Search:

Se vuoi, puoi

luglio 29th, 2015

XIX domenica del tempo ordinario B                                                              9 agosto 2015

Vangelo di Giovanni: 6,41-51

Le parole di Gesù sono parole di vita eterna. Giovanni metterà sulla bocca di Pietro questa solenne professione di fede, al termine del lungo e serrato dialogo tra i giudei e Gesù. Ma intanto  esse provocano mormorazioni, come altre volte.

La mormorazione nasce sempre da un malessere; questa volta il malessere è causato proprio dalle parole di Gesù che chiede di rompere con la logica dell’interesse materialista e di accogliere il dono. Non è facile perché si tratta di smettere di controllare il mondo per affidarsi.

E’ un malessere che parte dal di dentro, che troppo spesso tenuto assopito da miraggi che regalano apparenti felicità. Ma, quando qualcuno pronuncia parole di verità, quel malessere addormentato si sveglia e dà molto fastidio perché non sopporta la luce, ama la tenebra.

Gesù e le tenebre non possono convivere dentro il cuore umano.

“Io sono il pane disceso dal cielo”.

Il dono supera ogni logica umana, esso è gratuità; scaturisce dal cuore di un Padre che nutre i suoi figli con una ‘manna’ che non è quella che mangiarono i nostri padri nel deserto, ma un cibo che dà la vita eterna.

Questo crea sconcerto e allora, è meglio mormorare: – chi pretende di essere costui, noi sappiamo da dove viene!-.

Chi mormora inietta pensieri infetti nella mente altrui e distrugge legami d’amore. Gesù non può sopportare una vita da sottobosco. Lui che è la via, la verità e la via, ha voluto essere anche il pane nuovo disceso dal cielo, pane che nutre per la vita eterna.

Gesù però non impone mai! La sua è sempre una pro-vocazione che attende la risposta libera di ciascuno..

Se vuoi puoi decidere di lasciarti attirare dal Padre.

Se vuoi puoi ascoltare il Padre e venire a me.

Se vuoi puoi credere alle mie parole.

Se vuoi puoi scegliere me e mangiare il pane della vita perché io sono qui per te, sono qui per questo: ho fatto della mia carne e del mio sangue il pane che può nutrirti per la vita eterna, per la felicità che tanto cerchi.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Gesù non condanna, denuncia

luglio 27th, 2015

XVIIIᵃ domenica per Annum B                                                                    2 agosto 2015

Vangelo di Giovanni 6,24-35

In questa domenica è ancora la folla protagonista del racconto evangelico. Giovanni continua a sottolineare il fatto che la folla cerca Gesù in vari modi e in vari luoghi, lo trova e gli chiede il perché del suo fuggire via per andare a nascondersi. E’ un inseguimento quasi asfissiante e pesante soprattutto perché si tratta di gente accecata dall’ipocrisia, gente che cerca affannosamente dei segni ma non li sa vedere, gente che afferma di cercare Gesù, ma in cuore ha ben altri desideri. Gesù che conosce il cuore umano decide di togliere la maschera e, come sempre, lo fa con rispetto e grande compassione, la compassione di chi pazientemente dona la luce in modo tale che questa penetri nel cuore e lo illumini dal di dentro.

“Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. La strada della soddisfazione dei bisogni puramente materiali è un vicolo cieco, può abbagliare sul momento, può anche far provare esultanza per un istante, ma poi non lascia nulla.

Gesù non condanna, ma non può non denunciare l’errore e indica la via, la via della vita. “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per quello che rimane per la vita eterna, quello che il figlio dell’uomo vi darà” (Gv 6,27). L’invito di Gesù di fronte ad una situazione senza sbocco è quello di  fare un salto di qualità. Alla folla chiede di rompere il laccio che la avvoltola nella pura dimensione materiale della vita per entrare in una dimensione di libertà ed accogliere la logica della fede.

