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“Passando in mezzo a loro si mise in cammino”

gennaio 30th, 2013

IV domenica T.O. / C                                                                           3 febbraio 2012

Il cammino verso la Pasqua è il percorso su una via stretta, in salita.

A Nazaret i concittadini di Gesù, gli amici di prima, forse anche i parenti, non solo rifiutano l’annuncio, ma si irritano contro di lui e minacciano la sua vita. Ma Egli passa “in mezzo”; sconvolge, spezza i legami della carne: la patria, la famiglia, le consuetudini e afferma: “chi fa la volontà del Padre mio è ‘per me’ padre, fratello e madre”.

Egli si mette in cammino, e si propone come punto di riferimento, indicatore di una strada nuova e vivente, di una vita diversa per l’umanità intera, e in particolare per coloro che “non da carne, ma da Dio sono nati” e intendono seguirlo.

I suoi discepoli sono il nuovo Israele, il popolo nuovo, una nuova famiglia costituita da quelli che credono nella sua parola, sono disposti a lasciare tutto, a vivere tutte le rotture per essere “degni di lui”.  La nuova famiglia di Gesù è in comunione con il Padre, lo ascolta e compie la sua volontà; è in comunione con Gesù che vive solo per compiere ciò che piace al Padre, è comunione tra fratelli, figli dell’unico Padre, amici, non più servi, appartenenti a una famiglia universale.

La famiglia dei discepoli passa in mezzo a questo mondo senza essere del mondo e si mette in cammino con il Maestro verso ‘questa’ umanità, che ha bisogno di una riscossa e di un risveglio per vedere un ‘oltre’ che spacchi la coltre di consumismo e di individualismo, di depressione e di solitudine. Oggi il nostro mondo occidentale non riesce più a scoprire il volto felice di Dio che si è fatto uno di noi per amore. E la cultura mediatica, il cinguettio di twitter, pur essendo comunicazione, non riescono a rompere l’atmosfera inquinata e a comunicare le vere risposte ai bisogni umani. I media tentano creare relazioni, ma danno una risposta effimera che non soddisfa appieno le domande esigenti e profonde. L’uomo è certamente cambiato, ma non cambia il desiderio di felicità e continua a cercare, brancolando nel buio che ha dentro di sé.

Il Dio incarnato oggi forse chiede alla famiglia che ha fatto sua l’agenda delle beatitudini, di rivelare il volto umano di Dio. I cristiani e in particolare i religiosi, sono i mandati a rivelare il Dio che si comunica, si fa amico, che ascolta, che consola, che è ospitale, che accoglie, che serve, senza attendere il ‘grazie’, contenti solo di donarsi. Oggi per tutti i cristiani e per i consacrati in particolare è ‘tempo di spendersi’, giocarsi la vita per l’amore che Dio è venuto a portare sulla terra. Altri cristiani in altre parti del mondo danno la vita oggi per essere fedeli nel testimoniare questo messaggio di amore. Il Maestro dichiara: “io sono la luce del mondo. Voi siete la luce  del mondo”; una luce che rischiara, che riscalda il cuore dell’uomo e lo fa sentire meno solo in questo mondo, che può essere salvato solo percorrendo con il Maestro il cammino che conduce al sacrificio supremo. 

In questa IV settimana può essere utile:

  • interiorizzare la via all’amore che l’apostolo Paolo indica nella Lettera ai Corinti 12,31-13,13;
  • vivere una profonda esperienza di Dio, per rendere visibile la fede, l’operosità, la carità, la speranza, e comunicare Dio efficacemente;
  • compiere uno o più gesti coraggiosi per offrire servizio e amore a qualcuno che è preferito da Dio perché povero e umile di cuore.

sr Rosaria Aimo, fsp
fsprosaria@tiscali.it

 

“Mi ha consacrato … mi ha mandato ”

gennaio 23rd, 2013

III Domenica T.O./C                                                 27 gennaio 2012

Continua il percorso nel quale la liturgia dal Natale ci avvia verso la Pasqua.
All’inizio della Lettera agli Ebrei, Dio “proclama” in una successione di luci, la gloria del Figlio. Afferma che d’ora in avanti ogni Parola è affidata al Figlio: per mezzo di lui ha creato il mondo, ora lo proclama Signore di tutte le cose, specchio della gloria divina, immagine perfetta di ciò che Dio è, colui che sostiene l’universo con la sua Parola potente. Davanti alla proclamazione della gloria del Figlio primogenito del Padre, nascono, spontanei, adorazione e stupore. 

