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Matematica divina

maggio 26th, 2015

Festa della SS. Trinità 31 Maggio 2015

Vangelo di Mt 28,16-20

Con la solennità liturgica della Pentecoste si è concluso il grande giorno della Pasqua.  La Chiesa è stata protagonista dei  grandi eventi della salvezza portata a compimento con l’effusione dei doni dello Spirito Santo.  Ora ogni timore e dubbio sono scomparsi  perché lo Spirito Santo , nella ferialità della vita e delle vicende umane continua a donarle luce, forza, sapienza, intelligenza, vita. La Chiesa vive ed è viva perché lo Spirito Santo è con lei  e,  in lei, suscita sempre vita nuova. “ Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20).

Siamo entrati nel tempo “per annum”,  che non significa appiattimento o mediocrità, ma piuttosto il tempo  della interiorizzazione, delle scelte e delle decisioni,, del discepolato , il tempo della testimonianza fino  al martirio, se ci sarà chiesto. Il cristiano è una persona inabissata, per mezzo del dono dello spirito, in una vita nuova, la vita dei risorti, la vita di Dio, la vita della Trinità, sempre. Solo il peccato ci può trascinare fuori da questa luce e da questa felicità.

Ecco perché Gesù prima di partire affida ai suoi discepoli la missione di mantenere viva questa vita, di tramandarla, di diffonderla quanto più possibile.

“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt.28,18).

Alla Chiesa il Signore affida la missione di immergere nella vita trinitaria tutti i popoli, perché questa è la vita vera.

La liturgia sapientemente ci chiede di contemplare il mistero della Trinità nella prima domenica per annum, all’inizio del nostro cammino feriale,  per renderci consapevoli della qualità della nostra esperienza cristiana, per inondare di luce e di speranza i giorni che verranno, anche i giorni grigi.

Non ci sono altre parole da aggiungere, ma solo ci è chiesto di contemplare e gioire. E lo vogliamo fare insieme alla nostra grande maestra spirituale S. Caterina da Siena:

O Trinità Eterna, Trinità Eterna! O fuoco e abisso di carità! O pazzo delle tue creature! O verità eterna, o eterno fuoco, o eterna sapienza! O Trinità eterna, pazzo d’amore: che utilità derivò a te della nostra redenzione? Nessuna, perché, tu che sei il nostro Dio, non hai bisogno di noi. Per chi dunque fu l’utilità? Solamente per l’uomo. O Trinità eterna, tu ardi i cuori delle tue creature  col fuoco dello Spirito Santo  riempendole di desiderio di amare e seguire te in verità. Grazie, grazie siano rese a te Padre. O Trinità eterna, amore mio dolce, tu luce, illuminaci; tu sapienza, rendici sapienti; tu somma fortezza, fortificaci (da Oraz. XVII e XXIV).

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

L’Umanità: sogno di Dio

maggio 20th, 2015

Domenica di Pentecoste                                                   24 maggio 2015

Vangelo di Giovanni  15,26-27; 16,12-15

Il Vangelo di Giovanni che la liturgia ci regala in questa solennità di Pentecoste, ci parla dello Spirito Consolatore  (Paraclito)  che è lo Spirito  della verità.

E’ la promessa che Gesù fa ai suoi discepoli prima di lasciarli per  tornare al Padre.

Gesù dunque continuerà ad essere in mezzo a suoi  inviando a loro, perché stia sempre con loro, lo Spirito che consola, lo Spirito della verità. E lo ribadisce due volte aggiungendo che la missione dello Spirito sarà quella di guidare i suoi discepoli a conoscere tutta la verità.

Viene spontaneo domandarci,  come forse, i discepoli stessi  che lo ascoltavano avranno chiesto: che cos’è la verità?

E’ la stessa domanda che un giorno Pilato fece, in modo superficiale, a Gesù senza poi aspettarne la risposta , perdendo così un’opportunità, e senza rendersi  conto  che invece stava ponendo  una questione molto seria  nella quale si metteva  in gioco il destino  dell’umanità.

