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Alzati, prendi con te…

dicembre 26th, 2013

Domenica della Santa Famiglia/anno A 29/12/2013

Ponendo attenzione al Vangelo di questa domenica (Mt 2,13-15. 19-23) e facendo memoria di tutto il cammino di Avvento che ci ha condotti fino alla gioia del Natale, risalta una dimensione fondamentale della relazione di Dio con l’uomo: il Signore parla, promette e guida. I personaggi che la Scrittura ci propone in questo tempo, risaltano per la loro obbedienza, per la loro risposta di fede a questa Parola del Signore che li raggiunge lì, nella situazione in cui si trovano. Così è per Maria e Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria, i pastori e i Magi. Si delinea una storia abitata dalla presenza del Signore e guidata dalla sua Parola e dal suo Spirito. Si intesse un dialogo tra Dio e l’umanità portatore di vita e di salvezza. Un dialogo che plasma donne e uomini fecondi, coraggiosi nell’accogliere, far crescere e custodire la vita.

Le letture di questa domenica non ci nascondono la dimensione di sofferenza e di fatica che spesso attraversano la vita e i legami umani, quelli familiari come quelli comunitari ed ecclesiali (Sir 3, 2-6. 12-14; Col 3, 12-21) . La dimensione pasquale viene sottolineata più volte: la relazione non facile tra moglie e marito, genitori e figli, la difficoltà al dialogo tra generazioni e situazioni comunitarie in cui Paolo invita alla sopportazione e al perdono reciproco (Col 3, 13). Ma è proprio il Vangelo che, facendo ripercorrere a Cristo il cammino esodale del popolo di Israele dall’Egitto (Mt 2,15), e anticipandoci così il cammino pasquale che lo attende, ci aiuta a porre l’attenzione su ciò che è essenziale e che può illuminare la vita di ogni uomo: il Signore è colui che si è fatto solidale con noi fino in fondo. Percorrendo per noi il cammino della pasqua, vincendo la sofferenza e la morte, il Signore già ci ha perdonati e ci ha amati donandoci la salvezza. Ancora bambino, vediamo Cristo iniziare il viaggio che lo porterà ad assumere su di sé e portare tutti i nostri pesi, sofferenza e peccato. Ed è questa gioia che in fondo il Natale ci ha annunciato: nella sua fedeltà Dio ha compiuto la promessa “è nato per noi un Salvatore” (Lc 2,11).

Il cammino di Cristo, generato figlio dall’Egitto (Mt 2,15), si fa così cammino di tutti noi, chiamati a percorrere il nostro esodo con Lui. È l’accoglienza del suo perdono e del suo amore preveniente che ci generano figli, e che ci permettono di fare della nostra vita una lode, nella gratitudine per la salvezza ricevuta (Col 3,13-15). Ed è l’ascolto, l’obbedienza, la condivisione della sua Parola e del suo Spirito che ci rendono non solo figli ma anche fratelli, chiamati a far parte di un solo corpo (Col 3,15). La docilità alla Parola e allo Spirito plasmano in noi il volto filiale di Cristo, consentendoci di vivere le nostre relazioni familiari, comunitarie ed ecclesiali secondo carità, con “bontà, tenerezza, umiltà” (Col 3,12).

Anche noi, con le nostre famiglie religiose, siamo chiamate a compiere questo cammino pasquale di accoglienza della vita filiale e fraterna che il Signore è venuto e viene ogni giorno a donarci, perché le nostre comunità possano sempre più assumere il volto di Cristo, il volto della carità e della comunione, e diventare così strumento della venuta di Dio nel mondo. Saremo allora luoghi dove può nascere, crescere ed essere comunicata abbondantemente la vita di Dio all’uomo. Dice il Signore “Io sono venuto perché abbiano vita in abbondanza” (Gv 10,10) e ancora “se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me…dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva” (Gv 7,38).

Ogni nostro cammino, personale e comunitario, innestato nel cammino di Cristo, potrà essere fecondo, portatore di vita, perché nell’obbedienza d’amore avremo permesso al Signore di abitare nella nostra vita e di benedirla (Sal 127), come Maria nell’accoglienza dello Spirito fa spazio, si toglie dal centro per dare la precedenza ad un Altro e permette così a Dio di generare, attraverso di lei, il Verbo al mondo. E come Giuseppe, mettendo da parte ogni proprio progetto, si affida totalmente alla Parola del Signore, facendosi custode e promotore coraggioso della vita, strumento disponibile del progetto di Dio di amore e di salvezza per tutta l’umanità.

Sr Maria Bertoldi ofmi

Non Temere…

dicembre 18th, 2013

Domenica IV di Avvento / A                22 dicembre 2013

La liturgia di questa IV e ultima domenica di Avvento ci avvicina sempre più al misterioso incontro tra la nostra povertà e la grandezza di Dio.