Il quadro cambia quando Gesù, figlio di Dio e di questa umanità, da Cana passa in Galilea e poi va a Nazareth dove era cresciuto. Il giovane falegname si presenta come maestro ai suoi concittadini. Sorpresi, incuriositi e stupiti, sentono che attribuisce a sé la parola di Isaia profeta: Dio mi ha mandato il suo Spirito, egli mi ha scelto, consacrato, mandato a liberare, a guarire e a donare, a proclamare un tempo nuovo che sarà di grazia e di salvezza per ogni uomo e ogni popolo del mondo. Gli abitanti di Nazareth non riescono a credere all’annuncio del figlio di Maria e di Giuseppe e lo rifiutano.

Altro è il quadro dell’ambiente cristiano. Ancora più chiaro e definito quello della vita consacrata, chiamata a riconoscere e adorare, anche a nome di chi non crede e naturalmente non adora, il Figlio di Dio e dell’uomo scelto e consacrato. Le persone consacrate per grazia hanno ricevuto il medesimo Spirito: scelte, consacrate, riservate per Dio, partecipi della “grazia di salvezza” e inviate a partecipare alla stessa missione del Signore. Esse hanno assecondato l’appello del Padre accompagnato da quella misteriosa attrazione interiore che le ha spinte a dire il loro piccolo “Sì” unito al Sì del Verbo che è venuto nel mondo per compiere il disegno del Padre: si sono serenamente e gioiosamente affidate al cammino e all’amore di Dio per il mondo. Gesù accogliendo la scelta di Dio e la risposta, ha introdotto i consacrati a vivere la sua stessa vita di verginità, di obbedienza e di povertà, in filiale adesione alla volontà del Padre che vuole la pace, la gioia, il bene degli uomini di ogni tempo e di ogni latitudine. La perfetta oblazione di Gesù, nella quale è innestata la piccola adesione umana, conferisce alla vita, a ogni evento, una particolare connotazione di consacrazione. Ogni realtà, i sacrifici richiesti dalla vita comunitaria ed apostolica, le esigenze dei consigli evangelici, i successi e gli insuccessi nell’apostolato, la prova, la malattia vengono trasformati in preghiera.

Con Gesù, annunziatore del Regno, anche la vita consacrata annunzia con la parola, con il particolare servizio, con ogni mezzo, e innanzitutto con la testimonianza di una vita di fede credibile, che “oggi” è il giorno della salvezza, perché il regno di Dio è vicino.

Ogni consacrato/a con Gesù salvatore si dona integralmente in riparazione del male e del peccato del mondo. Con Gesù, Via Verità e Vita del mondo, tutta la nostra esistenza può diventare una liturgia offerta al Padre affinché gli uomini del nostro tempo conoscano e accolgano la verità e siano salvi. Per questo siamo state scelte, consacrate e mandate.

In questa III settimana del Tempo Ordinario potrebbe essere utile per:

  • interiorizzare la gratitudine per il dono della consacrazione;
  • constatare la preferenza di Dio per ciò che è piccolo e povero;
  • offrire alla coscienza della fragilità personale, una maggior certezza dell’amore gratuito di Dio,  e rinnovare la responsabilità per una risposta coerente;
  • frequentare costantemente la Parola di Dio,  partecipare con intensità  all’Eucarestia celebrata e adorata per accrescere nella Chiesa,  in noi e nelle comunità religiose l’ambiente di fraternità e di dinamismo apostolico.

sr Rosaria Aimo, fsp
fsprosaria@tiscali.it

“Il primo dei segni”

gennaio 16th, 2013

II domenica T.O./C                                                                    20 gennaio 2013

Non è un tempo insignificante quello che la liturgia propone con la titolazione di “tempo ordinario”. E’ lo spazio prezioso per prolungare le emozioni che la fede ha suscitato in ogni cristiano nel tempo di Natale. È un tempo necessario per interiorizzare, facendo memoria del  vissuto. Ed è un  tempo che spalanca al futuro, quando la liturgia  porterà a contemplare e vivere il motivo concreto per cui il Verbo è venuto tra noi. Cana è sulla soglia di questo mistero.

