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Intuire l’essenziale

settembre 22nd, 2015

XXVIᵃ domenica per Annum  B                                        27 settembre 2015

Vangelo di Marco cap.9,38-43,45-48

“…volevamo impedirglielo perché non ci seguiva”.

I discepoli seguono Gesù, ma ancora non riescono ad entrare nella logica e nello stile di vita che il Maestro sta tentando, in tutte le maniere, di insegnare a loro. Non sono farisei e neppure ipocriti e falsi, ma in qualche modo lo spirito farisaico li ha intaccati. E allora, forse non se ne accorgono, ma pensano e parlano come i farisei etichettando chi non è bravo come loro, chi è diverso, chi non fa le cose che fanno loro, chi non si presenta a posto con le regole che loro osservano… chi non va a messa, chi non frequenta i gruppi parrocchiali, chi entrando in chiesa rimane in fondo perché sa di essere indegno, peccatore e si sente a disagio a mettersi davanti con quelli che sono i bravi cristiani.

Ormai sappiamo bene che questo non è il problema di Gesù. Ma noi, dopo duemila anni ancora non lo abbiamo capito.

Per Gesù il problema è il cuore dell’uomo; Gesù cerca il cuore dell’uomo per incontrarlo e per donargli un po’ del suo cuore, un cuore che non cataloga, che non giudica ma che per i piccoli, per i diversi, per i peccatori, per coloro che sono smarriti, disorientati, per coloro che sono fuori dal gruppo dei perfetti e dei sani prova compassione.

Gesù vorrebbe che i discepoli imparassero da lui la compassione ed è per questo che li mette ancora una volta in guardia da ciò che può far morire il suo Evangelo: lo scandalo di un cuore che giudica invece di amare.

Il giudizio è l’atteggiamento e il comportamento dei farisei.

Non è possibile comportarsi da fariseo e nello stesso tempo seguire Gesù. E’ uno scandalo che danneggia tutti, ma in modo particolare i più piccoli.

Qui Gesù è severo e chiaro fino al punto da indicare ai suoi discepoli alcuni criteri fortissimi per aiutarli a scegliere quale strada intraprendere. Si tratta ancora una volta di intuire l’essenziale, ciò che veramente vale nel Regno che il Figlio dell’uomo è venuto ad annunciare con la sua parola e la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Potere dell’amore: non avere potere

settembre 15th, 2015

XXVᵃ domenica per Annum B                                                      20 settembre 2015

Vangelo di Marco cap. 9,30-37

“Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo”.

Domenica scorsa dicevamo che parlare per  ‘sentito dire’ è facile e le parole escono a profusione.
Quanta leggerezza attorno a noi, quante parole!
Quando però qualcuno entra nella nostra vita e condivide ciò che gli appartiene veramente, allora molto spesso ci imbattiamo nella drammaticità di esperienze che ammutuliscono.

Gesù parla ai suoi discepoli e rivela loro alcuni particolari del cammino che lo aspetta: dovrà essere consegnato nelle mani degli uomini e ucciso, ma poi risorgere.
Si tratta di una condivisione inaspettata che pone i discepoli di Gesù nel cuore del progetto che il Padre sta realizzando proprio nella carne del suo Figlio prediletto, colui nel quale, sul monte della trasfigurazione aveva posto il suo  compiacimento.
Sarebbe stata una preziosa opportunità per i discepoli: provare a capire, ad entrare, magari con la richiesta di qualche spiegazione, nell’intimità di un rapporto sempre offerto ma mai compreso e accolto.
I discepoli, di fronte ad una notizia drammatica che esce dal cuore  di Gesù più che dalla sua bocca, decidono ancora una volta di fare comunella tra loro scegliendo la via della banalità.
Per loro è più importante discutere su chi ha più importanza, su chi è più grande, su chi vale di più!

Quanta meschinità ingarbuglia il cuore umano!
Mi chiedo: ma non è forse anche la mia, la tua foto, questa?

Gesù ri-accetta di mettersi al passo dei poveri discepoli e di ripetere la lezione perché davvero sembra che proprio non abbiano compreso niente della esperienza che lui vuole condividere con loro.
“Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo e il servitore di tutti”.
Gesù accogliendo il progetto del Padre di dare la sua vita per la salvezza dell’umanità, si è fatto ultimo, si è fatto nostro servo; un servizio che, per essere realizzato dovrà passare attraverso il dolore e la morte.
“Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua somiglianza con dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo…per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome”(Fil. 2,6-9).

E’ proprio questo che lui vuole condividere con i suoi.
Ma soltanto chi avrà la capacità di accogliere uno stile di vita e di mentalità simboleggiato dal bambino che Gesù pone in mezzo a loro, saprà accogliere la sfida della sua proposta: accoglierà Gesù; vivrà Gesù.