Un tale invito è molto esigente, può lasciare confusi, perplessi, indifesi, ma è proprio questo il momento in cui c’è la possibilità di dare una sterzata e prendere la direzione giusta, di iniziare un cammino di conversione.

Il cammino della conversione inizia sempre con una domanda: “Che cosa dobbiamo fare?”. Forse non tutto sarà subito chiaro, ma è essenziale accettare di diventare discepoli.

La folla infatti ancora non comprende; la logica materialista di cui è impregnata l’ha resa ottusa. Gesù non cede di fronte a questo, anzi accoglie la sfida del dialogo paziente e ci insegna che esso è sempre la carta vincente di ogni annuncio.

Solo un pane donato dall’alto potrà sfamare il cuore umano pieno di tantissimi bisogni. Solo quello è il pane vero.

Come non riconoscerci nella folla disorientata che finalmente ha trovato la via?

“Signore, dacci sempre questo pane”.

Gesù attende da noi solo questa implorazione per poter sussurrare al nostro cuore affamato e assetato di verità, con infinita tenerezza: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, ma!”.

Sr. M. Viviana Ballarin  o.p.

I discepoli in gran disagio

luglio 21st, 2015

XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO  B               26 luglio 2015

La folla segue Gesù, ma perché?  Giovanni nel brano del vangelo odierno, lo esprime chiaramente: “lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi”.

Dunque, alla folla interessava non tanto Gesù e l’incontro con Lui,  quanto piuttosto i segni, le sue azioni miracolose, ciò che in qualche modo suscitava stupore e speranza per un tornaconto: salute, sicurezza, benessere, potere ecc. Ricordiamo anche la richiesta della madre dei due figli di Zabedeo: “fa che i miei figli possano sedere uno alla tua destra e un altro alla tua sinistra! E ancora la domanda dei discepoli: “Ma noi che per seguirti abbiamo lasciato tutto, che cosa avremo in cambio?”.  La folla e, osiamo pensare anche i discepoli, non riescono a comprendere  perché Gesù lungo il suo itinerario missionario compia dei segni prodigiosi e non riescono a coglierne il significato più vero.

Sembra però che a Gesù non importino più di tanto le motivazioni che spingono le folle a seguirlo; le lascia fare e continua serenamente nel suo progetto. Egli, sale in alto, sul monte, si mette a sedere  con i suoi discepoli e da quel luogo, dice l’evangelista, inizia ad osservare la folla che si muove verso di lui; da quell’altura il suo sguardo può scoprire meglio e abbracciare nella sua compassione la  vera povertà che grida, la vera fame, la vera sete che tormentano il cuore umano, spesso inconsapevole di ciò che è veramente necessario. Gesù si ferma e chiede collaborazione ai suoi: “Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”

Ma chi potrà saziare questa folla?  Anche i miracoli più straordinari non sarebbero sufficienti perché le fami e le seti del cuore umano sono troppo  spesso insaziabili. Cosa sono duecento denari di pane per tanta gente? E poi, i due pesci e i cinque pani di cui concretamente disponiamo sono davvero nulla!

La domanda di Gesù mette in gran disagio Filippo e Andrea perché la sproporzione è evidente: hanno solo cinque pani  e due pesci per una folla di cinquemila uomini senza contare le donne ed i bambini. Non è possibile far fronte ad una tale situazione. I discepoli non riescono ad uscire dalla logica del calcolo, della ragionevolezza, del risolvere i problemi  a partire dall’efficienza  e come se tutto dipendesse da loro.

La folla insegue i segni, i discepoli non comprendono, ma Gesù  vuole rispondere  e lo fa  offrendo proprio un segno, ma inaspettato e sicuramente non cercato: due pesci e cinque pani, davvero poca cosa. E’ il segno della piccolezza, della debolezza, della pochezza, della sproporzione. Questo è il vangelo che sconvolge! Il nuovo, la speranza, la vita, il futuro non sono garantiti da situazioni di efficienza, ma piuttosto fioriscono là dove l’impotenza umana cede il passo all’imprevedibile azione dello Spirito.