Maria è presente a questo “primo dei segni”, come sarà presente nel compimento dei segni sul Calvario, e nei segni dei tempi nell’attuale cammino della Chiesa nel mondo. Se il tempo ordinario è tempo per interiorizzare, non si può vivere senza fare memoria. Come ha fatto Maria quando custodiva nel suo cuore e meditava il vissuto. Ricordava quando portava nel silenzio dell’attesa la Parola che in lei si faceva carne, quando a Betlemme con occhi innocenti contemplava quel Bimbo che era suo figlio ed era Dio; quando presentava quel piccolo Bambino simile a ogni figlio d’uomo ai pastori e ai magi, quando nel tempio comprese la sua vocazione di donna ferita dalla spada che le avrebbe trapassato l’anima. E quando a Cana incontrò il Figlio.

A Cana Maria ebbe una comprensione più profonda del segno di quel Figlio che dava inizio alla propria missione pubblica. Egli era venuto per cambiare l’acqua di una vita umana  scialba, terra a terra, tutta presa  dalle cose, ansiosa per la fugacità del tempo, sotto la cappa della paura di un Dio castigatore, in una vita vissuta nell’esperienza di essere figli amati da Dio. A Cana era giunta l’ora: Gesù, il ragazzo normale cresciuto in casa sua, poteva cambiare l’acqua nel vino nuovo di una vita diversa, rivelando che Dio suo Padre era Padre di tutti, che era talmente buono da permettere che il Figlio amato donasse la vita per il vino nuovo della salvezza. E Maria, disponibile come a Nazareth quando ricevette l’annuncio dell’Angelo, poté dire con tutta la forza della sua fede: “Fate quello che egli vi dirà”. Fu “il primo dei segni e “i discepoli credettero”. 

Questa seconda settimana del Tempo Ordinario potrebbe essere vissuta nella lode per la chiamata alla vita consacrata: un segno, forse non il primo, ma sempre un segno di Dio presente qui e ora, che si perpetua nel tempo. La vita di un cristiano, più ancora la vita di  consacrazione è una concatenazione di segni, a partire dalla vocazione stessa che è già in sé il vino nuovo, un dono speciale del Padre che porta a vivere con maggiore intensità il Battesimo. Che dire poi della vita fedele di persone dedicate totalmente e per sempre alla preghiera e al servizio della Chiesa senza interessi temporali? Qui c’è il segno del “digitus Dei Patris”, il dono dello Spirito Santo. Nessuna creatura umana potrebbe vivere totalmente e per sempre con le sue sole forze questa esperienza singolare che diventa possibile per la luce che promana dal Verbo e la forza di fedeltà che è dono dello Spirito Santo. Vita consacrata, segno e profezia, che rende visibile Dio nella vita quotidiana.

Nella II settimana del Tempo Ordinario, potrebbe essere utile:

  • interiorizzare i “segni” con i quali Dio ha visitato la nostra vita: particolari esperienze di incontro profondo, di perdono, di rassicurazione, di consolazione, di invito alla conversione;
  • lodare la benevolenza di un Dio che non si stanca di offrire a tutti i segni del suo amore;
  • interrogarci se siamo personalmente e come comunità segno credibile per gli altri;
  • confrontare il nostro cammino in questo anno della fede con quello dei cristiani che in altre parti del mondo per la fede stanno dando la vita.

sr Rosaria Aimo, fsp
fsprosaria@tiscali.it

13 Gennaio 2013 – Battesimo di Gesù

gennaio 9th, 2013

Is 40,1-5.9-11         Tt 2,11-14;3,4-7      Lc 3,15-16.21-22

Comune alle tre letture è l’annuncio di un liberatore per Israele e quindi di un tempo di consolazione che si apre per la Sposa che è il Popolo di Israele e ogni uomo. Questo annuncio presuppone una grande attesa che desidera essere colmata.

 Nella prima lettura Dio viene come liberatore del Popolo e viene sì con potenza ma anche come pastore che guida il popolo con tenerezza, prendendosi cura di quanti sono più indifesi.
In san Paolo è annunciato Cristo come dono di pura grazia e misericordia, che salva donando la sua vita per noi e ci rigenera a questa vita nuova tramite l’acqua del battesimo in Spirito Santo e fuoco, come dirà il Battista.

