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In tutto amare e servire

maggio 30th, 2013

Domenica VIII T.O./C         Santissimo Corpo e Sangue di Cristo           2 giugno 2013

Dal Vangelo secondo Lc 9, 11-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta».

Diamo fiducia un po’ di più a Dio, al fratello, a noi stessi…
Il Signore manda in missione i suoi dodici apostoli. La potenza e l’autorità che conferisce loro sono la sola cosa di cui essi hanno bisogno nel cammino (v. 3). Al loro ritorno, si affrettano a raccontare tutto ciò che essi hanno fatto. Allora Gesù li prende con sé in disparte. Ma le folle non tardano a scoprirlo, e lui senza la minima impazienza, riprende il suo ministero. Accoglie, parla, guarisce. I discepoli vorrebbero rimandare tutta quella gente; non tanto forse per interesse verso di loro, come vorrebbero far credere (v. 12), quanto piuttosto per assicurarsi il loro proprio riposo.

L’ora et labora che troppo spesso si affaccia al nostro quotidiano in una strana dicotomia che sembra superabile solo rinchiudendo in spazi ben definiti e distinti lo stare con Gesù e l’esserci per il fratello facendosi prossimo. Eppure l’uomo è un frammento dell’universo che nell’unità interiore parla di un’armoniosa esistenza per sé e per il prossimo. L’uomo incontrando Dio incontra il fratello e accostando il fratello ritrova Dio.

Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».

Il servizio responsabile DOMANDA fiducia ma anche determinazione
Nel deserto dove Gesù predica e guarisce i malati, non manca solo il pane da mangiare per tutti. Le parole del vangelo non raccontano solamente il prodigio di Gesù che riesce a sfamare tutti partendo da pochi pani e pesci, ma mettono bene in evidenza anche la sproporzione tra l’offerta abbondante di Dio e la capacità di ricevere della persona umana. Ecco quel che manca veramente in quel deserto: la fiducia che allarga il cuore e che porta all’azione determinata a cui Gesù per primo chiama; questa mancanza di fiducia rischia di creare sconcerto nel cuore dei discepoli oltre a un senso di frustrazione.

Gesù invece COSTRUISCE comunione fraterna, “spirituale” e “materiale”.
Secondo Luca il vero miracolo di Gesù consiste nel fatto che genti disparate possano condividere in modo solidale lo stesso pane. Proprio in forza della condivisione fraterna quel poco che si ha non solo è sufficiente per una grande folla, ma tende necessariamente a moltiplicarsi, creando sazietà e benessere.

La salvezza non si attua semplicemente in un’altra vita ma opera già in questo mondo in quanto, partendo dal cuore, apre a tutti l’accesso anche alle realtà materiali.

C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.

ATTRAVERSO uno sguardo realistico ma sempre costruttivo, Gesù accetta la “sfida dell’incredulità” dei discepoli… a questi ultimi non è bastato conoscere Gesù previamente per fidarsi di lui. Anche a noi, forse, non basta frequentarLo quotidianamente nell’eucarestia per affidarci totalmente…

Pensiamo che i nostri problemi siano irrisolvibili e ci lamentiamo di tutto. Abbiamo pregato e abbiamo fatto la comunione, e poi nella vita di ogni giorno ci sentiamo soli e non mostriamo un minimo di fiducia nella presenza del Signore. E chi ci incontra si domanda se veramente crediamo che il Signore è con noi.

Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Ma il Maestro, mentre si occupa di queste folle, ha preparato una lezione anche per i suoi! Nel momento in cui viene constatata l’insufficienza delle loro risorse per nutrire questa moltitudine, Gesù vi provvede con la sua potenza. Notiamo che avrebbe potuto benissimo fare a meno dei cinque pani e dei due pesci. Ma, nella sua grazia, Egli prende il poco che noi mettiamo a sua disposizione e sa trarne una grande abbondanza. La sua potenza si compie sempre nella debolezza dei suoi servitori (2 Corinzi 12:9). Si coglie la pedagogia di Gesù che conduce e non etichetta mai. Riconoscere il limite per trasformando in un trampolino di lancio.

Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Cerchiamo di togliere un po’ il senso del calcolo in tutto ciò che facciamo. Non abbiamo paura di dare il nostro tempo per aiutare qualcuno anche se ci sembra di averne poco. Proviamo davvero a fidarci un po’ di più della Provvidenza e a diventare noi stessi strumenti della Provvidenza. Gesù non ci trovi con le mani occupate a trattenere quel poco che abbiamo come se tutto dipendesse dalle nostre povere certezze, dalle posizioni che mentre ci ingabbiano impoveriscono chi ci accosta. Abbondanza, fiducia, gratuità: come lo è di Dio, sia questo anche il nostro modo di operare!

Sr Anna Monia Alfieri, im
presidente@fidaelombardia.it

Ascolto…

maggio 23rd, 2013

Domenica VII T.O./C  – Ss. Trinità                                                      26 maggio 2013

+ Dal Vangelo secondo Gv 16,12-15
Ascolto dell’altro

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi…”.

Gesù maestro conduce i suoi discepoli e li introduce giorno dopo giorno ai misteri divini e quindi dell’uomo. Gesù maestro conduce accompagnando. Accompagnare è molto più che guidare: domanda la capacità e il desiderio di attendere, accogliere, stupirsi. L’accompagnare non sposa mai la fretta ma il passo del discente.

Pensiamo al nostro modo di educare, accompagnare, nella scuola, nelle comunità, nella realtà. Spesso ha il sapore del plasmare secondo il nostro immaginario, dell’indottrinamento. Oppure ha il sapore dell’impazienza…

Domandiamoci: sono disposto a correre il rischio di accompagnare l’altro alla formazione di un pensiero critico che lo ponga al servizio della società e della Chiesa?

Ascolto della realtà
“ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.

Il peso è sempre commisurato all’altro. L’educatore riesce ad anteporre l’altro all’arco temporale della parola pronunciata. La crisi odierna ha le sue ragioni in anni di autoreferenzialità che non guarda all’altro ma pone il proprio io, il vissuto personale come la chiave di lettura dell’esistenza e così si agisce come isola dimenticando di essere un arcipelago. La pedagogia di Gesù che antepone l’altro libera dall’ansia della parola pronunciata sempre e comunque. Libertà diviene così la parola proficua, il seme che produce il raccolto.

Ascolto della Parola
che dice di sé “io sono la via, la verità, la vita”.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”.
La verità. Siamo da sempre alla ricerca della verità perché Gesù comprende che doveva dare tempo, un tempo che coincideva con l’invio dello Spirito Santo, Spirito di verità.
La verità unisce e divide… Ma la verità ha due aspetti: è annunciata e deve essere compresa. Lo Spirito Santo agisce in ambedue i casi. Nessuno può parlare della verità divina se non è illuminato dallo Spirito. Così è stato per i profeti così è per la Chiesa. Ma la Verità non può essere compresa se non c’è illuminazione.

L’ascolto dell’altro che diviene fratello, della realtà che vede i singoli divenire comunità, l’ascolto della Parola che ci guida alla verità tutta intera, che ci pone al servizio della chiesa e della società nella ricerca del bene comune piuttosto che del singolo, della Res-Publica piuttosto che l’affermazione del proprio io: questo passo di Giovanni sempre più attuale dice molto a ciascuno di noi, ai nostri governanti;  possiamo incidere sulla società solo se le nostre azioni nascono dall’Ascolto.

Sr Anna Monia Alfieri, im
presidente@fidaelombardia.it
legalerappresentante.ICL@marcelline.it

Pienezza è la misura di Dio

maggio 15th, 2013

Gen 11, 1-9     Sl 32 (33)    Rm 8, 22-27     Gv 7,37-39         19 maggio 2013

Il salmo responsoriale di questa solennità di Pentecoste ci apre all’invocazione allo Spirito perché ‘si rinnovi la terra’: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. Le parole nascono dalla certezza che lo Spirito è fondante nell’esperienza della Chiesa e di ogni uomo chiamato a rispondere all’Amore perché amato.
“Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”.