La debolezza è la forza del discepolo di Gesù.

“ Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo… Quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,11).

Questa è la profezia che la vita consacrata è chiamata a portare nel mondo anche oggi!

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Nel deserto

luglio 15th, 2015

XVIᵃ domenica per annum  B                                                    19 luglio 2015

Vangelo di Marco cap. 6,30-34

Gesù, che ha chiamato a sé i dodici e li ha costituiti apostoli, li ha anche inviati per una missione da compiere con lui e da continuare dopo di lui. L’attività missionaria con Gesù a volte è massacrante perché, non solo è itinerante tanto da non avere spesso un luogo dove posare il capo; è anche così frenetica da non avere il tempo per mangiare o per riposare.
Gesù invia i suoi apostoli in mezzo alle folle e molta gente si accalca per chiedere insistentemente di essere guarita, istruita, sfamata.
E’ più che normale, allora, appena si può ritornare a casa, dal Maestro, sedersi attorno a lui e parlargli del vissuto, delle fatiche, dei successi come dei fallimenti, delle ansie come degli scoraggiamenti. E’ un legittimo momento di famiglia.

Gesù con tratto squisitamente umano e umanizzante sa cogliere la fragilità dei suoi, anche se riconosce in loro una grande buona volontà e aspetta il momento giusto per trasformare la stanchezza dei suoi in una opportunità educativa: nella missione, qualunque essa sia, non è necessario strafare. Occorre saper riconoscere il momento di staccare.
Mettersi, di tanto in tanto, in disparte. In questo modo gli apostoli possono prendere coscienza se sono malati di protagonismo o no.
Da soli; la solitudine, il contatto con se stessi, può aiutarli a ritrovarsi come persone normali e a rimettere a fuoco le motivazioni del Regno.
In un luogo deserto; è lì che il silenzio parla, ed è lì che più facilmente può riemergere quella Parola che ha fatto di loro dei pescatori di uomini, è lì nel deserto, dove gli orizzonti di presenze umane sfumano, che il riposo è  possibile.

“Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’ “  (v. 31).

E’ molto bello pensare a questo viaggio di Gesù sulla barca con i suoi apostoli per recarsi lontano, in un luogo deserto, in disparte.
Gesù però non finisce mai di sorprendere perché, sceso da quella barca e non trovandosi affatto in un luogo deserto in disparte, ma al contrario ancora assalito dalla folla grande, disorientata e senza una guida, fa esattamente il contrario di quello che aveva appena insegnato ai suoi.
E’ una contraddizione?
Affatto!
Gesù a quella vista, ebbe compassione.
Quando l’amore è più grande, può chiedere anche il sacrificio dei diritti più legittimi.
Gesù non chiede questo agli apostoli (Marco infatti non lo dice) ma a se stesso: “e si mise a insegnare”.
Sicuramente gli apostoli hanno imparato.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Soli con Lui

luglio 8th, 2015

XVᵃ domenica per annum B                                                       12 luglio 2015

Vangelo di Marco cap.6,7-13

Nel brano del vangelo che la liturgia ci dona in questa XVᵃ domenica per annum,  Marco descrive il momento in cui Gesù invia, per la prima volta, i suoi discepoli in missione.

E’ un racconto che offre luci preziose per il nostro cammino alla sequela di Gesù.

“Gesù chiamò a sé i dodici”.  La capacità di annunciare il Vangelo scaturisce nel cuore di chi è intimo a Dio, di chi dimora nella Parola e lascia che la Parola diventi in lui/lei  sguardo nuovo che vede le povertà dell’uomo e della donna del suo tempo.