Che cosa è, dunque, la verità?
S. Tommaso d’Aquino afferma che:  Dio è «ipsa summa et prima veritas – la stessa somma e prima verità» (S. theol. I q 16 a 5 c).
E’ questo che  Gesù intende dire quando parla dello Spirito della verità. E’ la vita che

procede dal Padre  e che darà testimonianza dell’operato del Figlio. Gesù stesso è

venuto nel mondo per rendere testimonianza della Verità.

«Dare testimonianza alla verità»; mettere cioè in risalto Dio e la sua volontà di fronte agli interessi del mondo e alle sue potenze, perché lo Spirito della verità  dona a tutte le cose la loro luce e la loro grandezza.

“Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”; sarà per voi la luce, la forza, l’intelligenza  che vi renderà capaci di conoscere Dio, di essere introdotti nell’intimità della vita trinitaria sperimentandone  la  inimmaginabile pienezza d’amore.

L’Amore è la verità di Dio.

Che cos’è la verità?

Non soltanto Pilato ha accantonato questa domanda come irrisolvibile e, per il suo compito, impraticabile. Anche oggi purtroppo, grande parte della nostra umanità  prova fastidio per essa. Noi sappiamo invece che senza la Verità l’uomo non coglie e non vive il senso della sua vita.

Spirito della verità,
Donaci l’amore alla verità,
Rendici appassionati della verità,
Abbatti in noi tutte le muraglie di difesa che ci costruiamo,
Fa’ che abbiamo sempre il coraggio di preferire la verità ai nostri gusti personali,
Donaci una intelligenza disposta ad aprirsi largamente, ad accogliere la verità e farla nostra con gioia.
Aumenta il nostro zelo per rendere testimonianza alla verità,
Fa’ che scopriamo l’assoluto della verità nella persona di Cristo.
Attirandoci alla verità, stringici più intimamente a Colui che ha detto: “Io sono la verità, la via, la vita”. Amen.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Il cielo e la storia

maggio 12th, 2015

Ascensione del Signore                                                     Domenica 17 maggio 2015

Vangelo Marco 16,15 – 20

Gesù, prima di tornare al Padre, ci dichiara la sua amicizia e ci chiama amici suoi. Voi siete miei amici perché vi ho detto tutto quello che il Padre ha detto a me e vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (cfr. Gv 15,9-17)

Che cosa è la gioia di Gesù e quando possiamo affermare che essa in noi è piena, una gioia che ci sazia veramente?

Gesù non può partire senza regalarci questa ultima luce per il nostro cammino di discepoli.

Il momento del congedo di Gesù richiama alla nostra mente un altro episodio della sua storia con noi.

Quel mattino di Pasqua, all’alba, Gesù appare a Maria di Magdala in pianto, fuori dal sepolcro ormai vuoto e si fa riconoscere. “Rabbunì” esclama Maria colma di stupore e di gioia. Subito ella vorrebbe rimanere in quell’istante di mistero per l’eternità, tanto è grande il suo amore per il suo Signore.

Ma Gesù che ama Maria nella verità e che la vuole pienamente felice, le chiede e le comanda di non fermarsi, di non stare lì, ferma, ma di andare. Va’ dai miei fratelli e dì loro che li aspetto in Galilea.

Gesù indica a Maria la via della gioia piena: la via dell’annuncio del vangelo ai fratelli, il vangelo della gioia piena.

Allo stesso modo ora.

Gesù saluta i suoi perché la sua opera sulla terra è compiuta, ma indica a loro la via della gioia piena: andare in tutto il mondo e annunciare il Vangelo ad ogni creatura. Andare e raccontare sempre e ovunque, con la vita e con la parola, l’esperienza personale e comunitaria di un incontro, l’incontro con Colui che, venuto ad abitare in mezzo a noi, ci amato così tanto da dare la sua vita per noi, perché noi avessimo la vita vera e la gioia piena. E questa sua missione Gesù l’affida alla Chiesa perché vuole che la gioia sia in tutti e sia piena.

