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Quell’amore che dà pace

giugno 13th, 2013

Domenica XI T.O./C        16 giugno 2013

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,36 – 8,3)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.

Dio entra in relazione con tutti, nessuno escluso, indipendentemente dalle intenzioni dell’interlocutore. Ci  possiamo chiedere: perché il fariseo invita Gesù? Forse per non essere “da meno” di chi Lo ascolta e lo segue? Forse per “provarLo”?

Dio cerca me, non si ferma di fronte alla mia imperfezione, ai miei secondi fini. Dio entra in relazione con me, li dove sono, non cerca lo spazio e il tempo ideale. Entra nella mia vita e agisce qui.

Dio entra così  in relazione con il fariseo (come con me) eppure questo evento sembra non cambiare il fariseo (e neanche me!).  L’incontro con Dio sembra non “toccare” il fariseo che si sente Giustificato e Giusto.

L’ostacolo principale alla conversione del fariseo è proprio la sua «giustizia»: egli pensa di non avere debiti (o di averne pochi) nei confronti di Dio; questo crea un tipo di relazione con Dio che non spinge il fariseo a lasciarsi rinnovare dal perdono divino, e non favorisce la comprensione del rivolgersi di Dio verso i lontani.

Il fariseo non ha lo stato d’animo adatto a incontrare veramente Gesù. E quale è il suo stato d’animo (e magari anche quello del piccolo fariseo rannicchiato dentro di noi …) di base che ostacola questo incontro? È quello di una persona sospettosa, con la mente piena zeppa di idee, di precomprensioni e di pregiudizi riguardo a come dovrebbe essere e comportarsi un “profeta” (“se costui sapesse chi è quella che lo sta coccolando non si comporterebbe così”…)

Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.

L’incontro di Dio con la donna peccatrice, che la cambia rendendola vaso traboccante d’amore, è esattamente agli antipodi rispetto all’incontro del Signore con il fariseo. Quando la relazione con Dio mi rinnova, trasformandomi da peccatore a figlio perdonato e giustificato?

La relazione con Dio domanda sempre un coinvolgimento, una libertà che si muove verso… Il fariseo, sentendosi uomo giusto e dunque degno di ricevere in casa propria Gesù, non aveva spazio nella sua vita  per una relazione autentica che tocca e cambia. Non entra in contatto con Dio perché non abbandona se stesso e le sue sicurezze.

Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!»

Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».

La situazione dei due debitori rivela la situazione di ogni uomo dinanzi a Dio: egli è sempre in debito. Il denaro è la paga di un giorno lavorativo. La somma del debito è relativamente piccola, una misura «provinciale». La differenza dei due debiti indica anche che Gesù considera il fariseo un uomo «giusto» e la donna una vera peccatrice, e non un’innocente ingiustamente trattata.

Dio non è un buonista, un sostenitore dell’uguaglianza come massificazione che mortifica  l’originalità di ciascuno di noi, ma come il Padre del figliol prodigo chiede al figlio maggiore di condividere la gioia del figlio minore e fratello ritrovato. il perdono di Dio è un perdono che salva perché è un perdono redentivo che ti offre un’altra chance.

Il creditore rimette a ognuno i debiti: è cosa insolita nei rapporti normali fra uomini. Ma qui riecheggia la novità del messaggio di Gesù: Dio si è avvicinato all’uomo come un Dio del Perdono, della Misericordia.

E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».Il fariseo è invitato a prendere coscienza che proprio il comportamento della donna nei confronti di Gesù rivela che ella ha fatto un’esperienza che gli manca, quella della bontà personale di Dio a suo riguardo. Ora la donna ha un sentimento assente nel fariseo: «Amare», che ha il senso primo di aver gratitudine. La donna ha dimostrato nel suo comportamento nei confronti di Gesù la capacità di amare, scaturita dall’esperienza del perdono gratuitamente ricevuto. La riconoscenza e la capacità di amare dimostrata dalla donna sono il segno, la conseguenza e la novità nata dal perdono ricevuto.

Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Il brano di Luca di oggi contiene molti spunti di meditazione, in particolare questo: Gesù si lascia sempre “incontrare” a patto che ci si avvicini a Lui con cuore puro e grato.

Suor Anna Monia Alfieri, im
presidente@fidaelombardia.it