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Lo ha messo a tacere

gennaio 27th, 2015

IV Domenica del T.O.B 1 febbraio 2015

Mc 1,21-28

La Luce della Parola illumina le nostre tenebre e il nostro cuore indurito
La liturgia della parola di questa quarta domenica del T.O.B ha come filo conduttore la forza intrinseca della Parola che viene da Dio. Di fronte ad essa l’uomo può assumere due diversi atteggiamenti: la chiusura all’ascolto o l’apertura, lasciando che la Parola penetri e illumini la vita per renderla pura, cioè capace di relazione con il Dio vero, che in Gesù si manifesta nella sua novità inaudita, e con i fratelli.

La prima lettura ci parla della promessa, fatta da Dio ad Israele,di mandargli un altro profeta simile a Mosè, capace di comunicargli fedelmente la  sua volontà.

Il Vangelo ci fa contemplare la realizzazione piena di questa promessa, nella persona di Gesù. Infatti tutto il brano di Marco è pervaso dallo stupore della gente, sia per il modo che aveva Gesù di commentare la Torah, sia per la maniera con cui aveva cacciato lo spirito impuro dall’uomo che ne era posseduto. Egli insegna qualcosa di nuovo e con autorità.

Rispetto a tutti i rabbini che citavano altri maestri, interpreti della Torah, Gesù, interpreta la Scrittura a partire da se stesso e con la coscienza di essere Lui il Verbo che dà compimento e spiega ogni brano della Scrittura, attraverso la sua stessa vita.

Inoltre, la sua Parola ha la forza di cacciare il male quando lo incontra, e, mentre i rabbini avevano bisogno di varie formule di preghiera per cacciare i demoni, Egli dà un ordine con poche parole, non curandosi neanche di dare risposta allo spirito impuro.

Di fronte alle tante parole vuote che si ascoltano ogni giorno, parole che spesso portano una visione negativa della vita e non generano speranza, la pericope evangelica di questa Domenica ci invita a fondare la nostra vita sulla Parola che non delude, che fa ardere il cuore e riaccende la speranza, come avvenne per i discepoli di Emmaus, che ascoltarono la parola del Viandante che camminava con loro. Inoltre Essa sola è parola capace di far tacere il male che si annida nel nostro cuore e ci donala capacità di aprirci al vero bene, che è la volontà buona del Padre per noi.

Questo brano ci dona anche un insegnamento importante per combattere le mormorazioni e le parole cattive su noi stessi e sugli altri, che possiamo udire o che possono nel nostro cuore, in forma di rancore o di pensieri distruttivi su noi stessi e sugli altri. Non si deve lasciare spazio a queste parole e a questi sentimenti, non vale la pena ascoltarli, come ha fatto Gesù con lo spirito impuro. Non gli ha risposto ma lo ha messo a tacere e lo ha cacciato via.

Quante volte Papa Francesco ha parlato del tarlo della mormorazione che può rovinare la fraternità! L’unica maniera per combatterlo è non dargli spazio in noi e negli altri; e l’arma più efficace – ci dice la pericope di oggi – è la Parola di Dio, unico mezzo che ci aiuta ad accogliere l’altro senza pregiudizi. L’ultima Parola sulla vita di ogni persona è il Padre che può dirla, perché Lui solo guarda e conosce il cuore.

Sr Mariagrazia Neglia
Suore di san Giuseppe del Caburlotto

Il regno di Dio è vicino; convertitevi…

gennaio 21st, 2015

III Domenica del T.O.B 25 gennaio 2015

Le letture di questa domenica ci parlano di un tempo che arriva. Non è bene lasciarselo sfuggire: è il tempo della conversione e il tempo di vivere le relazioni in modo diverso, con un  apertura verso l’eternità.

In particolare il vangelo ci fa vedere come anche il tempo della persecuzione del Giusto – Giovanni viene arrestato – vada letto nel più grande progetto di Dio. La persecuzione di Giovanni segna l’inizio effettivo dell’annuncio del vangelo di Dio da parte di Gesù.