 Nel Vangelo  il vero inviato di Dio e lo Sposo unico del Popolo si è manifestato in duplice modo.

 Il primo annuncio viene dal Battista, che alla grande attesa di Israele annuncia di non essere lui lo sposo cui spetta riscattare la Sposa – Israele (l’allusione al sandalo da sciogliere bisogna leggerla in questa chiave, si veda il libro di Rut al cap 4) ma che sta per venire uno più forte e che battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Lui solo può donare un Battesimo che trasforma noi – sua Sposa – con il suo amore. Egli solo può riscattare dal Peccato e ricolmare di ogni bellezza e purezza la nostra esistenza.

Il secondo annuncio ci viene da un Segno tanto atteso da Israele: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”. Con Gesù e su di Lui si aprono i cieli ed è Dio stesso a mostrarci il suo Figlio Amato come l’Inviato in cui il Padre riversa tutto il suo compiacimento. Con Gesù, finalmente Dio è in mezzo al suo Popolo, non più “fuori dell’accampamento”. Egli è nella nostra stessa vita e si immerge in essa fino a prendere su di sé tutta la fragilità e il peccato del mondo.

Le icone orientali rappresentano il Cristo che si immerge nell’abisso ricolmo del male del mondo in modo coinvolgente ed è come se da Lui venisse la Fonte che sana ogni male e ogni peccato. Lui è la vera Sorgente che sgorga da Dio e risana le acque di morte in cui ciascuno di noi è immerso.

Lasciamoci invadere dalla sua Vita e apriamoci alla lode e al ringraziamento, perché la partecipazione del Figlio di Dio al battesimo di Giovanni non è che la prefigurazione del suo essersi immerso nel gorgo della morte per farne scaturire la potenza della Vita nella Risurrezione. Apriamoci alla riconoscenza per il Dono immenso del Battesimo che ci ha resi figli nel Figlio, e fratelli tra noi. Chiamati come Lui a condividere le passioni e le fragilità dell’umanità per risollevarle al Dio che tutto risana, ridona vita e rende vicinanza ogni lontananza creata dal peccato.

Una particolarità del vangelo di Luca, rispetto a tutti gli altri evangelisti, è che egli ci mostra Gesù in preghiera dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni, ed è in quel momento di dialogo privilegiato con il Padre che si apre il cielo e ci è rivelato il Figlio Amato.

Potremmo dire che la preghiera di Gesù è una delle peculiarità del vangelo di Luca, ma in questo momento a noi cosa può suggerire, per il nostro quotidiano? In quest’anno della fede e non solo, questo pericope ci stimola a custodire e riaccogliere nella preghiera ogni esperienza che viviamo, e in particolare i momenti più fondanti della nostra esperienza di fede, a cominciare dal Battesimo. Abbiamo bisogno di far memoria dell’Amore del Padre e di lasciarci rivelare da Dio Padre il mistero racchiuso nella nostra vita e in ogni vita, superando la tentazione di accogliere l’oggi, le persone e l’incontro con il Dio che Salva come un ’abitudine o con indifferenza, per scoprire ogni giorno la preziosità e la novità del cammino di fede con Cristo, per Cristo e in Cristo.

                                                               Sr Mariagrazia Neglia
                                                               Suore Figlie di S. Giuseppe del Caburlotto

6 GENNAIO – EPIFANIA DEL SIGNORE

gennaio 2nd, 2013

Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

Leggendo le tre letture proposte dalla liturgia dell’Epifania due temi risaltano evidenti:

Il Dio della Promessa e la sua Salvezza sono per tutte le genti. Israele e in particolare la Città Santa di Gerusalemme (in Isaia), il nuovo popolo di Dio nato dallo Spirito (in san Paolo) e Betlemme (nel Vangelo di Matteo), sono chiamati a portare la Luce di Dio e l’annuncio di Salvezza a tutti i popoli, nessuno escluso e nessun privilegiato. Il privilegio è solo per chi è chiamato a  portare l’annuncio agli altri – “Quello che udite all’orecchio annunciatelo sui tetti!” –

Dio chiama ogni uomo all’incontro con Lui ed è un incontro che illumina e porta gioia. Dio chiama in vario modo, è necessario un cuore aperto alla ricerca della verità. Persone capaci di mettersi in cammino. Per andare verso un Dio, che Matteo ci dice essere diverso da come lo attendiamo.

