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Sei tu il Re dei Giudei?

novembre 19th, 2015

XXXIVᵃ domenica per annum B                                                        22 novembre 2015
Solennità di Cristo Re dell’universo                                                                   

Vangelo di Giovanni cap. 18, 33b – 37

Gesù, è stato consegnato nelle mani di coloro che gestendo la giustizia sociale, devono ora pronunciare la sentenza su di lui e deciderne la sorte.

Il vangelo di Giovanni che racconta un momento particolare di tale giudizio, ci fa percepire chiaramente quanto è limitata la mente umana nel cogliere la verità e quanto sono lontani i pensieri di coloro che governano la terra da quelli di Colui che oggi ci dice: “il mio Regno non è di questo mondo”.

I poteri terreni entrano spesso in conflitto, generano lotte, guerre ed eliminazione dei più deboli perché la brama di dominio porta sempre a decisioni malvagie, sia nei grandi come nei piccoli affari quotidiani. Lo abbiamo tristemente constatato e sofferto anche in questo ultimo scorcio di storia umana.

Gesù dichiara esplicitamente: “ Se il mio Regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perchè non fossi consegnato”.  Gesù, nella sua vicenda umana, mai è sceso a compromessi con la logica del potere umano; la sua è sempre stata, e qui lo conferma solennemente, una logica di libertà fino al punto da lasciarsi consegnare ad una logica infame ed essere ucciso ingiustamente  per dichiarare al mondo e lungo tutti i secoli della storia e dell’eternità che  lui è  il vero Re , un re che non scenderà neppure dalla croce  perché per questo è stato inviato nel mondo, per dire a tutti la verità dell’amore del Padre suo per l’umanità.

La liturgia di oggi, conclude l’anno liturgico e confessa che Gesù è il Re dell’universo; è Lui che ci ha amati  e  ci ha liberati dal peccato nel suo sangue; Lui ha fatto di noi tutti il suo Regno.

Una grande luce avvolge la chiesa ancora pellegrina nel mondo ed una grande speranza rinasce nel cuore attraversato da grandi tribolazioni: “ Il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai; il suo regno non  sarà mai distrutto”.   “Tu lo dici: Io sono Re”.

sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Gesù è giunto a Gerusalemme

novembre 12th, 2015

XXXIIIᵃ domenica per annum B                                         15 novembre 2015

Vangelo di Marco cap. 13, 24 – 32

Domenica scorsa, al tempio, abbiamo appreso una lezione  molto importante se, insieme a Lui ci siamo soffermati ad osservare  e a riflettere  sull’offerta che la povera vedova deponeva nel tesoro.  Il vero discepolo è colui che è disponibile a dare tutto con gratuità.

Oggi  incontriamo Gesù ancora a Gerusalemme, accanto al tempio.  Gerusalemme è la meta del suo viaggio d’amore sulla terra. Con il capitolo 14, Marco inizierà il racconto della passione e della morte di Gesù.

Qui, dinanzi al simbolo della gloria e della potenza di Gerusalemme,  il Maestro ha ancora qualcosa da dire ai suoi discepoli per spiegare loro che cosa significa dare tutto nella gratuità e per prepararli a percorrere con Lui la via della croce che è salvezza, che è l’unica vera ricchezza. Dello sfarzo del tempio di Gerusalemme non rimarrà che pietra su pietra.

Che cosa sceglierà il discepolo? 

E’ spaventoso ciò che dovrà affrontare Gesù fra poco, e lo sarà anche per i suoi discepoli, lo sarà per chiunque ha deciso di camminare sulle sue orme. C’è sempre il maligno sulla strada del giusto che tenterà, ma invano, di distruggere l’opera di Dio.  I discepoli si spaventano e sentono il bisogno di chiedere a Gesù di far loro conoscere quando accadranno quelle cose spaventose.

Gesù rassicura i suoi confermando che lo Spirito Santo presente in loro li difenderà e parlerà al loro posto; sarà lui il loro difensore in ogni cosa.

Già da ora l’evangelista lascia intravedere che la morte non sarà l’ultima parola per Gesù e neppure per i suoi discepoli no, perché dopo la grande tribolazione  il Figlio dell’uomo riapparirà con grande potenza e gloria. I discepoli ancora una volta non possono comprendere le parole di Gesù ed è molto comprensibile la loro paura, la confusione, lo sbigottimento.