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

“Ma voi, chi dite che io sia?”

settembre 8th, 2015

XXIVᵃ domenica per annum B                                      13 settembre 2015

Vangelo di Marco cap. 8, 27-35

E’ facile ripetere e diffondere informazioni per sentito dire. Spesso non ci si accorge neppure che questo modo di fare diventa azione e orientamento di scelte  confuse e superficiali. La vita assume lo stile del pettegolezzo chiacchierone deresponsabilizzante. Si può dire tutto di tutti, in ogni situazione, senza assumere alcuna responsabilità. Nelle chiacchiere, è sempre un altro il responsabile e tutto assume il tono della banalità.  Così, alla domanda di Gesù, intelligentemente posta, i discepoli rispondono senza valutare troppo quello che riferiscono. Chiamati a seguire il Maestro più da vicino,  essi sembrano lenti nel comprenderlo, duri di cuore e di cervice nel rispondere ai suoi inviti; si accontentano di ripetere quanto fa rumore attorno a loro e non si accorgono che invece che Gesù sta aspettando la loro personale risposta. E’ necessaria la domanda esplicita: “ma voi, chi dite che io sia?”.

Per voi, per te, chi sono io?

Qui, come altrove, Gesù cerca un tu con cui stabilire un rapporto personale che non è possibile quando questo tu non si percepisce incontrato. Gesù tenta questa esperienza meravigliosa di umanizzazione con i suoi discepoli, ma quanto cammino ancora da fare! Ce lo fa comprendere Pietro con la sua risposta ‘esatta’, ma imparata a memoria e, tutt’altro che espressione di esperienza di incontro. Se così fosse, non avrebbe avuto il coraggio dopo poco di rimproverare Gesù per quello che avrebbe detto riguardo la sua passione e la sua morte.

Questa purtroppo è la fotografia dei discepoli. Gesù comprende che ha molto ancora da insegnare. Infatti Marco aggiunge che, da quel momento Gesù “cominciò ad insegnare loro dicendo apertamente che il figlio dell’uomo doveva soffrire molto, essere rifiutato, venire ucciso e dopo tre giorni risorgere”.

Riconoscere e affermare che Gesù è il Cristo, significa anche assumere la responsabilità di pensare non secondo gli uomini, ma secondo Dio e molto spesso il pensiero di Dio contraddice il nostro; avere il coraggio di ammettere e affermare che davvero Gesù è il Signore della nostra vita, significa  perciò decidere di anteporre ad ogni cosa, anche quella più cara e alla quale ci teniamo di più, il progetto di Dio sulle nostre vite. Non c’è vero discepolato senza risposta responsabile e personale.

Il Signore chiama, ma la risposta è e rimane sempre libera e nostra. “ Chi vuole…” (cfr. Mc.8,35)

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Dialogo nel silenzio

settembre 1st, 2015

Domenica XXIIIᵃ per annum  B                                              6 Settembre 2015

Vangelo di Marco 7,31-37

“Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli le mani”.

Seguiamo Gesù nella sua itineranza benefica tra la gente del suo tempo e avvertiamo un sentimento di disturbo nell’accorgerci che questa lo insegue solo per ottenere qualcosa da Lui.

Oggi viene chiesto a Gesù di guarire un uomo sordo e muto.

Il nostro pensiero va spontaneamente al vangelo di Giovanni ascoltato qualche tempo fa: “voi mi cercate solo per il pane che avete mangiato”. Ed anche al vangelo di Matteo: “…il vostro cuore è lontano da me”.

Gesù  Maestro e taumaturgo viene facilmente strumentalizzato e usato dalla folla che non vede più in là del proprio bisogno e si lascia sfuggire una opportunità straordinaria di incontro. D’altro canto, Gesù non si perde d’animo, anzi sembra non dare importanza, all’ottusità che lo circonda e propone uno stile singolare di vita evangelica: lo stile del porre gesti, del toccare.

Qui, come in altri incontri Gesù comunica la sua compassione, il suo amore e la sua umanità attraverso il “toccare”. Egli non ha paura di toccare, e lo fa spesso, lo fa anche quando la legge lo proibisce come nel caso della donna emorroissa. Egli tocca con lo sguardo, con le mani, con la parola, soprattutto  con il suo cuore. Mentre i farisei e gli scribi giudicano l’esteriorità, Gesù tocca la persona e questa guarisce nel corpo, ma soprattutto nell’intimo del suo essere.

“Gli pose le dita negli orecchi, …gli toccò la lingua”.

Alla folla interessa ricevere cose: pani da mangiare, guarigioni da malattie, libertà politica; a Gesù interessa incontrare la persona e stabilire con lei una relazione. Solo relazioni vere abitate dal cuore fanno vivere, a volte anche ri-vivere.

Nessuno può distoglierlo da questo progetto di alta umanità, neppure coloro che sotto la croce lo provocano mentre dialoga con il ladrone pentito.

“Gli disse: apriti!”.

Certamente Marco, riferendoci questa parola di Gesù, consegna ai suoi lettori di tutti i tempi  la possibilità di assumere gli stessi atteggiamenti di Gesù e nello stesso tempo l’invito a ad aprirsi all’accoglienza di Colui che è il Figlio di Dio.

Tu eri dentro di me ed io ero fuori,
tu mi chiamasti e quella tua voce squarciò la mia sordità;
tu balenasti e fu dissipata ma mia cecità.
Tu mi hai toccato ed ora io anelo alla tua pace.
Tardi ti amai bellezza infinita, tardi ti amai bellezza così antica e così nuova. (cfr. S. Agostino)

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.