“Dava loro potere ”. Concetto generalmente  inquinato che attraversa la nostra mentalità attuale. Dare o avere potere significa prevalere, avere delle possibilità sugli altri, dominare, imporre i propri giudizi e le proprie decisioni. Per Gesù non è così. Per lui avere potere significa dare potere, dare cioè la possibilità a chi condivide la sua vita, di mettersi al servizio della vita con le sue energie più belle,  ed è per questo che chiede che i suoi discepoli assumano uno stile di vita nuovo, cambino mentalità. Quando Gesù chiama a sé è sempre per promuovere la persona, per farla fiorire, per darle la possibilità di essere protagonista nei Suoi progetti d’amore.

“Ordinò loro di non prendere con sé pane, sacca, denaro, tunica”, insomma tutto ciò che sembra necessario al proprio sostentamento per il viaggio. Al contrario Gesù esorta i suoi discepoli di prendere con sé i sandali ed il bastone. Insegnamento grande!

Non è possibile annunciare il vangelo e continuare a pensare a noi stessi, a metterci al sicuro, a prevedere eccessivamente. Quando Gesù invia, chiede di uscire davvero da ogni forma di egocentrismo e di armarsi soltanto  di sandali e di bastone perché questi sono gli strumenti dell’esodo, del cammino verso…

Il vangelo ci propone di abbracciare con coraggio il potere della debolezza perché la forza e la potenza dell’annuncio non deriva tanto dall’ efficienza umana quanto piuttosto dalla sconvolgente libertà di chi si è affidato/a totalmente alla causa del Regno dimenticando se stesso/a.

“Ed essi, partiti, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Stupore o scandalo?

luglio 1st, 2015

XIVª Domenica per Annum B                         Domenica 5 luglio 2015

Vangelo di Marco  cap.6,1-6

La vita pubblica di Gesù è caratterizzata dal camminare, andare, cercare, uscire, incontrare. L’annuncio del Regno è un bisogno struggente del suo cuore obbediente che ha fatto della volontà del Padre il suo cibo. La missione di Gesù sulla terra è racchiusa “nell’affocato desiderio”, direbbe Santa Caterina da Siena, per la riconciliazione di famiglia, i cui figli si sono dispersi perché hanno interrotto ogni legame d’amore col Padre ed hanno preferito le tenebre alla luce, la divisione alla comunione, la tristezza alla fedeltà, la morte alla vita.

Gesù è l’incarnazione del desiderio del Padre che cerca i suoi figli.

“Più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare” (Os 11,2-11).

Gesù non trascura di predicare e insegnare nella sua patria, ma con grande meraviglia incontra diffidenza, ostilità, incredulità. Eppure Marco afferma che “molti ascoltando rimanevano stupiti”.

La parola di Gesù  può creare uno stupore che genera fascino e quindi sequela; questo accade se il cuore è vulnerabile e si lascia ferire dalla bellezza della verità anche quando la verità è esigente. Ma c’è uno stupore che diventa motivo di scandalo, come in questo caso in cui gli orizzonti dello sguardo umano sono gretti e ottusi perché ostinati nel controllo delle situazioni e delle persone, solo pronti a gestire la vita propria e altrui.

Un tale atteggiamento di chiusura non scoraggia Gesù, anzi, dopo averne preso atto con meraviglia e accettando di non poter operare prodigi tra i suoi, Egli riprende il largo.

“ Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando” (Mc 6,6).

Oggi Gesù illumina di luce straordinaria il cammino di chi ha deciso in cuor suo di seguirlo e di camminare sulle sue orme.

Non nel controllo dei risultati raggiunti dalle nostre fatiche apostoliche dobbiamo investire energie; non il successo o l’insuccesso della nostra predicazione ci deve rendere felici o infelici, ma piuttosto la ferma decisione di perseverare come Lui e con Lui nel percorrere cammini umani ovunque, mettendo incessantemente le nostre vite al servizio della Parola che salva.

Sr M. Viviana Ballarin o.p.