Ad accomunare in modo singolare la profezia di Isaia e il Vangelo sono la menzione dell’oro e dell’incenso, i doni  portati dall’oriente, la grande luce che promana da Dio e che risplende in Gerusalemme. Alla sua luce le genti accorreranno e quelle genti in Matteo sono simbolizzate dai magi provenienti dall’Oriente. Anch’essi hanno visto il segno della stella e si sono messi in cammino verso Gerusalemme, dove misteriosamente la luce smise di brillare. Ma in loro c’era un’altra luce che brillava ed era una domanda e un desiderio: trovare il re annunciato dalla stella. Questa domanda inquieta Gerusalemme ed Erode, che era sì re in Giudea ma non era né Giudeo né tantomeno della stirpe di Davide. Questa domanda trova risposta in un’altra Luce: quella della Sacra Scrittura. Gli scribi, interrogati da Erode parlano di Betlemme come la città che vedrà la nascita del re messia. Allora la luce non è in Gerusalemme e il Messia bisogna cercarlo fuori delle mura della città santa,  in una piccola città.

Dio si rivela in ciò che l’uomo non considera grande ce lo dimostra scegliendo  l’insignificanza di Nazareth e Maria, dice di sé “ha guardato all’insignificanza (tapeinosis) della sua serva”. La grande luce che porta grandissima gioia ai magi e a tutti i popoli risplende di nuovo e promana dalla piccolezza e dalla quotidianità di un bambino in braccio a sua madre.

Per pura Grazia, san Paolo, ci dice che il Dio di Israele, che si è fatto carne e ha vinto la morte, non vuole più essere esclusiva proprietà di un popolo ma viene per ogni persona e in particolare per chi è nelle tenebre (Isaia) e cerca risposte. Viene per chi è piccolo e sa riconoscere e accogliere i segni di Dio, nella bellezza luminosa di un astro, nell’insignificanza di un bimbo indifeso. Viene per chi non sente il desiderio di cercarlo perché diventi Vita della sua vita. Gerusalemme custodiva la Luce delle Scritture profetiche e di essa doveva rivestirsi per portare la Speranza e la buona notizia del Dio che è per ogni uomo in Cristo, eppure rimane ferma e spaurita di fronte ai popoli che invece sono in ricerca. Fin dal primo vagito il Figlio di Dio esce dalle mura di Gerusalemme per abitare anche con chi è lontano dal Santo; fino al punto di unirsi a tutti i maledetti della terra accettando di lasciarsi crocifiggere (nei tre doni dei magi troviamo anche la mirra che richiama l’umanità di Cristo e in cui la tradizione vede prefigurata la morte del re venuto al mondo per essere il Salvatore). Anche oggi  Dio viene a vivere in chi è lontano e si sente insignificante e abbandonato da Dio.

Ma il Figlio dell’uomo quando verrà troverà ancora fede sulla terrà? La fede è lo stimolo che vivifica il mio quotidiano? E’ la risposta alle mie paure? E’ il senso e il significato della mia giornata?

Spesso anche chi è nelle cose di Dio rischia di occuparsi talmente tanto delle cose di Dio da dimenticare il Dio delle cose, che ha un unico desiderio: l’esclusiva sulla nostra vita. L’Epifania sia richiamo a mettere la Luce e la Bellezza del Dio, che si fa presente nel mio oggi, al centro della vita. con scelte concrete.

Ho scoperto, Signore, chi è il tuo prediletto:
colui che tu ami di più.
È il povero.
Me lo fai capire fin dal tuo apparire nel mondo.
Tu non hai fatto conto di ricchezza, né di potere e gloria.
Mio Signore, voglio amare la povertà
come tu l’hai amata…
Signore,
desidero vivere in te e per te,
distaccato da tutto,
in tutto volere e cercare
la tua volontà.
Cercare te e la tua gloria, mio Signore,
specialmente nell’opaca oscurità
delle cose che mi sembrano insignificanti.
(Ven.le don Luigi Caburlotto)

Sr Maria Grazia Neglia
quotidianoconamore@gmail.com