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Beati….

ottobre 29th, 2015

XXXI domenica per Annum B                                             1 novembre 2015

Vangelo di cap. 5, 1-12

Matteo scrive il suo vangelo per  la comunità di quei giudei che  hanno riconosciuto ed accettato Gesù il Messia atteso, ma  con alcune resistenze e condizioni. Lo vogliono  profeta sulla scia di Mosè e di Elia. Cosa vuol dire? Che sia un osservante della legge. Matteo invece vuol far comprendere che Gesù è superiore a Mosè e a tutti i profeti. Gesù, colui che è venuto a proporre e a realizzare un’ alleanza nuova  di Dio con il suo popolo, un’ alleanza non effimera ma perenne e indistruttibile, sale sul monte ; il monte delle beatitudini e poi sul monte dove sorge Gerusalemme, luogo della sua morte , luogo in cui si sigillerà l’eterna alleanza non fatta di leggi, ma di una relazione nuova con Dio, relazione di fede e di amore.

In questa relazione si capovolge tutto: infatti,  non conta tanto ciò che l’uomo fa nei confronti di Dio, (opere della legge) ma conta l’accoglienza di ciò che Dio fa per l’uomo.

Il rapporto dell’uomo con Dio non è basato tanto sull’obbedienza alla legge di Dio, ma sulla accoglienza e sulla somiglianza del suo amore. E’ importante tener presente questo perchè nel giudaismo il vero credente era colui che osservava la legge. Chi non osservava la legge per qualsiasi motivo, era discriminato.

 Gesù è venuto a sconvolgere questa mentalità. Gesù è venuto a dirci che il vero credente è colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo.

Con Gesù finisce la categoria del merito, l’amore di Dio non si merita, l’amore di Dio lo si accoglie come dono gratuito. Questa è la novità portata da Gesù.

Gesù, vedendo le folle  sale sul monte e pronuncia le beatitudini.

L’osservanza della legge garantiva lunga vita terrena, l’accoglienza delle beatitudini garantisce già da questa terra una qualità di vita che è indistruttibile.

Gesù inoltre quando parla di vita eterna non parla di una vita che  sarà un premio nel futuro come nel mondo giudaico, ma ne parla sempre al presente.

La vita eterna per Gesù non è un premio nel futuro, ma una possibilità da sperimentare ora.

Chi accoglie il messaggio di Gesù fin da ora fa esperienza di quella libertà, di quella pace e di quell’amore per il quale è portato dentro una dimensione di vita che è quella definitiva.

Infine: mentre la legge (i comandamenti) è per il popolo di Israele, per un singolo popolo dunque, le beatitudini sono per tutta l’umanità, tutti possono accogliere e vivere questo messaggio.

Beati….è la parola che ridonda in questo brano evangelico.

Lette in chiave di vita spirituale, le beatitudini sono una meravigliosa radiografia della santità cristiana; presentano la sostanza della  vita cristiana. Beatitudine vuol, dire felicità, pienezza, contentezza. La parola greca che è soggiacente alla parola “beato” significa uno che sa stare al posto giusto, nel tempo giusto, che sa entrare nelle opportunità. Questa è una chiave molto importante per capire il cristianesimo un po’ globalmente. Un cristiano prima di tutto è un uomo felice, è una donna felice, è una persona che va al centro, al bersaglio dell’esistenza, che sa vivere secondo una qualità di vita che è quella più alta, la vita divina, la vita da figli di Dio. Per entrare in questa vita c’è da sfruttare l’occasione, la porta che la provvidenza apre.

Le beatitudini pronunciate da Gesù sono occasioni aperte ad ogni persona; in queste beatitudini si manifesta la grazia dello Spirito Santo che entrando in condizioni dalle quali noi scapperemo, come situazioni di fame, di pianto, di persecuzione ecc…diventano nelle mani di Dio la nostra forza, sono valorizzazioni di situazioni che sembrano disgraziate e che non ci dovrebbero capitare e che invece diventano la nostra sorte meravigliosa.

Per capire e accogliere la nuova legge di Gesù delle beatitudini occorre essere aperti allo Spirito, solo si capiscono se si ha il cuore aperto, si capiscono dalla consolazione dello Spirito Santo. Non si possono capire con l’intelligenza umana soltanto.

sr. M. Viviana Ballarin
o.p.

FIGLIO DI DAVIDE, GESÙ, ABBI PIETÀ DI ME!

ottobre 21st, 2015

XXX Domenica per Annum  B                                                                25 ottobre 2015

Vangelo di Marco cap.10, 46 – 52

Oggi il Vangelo ci parla della preghiera che squarcia il cuore del Padre. Lo fa raccontandoci la storia di un cieco, povero. Oltre a non vederci quest’uomo, che l’evangelista identifica con nome e cognome, è costretto a mendicare seduto lungo la strada.