Il tempo è compiuto, non bisogna aspettare più l’arrivo di Dio e del suo Messia perché il regno è in atto: è Gesù stesso che cammina per le nostre vie quotidiane il regno che va realizzandosi. Unica maniera per rispondere a questo tempo di grazia è il convertirsi, prima di tutto cambiando mentalità: non tu devi far qualcosa per Dio, ma è Dio che si fa vicino e attende solo che tu lo accolga nella tua vita come criterio unico delle tue scelte di vita: in una parola che tu ti fidi di Lui e gli consegni la tua vita. Questo è credere nel Vangelo!

Il nostro Dio è un Dio che cammina per le nostre vie di tutti i giorni: in una terra che non era certo la privilegiata per l’arrivo del Messia, e dove la vita quotidiana ferve di lavoro e di relazioni normali. Non siamo a Gerusalemme, o in Giudea, o nel tempio e neppure in giorno di sabato nella sinagoga, ma nel quotidiano scorrere dei giorni di alcuni pescatori. Così è anche oggi per noi: Gesù viene per camminare con noi e nel quotidiano guarda proprio a noi: di uno sguardo che è scelta. Per lui siamo importanti.

Ci sceglie e ci chiama a seguirlo per divenire pescatori di uomini, ossia per essere al servizio della Vita. Il mare era visto come luogo simbolo anche di male e di morte, per cui l’essere pescatori di uomini significa proprio andare dietro al Maestro per mettersi al servizio dell’uomo che soffre e che cerca risposte di senso e di vita vera.

Il subito e il lasciare le reti e affetti e proprietà indica concretamente che il tempo è compiuto e che la conversione non può attendere. Ti è proposto di seguire Colui che ridona Senso e Gioia alla vita tua e degli altri, come tergiversare?!

E del resto ciò è tipico dell’amore: se scopri di essere amato l’unica risposta possibile è consegnarsi e ridonare amore. Tanto più se questo Amore viene dal Dio vicino!

Sr Mariagrazia Neglia
Suore di san Giuseppe del Caburlotto

La verità è vocazione

gennaio 13th, 2015

II Domenica del T.O. B 18 gennaio 2015

Gv 1,35-42; 1Sam 3,3b-10.19; Sal 39; 1Cor 6,13c-15a.17-20

Rimanere con Lui e in Lui perché nessuna sua Parola vada perduta e porti frutti di gioia.

Riprendiamo il tempo ordinario aiutati dal versetto del salmo che ci indica il tempo come momento di grazia in cui ascoltare il Padre e aderire alla sua volontà.

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Un ecco che è forte perché indica un “qui” e “ora” che non si può lasciare cadere a vuoto.

Come avvenne per Samuele che, guidato da Eli, si dice, ha potuto rispondere alla chiamata con docilità in modo tale che da allora non lasciò più cadere a vuoto nessuna delle parole rivoltegli da Dio; ciò significa che obbedì ad ogni Parola che Dio gli donò lungo il cammino della sua vita di profeta.

Questo è vero per Samuele e lo è per il Battista, che sa di essere voce che indica il Messia fino alla fine della sua vita. Per questo, di fronte a Gesù che passa – e il passare di Gesù non è mai casuale, ma è adesione alla volontà del Padre – non ha timore di perdere due dei suoi discepoli, rivelando loro che Colui che passava era l’Agnello di Dio, ed egli solo l’amico dello Sposo!

Gli occhi di Giovanni fissi su Gesù stanno ad indicare un’intensità di sguardo che va oltre il velo dell’apparenza, per cogliere il progetto di Dio celato in Gesù, infatti egli è l’Agnello mandato da Dio, di cui ha parlato Isaia, e che è chiamato ad offrire se stesso per la nostra Salvezza.

Fa parte di ogni chiamata la libertà di aderire o meno all’invito di Dio che chiama, anche oggi, attraverso i suoi testimoni, che con umiltà devono solo indicare e condurre allo Sposo, Gesù.

Andrea e l’altro discepolo, da veri ascoltatori, scelgono liberamente di mettersi sulle orme del nuovo Maestro che viene loro rivelato come il Messia e l’Agnello che da secoli il Popolo di Israele stava attendendo.

Ma non basta seguirlo e cercarlo, bisogna lasciarsi toccare in profondità dal Maestro. Chi o che cosa veramente cerchiamo? E che la risposta non sia questione di idee o parole affermate una volta e per sempre, ce lo dice la risposta dei discepoli: Maestro, dove dimori? O, alla lettera, dove rimani? (che richiama Gv 15 in cui Gesù parla di un reciproco rimanere di Lui in noi e di noi in Lui). Perché abbiamo bisogno di rimanere in Lui, per lasciarci conoscere da Lui e conoscere Lui.