“Venne all’improvviso dal cielo un fragore”. Conosciamo per esperienza personale, l’incidenza negativa che ha su di noi un evento improvviso che sfugge ai nostri programmi, ai nostri orari, alle nostre attese. L’improvviso, il più delle volte, non è razionale né calcolabile.

“Quasi di vento che si abbatte”. La forza del vento – quando sfugge al controllo dell’uomo – crea preoccupazione, ansia e paura perché gli effetti possono essere incontrollabili e dannosi. “Si riempì tutta la casa …e apparvero loro come lingue di fuocoe tutti furono colmati di Spirito santo”.

La presenza dello Spirito ha cambiato in profondità la vita degli apostoli che sperimentarono per primi gli effetti del dono promesso da Gesù: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. E’ una nuova realtà che esige come risposta la testimonianza della vita: aprire la casa del proprio cuore all’accoglienza, alla donazione, al rispetto, alla giustizia, al perdono, all’essere fratelli che cercano la comunione perché invasi dalla stessa forza e preoccupati di espandere lo stesso profumo che è presenza del Risorto. E’ Il profumo con il quale ogni cristiano viene segnato nel Battesimo e nella Cresima. Egli ha la responsabilità di condividerne la fragranza con i fratelli che incontra nella sua quotidianità.

L’evangelista Giovanni sottolinea: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato”. Possiamo sentire la difficoltà a lasciare che lo Spirito compia nella nostra vita il suo mandato; a fare spazio nella nostra mente perché sia Lui che ci fa dire “Abbà” con l’atteggiamento del bambino che si sente sicuro nelle braccia del suo papà.

La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato”. Pentecoste è inizio della Chiesa chiamata ad annunciare non la sua parola, ma la parola del Padre, annunciata da Cristo, suo Figlio. Una chiesa che ha coscienza della sua fragilità, ma che crede e sperimenta la presenza dello Spirito nei suoi membri che vivono la Parola che annunciano. Il nostro essere chiesa è risposta ed impegno nella società perché lo Spirito “rinnovi la faccia della terra”.

Papa Francesco commentando gli Atti degli Apostoli dice : “E’ uno stile della Chiesa. Camminare nel timore del Signore è un po’ il senso dell’adorazione, la presenza di Dio, no? La Chiesa cammina così e quando siamo in presenza di Dio non facciamo cose brutte né prendiamo decisioni brutte. Siamo davanti a Dio. Anche con la gioia e la felicità: questo è il conforto dello Spirito Santo, cioè il dono che il Signore ci ha dato – questo conforto – che ci fa andare avanti”.

Ed ancora Papa Francesco – parlando dello stile di vita che dobbiamo assumere come cristiani –  afferma: “Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola ed umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia,di lavoro e di amicizia”.

Suor Bruna Pierobon
Congregazione delle Suore della Beata Vergine
spbruna_bo@yahoo

Li condusse …

maggio 8th, 2013

Ascensione                                          12 maggio 2013

At 1,1-11                Ef 1.17-25                        Lc 24,46-53

La liturgia delle  domeniche del tempo  dopo Pasqua è stata ricca di espressioni e di sentimenti di gioia, pace, amore e testimonianza di Gesù Risorto ai suoi per prepararci ad assumere la nostra responsabilità di battezzati nel mondo. Il racconto dell’evangelista Luca ci presenta la conclusione terrena della vita di Gesù; negli Atti si apre ai discepoli una nuova vita dopo l’Ascensione di Gesù al cielo.