Il tema della fede attraversa tutte le letture scelte: in ogni tempo e in ogni luogo, il credente è chiamato a fare un salto di qualità, un reale affidamento al Dio della vita che sempre sostiene e guida il suo popolo, anche e soprattutto nel tempo della prova.

Nella prima lettura il “dialogo” tra il profeta Isaia e il re Acaz ci pone di fronte a una scelta di fede che abbraccia la vita: nascondere, come fa il re Acaz, la paura e continuare ad agire autonomamente, oppure accettare di “compromettersi” con il Signore e affidarsi al suo Amore che sempre accompagna il cammino del suo servo. La risposta che dovrebbe arrivare dall’uomo arriva da Dio: un segno, per quanto piccolo e insignificante, diventa doppia garanzia per un popolo tormentato dai nemici; segno della cura di Dio che garantisce un futuro, una discendenza, un nuovo inizio. Anche per noi si apre una “scelta di speranza”: in una vita continuamente segnata dalla lotta, contro tutto ciò che allontana da Dio, brilla la speranza che è proprio Lui, il Signore, a legarsi a noi mediante un segno che spiana una via nuova da percorrere.

Il testo di Matteo è in piena sintonia con la profezia di Isaia, non solo perché richiama il compimento, ma soprattutto perché pone un altro esempio di fede nella prova. La figura di Giuseppe può sembrare enigmatica, sfuggente, il suo silenzio continua ad interrogare il credente ponendolo in un orizzonte nuovo; sicuramente il dubbio di Giuseppe è lo spazio che accoglie anche i nostri dubbi: come può un bambino nascere dalla vergine? Perché Dio ha permesso questo ribaltando ogni loro progetto? La risposta a queste domande è fondamentale perché dice l’immagine di Dio che alberga nei nostri cuori; a sciogliere questo nodo è proprio Giuseppe, proprio colui che è coinvolto in prima persona. Il testo del vangelo dice che mentre Giuseppe custodisce questo dolore avvolto di mistero, mentre pensa e continua a pregare, a chiedersi il perché, trova nel profondo del suo cuore di “uomo giusto” (cf Mt 1,19) la soluzione: sceglie di dar credito a Dio, di affidarsi totalmente a Lui piuttosto che dar fiducia al proprio ragionamento, ai propri sentimenti, al proprio modo di vedere le cose. Il Signore ci chiede di aderire a lui con tutto noi stessi, con tutta la nostra vita…ma a questa adesione non ci forza, ci lascia la libertà dell’amore di aderire o non aderire. Giuseppe accoglie Maria, aderisce al progetto di Dio, il suo tormento trova pace e il sogno diventa “benedizione” della sua intuizione nell’amore. (cf Mt 1,20). Il dubbio che apparentemente allontana Giuseppe da Dio e da Maria, in realtà ha scavato dentro di sé il terreno per un’obbedienza che non è sottomissione, ma profondo atto di affidamento a quel Dio che si prende cura di lui rassicurandolo nel suo tormento: «Non temere».

Possa il Signore scavare anche nel nostro cuore un luogo per dimorare affinché, colmi del suo amore e pieni di fiducia nella sua Parola, annunciamo con gioia la bellezza di appartenergli.

Sr Serenella Contaldo, O.F.M.I.
sereofmi @yahoo.it

GIOIA, PAZIENZA E MERAVIGLIA…

dicembre 11th, 2013

domenica III di Avvento /A         15 dicembre 2013

Le letture di questa terza domenica di Avvento sottolineano, in modo del tutto particolare, l’imminente venuta del Signore: «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa…si canti con gioia e con giubilo…Ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi (Is 35,1-2.4); … rinfrancate i vostri cuori perché la venuta del Signore è vicina (Gc 5,8); Andate e riferite ciò che udite e vedete (Mt 11,4)». Il tono che caratterizza questa venuta è quello della gioia, della pazienza e della meraviglia.

GIOIA

Il Profeta Isaia canta la gioia di una trasformazione: Dio promette un mondo nuovo. La realizzazione di questa promessa è possibile con la venuta del Signore che rende l’uomo capace di agire, di abitare la terra come casa per tutti, lo riabilita permettendogli di camminare liberamente verso di lui per poi rivestirlo di salvezza. Questa è la gioia messianica, la gioia dell’attesa che apre al futuro, alla speranza, alla via della felicità cui anela ognuno di noi.

PAZIENZA

Nella sua lettera, Giacomo sottolinea a più riprese che è necessario prepararsi con pazienza alla venuta del Signore. L’esempio, evocativo della vita del contadino, fa emergere il significato profondo del perseverare: attendere il frutto. Il contadino, infatti, confida nella fecondità del seme aspettando il frutto ma, non può accelerare il tempo, deve attendere il trascorrere delle stagioni. La pazienza spirituale sa accogliere e portare con fede ciò che ancora non è compiuto, ciò che agli occhi degli uomini è imperfetto. La pazienza spirituale è propria di chi è reso capace di guardare lontano e, con uno sguardo globale, simbolico, tiene insieme la trama e l’ordito della storia riconoscendo in essa il venire di Dio. L’interiorità abitata dallo Spirito plasma il credente e lo rende testimone dell’agire salvifico di Dio.