Bartimèo, figlio di Timéo  affoga in due gravi difficoltà: la cecità e la povertà, ma ciò che appesantisce maggiormente la sua esistenza è il fatto che, lungo la strada della sua misera vita, se ne sta seduto, elemosinando la sua sussistenza dagli altri. E’ proprio questo stato che lo rende di giorno in giorno più cieco e più povero, inerte, sulla strada della vita.  Proprio su quella strada però, un giorno passa Gesù e l’uomo inizia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”

Un cambiamento repentino! Da dove può uscire, con tanta forza un grido così potente, da stizzire molti ma, da far fermare il passo di Gesù e attirare la sua attenzione?

Gesù si fermò e disse: “chiamatelo!”.

In realtà lo sguardo d’amore di Gesù, che sempre precede, si era già posato su di lui  perché solo  la dolcezza forte di quello sguardo può aver suscitato nel cuore di quel cieco povero, una invocazione così bella. “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.

Gesù si ferma, lo vuole vicino e gli chiede di manifestare il vero desiderio che lo abita, desiderio forse assopito, schiacciato dalla durezza della vita e dalle ferite che lungo la strada lo hanno reso cieco.

“Che io veda di nuovo!”. Di fronte ad un tale affidamento  Gesù non resiste e come per la donna emorroissa esplode in un grido di gioia: la tua fede ti ha salvato! Ora và.

E la luce che avvolge di nuovo la vita di Bartimeo ora gli permette di vedere quale è la strada da percorrere: la strada della sequela. “Lo seguiva lungo la strada”

Che il grido di Bartimeo diventi anche la nostra preghiera e, ci renda pellegrini gioiosi sulla strada del vangelo.

sr. M. Viviana Ballarin o.p.

MAESTRO, VOGLIAMO CHE TU FACCIA PER NOI QUELLO CHE TI CHIEDEREMO

ottobre 14th, 2015

XXX domenica per annum B                                                18 ottobre 2015

Vangelo di Marco cap. 10, 35 – 45

I farisei mettono alla prova Gesù, il giovane ricco sorpreso dal Suo sguardo d’amore se ne va rattristato ed oggi, con  i figli di Zebedeo siamo punto e a capo.

L’opera educativa di Gesù nei confronti dei suoi discepoli si fa di giorno in giorno più ardua.

Anche questi, come gli altri, non riescono ad entrare nella logica del Maestro che, tuttavia, hanno deciso di  seguire.

Addirittura, il tono della richiesta di Giacomo e di Giovanni è alquanto imperativo, rivelatore quindi di un sentire dalla lunghezza d’onda  molto lontana da quella del “Figlio dell’uomo” venuto per dare la sua vita e per offrirla a vantaggio di molti.

Sulla scia delle rimostranze di Pietro: “ ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…”, questi due discepoli rivendicano dei diritti, mercanteggiano baldanzosamente un rapporto che dovrebbe essere di amore gratuito, risposta ad un amore senza limiti che già hanno ricevuto e che, abitando col Maestro, avrebbero già dovuto sperimentare. Ma forse l’inghippo è proprio qui. Non possono vivere il cuore di un rapporto umano autentico perché non si arrendono alla gratuità che il Maestro offre e propone a loro. Ancora una volta Gesù, che sopporta pazientemente di interfacciarsi con la mediocrità superficiale, permette ai due di rivelarsi quali sono e li recupera prima che vadano alla deriva come invece tentano di mandarli i loro compagni altamente indignati.

Gesù rimette a fuoco, per l’ennesima volta la questione: chi mi vuol seguire, non ha bisogno di preoccuparsi di guadagnare prestigio o cariche, ma piuttosto deve occuparsi di una cosa sola veramente necessaria: aderire al progetto di Dio e alla sua volontà.

E, per chi ha voglia di lasciarsi interpellare, Gesù lo precede sempre, aprendo il cammino e indicando la strada: “Anche il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

sr. M. Viviana Ballarin o.p.

VIENI! SEGUIMI

ottobre 7th, 2015

XXVIIIa domenica per annum  B                                                            11 ottobre 2015

Vangelo di Marco cap. 10,17-30

 “Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi”.

Gesù annuncia il vangelo del Regno e lo fa instancabilmente: lo annuncia alle folle, agli scribi e dottori della legge, ai farisei, ai discepoli, ai dodici, lo annuncia a singole persone, a Zaccheo, alla samaritana, all’emorroissa, al cieco nato, al paralitico, a me, a te.

