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Ragazzo, dico a te, alzati!

giugno 7th, 2013

Domenica X T.O./c             9 giugno 2013

Dal Vangelo secondo Luca Lc 7,11-17

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.

Camminare con Dio, farsi compagno di strada. Gesù cammina con i discepoli e la folla, condivide il loro passo, il loro ritmo. Quante volte pensiamo che educare voglia dire guidare e non condividere? Chi si limita a guidare spesso non si accorge se l’altro lo segue. Chi “condivide con” ha di mira la meta, sì, ma ha l’unico scopo di arrivarci con l’altro, che diviene così fratello rispettato e accolto.

Quante volte pensiamo che la responsabilità sia sinonimo di capo e non di leader, che implica un “camminare con” sul modello di Gesù, un riconoscere i compagni di viaggio e non trattarli da estranei “intruppati” o oggetto di potere personale.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Molta gente era con lei, ma chissà quanti erano riusciti a consolare quel dolore? Si limitavano forse a guardare e a provare un sentimento di commiserazione o riuscivano a toccarla ad accostare quel dolore profondamente?

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!».
Ecco Gesù condivide anzitutto lo stato d’animo, le si fa vicino. Colpisce che il primo sentimento che muove Gesù è quello di farsi prossimo, vicino, poi solo dopo farà qualcosa.
Pensiamo al nostro agire spesso animato dalla convinzione che solo facendo qualcosa, rendendosi utili si possa comprendere il dolore del fratello. Ma quel dolore non ci tocca, non ci lacera le carni, non ci fa stare svegli. Papa Francesco ha detto: “quando fai l’elemosina guardi il povero negli occhi? Guardiamo il dolore di tante donne, violentate, bambini abbandonati, uomini che hanno perso la dignità con il loro lavoro? Questi dolori ci lacerano? Ci interpellano? O ci vedono solo lì ad accompagnarli, come la folla accompagnava la vedova?

Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!».
Tocca, non agisce a distanza….quante volte pensiamo al bene per procura, con delega? Il dolore del fratello non ci tocca e non lo tocchiamo

Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Lo restituisce non lo tiene per sé! Il bene non lega mai, non vincola, non crea legami di soggezione ma libera

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
Lode e ringraziamento, eppure questa folla sarà capace di riconoscere questo Dio anche quando sarà debole deriso, in croce?

Dio è il Dio che ha dato e ha tolto: riceve la nostra fiducia incondizionata ? Oppure crediamo che sia Dio nella misura in cui non delude le mie aspettative? Sono io che cammino con Dio, oppure chiedo e pretendo che sia Dio a dover camminare con me?

Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
La “fama di Gesù” che si diffonde è la logica conseguenza del Suo camminare-con: questa modalità educativa del Signore rende la persona umana più ricca e più partecipe, tanto da fare lo stesso con altri, per tutta la Palestina. Grande modello per noi cristiani educatori: una vicinanza ai bambini e ragazzi che non è possesso, ma gratuita espressione di quanto ricevuto.

Anna Monia Alfieri, im
presidente@fidaelombardia.it