C’è ancora una affermazione di Gesù che conforta e rassicura e diviene fondamento della speranza e della gioia cristiana anche in mezzo alle tribolazioni: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Tutte le parole che Gesù ci ha regalato lungo tutto il suo vangelo non passeranno perché sono parole di vita eterna. Pietro, in quel faticoso momento di fede lo aveva già affermato!

Oggi dunque, anche a noi basta sapere con certezza che “il giorno del Signore” verrà, ed è per questo che vogliamo rinnovare la nostra fede nelle parole del Signore e affidarci senza timore al Padre. Questo atteggiamento di veglia ci consente di scorgere tra gli avvenimenti piccoli o grandi della nostra vita personale, della vita della Chiesa e di quella del mondo, le continue venute di Gesù che ci chiama a seguirlo  giorno dopo giorno. 

 sr. M. Viviana Ballarin o.p.

Ha donato tutto quanto aveva per vivere

novembre 5th, 2015

XXXIIᵃ domenica per annum B                                               8 novembre 2015

Vangelo di Marco cap.12,38 – 44

Marco, nel brano di questa domenica ci regala una perla dell’insegnamento di Gesù ai suoi discepoli. Ci stiamo ormai avviando alla conclusione dell’anno liturgico; abbiamo camminato anche noi insieme a Gesù che, di domenica in domenica, a volte soavemente altre energicamente, ha cercato di introdurci, con i suoi discepoli, nelle profondità del mistero d’amore del Padre incarnato nella Sua persona. è stato un cammino meraviglioso  lungo il quale , a volte ci siamo scoperti  farisei-ipocriti, a volte discepoli ottusi e timorosi, altre volte baldanzosi, superficiali e pretenziosi, altre ancora arrivisti dalla dura cervice , comunque sempre attenti ad ascoltare la sua Parola nonostante l’incapacità di intenderla, di accoglierla e di metterla in pratica.

La presenza di Gesù nella vita dei discepoli è come una fresca goccia di rugiada che, appoggiandosi sul lembo di terra che è la loro umanità, la fa tutta  rinverdire e brillare al sole della vita nuova.

Così è per noi. La sua Parola discendendo poco a poco nel nostro cuore lo ha imbevuto di vangelo.  Ora sta a noi custodirla perché possa rivivere nei nostri gesti, nelle nostre parole, nelle nostre scelte quotidiane.

In questa domenica il nostro cuore è scaldato dall’esempio della povera vedova che, con cuore affidato, dona la sua parte di contributo per il tempio, la casa di Dio  perché possa continuare a risplendere di grande luce. La donna dà pochissimo: due spiccioli, ma è tutto quanto possiede.

Il suo è un grande gesto che rivela la qualità del suo animo, della sua vita: Dio è al di sopra di tutto, anche della sua stessa sopravvivenza!

Quando hai deciso che Dio è tutto, divieni capace di donare tutto. Donando tutto manifesti che la tua vita è una vita affidata. La tua preoccupazione infatti non sarà più il “conservare”, ma il “donare/donarti”. Lo sguardo di Gesù è là; Egli osserva scribi,  farisei e molta gente ricca che mette molto denaro nel tesoro e vede anche una donna povera che lascia cadere dalle sue mani solamente due spiccioli. Ogni volta che lo sguardo amante di Gesù  si posa sulle azioni umane queste ne ricevono la giusta interpretazione.

Donare, dopo esserci messi al sicuro con la garanzia che niente più ci manca, significa dare del superfluo, e il superfluo è ciò che non ha più il gusto delle cose che valgono. 

Donare il poco che hai perché ne vale la pena significa dare molto perché è qualcosa che ti appartiene e sai che rinunciandovi potrebbe costarti un caro prezzo, ma doni e ti fai dono.

Gesù si schiera dalla parte della vedova povera, della vedova di Sarepta di Sidone, di Abramo sul monte Oreb, di Maria e Giuseppe quando presentano Gesù al tempio, dalla parte di chi dà tutto quello che ha, non importa se è poco.

E noi, i nostri Istituti religiosi, le nostre parrocchie, la nostra chiesa… quanto stiamo mettendo nel tesoro del tempio?

sr. M. Viviana Ballarin o.p.