E’ importante soffermarci su questa icona del vangelo di Marco lasciandoci impregnare del suo intenso messaggio: Gesù parte per il cielo dove siede alla destra del Padre; nello stesso momento i discepoli partono per predicare dappertutto, per continuare la sua missione, una missione che dovrà essere viva sempre, fino alla fine dei tempi, senza timore perché il Risorto è sempre con noi. “Il Signore agiva con loro e confermava la parola con i segni che la accompagnavano” (Mc16,20).

Gesù al momento della sua ascensione al Padre infonde nella chiesa un dinamismo di “uscita”, una Chiesa dalle porte aperte e che esce verso gli altri per giungere a tutte le periferie umane (cfr. EG).

Mentre contemplo questo mistero posso domandarmi: io consacrata, donna, discepola del Signore risorto, sono inquieta per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? Conservo la forza dell’inquietudine per la sua Parola che mi porta ad “andare fuori”, verso gli altri?

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Rimanete, non fuggite

maggio 5th, 2015

VIª Domenica di Pasqua                                                           10 maggio 2015

Vangelo di Giovanni 15,9-17

Il vangelo che la liturgia ci propone nel tempo pasquale ci fa conoscere, di domenica in domenica, un Gesù totalmente abitato dalla passione per la gloria del Padre e per la felicità dell’uomo.

Gesù sa che deve tornare al Padre, per questo gli preme comunicare proprio tutto ai suoi discepoli prima di partire, così che quando non lo vedranno più potranno ricordarsi di quello che Lui aveva detto loro.

Quante cose Gesù ha comunicato ai suoi! Lungo le strade della Giudea, della Galilea, della Samaria, seduto in disparte per riposare un po’, lungo il mare di Tiberiade, nel tempio, sul monte, in casa…

Le diverse situazioni della vita sono sempre opportunità preziose, per rivelare qualcosa di importante, qualcosa di veramente suo. Ora, prima di salire al Padre Egli sente il bisogno struggente di consegnare ai suoi quello che fin dall’inizio della sua predicazione avrebbe voluto far comprendere e quello che da sempre lo ha spinto a consegnarsi e ad offrire la sua vita: l’amore del Padre. “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi” (Gv. 15,9).

Tutto il senso della parabola terrena di Gesù è qui: far conoscere agli uomini  l’amore del Padre e portare nell’amore del Padre tutti quelli che il Padre gli ha affidato. Scoprire, conoscere, sperimentare, rimanere nell’amore del Padre è la felicità dell’uomo. “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi, e sia piena”.

C’è un modo preciso per rimanere nell’amore del Padre, per essere nella gioia, per essere capaci di fare quello che ha fatto Gesù. Gesù questo modo ce lo lascia in eredità prima di salire al cielo e ce lo lascia come il suo comandamento. Questo vi comando: “Che vi amiate gli uni gli altri”. Troppo forte!  Eppure è così.

Abbiamo bisogno di pregare per ottenere il dono della carità sincera.

Signore Gesù
non c‘è amore più grande del tuo.
Tu ci hai resi tuoi amici facendoci udire ciò che il Padre
ha detto a te,
ci hai portati nel tuo dialogo affettuoso che è l’anima della trinità.
Da amico ti relazioni con noi, ci confidi i segreti di Dio,
i suoi disegni per la nostra salvezza,ci rendi partecipi del piano di vita
che egli ha sul mondo intero.
Hai sigillato la tua amicizia con noi con il dono della tua vita,
dichiarazione incontestabile che più di così non si può amare.
Crea tra noi tuoi fratelli una confidenza vera, un dialogo che partecipa
a quello che tu hai con il Padre.
Questa sintonia di verità che speriamo di ottenere
dal tuo amore senza limiti ci conduca a non risparmiare la vita,
ci porti invece a donarla per dirci gli uni gli altri
quell’affetto totale che solo un’esistenza tutta offerta
può esprimere.
Amen.

Sr Viviana Ballarin, op