MERAVIGLIA

Il Vangelo di Matteo dice chiaramente che la profezia di Isaia si è avverata, e l’elenco dei miracoli ne sono la prova! Dio discende tra gli uomini e, nel Figlio, compie i segni che esprimono la presenza del Messia. Chi è attento ai segni coltiva in sé l’atteggiamento dello stupore, della meraviglia e si pone delle domande: perché è così? Che significato ha tutto questo? Molti ignorano i segni di Dio, non vi prestano attenzione, non cercano di decifrarne il senso e di conseguenza non possono scoprire nulla di importante. La domanda di Giovanni il Battista: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» fa emergere la sua attesa, attesa che si apre con stupore all’ascolto della realizzazione della promessa di Dio nella Parola, nella storia, nel quotidiano. Il Battista è grande perché sa mettersi da parte e dà spazio alla Parola che è Gesù, dà spazio al Verbo fatto Carne; è grande perché è il testimone, colui che rimanda ad un altro, rimanda al Figlio di Dio.

sr Serenella Contaldo O.F.M.I.
sereofmi @yahoo.it


LA VITA VIENE DALLO SPIRITO!

dicembre 5th, 2013

Domenica II di Avvento / A         8 dicembre 2013

In questa seconda domenica d’Avvento celebriamo la solennità dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria. Fin dai primi anni della vita della Chiesa, le comunità cristiane hanno testimoniato un forte legame con la Madre di Dio per il suo ruolo nell’opera salvifica del Figlio; successivamente, i Padri hanno sottolineato la presenza di Maria legata al mistero del Figlio per l’azione misteriosa dello Spirito.

L’umanità dopo Adamo nasce peccatrice, la Vita, il soffio vitale, è tenuto lontano, è murato! Non c’è più accesso alla luce, non c’è più spazio per la relazione e l’uomo non è più in grado di dare accoglienza, di accogliere. Dio però non si ferma di fronte a questo: scendendo e prendendo un corpo, dà compimento alla sua alleanza. Il veleno di Adamo in Maria non ha più nessuna presa perché Dio, per grazia, l’ha preservata: «Il Maligno, ad opera del serpente, versò il veleno nell’orecchio di Eva; il Benigno invece si abbassò nella sua misericordia e tramite l’orecchio entrò in Maria» (Efrem il Siro, Inno per la nascita di Cristo, 1). Le figure sterili dell’antico testamento sono immagine chiara che non si può partire dall’uomo per giungere a Dio, tutto lo sforzo dell’uomo per arrivare a Dio è già nel suo nascere un insuccesso. L’evento dell’Annunciazione, riportato dal Vangelo di Luca (1,26-38), mette in luce come la storia della salvezza apre strade inedite attraverso una donna, vergine, di nome Maria. Dio trova in Maria l’ascolto, l’accoglienza e la docilità; il suo sì crea lo spazio affinché la vita che viene dallo Spirito prenda vita in lei. Anche noi, come Maria, siamo chiamati a dire sì alla Parola, a dar corpo a Dio nella nostra vita, nella nostra storia, nella nostra quotidianità; Dio ha preparato la Madre in un cammino lento, lungo tutto l’Antico Testamento: è la preparazione dell’umanità, dell’uomo messo alla prova nell’esercizio della libertà per rispondere alla volontà di Dio di salvarlo.

Maria era vergine: riconosce che la vita in lei viene dallo Spirito e non dall’esterno. Questo è il rovesciamento della logica umana sorpresa dal fare di Dio nell’azione dello Spirito. Nelle icone molto spesso troviamo Maria con il capo inchinato questo a significare che la precedenza va a un Altro; Maria sa mettersi da parte e lascia fare e dire l’ultima Parola al Signore: si faccia di me quello che hai detto. Il suo amore è diventato la carne del Verbo; ha aderito alla pienezza di Dio senza capire tutto. Questa è l’opera di Dio alla quale Maria è chiamata a collaborare: aderire a lui liberamente accogliendo la Vita e dando vita a un’umanità di figli di Dio. Maria, per grazia, ha tenuto il “canale” aperto a Dio così da permettere che il soffio di Vita non venisse mai meno.

Cosa può “dire” la Solennità che oggi celebriamo alla vita religiosa? La purezza di Maria ci fa compresi della necessità di aderire all’azione di Dio. La verginità si traduce in maternità quando rinunciamo ad essere protagoniste, quando la mentalità, la vita comunitaria, il lavoro pastorale…legato alla vita di Cristo diventano rivelazione della Vita che ci abita, rivelazione di una vita bella e luminosa, annuncio del futuro di Dio, dell’eternità.

sr Serenella Contaldo O.F.M.I.
sereofmi @yahoo.it