“Li condusse fuori verso Betania”. Gesù lascia i suoi discepoli in un luogo a loro conosciuto e caro perché a Betania c’era la casa di un suo amico, quasi a garantire che non c’è una vera e propria separazione di affetti ma solo una momentanea separazione fisica. “Li condusse” … Gesù rimane la guida. Egli stesso apre la strada ai suoi verso i nuovi incontri e  luoghi perché possano continuare a testimoniare il messaggio ricevuto. “Alzate le mani”; un gesto importante perché ricorda Gesù con le braccia alzate nella croce per compiere la volontà del Padre e dare nuova proposta di vita, di resurrezione. Quante volte Gesù aveva usato le mani a beneficio di chi era nella necessità o escluso dalle relazioni per ridare dignità, per ridare speranza nella vita e nel suo ultimo saluto fa un gesto familiare per i suoi discepoli ad indicare quale deve essere il loro modo di incontrare l’umanità: avere le braccia alzate. “Li benedisse”. L’ultimo gesto di Gesù, “li benedisse” perché potessero avere la forza di testimoniare quanto avevano vissuto con Lui nell’esperienza del discepolato. Una benedizione che chiede impegno a continuare ad essere presenza di misericordia, di serenità, di pace perché quanto avevano condiviso fosse fatto conoscere  per il bene dell’umanità. “Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio” (24,50-53). La risposta degli apostoli si esprime nel gesto di “prostrarsi” verso Gesù, il Signore per rinnovare la promessa di essere suoi testimoni. “Poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia”. Non siamo abituati a parlare di gioia quando una persona cara alla nostra vita ci saluta ed a volte in maniera definitiva, come succede con la morte, ma gli apostoli dopo la resurrezione di Gesù avevano vissuto nella consapevolezza che “il Risorto”  era sempre con  loro. La forza dell’annuncio nasce dall’esperienza di non essere soli nell’affrontare la quotidianità perché l’annuncio non è parola di chi annuncia ma è la Parola che viene dall’alto. La solennità dell’Ascensione apre ad una nuova esperienza coloro che accolgono la Parola perché li convoca all’esperienza della comunità che loda Dio con la testimonianza. “Li benedisse”: questa benedizione si perpetua nel tempo e nella storia dell’umanità attraverso tante persone che con la loro vita continuano a benedire: coloro che incontrano, chi vive situazioni di schiavitù, di isolamento e di abbandono; continuano a benedire nell’avere e dare fiducia; nel cercare la giustizia come impegno; continuano a benedire che è  seminare speranza perché abbiamo la certezza che il Risorto non ci lascerà soli; a benedire con gesti di perdono perché nella Croce tutti siamo stati “perdonati”; a benedire perché nel battesimo siamo stati benedetti e rigenerati ad una vita nuova in Cristo Gesù. La preghiera a Maria che scioglie i nodi ci fortifichi nel nostro impegno di testimoniare la presenza di Dio nella nostra vita. Ricordo che questa preghiera è tanto cara a Papa Francesco.

Santa Maria,
piena della Presenza di Dio,
durante i giorni della tua vita,
accettasti con tutta umiltà la volontà del Padre,
e il Maligno mai fu capace di imbrogliarti,
con le sue confusioni!
Già insieme a tuo Figlio,
intercedesti per le nostre difficoltà
e, con tutta semplicità e pazienza,
ci desti un esempio
di come dipanare la matassa delle nostre vite.
E, rimanendo per sempre come Madre Nostra,
poni in ordine e fai più chiari i legami,
che ci uniscono al Signore.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra,
tu che con cuore materno sciogli i nodi,
che stringono la nostra vita,
ti chiediamo di ricevere nelle tue mani…
e che ci liberi dai legacci e dalle confusioni,
con cui ci tormenta colui che è nostro nemico.
Per tua grazia, per tua intercessione,
con il tuo esempio, liberaci da ogni male,
Signora nostra,
e sciogli i nodi che impediscono di unirci a Dio,
affinché, liberi da ogni confusione ed errore,
possiamo incontrarlo in tutte le cose,
possiamo tenere riposti in lui i nostri cuori,
e possiamo servirlo sempre nei nostri fratelli!
Amen!

Suor Bruna Pierobon
Congregazione delle Suore della Beata Vergine
spbruna_bo@yahoo.it