Spesso nei vangeli viene detto: Gesù, passando vide…

Oggi, nel dialogo con quel tale Gesù non guarda solamente, ma fissa lo sguardo su di lui, e lo ama.

E’ un momento stupendo per la vita di quell’uomo! Un’occasione unica per fare la scelta della felicità, quella che nessun ladro può rubare e nessuna tignuola può corrodere.

Quando ti trovi di fronte ad uno sguardo che, penetrandoti impregna la tua anima di amore, non puoi rimanere come prima; lo sguardo amante trasforma. Lo sguardo amante fa la verità nella tua vita, ti dice chi sei e rivela te a te stesso. Il coraggio della verità rende liberi e felici.

Marco ci fa comprendere che quell’uomo purtroppo sembra aver perso l’occasione, forse unica della sua vita,  di diventare veramente felice.

Quel tale, convinto di poter entrare nella vita eterna contando sulle proprie forze e per i meriti di tante opere buone compiute, sotto lo sguardo amante di Gesù vede sgonfiarsi la falsa immagine di sé costruita nel tempo. Non basta fare molto e fare bene per seguire Gesù. Chi nutre i suoi giorni di autoreferenzialità non può seguire Gesù. Ed è proprio questo che il Maestro buono, con lo sguardo pieno di amore fa comprendere a quel tale. Come a dire: ti comprendo, conosco quali sono le ricchezze che ti schiavizzano, vedo anche la tua buona volontà e la tua ingenuità bambinesca, ma se vuoi puoi. Esci dunque, apriti, dona, non pensare più a te stesso, pensa agli altri , fa’ della tua vita un dono, liberati da ciò che ti preoccupa e ti intralcia il cammino, scegli di costruire il tuo tesoro in cielo: seguimi!

Sicuramente quando Papa Francesco sogna “una chiesa in uscita”, ha in mente questo dolce e tagliente invito che Gesù rivolge ad ogni cristiano. Quante volte anche su ciascuno di noi Egli ha posato il suo sguardo amante e quante volte fissandoci negli occhi   ci ha detto: va’, vendi, dallo ai poveri e seguimi?

Che risposta gli stiamo dando?

Sr. M. Viviana Ballarin o.p.

L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto

ottobre 2nd, 2015

XXVIIa  Domenica per annum  B                                                                  4 ottobre 2015

Vangelo di Marco: 10, 2-16

I farisei sono la spina nel fianco di Gesù lungo tutto il suo ministero apostolico. Ad ogni pié sospinto essi spuntano fuori e  affrontano il Maestro per “metterlo alla prova” ci dice oggi Marco. 

“Il bastone tra le ruote” sembra essere una componente necessaria là dove c’è un progetto che porta l’impronta divina. Esso appare un ostacolo ma, in realtà si trasforma quasi sempre in un trampolino di lancio. Pensiamo a tanti progetti divini realizzati in creature che hanno percorso sentieri tutt’altro che piani.  

Abramo fu messo alla prova; Giobbe fu messo alla prova, i profeti tutti sono messi alla prova, Gesù costantemente è messo alla prova, la chiesa anche dei nostri giorni è messa alla prova.

La domanda che questa volta i farisei pongono a Gesù è subdola e mal posta, ma lui conosce molto bene la legge di Mosè ed è attento a non cadere nella trappola. Qualsiasi sua risposta, avrebbe offerto ai farisei l’appiglio per accusarlo di affermare qualcosa contro la legge di Mosè; sarebbe stato gravissimo per un ebreo osservante.

Gesù che conosce fino in fondo i pensieri segreti dell’uomo, risponde ponendo loro una domanda: “ Che cosa vi ha ordinato Mosè?” e svela così la durezza del cuore di coloro che gli stanno dinanzi come di quelli del tempo di Mosè. L’invito di Gesù è sempre: andare oltre la legge.

Impresa molto ardua!

Gesù non si stanca di annunciare e di seminare nel cuore dei suoi ascoltatori i germi del vero progetto di Dio sull’uomo e sulla donna, i germi della legge fondamentale e fondante della creazione: “…e i due diventeranno una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.  L’amore per natura è eterno e l’unità che può costruire è così forte e così profonda che per natura è inscindibile.

L’amore vero è comunione perché ha la sua origine nel cuore della Trinità Santa. L’amore coniugale autentico scaturisce da questa sorgente divina, non può assolutamente essere diviso. La divisione è assenza di questo amore.

Ma, chi può comprendere e  vivere un tale amore?

Occorre farsi bambino perché, dice Gesù: “ a chi è come loro appartiene il regno di Dio”.

sr. M. Viviana Ballarin o.p.