Chi veramente desidera il nostro cuore? Non cerchiamo cisterne screpolate! E allora ogni ora della nostra vita avrà un’identità (erano le 4 del pomeriggio!), un “per Chi” viverla. Ed è solo dall’abitare in Lui e dal lasciarsi abitare da Lui che ci si rende conto anche della dignità che ha il nostro corpo mortale: è tempio dello Spirito e proprietà amata di Dio, acquistata a prezzo del sangue dell’Agnello immolato per noi! (seconda lettura)

Dalla scoperta del “Chi cercare“e del “per Chi vivere” non potrà che scaturire la gioia e la necessità di condividerla, come fece l’apostolo Andrea. Perché il Maestro che salva in profondità e dà senso ad ogni attimo di vita non è proprietà esclusiva del discepolo ma è Annuncio e Tesoro che va condiviso perché la gioia sia piena. Perché altri scoprano il Dio che vuole abitare con noi e in noi e che ci dona una nuova identità (il cambio di nome di Simone) e la dolce pace di sentire che apparteniamo a Lui e che per Lui e in Lui la nostra vita ha un Senso e una Missione unica e insostituibile.

Maria Grazia Neglia
Suore di san Giuseppe del Caburlotto

Alti e altri orizzonti

gennaio 7th, 2015

DOMENICA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE      anno B             11 gennaio 2014

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»   (Mc 1,7-11).

Mio Compiacimento!

Già il tempo di Avvento ci ha messo in contatto con la figura di Giovanni il Battista, tutta orientata a Colui che viene dopo e che era prima, a Colui che è il più forte. Già la II domenica di Avvento ci ha fatto ascoltare l’inizio del Vangelo di Marco: non semplicemente l’inizio di un libro ma dell’Evangelo che è Gesù Cristo. Quell’Inizio è indicato proprio nei versetti che la liturgia ci propone per questa domenica, fine del tempo di Natale e inizio del tempo ordinario: “E avvenne in quei giorni: venne Gesù da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni” (v 9). In un solo versetto, senza aver mai parlato di Gesù, della sua infanzia, come invece fanno Matteo e Luca, Marco presenta la Novità di Dio, il nuovo Inizio. Sta presentando chi è il “Più-forte”, uno che viene da Nazareth di Galilea – già ricordavo che Nazareth è un luogo sconosciuto nell’Antico Testamento, di cui si dirà: “Da Nazareth può venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46), un luogo di confine, non certo centrale come Gerusalemme – e che si mette in fila con i peccatori per ricevere il battesimo di conversione che Giovanni praticava proprio in attesa di Lui. Gesù si immerge nell’acqua e, pur non essendo peccatore, si fa solidale con l’umanità peccatrice, si immerge proprio nella sua solitudine, nelle sue tenebre. Immergersi nell’acqua è segno di morte, e Gesù non si sottrae a questa solidarietà estrema. Si immerge per santificare le acque del Giordano, scende fin negli abissi della nostra vita. Ma “subito” riemerge da quell’acqua, portando con sé tutta quell’umanità prigioniera… è un nuovo esodo, è un nuovo passaggio del Giordano per arrivare alla Terra della promessa. È una nuova creazione: lo Spirito aleggia sulle acque come colomba e scende su di Lui, l’uomo nuovo.

Da allora i Cieli sono ormai squarciati, il Signore ha ascoltato il grido dell’uomo: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19). E Isaia esprime questo anelito quando si rende conto che “Siamo diventati da tempo gente su cui non comandi più, su cui il tuo nome non è mai stato invocato”. E nel giorno del nostro battesimo, di cui il battesimo di Gesù presenta già tutti gli elementi, su di noi è invocato il suo Nome e riceviamo il nome!

E il Padre si compiace di questo suo Figlio immerso fino in fondo in questa umanità che rinasce con Lui.

In Lui, Figlio amato, ogni uomo che si scopre raggiunto fin nelle proprie tenebre, riemerge dall’acqua della morte e ascolta su di sé lo stesso compiacimento del Padre.

Sr Monica Reda

Suora Pastorella missionaria in Uruguay