 2,14-18), una fede incarnata che diviene annuncio di salvezza, una fede che diviene visibile nella carità (cfr. vv. 15-16), una fede che si fa testimonianza e produce altri frutti di fede.

Ma è sulla domanda di Gesù ai suoi discepoli, nel Vangelo di Marco (Mc 8,27-35), che siamo interpellati ad un confronto serio con la nostra fede: Chi è Gesù per noi? La risposta che maggiormente ci coinvolge non è quella della “gente” anonima che vede in Gesù un profeta e un taumaturgo e nemmeno quella di Pietro, che ha paura di seguire il Maestro sulla via della croce, di soffrire e di morire come il Messia (cfr. v. 32). E’ la provocazione permanente che Cristo fa alla sua Chiesa, ai cristiani, ai battezzati, cioè a coloro che lo hanno scelto e gli appartengono; questo ci invita a prendere sempre più consapevolezza del nostro Battesimo e dell’impegno preso con il Signore, quello di vivere come Lui. Di qui la necessità di una conversione radicale attraverso la quale possiamo scoprire e conoscere Gesù di Nazaret, il suo Mistero, possiamo scoprire la nostra figliolanza. Con una conoscenza reale e profonda di Cristo, noi conosciamo il volto di Dio e Dio stesso non sarà un’incognita: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18).

La nostra risposta non deve, quindi, essere astratta, o preconfezionata, ma incarnata nella nostra storia personale, vissuta nel quotidiano, verificata alla luce della Parola di Dio e dei sacramenti. Da questo incontro personale con il Signore nasce una risposta viva che diventa progressiva testimonianza: senza questo autentico incontro non si può “annunciare” né parlare di Lui. Lo dice chiaro anche Gesù: “E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno” (v. 30).

Infatti per poter annunciare il Vangelo e testimoniare che Gesù è il Cristo, il Salvatore, è necessario percorrere il cammino dietro Lui, cioè seguirlo sino alle estreme conseguenze (la croce, la sofferenza, la morte). È un’intensa e forte esperienza di fede che richiede coraggio perché – lo dice Gesù – si perde la vita! Solo un’esperienza così coinvolgente ci rende competenti e pronti ad imitarlo nella missione che ci affida: evangelizzare e servire i poveri  ai quali ci manda e nei quali in modo privilegiato Egli è presente.

Abba Giacomo disse: “Non c’è bisogno soltanto di parole!
In questo tempo vi sono molte parole tra gli uomini.
Ma c’è bisogno di opere; questo è necessario
e non le parole che non portano frutto” (Dai Detti dei Padri del Deserto)

Sr M. Carmela Tornatore
Suora del Getsemani
srcarmela.get@tiscali.it

 

Guarire da ‘sordità e mutismo’

settembre 6th, 2012

XXIII Settimana del T.O. B  9 settembre 2012

Dite agli smarriti di cuore: coraggio, non temete…
Egli viene a salvarvi. (Is 35,4)

La Parola di Dio di questa XXIII settimana del T.O. B ci reca un messaggio di speranza e di consolazione, ci trasmette gioia e forza, ci infonde il desiderio di una fede sempre più profonda e radicata nel Signore.

Il testo di Isaia (prima lettura), un testo messianico, ci allarga lo sguardo verso orizzonti nuovi che solo la fede in Dio, fonte di salvezza, ci spinge a vivere superando la sfiducia e il disorientamento personale e sociale.

Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di ricevere l’invito a credere e a sperare nell’evento del Regno di Dio che porta in sé la trasformazione positiva di ogni realtà umana segnata dal limite e dalla sofferenza.

Il Salmista (salmo responsoriale) ci pone sulle labbra la lode a Dio per la sua fedeltà e ci conferma nella certezza che il Signore non abbandona i suoi figli; soprattutto la  misericordia di Dio si estende sui poveri e sui deboli che cercano la sua giustizia.

L’apostolo San Giacomo (seconda lettura) ci esorta a coltivare questa stessa misericordia nei confronti dei fratelli più trascurati ed emarginati, facendo leva sulla carità che non fa preferenza di persone, non sceglie i criteri umani e del mondo per ricevere apprezzamenti, ma accoglie il “povero” e ne promuove la solidarietà, perché la vera ricchezza consiste nel possedere il Regno di Dio.

La testimonianza della carità nasce dall’incontro autentico e profondo con Cristo che ci guarisce dalla “sordità e dal mutismo” di ordine spirituale; come il sordomuto del brano evangelico di Marco ci troviamo spesso in questa condizione di chiusura nei confronti dei nostri fratelli.

E come i discepoli del Vangelo ci capita spesso di non capire Gesù e il suo messaggio; di conseguenza siamo dei pessimi comunicatori e annunciatori del Regno di Dio e dell’annuncio di salvezza.

I gesti di Gesù sul sordomuto sono carichi di un valore sacramentale che si ripete, per noi, ogni qualvolta ci accostiamo ai sacramenti per ricevere la grazia e l’abbondanza del dono di salvezza, Cristo stesso.

In realtà la parola muto, nel suo significato greco, sta ad indicare una persona che parla stentatamente, che fa fatica a parlare come se avesse la lingua “legata”.

Qui sta la provocazione che la Parola ci suscita nell’odierna liturgia: quali sono i “nodi” che tengono bloccata la mia comunicazione? Che cosa mi impedisce di essere una persona liberata e guarita da Gesù? Sono, forse, ancora una persona chiusa nell’udito del cuore, incapace di vero ascolto…

Invochiamo, allora, anche su di noi l’Effatà di Gesù e affidiamoci alla Parola per trovare in essa la forza e il coraggio di annunciare agli smarriti di cuore – e noi non lo siamo? – la gioia della vera libertà, la speranza della vera salvezza in Cristo.

Chi dimora nel deserto e vive nella quiete è liberato da tre guerre:
quella dell’udito, quella della lingua e quella degli occhi.
Gliene resta una sola: quella del cuore. (Dai Detti dei Padri del Deserto)

Sr. M. Carmela Tornatore
Suora del Getsemani

srcarmela.get@tiscali.it